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Bella domanda.. secondo il video qui postato la risposta è assolutamente si. ReadWriteWeb ci racconta la strana storia di leapfish, il motore di ricerca che esce dalla beta con 100 dipendenti e 10 milioni di dollari in tasca. Il modello è aggressivo e innovativo, e solo il tempo ci dirà se è anche sostenibile. Leapfish ha chiesto agli inserzionisti di investire in questo primo anno di attività sui risultati di ricerca sponsorizzata con una particolarità, investendo “a scatola chiusa” sul progetto si ha la possibilità di rinnovare a pressi concordati gli investimenti anche per gli anni successivi, sostanzalmente una scommessa: se leapfish avrà successo gli inserzionisti avranno trovato l’oro, diversamente un bel pò di denaro sarà trasformato in cenere.. Oltre a contare il 50% del proprio team impiegato nelle vendite (il contrario del “primo google”), leapfish stupisce per un attacco diretto a google che suona più o meno cosi:

  • dov’è il social marketing?
  • dov’è lo sharing?
  • dov’è la ricerca evoluta?
  • dov’è la multimedialità?

L’obiezione non è del tutto errata, di certo google innova con una certa lentezza il proprio core business, la ricerca, anche se il concetto di universal search è molto vicino a quanto leapfish propone nelle intenzioni, forse nella realtà ancora non del tutto implementato. Le ricerche di eye tracking ci hanno insegnato che cambiano molto le situazioni in presenza di immagini e video tra i risultati di ricerca, fattore che potrebbe spingere google alla prudenza tanto verso gli utenti quanto verso i clienti.. La nostra risposta alla domanda iniziale è quindi un pò diversa.. google non è vecchio, è uno standard, e in quanto tale ha la possibilità di muoversi con relativa libertà in posizione difensiva, a meno di grandi errori le cose non cambieranno a suo sfavore, il caso myspace ci insegna però che l’immobilismo paga fino a un certo punto.. come finirà?

Google e l’enterprise 2.0

di Alessandra Luise · pubblicato il 23 Feb 2009
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Alessandra Luise

La chiamano “consumerizzazione” dell’informatica aziendale. D’altra parte l’unico terreno dove Google non aveva ancora messo significativamente lo zampino fino a poco tempo fa era proprio quello dell’impresa. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, si chiama Google Enterprise Apps e nel sito di BigG è presentato con questo semplice ragionamento: “Perché in meno di un secondo puoi sapere il numero di gradini che devi salire per arrivare in cima alla Statua della Libertà, ma devi poi perdere tanto tempo per trovare vecchie presentazioni nell’intranet, nelle condivisioni di file o in altre posizioni? Riteniamo che trovare le informazioni di cui si ha bisogno debba essere facile come trovare le quotazioni azionarie, gli orari di programmazione dei film, le informazioni per il monitoraggio dei pacchi o altre informazioni generali che si è abituati a trovare su Google.it.”. La riflessione non fa una piega, salvo approfondirne le implicazioni.

Si tratta di pacchetti di software non istallabili su pc ma accessibili direttamente dalla rete su richiesta e con un costo ben definito: 40 euro per dare ad ogni utente la possibilità di accedere alle Google Apps Premiere. Secondo gli uomini di Google, gli utenti viziati da un’interfaccia così user friendly come quella del motore di ricerca più famoso del mondo, potrebbero desiderare la stessa comodità e facilità d’uso per la ricerca delle informazioni aziendali. Non solo nell’ambito di una intranet aziendale ma anche in sistemi più complessi come ERP e CRM, e ancora: calendari, sistema di business intelligence, ecc.. La rete, quindi, assumerebbe la funzione di grande contenitore di tutto quello che può servire ad un utente per lavorare, aumentando l’efficienza legata all’uso di queste nuove soluzioni senza l’obbligo di onerosi investimenti.

Credo che prima di ogni valutazione sull’aumento della produttività di ogni singolo dipendente e sul risparmio che ne potrebbe derivare in termini di costo, vi sia una grossa barriera culturale da abbattere. Soprattutto in Italia!

Sempre più seo

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 13 Nov 2008
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Giorgio Soffiato

Solo una breve nota per raccontare due giornate intense, martedi a Treviso presso Unindustria per il convegno su internet e google come strategici per le pmi (con Alessandra) e oggi a Padova a raccontare il seo ai ragazzi del corso di internet marketing del prof. Bettiol.

La sensazione che ho portato a casa dal convegno è che piano piano si apra per internet una nuova dimensione, non più “on line vs off line” ma on line delineato e snocciolato in tutte le sue componenti, accettato anche dai “vecchi” della comunicazione come strategico e finalmente legittimato a sedere tra i top tool del marketing moderno, e ne ha buon diritto. Le pmi hanno poche scuse, l’università di Milano e Unindustria hanno dimostrato che con 200 dollari si possono già intercettare segnali di redemption (grazie al progetto marketing challenge) e che anche le aziende di piccole dimensioni possono puntare sul web come fattore strategico, anche e soprattutto in tempo di crisi. Preoccupanti invece i dati sui magri ritorni della comunicazione off line e soprattutto sulla scarsa professionalità del marketing pmi, che si sostanzia ad esempio nell’assenza di legami tra budget e strategia.

Interessante giornata anche a Padova, il seo è forse cosa ancora un pò acerba e qualche occhio sgranato non è mancato, l’interesse però non manca e forse google è talmente conosciuto da essere poco studiato, spero di aver placato qualche curiosità..

Cercando il Ctrl+Z

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 12 Ott 2008
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Giorgio Soffiato

Di Claudia Ferrari di salsadigitale.net

Siete incapaci di rimanere su di un articolo di giornale per più di 5 minuti? Cercate disperatamente il Ctrl+z quando state compilando un lungo e burocratico modulo? Pensate che i tool di search dovrebbero essere implementanti anche all’ingresso dei supermercati per rendervi la vita più agevole? Tranquilli, siete in buona compagnia.
(Continua a leggere… )

Un altro nuovo google

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 30 Lug 2008
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Giorgio Soffiato

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Wired ci segnala la nascita della “cuil way to search“, cuil è un nuovo motore di ricerca lanciato da ex ingegneri di google che si propone come nuovo, ennesimo, concorrente in questo complesso contesto concorrenziale.

Il fatto che google sia in qualche modo LA ricerca (e forse IL web) porta ad essere scettici su possibili exploit di nuovi fenomeni “alla google” soprattutto perchè non è l’ampiezza dell’indicizzazione a fare oggi la differenza, viviamo un’economia degli standard che mal sopporta le dicotomie (wordpress batte blogger, flickr batte picasa, youtube batte google video) e ancor peggio sopporta la pluralità. La teoria della coda lunga ci dice che cuil potrà avere un suo pubblico ma il salto verso le masse è complesso, gli stessi fondatori ci dicono che il motivo della loro dipartita da Mountain View è legato alla stabilizzazione di google, che da 10 anni è lo stesso, e in futuro non cambierà molto.

Ben venga la nuova sfida, prima di google c’era AltaVista e dopo google qualcun altro verrà (sarà cuil?) la sensazione però e quella che servirà un bel cigno nero per fare la differenza.. che ne dite?

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Continua l’operazione cultura del popolare motore di ricerca che oggi dedica la propria home page al pittore spagnolo, da wikipedia:

Diego Rodríguez de Silva y Velázquez (Siviglia, 6 giugno 1599 – Madrid, 6 agosto 1660) è stato un pittore spagnolo, l’artista più importante tra quelli presenti alla corte di Re Filippo IV di Spagna.

Fu uno degli artisti più rappresentativi dell’epoca barocca e un grande ritrattista. Tra il 1629 e il 1631 trascorse un anno e mezzo in Italia con l’intento di viaggiare e studiare le opere d’arte presenti nel paese, facendovi poi ritorno nel 1649. Oltre a numerose versioni di note scene storiche e letterarie, dipinse moltissimi ritratti dei membri della famiglia reale di Spagna, di altri importanti personaggi dell’Europa del tempo ed anche di persone comuni, attività che raggiunse il suo vertice massimo con la realizzazione del capolavoro Las Meninas (1656).

A partire dalla prima metà del XIX secolo l’opera di Velázquez ha rappresentato un modello a cui si sono ispirati i pittori dei movimenti realista e impressionista, in particolare Édouard Manet. Da allora, anche altri artisti moderni, tra cui gli spagnoli Pablo Picasso e Salvador Dalí e l’anglo irlandese Francis Bacon hanno pagato il loro tributo a Velázquez reinterpretando alcune delle sue opere più celebri.

Sarebbe interessante capire chi in google sceglie a chi dedicare i logotipi e se questi vengono personalizzati per nazione..

* il senso di questo post sarà spiegato a breve nei commenti

Valore del brand: +390% per BlackBerry

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 22 Apr 2008
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Giorgio Soffiato

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Diffusi i dati sui 100 marchi più potenti del mondo, A dividere Google e Microsoft, rispettivamente primo e terzo sul podio, tiene duro Geneal Electric con un valore del marchio stimato di 71 miliardi di dollari (contro i 70 di Microsoft e gli 86 di google). In termini di crescita però interessanti i balzi di Apple che vola al 7° posto con un +123% e di BlackBarry 51° con un +390%.

I grandi brand tecnologici sembrano oggi farla da padrone, da notare che google è in testa alla speciale classifica senza mai aver investito direttamente in marketing.. rivoluzione della brand equity o semplice superiorità del servizio?

I link materiali

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 04 Dic 2007
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Giorgio Soffiato

Per il web-attack di oggi ci servono

- un telefonino
- una stampante
- una connessione

Stiamo per sperimentare un’innovazione vera, stanata ad ottobre dall’Indiana Jones della rete Gigi Cogo e passata più o meno inosservata, ma a mio avviso a dir poco rivoluzionaria, per quanto ancora “grezza”.

Semapedia.org è un sistema per “collegare il mondo virtuale di wikipedia con lo spazio fisico che ti circonda”, come funziona? Mi sono sempre chiesto a cosa servisse quel lettore di codici a barre integrato nel nokia n93… ecco la risposta! Samapedia, partendo da un contenuto wikipediano, genera un codice a barre (o simile) 2D che qualsiasi lettore può acquisire. In questa foto, in basso a destra, è possibile vedere il codice appiccicato ad un manifesto, il cellulare lo leggerà e si connetterà automaticamente al contenuto wikipediano.. wow! Il sistema “da wikipedia a wikipedia passando per il monumento” è molto interessante, ma ciò che mi ha colpito è lo sviluppo potenziale del progetto..

Ho scoperto che esiste un’azienda che di lavoro fa proprio etichette intelligenti, si chiama Thinkmobi ed è di Torino e tra i progetti realizzati c’è anche un’interessante applicazione delle etichette intelligenti alle bottiglie di vino. Mi sembra che i potenziali sviluppi futuri di questa soluzione siano davvero moltissimi, ci pensavo proprio ieri: se leggendo un libro sulla biblioteca di Alessandria potessi liberamente decidere di approfondire un contenuto per ogni pagina (magari attaverso il lettore del mio pc, piuttosto che tramite quello del palmare) avrei davvero una nuova esperienza di fruizione. E se google mi venisse incontro e, come teorizzato dal guru John Battelle, leggendo in enoteca l’etichetta di una bottiglia di vino scoprissi che a 200 mt da li la stessa bottiglia viene venduta a 5 euro in meno?

Grandi opportunità quindi, ma anche potenziali criticità per il mercato, in ogni caso una soluzione da tenere d’occhio..

Google e il profitto

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 26 Lug 2007
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Giorgio Soffiato

Nella mia tesi di laurea, che ho chiamato “dal search engine marketing all’economia della ricerca” ho individuato ed elencato alcune delle problematiche che più spesso coinvolgono i motori di ricerca. Tra queste, una delle più frequenti e discusse è legata all’acquisto di parole chiave che coinvolgono business della concorrenza. Ho deciso di scriverne perché mi è accaduto, alla ricerca di una vacanza, di scrivere su google il nome di un noto operatore turistico on line di cui però non ricordavo l’esatto indirizzo, si tratta di “todomondo”. La ricerca restitiuisce tra i risultati sponsorizzati anche:

- lastminute.com

- lastminute.popvision.com

- volagratis.com

Questo ci fa capire che per google è lecito l’acquisto di chiavi legate alla concorrenza mi chiedo però cosa succederebbe se aprendo l’elenco telefonico e cercando “ottica x” si trovasse l’indirizzo dell’ottica y. Questo ragionamento presuppone che il navigatore conosca le regole di internet e di google e sia conscio della possibilità che cercando una strada potrebbe trovarsi su un’altra. Paradossalmente però tale uso, che potrebbe apparire sconcertante, suscita più indifferenza che rumore. Nuovo modo di intendere la competizione o pura aspirazione al profitto di breve termine da parte del sempre più potente motore di mountain View?

Trucchi e segreti di google

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 12 Lug 2007
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Giorgio Soffiato

Per alleggerire un pò godiamoci i trucchi e segreti di google in questo divertente video. Segnalo inoltre la versione black, studiata per consumare meno energia e risparmiare, nel lungo termine, un bel pò di watt

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