Oggi inter­vi­stiamo Ste­fa­nia Spina, lin­gui­sta e ricer­ca­trice all’Università per Stra­nieri di Peru­gia. Ste­fa­nia si occupa da alcuni anni di mezzi di comu­ni­ca­zione ed è un’assidua fre­quen­ta­trice dei social net­work (su Twit­ter è @sspina). Recen­te­mente ha pub­bli­cato una ricerca sull’uso di Twit­ter da parte dei poli­tici ita­liani Open Poli­tica, e ha un blog In parole Povere.

Twit­ter, poli­tici e codici linguistici

La scelta di un codice lin­gui­stico ci dice qual­cosa del par­lante? Cosa si può leg­gere die­tro alla scelta di un poli­tico, uomo o donna, di comu­ni­care su Twitter?

Le moti­va­zioni pos­sono essere diverse: nel migliore dei casi, il poli­tico sce­glie un mezzo di comu­ni­ca­zione nuovo che fun­ziona in modo diverso da quelli tra­di­zio­nali, è oriz­zon­tale, pre­vede un’interazione stretta tra gli inter­lo­cu­tori e una comu­ni­ca­zione tra pari. Quando comu­ni­cano su Twit­ter, tutti hanno gli stessi diritti/doveri. La scelta di que­sto mezzo può quindi cor­ri­spon­dere a una pre­cisa volontà di cam­biare il modo in cui i poli­tici comu­ni­cano coi cit­ta­dini. Esi­ste però una buona per­cen­tuale di poli­tici che, soprat­tutto in periodi di cam­pa­gna elet­to­rale, scel­gono Twit­ter per poten­ziare la loro espo­si­zione in rete, e paral­le­la­mente anche quella sui media tra­di­zio­nali: è noto infatti che le inte­ra­zioni dei poli­tici sui social media ven­gono spesso riprese e rilan­ciate da stampa e tele­vi­sione.

Vec­chi poli­tici e nuovi media

In base alle tue inda­gini, ne risulta un vero rin­no­va­mento di forme e con­te­nuti o solo un altro modo di mirare agli stessi fini?

Anche qui, c’è molta diver­si­fi­ca­zione: c’è anche chi cerca di adat­tare forme legate a media più vec­chi, mono­di­re­zio­nali, ad un mezzo fon­da­men­tal­mente dia­lo­gico e inte­rat­tivo come Twit­ter. Per quanto riguarda i con­te­nuti, c’è la ten­denza da parte di molti ad usare Twit­ter solo per auto­pro­mo­zione: ad esem­pio, si infor­mano i fol­lo­wer delle appa­ri­zioni tele­vi­sive e delle ini­zia­tive a cui si par­te­cipa. In gene­rale, ho anche notato una ten­denza molto mar­cata, e con­di­visa più o meno da tutti i 40 poli­tici che ho ana­liz­zato da vicino, ad espri­mere in Twit­ter le pro­prie posi­zioni sog­get­tive, a schie­rarsi, a pren­dere posi­zione. Que­sta è una novità abba­stanza rile­vante rispetto a un atteg­gia­mento di segno oppo­sto, mirato ad evi­tare di pren­dere posi­zione, a cui assi­stiamo spesso nei dibat­titi televisivi. Un’altra novità nei con­te­nuti è la ten­denza a rac­con­tare in tempo reale la pro­pria atti­vità, sia in ambito par­la­men­tare che in altre isti­tu­zioni. Il poli­tico su Twit­ter ci informa sulle leggi che vota, sulle pro­po­ste che pre­senta, ser­ven­dosi spesso di hash­tag con­so­li­dati come #open­ca­mera che lo aiu­tano ad aggre­gare altri utenti alla discussione.

Twit­ter come opportunità

Dato che que­sto mezzo offre l’opportunità di una comu­ni­ca­zione plu­ri­di­re­zio­nale, dia­lo­gica e aperta, biso­gna dif­fi­dare dei poli­tici che ne stanno lontani? 

No, certo, non si può giu­di­care male un poli­tico solo per­ché non usa Twit­ter; credo però che Twit­ter costi­tui­sca una grande oppor­tu­nità di rin­no­va­mento della comu­ni­ca­zione tra poli­tici e cit­ta­dini, e non coglierla è un pec­cato, soprat­tutto in un momento sto­rico come que­sto, in cui i cit­ta­dini ten­dono sem­pre più a dif­fi­dare della poli­tica.

Poli­tici e cit­ta­dini su Twitter

Nel tuo libro Open Poli­tica si legge che l’hashtag ha il poten­ziale di aggre­gare intorno ad un tema comune le per­sone. Sono stai più bravi, fino ad oggi, i poli­tici ad aggre­gare i cit­ta­dini intorno a sé o i cit­ta­dini ad aggre­garsi dalla parte di– o con­tro– qual­cuno, o qual­cosa, di politico?

Direi senza dub­bio che sono più bravi i cit­ta­dini. Gli hash­tag più riu­sciti in genere sono nego­ziati tra gli utenti, e rara­mente a que­sta nego­zia­zione pren­dono parte i poli­tici (ad ecce­zione pro­prio di #open­ca­mera). Alcuni poli­tici però sono più bravi di altri a par­te­ci­pare alle discus­sioni col­let­tive aggre­gate da un hash­tag e a gua­da­gnare in influenza e auto­re­vo­lezza attra­verso que­sta partecipazione.

Ten­denze nell’uso di twit­ter da parte dei politici

Si pos­sono deli­neare alcune ten­denze nell’uso di Twit­ter da parte dei poli­tici dall’inizio ad oggi?

Sì, man mano che usano Twit­ter e pren­dono fami­lia­rità, i poli­tici si ser­vono di più delle con­ven­zioni pro­prie del social net­work. Usano di più il ret­weet, gli hash­tag e anche la men­zione, anche se spesso non come sele­zione dell’interlocutore, per instau­rare un dia­logo o rispon­dere ad una domanda, ma per richia­mare l’attenzione di qual­cuno (spesso un col­lega) che può essere inte­res­sato al testo del tweet. Que­sta con­sa­pe­vo­lezza pro­gres­siva delle con­ven­zioni di Twit­ter però non è una spe­ci­fi­cità dei poli­tici, è un per­corso che fanno un po’ tutti gli utenti.

Ele­zioni 2013 su twitter

Que­ste ultime ele­zioni in Tweet: puoi farci un primo bilancio?

Abba­stanza depri­mente, almeno per quanto riguarda i lea­der: dia­logo coi cit­ta­dini pra­ti­ca­mente nullo, e Twit­ter usato esclu­si­va­mente come repli­ca­tore di comu­ni­cati stampa, slo­gan o pil­lole di pro­grammi elet­to­rali. Una sorta di mega­fono impie­gato per ampli­fi­care la pro­pria voce, e non un ambiente in cui ascol­tare, discu­tere, rispon­dere. Mi aspetto anche che qual­che poli­tico, adesso che sono ter­mi­nate le ele­zioni, smetta di usarlo: è come se in cam­pa­gna elet­to­rale alcuni siano stati para­ca­du­tati su Twit­ter per­ché faceva comodo usarlo, e dopo, improv­vi­sa­mente, smet­tano di fre­quen­tarlo. Ma la mia è solo una pre­vi­sione, spero dav­vero di sbagliare.

Rin­gra­ziamo Ste­fa­nia Spina per la bella inter­vi­sta che ci ha concesso.