Oggi il 70% dei datori di lavoro prima o dopo un col­lo­quio con­sulta il pro­filo del can­di­dato sui social media, il 35% delle imprese ita­liane li uti­lizza per cer­care nuovi talenti. Numeri desti­nati ad aumen­tare, cosa fare allora per pre­ve­nire e poten­ziare la pro­pria “visi­bi­lità digitale”?

Nel nuovo con­te­sto di ibri­da­zione della realtà sociale i social media impat­tano sulla nostra vita den­tro e fuori la rete. Oggi una per­sona (un ragazzo) che cerca un qual­siasi lavoro, soprat­tutto se ha a che fare col web, non può più affi­darsi sola­mente al cur­ri­cu­lum vitae o alle vec­chie rac­co­man­da­zioni all’italiana; le espe­rienze e la for­ma­zione devono tra­spa­rire anche all’interno di una rap­pre­sen­ta­zione coe­rente del sé digi­tale offerta dai nuovi media.
Una pre­senza mul­ti­piat­ta­forma da gestire con coscienza, fatta di con­te­nuti e rela­zioni che non flut­tuano nel cyber­spa­zio ma diven­tano, nel tempo, lo spec­chio della nostra repu­ta­zione nel mondo reale.

Par­ti­rei quindi con una serie di pro­vo­ca­zioni chie­dendo a voi, che cosa vuol dire per­so­nal bran­ding? Qual è il limite che separa la nor­male socia­liz­za­zione dal per­so­nal bran­ding? Come fare per­so­nal bran­ding on line?
Potrei sof­fer­marmi sull’infelice defi­ni­zione di Per­so­nal bran­ding, che non è “l’arte di ven­dere sé stessi”, o per­lo­meno non solo, ma andrò oltre pre­ci­sando a cosa serve que­sto dan­nato svi­luppo per­so­nale e per­so­na­liz­zato del “pro­prio con­te­nuto mediale” o bru­tal­mente “del pro­prio marchio/brand”.
Si tratta per­lo­più di una sem­pli­fi­ca­zione ter­mi­no­lo­gica, abba­stanza abu­sata, che in un’ottica di rete serve a pro­teg­gere e pro­muo­vere la pro­pria persona/personalità on line soprat­tutto in pro­spet­tiva lavo­ra­tiva. Un con­cetto che si lega sem­pre meno al vec­chio luogo comune “mi costrui­sco un’immagine” e viene sem­pre più asso­ciato alla “costru­zione di un bacino d’influenza, di ascolto, di con­di­vi­sione”, insomma un “bacino di rela­zione” legato alla pre­senza e soprat­tutto alla qua­lità del con­te­nuto pro­dotto e lin­kato. Ma fac­ciamo un passo indietro.

Nel mera­vi­glioso mondo della par­te­ci­pa­zione e della con­di­vi­sione “oltre lo spec­chio” la qua­lità paga, tutto ciò che l’utente fa, assume rile­vanza e signi­fi­cato per la società, cioè diventa di domi­nio pub­blico. Crol­lano le bar­riere tra digi­tale e mate­riale, la realtà vir­tuale diventa tea­tro di favole fan­ta­scien­ti­fi­che e le piat­ta­forme sociali della rete si tra­sfor­mano in vil­laggi glo­bali per­so­nali più che mai reali, dove qual­siasi azione come blog­gare e twit­tare, viene valu­tata e rela­zio­nata alla per­so­na­lità dell’individuo, indice di una più o meno astratta stra­te­gia dell’utente-utilizzatore.

E’ bene sof­fer­marsi su quest’ultimo con­cetto: l’utente medio non ha una stra­te­gia, e per­ché mai dovrebbe averla?

La rispo­sta è sem­plice: per farsi cono­scere, per aumen­tare la pro­pria noto­rietà digi­tale, per supe­rare un pos­si­bile scree­ning o un sem­plice con­trollo su Goo­gle, per evi­tare errori gros­so­lani.

Pro­viamo allora ad abboz­zare una stra­te­gia che pre­vede una difesa da pos­si­bili incur­sioni azien­dali ed un attacco per poten­ziare i pro­pri pro­fili.

In difesa:

  • Face­book non è la tua camera. E’ un’arena pub­blica, quindi non lasciare tutto in disor­dine, stai attento a quello che scrivi, non ecce­dere con le vol­ga­rità e non essere banale. Viene pre­miata l’autenticità e l’originalità, quindi cerca di essere te stesso o magari cerca di sem­brare migliore (non fisi­ca­mente!). Non rin­cor­rere amici fan­ta­sma, il numero di amici non indica diret­ta­mente la tua influenza, non sei più figo se arrivi a mille! Devi essere gene­roso (ma non assil­lante!) con i com­menti e coi “Like” che natu­ral­mente ti inte­res­sano. Impo­sta il tuo pro­filo come pri­vato e attento alla privacy.
  • Twit­ter è fon­da­men­tale #sape­va­telo. E’ uno stru­mento più ver­ti­cale, per­mette di seguire chi ti inte­ressa come ad esem­pio gli spe­cia­li­sti del tuo set­tore, entrando in con­tatto con loro in modo più @diretto e @mirato. Twit­ter per­mette di veri­fi­care più accu­ra­ta­mente (anche se in modo par­zial­mente quan­ti­ta­tivo) il tuo peso nella rete, che tra­dotto signi­fica: più fol­lo­wer hai più impor­tante sei. Per aumen­tare il numero di fol­lo­wer devi “ seguire per essere seguito”, ma que­sto non basta, devi twit­tare e re-twittare spesso e volen­tieri con­te­nuti ori­gi­nali, diver­tenti, in linea col tuo lavoro e coi tuoi inte­ressi, citando e indi­riz­zando tweet signi­fi­ca­tivi a altri poten­ziali seguaci
  • Lin­ke­din è il tuo biglietto da visita. Quindi curalo al det­ta­glio, come se fosse il tuo cur­ri­cu­lum digi­tale, soprat­tutto le descri­zioni delle espe­rienze lavo­ra­tive. Aumenta la tua rete di con­tatti e segnala per essere a tua volta segna­lato. Nelle segna­la­zioni non essere troppo lezioso, non sono rac­co­man­da­zioni, fatti segna­lare soprat­tutto da datori di lavoro o docenti. Uti­lizza l’inglese per ren­dere più mar­ka­ble i tuoi skills.

In attacco:

  • Il blog è lo spec­chio dell’anima e delle tue aspi­ra­zioni. Apri un blog (Word­Press, Blog­ger) ed ini­zia a scrivere!All’inizio magari sarà solo un diver­ti­mento o una pale­stra di scrit­tura, ma col tempo potrebbe diven­tare una piat­ta­forma di con­te­nuto alta­mente per­so­na­liz­zata e signi­fi­ca­tiva (non solo per goo­gle!). Per fare ciò devi defi­nire una stra­te­gia edi­to­riale per il medio periodo, pub­bli­cando in modo costante (minimo 3 post a set­ti­mana), uti­liz­zando parole chiave per i titoli.Promuovi un pro­getto per­so­nale e fatti cono­scere, con­di­vidi lan­ciando inter­ro­ga­tivi e, soprat­tutto, coin­volgi altri blog­ger. Scrivi a modo tuo, guarda la forma ma soprat­tutto il con­te­nuto e la qua­lità dei link in entrata e in uscita nel tuo testo, scam­bia link con altri siti/blog. Ricor­dati di essere pro­po­si­tivo per quanto pos­si­bile, cerca di ali­men­tare il dibat­tito, aggior­nati e “stai sul pezzo”.
  • But­tati e com­menta. Leggi com­prendi e rie­la­bora, porta rifles­sioni e nuovo con­te­nuto quando scrivi un com­mento ad un arti­colo di un sito/blog che ti inte­ressa o che ritieni rile­vante. Non cer­care lo scon­tro, ali­menta in dibat­tito, sol­leva que­stioni, porta la tua opi­nione, se hai un blog met­tici pure il tuo link, se non sono bac­chet­toni, te lo lasce­ranno. Offri i tuoi arti­coli ad altri siti, diventa edi­tore di altri blog.
  • Sociale ma ori­gi­nale. Poten­zia i tuoi pro­fili sui social net­work (come visto in pre­ce­denza), per­so­na­liz­zali, man­tieni aperto il dia­logo con gli altri utenti, con­di­vidi con­te­nuti ori­gi­nali. Crea il tuo canale su You­tube (secondo motore di ricerca della rete) e inco­min­cia a rea­liz­zare video virali in linea col tuo pro­getto. Uti­lizza i social per approc­ciare le aziende e gli “addetti ai lavori” che vuoi con­tat­tare, in que­sto caso meglio usare Lin­ke­din. Se hai uno smart­phone ini­zia ad uti­liz­zare Fore­square, fai check-in dei tuoi spo­sta­menti. Uti­lizza Sli­de­share per sca­ri­care e soprat­tutto con­di­vi­dere le tue pre­sen­ta­zioni in rete. Apri altri pro­fili su social d’interesse per ali­men­tare la tua “per­so­na­lità digi­tale”: Sprea­ker, Ano­bii, ecc. Uni­sci le varie piat­ta­forme ove possibile.

Que­sti sono solo alcuni accor­gi­menti per pre­ser­vare e poten­ziare la pre­senza dell’utente medio sui social media. Pro­ba­bil­mente il con­fine tra per­so­nal bran­ding e socia­liz­za­zione on line sarà sem­pre più sfu­mato con l’aumento pro­gres­sivo della con­sa­pe­vo­lezza nell’utente e la caduta delle bar­riere tra le due società: quella in carne e ossa e quella fatta di post, tweet e like. Nel pros­simo futuro il ter­mine potrebbe diven­tare obso­leto ma il con­cetto alla base assu­merà sem­pre più importanza.

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