Leggo su Paperella2.0 un bel post rias­sun­tivo sul caso del momento: #nofree­jobs. Tutto comin­cia con un arti­colo di Wiki­Cul­ture, uno di que­gli “col titolo giu­sto” per fare rumore, e cosi fu: “Caro blog­ger ti pago 20 euro al mese e tu mi scrivi 40 pezzi”. L’articolo, cau­stico al punto giu­sto, pone un pro­blema vero di cui altri hanno par­lato, tra i più citati il bra­vis­simo Paolo Ratto e lin­kie­sta. Al solito pro­viamo ad aggiun­gere qual­cosa, nello spe­ci­fico tre bre­vis­sime con­si­de­ra­zioni, sotto forma di domanda:

  • Con­tent is king, siamo sicuri? I con­tent mana­ger, mestiere che i blog­ger por­tano in dote, vanno di moda. Più volte abbiamo detto quanto un blog (azien­dale o meno) possa influen­zare le sorti di un’azienda. Il primo dei pro­blemi è che stiamo pas­sando da con­tent is king a bad con­tent is king, e la verità è che anche lato SEO una por­che­ria ori­gi­nale è meglio di un buon con­te­nuto ridon­dante o dupli­cato, goo­gle non ha ancora matu­rato “un gusto este­tico” e il buon blog­ger che si muove tra key­word e con­te­nuti con alto tasso di “share-ability” è un boc­con­cino succulento
  • quanti sono in fila la fuori per scri­vere? I con­te­nuti sono le foto­co­pie del 2011. Ormai è chiaro, la pro­du­zione o almeno la costru­zione al 90% del 90% dei con­te­nuti web passa dalle mani abili e meno abili di sta­gi­sti non pagati chia­mati ad ampli­fi­care una ridon­danza ormai pre­oc­cu­pante. Non vi piace que­sto modello? Qual­cuno, la fuori, è pronto a pren­dere il vostro posto. Quante uni­ver­sità sfor­nano poten­ziali con­tent mana­ger (gior­na­li­smo, comu­ni­ca­zione, eco­no­mia) con una pro­ba­bi­lità di disoc­cu­pa­zione altis­sima e una voglia di gal­leg­giare in un limbo di inse­ri­mento nel mer­cato del lavoro altret­tanto forte? Que­sto sce­na­rio non è con­for­tante ma l’offerta è supe­riore alla domanda e pur­troppo gli “sta­gi­sti indi­gnati” sono troppo pochi, credo. Il nemico è la domanda di web stra­te­gist e web ana­lyst cui il mer­cato risponde con una sovrab­bon­danza di copy e gior­na­li­sti 1.5, cosi non va
  • E’ pro­prio neces­sa­rio men­di­care 20 euro? Il bello di que­sto mondo è che per­mette un per­so­nal bran­ding quasi gra­tuito. Il brutto è che non esi­ste un albo dei con­su­lenti o un sistema di cer­ti­fi­ca­zioni serio che legit­timi le com­pe­tenze. Fai vedere che sei bravo, se sarai accre­di­tato come tale nel lungo periodo sarai un buon con­su­lente, stra­tega, ana­li­sta. Pro­ba­bil­mente il modo migliore per pro­te­stare con­tro i free­jobs è quello di igno­rarli, e far crol­lare que­sti modelli

Detto que­sto ci sono molte per­sone che sulla dif­fe­renza tra l’acquisto di un con­te­nuto e il ritorno pub­bli­ci­ta­rio da adv che il con­te­nuto genera ci man­giano eccome.. è forse la che biso­gna andare a parare con pro­te­ste e ini­zia­tive. Io comun­que cer­che­rei sem­pre di guar­dare il bic­chiere mezzo pieno e capire se quella potenza di fuoco nello svi­luppo di con­te­nuti può essere impie­gata altrove (un blog per­so­nale?), un modo proat­tivo per dare scacco ad un mer­cato che non ci merita..