Non ho mai amato troppo l’organizzazione azien­dale, mate­ria per lo più noiosa con forti signi­fi­cati coperti però da troppi strati di inde­ci­fra­bile teo­ria. L’organizzazione 2.0 rischia però di diven­tare più inte­res­sante del pre­vi­sto, in par­ti­co­lare se vista con gli occhi del mar­ke­ting. Uno dei prin­ci­pali con­cetti che l’illuminato Kevin Roberts sostiene nel suo “love­marks” è quello di idea com­pany: l’agenzia di comu­ni­ca­zione non è più una clas­sica strut­tura con forte acce­zione inno­va­tiva, cam­biano pro­prio i pre­sup­po­sti e l’idea se ne sta al cen­tro dei pro­getti almeno quanto gli utenti stanno al cen­tro delle atti­vità di mar­ke­ting al tempo del nuovo web.

Il tema dell’idea com­pany è uno dei cavalli di bat­ta­glia che inter­ven­gono nel con­te­stua­liz­zare un nuovo para­digma eco­no­mico e nello strut­tu­rare il mondo dei ser­vizi che emerge attorno al web mar­ke­ting, leg­gendo un con­tri­buto sul tema dell’adhocrazia ho capito che esi­ste pro­ba­bil­mente un ponte tra que­sto e le aziende di oggi e di domani, soprat­tutto quelle che lavo­rano in comu­ni­ca­zione ed IT. Alvin Tof­fler nel 1970 ha detto che l’adho­cra­zia è caos orga­niz­zato, Una defi­ni­zione che mi piace molto. Per i più curiosi Water­man in “alla ricerca dell’eccellenza” parla di adho­cra­zia come “qual­siasi tipo di orga­niz­za­zione che esce dai nor­mali schemi della buro­cra­zia per cogliere oppor­tu­nità, risol­vere pro­blemi e otte­nere risul­tati”. Un sistema che Min­tz­berg inse­ri­sce in un ambiente di lavoro com­plesso con un ritmo di cam­bia­mento dina­mico, musica per le orec­chie dei web mar­ke­ters. Ma il bello deve ancora venire, il bravo Char­les Handy, docente alla Lon­don Busi­ness School ha par­lato di sham­rock orga­ni­za­tion: una strut­tura post adho­cra­tica che ha come basi la fles­si­bi­lità e la fram­men­ta­zione di molte realtà moderne, la musica diviene cele­stiale. Il tri­fo­glio (sham­rock) si com­pone di tre aree, o petali:

  • Un nucleo cen­trale di mana­ger e ammi­ni­stra­tori a tempo pieno mas­si­ma­mente com­pe­tenti, che lavo­rano duro e sono ben pagati
  • Una fran­gia con­trat­tuale di lavo­ra­tori qua­li­fi­cati a con­tratto coin­volti “al biso­gno”, esi­ste su que­sta fran­gia un pro­blema di controllo
  • Una terza fascia di lavoro fles­si­bile tem­po­ra­neo o part time, che per­ce­pi­sce una remu­ne­ra­zione inferiore

Ora, que­sta teo­ria è del 1989 ma sem­bra adat­tarsi alla per­fe­zione ai modelli orga­niz­za­tivi delle web com­pany. Per­so­nal­mente vedo al primo livello un nucleo forte che è tipico di pic­cole agen­zie e start up molto dina­mi­che, un sup­porto com­pe­tente a livello due con free­lance e con­su­lenti ingag­giati a comando e la tri­ste realtà della web mano­va­lanza al terzo livello, verso cui però io pun­te­rei molto e spez­ze­rei una lan­cia di spe­ranza: chi esce dalla medio­crità può pun­tare all’eccellenza.

Anche se que­sto approc­cio può appa­rire molto teo­rico, ho due domande per chi legge: la prima è legata al tema del con­trollo nella seconda fascia, lavo­rando spesso con una crea­ti­vità estre­miz­zata, il tema del con­trollo dei crea­tivi a con­tratto può logo­rare pro­getti in realtà super meri­te­voli? Secondo spunto, chi si trova nella terza fascia (che ricor­diamo non gerar­chica, sono petali di un tri­fo­glio) che può e deve emer­gere pun­tando ad altri mondi (le altre due), come può distin­guersi dagli altri?