Il caso “logo upim” e la people powered brand energy
di Giorgio Soffiato · pubblicato il 01 Feb 2010
Sarà questo il nuovo logo dell’upim? E’ una delle possibilità.. L’azienda ha infatti scelto di proporre su zooppa un contest per l’ideazione grafica del nuovo logo aziendale. Un premio importante, 10.000 euro circa al vincitore, e un grande rumore sul web per questa iniziativa. Prendo come esempio questo caso per una riflessione più ampia e mi chiedo, quanto sarebbe costato un logo presso un’agenzia di comunicazione classica? Forse molto di più per un progetto di immagine coordinata o forse meno da un free lance, magari lo stesso che vincerà il contest, ma cosa ci dice questa scelta di upim?La scelta di zooppa può apparire in qualche modo un “autoconvincimento” dell’azienda che non solo si affida alla folla (qualificata questa volta) per il proprio logo, ma con questa scelta palesa la propria apertura alla nuova filosofia di rete, solo due spunti, rapidissimi:
Cambiare un logo non significa cambiare un’azienda, almeno non più di quanto cambia un’automobile dopo che è stata riverniciata. Se è quindi apprezzabile la scelta di Upim, il bello viene adesso. Oggi più di ieri, parlando di nuova vision e apertura all’utenza, risulteranno insopportabili un CRM che funziona male o una commessa maleducata. Il vero 2.0 è sempre più un cambiamento aziendale, non di comunicazione.
La comunicazione deve ripensare sé stessa, proprio come propone l’ottimo libro Invertising è tempo per i grandi operatori della comunicazione di prendere atto di realtà come zooppa e delle possibilità che il web offre per emergere. E’ sempre meno la dimensione di operatività a fare la differenza ed è sempre più la capacità di consigliare percorsi a rendere un’agenzia degna di esistere.
Che ne dite?
Update: segnalo anche l’interessante caso “design your cat“, una divertente applicazione facebook che ha riscosso un discreto successo on line








Ciao Giorgio, interessante la scelta di Upim… però non sono d’accordo quando dici che cambiare logo non significa cambiare un’azienda. Questo può essere vero nel caso di Upim, ma *a volte* il cambio di logo è solo l’inizio di un nuovo corso: può essere il primo segno tangibile di un nuovo modo di comunicare all’esterno la faccia, i valori, la filosofia, la comunicazione aziendali. Quando dico “segno tangibile” intendo dire che il nuovo logo non sarà il frutto di un lavoro da grafici, bensì di una strategia di marketing e comunicazione che può concretizzarsi proprio partendo dal nuovo logo. Questo, almeno, nella mia esperienza.
Ecco pecrché sono un po’ perplessa sull’uso di contest come queli lanciati su Zooppa e BootB: non c’è un vero affiancamento azienda-creativo, manca il lavoro di un’agenzia di comunicazione che aiuti a definire le nuove strategie di marketing aziendali, quindi il nuovo logo può risultare una semplice rinfrescata grafica.
Ora è vero che Upim, scegliendo un mezzo (i contest creativi online), rivela una tattica. Ma la strategia dov’è?
Inserito il 2 Febbraio 2010 alle 07:45