Marketingarena.it si occupa di marketing digitale, strategico ed operativo, comunicazione, innovazione, nuove tecnologie, knowledge management ed e-business. Continua..

logoMA20070430042051_64857_fotoNike_Marketing_Stealthtravel_alberta

Come sta la comunicazione in Italia?

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 05 Dec 2009
Archiviato in Marketing10 commenti

Giorgio Soffiato

marketing-e-comunicazione.jpg

Sono stato molto colpito da un articolo di KTTB Blog in merito allo sciopero in McCann Erickson che fa seguito al licenziamento di 4 dipendenti dell’azienda.. Non capita molto spesso di vedere uno sciopero nel mondo della comunicazione ma è piuttosto diffusa la sensazione che non tutto vada per il meglio. Il lamento del mio amico luca su facebook “sia maledetto quell’orribile giorno sciagurato in cui mi sono iscritto alla fottutissima laurea in scienze della comunicazione“, ha raccolto 16 “mi piace” ed altrettanti commenti, quasi il 5% dei suoi amici, cosa pensare? Voglio andare piacevolmente contro corrente:

- se il mercato italiano non ha bisogno di comunicatori evitiamo di orientare i ragazzi a queste università

- se invece questo mercato ne ha bisogno, come credo, prendiamo atto che non è formando “un acculturato gestore di contenuti, conscio dell’importanza della creatività, con nozioni di pubblicità e marketing” che si fa il bene del mercato, servono percorsi specifici perchè oggi la realtà è che trovano lavoro i grafici, gli strategic planner, i consulenti bravi a portare valore vero, gli sviluppatori, ma non generici comunicatori preparati a tutto ma non pronti a niente.

Il primo problema, quindi, sta nella scarsa operatività della formazione nel marketing e comunicazione, troppe parole e troppo poca vita d’agenzia, agenzia dove anche gli stage stanno diventando drogati perchè chi lavora non ha tempo di insegnare ma al tempo stesso gli stagisti servono come il pane perchè il lavoro di manovalanza (data mining, data entry, contenuti) è fondamentale.. ha ben fotografato la realtà proprio kttb blog cui rubo la conclusione:

Qualunque professionista operi nel nostro settore deve battersi, nel suo piccolo o nel suo grande, dicendo no a tutte quelle situazioni che possono concorrere a minare ulteriormente il nostro settore.
Mi riferisco alle gare non remunerate, alla mancata applicazione di qualunque tariffario, al fenomeno degli stagisti ad libitum non pagati.
Non parlo di un “cartello”, ma dovrebbe essere evidente a tutti che vendere un radiocomunicato a 100 euro, o una campagna integrata a 10 mila, è una follia.
Sono manovre che posso comprendere in un giovane agli inizi, non in una delle prime 10 agenzie d’Italia.
Continuare ad adeguarci a questa politica commerciale significa essere complici e conniventi con tutte le consegu
enze.

La seconda realtà quindi, sta nel mercato drogato al ribasso, un mercato in cui tutti sono comunicatori e le aziende non sanno a chi si rivolgono, mantenendo comunque come discriminante di scelta il prezzo.

La mia risposta quindi è che la comunicazione sta male, sta male perchè non ha trovato una sua collocazione, perchè legalmente non esiste un albo di questi professionisti ed ho riso quando il commercialista non ha saputo dove inserirmi tra le categorie, sta male perchè le aziende non ne comprendono il valore e forse, diciamocelo, perchè in passato di questa ignoranza si è approfittato un pò troppo.. La realtà però è che il malato è bellissimo, facciamo un bel lavoro e siamo fortunati a farlo, senza un punto di incontro però non si va lontano, con questo post do piena adesione alle parole di kttb.. urge fare squadra

10 commenti a “Come sta la comunicazione in Italia?”

1Luca ha detto:

Totalmente d’accordo! Tra l’altro mi fanno impressione le repliche stupite dei presidenti delle varie lauree di comunicazione che spesso si indignano quando sentono dire che è una laurea senza effettivi sbocchi. Ma dove vivono???

Inserito il 5 December 2009 alle 15:15

2Mattia ha detto:

Diciamo che sono d’accordo un po’ su tutto. Considero però l’ambiente realmente sopravvalutato, almeno in termini di reale capacità di employment.
Le posizioni ci sono, però sono poche, e le aziende le coprono attraverso i master e le facoltà attive, quelle “brave”, che fanno realmente qualcosa per piazzare i loro laureati.
Riterrei molto utile spiegare ai neodiplomati intenzionati ad iscriversi a scienze della comunicazione, che è oggettivamente difficile trovare impiego in questo settore.
Il passaparola farà molto in questo senso.

Inserito il 5 December 2009 alle 20:40

3Giorgio Soffiato ha detto:

La cosa che più mi colpisce è che in realtà la comunicazione è riconosciuta come competenza chiave nella creazione di valore per le aziende, credo che il problema stia nel gap tra competenze richieste dalle aziende / agenzie e competenze di cui dispongono i neolaureati.. sicuramente il neodiplomato è affascinato dalla bellezza della laurea ma oggi anche gli atenei devono fare i conti con la concorrenza..

Inserito il 5 December 2009 alle 20:50

4Federico Crespi ha detto:

Ricordo benissimo che già 8-10 anni fa le associazioni di categoria (Unicom, TP, Assocomunicazione …) si indignavano per il proliferare continuo delle facoltà di scienze della comunicazione, sottolineando già allora che si stavano fabbricando disoccupati. Lo sappiamo benissimo noi, che fatichiamo come pazzi per mantenere in vita la nostra piccola struttura. Comunque questo resta il più bel mestiere, ma richiede molta gavetta nonostante gli studi, solo i migliori e i più testardi ce la fanno.

Inserito il 7 December 2009 alle 16:55

5Giorgio Soffiato ha detto:

Grazie per il commento Federico, la mia riflessione puntava anche sul fatto che non manca la domanda in questo settore ma ciò che manca è la preparazione, per dirla col marketing la profilazione delle competenze.. non è possibile che in contesti di comunicazione cosi complessi (web, pr, grafica, strategia, copy etc..) le figure neolaureate siano flessibili.. forse è meglio che un comunicatore che sceglie il percorso universitario “grafica e design” sia abbastanza ignorante in ambito “copy e claim” piuttosto che formare una figura con buone conoscenze di base e nessuna specialistica

Inserito il 7 December 2009 alle 17:00

6Federico Crespi ha detto:

diciamo che si potrebbe cominciare a immaginare la specializzazione post laurea, e magari integrarla nel percorso di studi, con uno stage corposo in agenzia nell’utimo semestre

Inserito il 7 December 2009 alle 17:07

7Gabriele Paolacci ha detto:

“grafici, gli strategic planner, i consulenti bravi a portare valore vero, gli sviluppatori, ma non generici comunicatori preparati a tutto ma non pronti a niente.”

Non me ne intendo, ma credo che la percezione di chi assume sia che per ciascuna di queste figure esistano laureati o non laureati mediamente più idonei a ricoprirla / ambire a ricorprirla, che non gli scienziati della comunicazione. Probabilmente é anche una percezione mediamente confortata dai fatti.

Giorgio, spero che dicendo che manca un albo non auspicassi implicitamente che lo creino… di albi ce ne sono già fin troppi.

Inserito il 11 December 2009 alle 03:12

8Dario Cherubino ha detto:

Come (quasi) sempre, concordo con la lucida e spietata analisi di Giorgio.
Sebbene la domanda non sia infinita, il mercato non è (ancora) saturo.
Semplicemente, si cercano figure sempre più specializzate, perchè di questo necessitano le aziende che lavorano in comunicazione.

E spesso l’università forma in maniera troppo generica e autoreferenziale, purtroppo, per chi poi deve davvero affrontare il mercato del lavoro…

Inserito il 17 December 2009 alle 15:49

9Sara ha detto:

Concordo con tutti i vostri interventi, ma credo anche che il problema fondamentale sia individuato da Giorgio quando parla del problema dei prezzi.
Un cliente con cui ho avuto un appuntamento oggi vuole stampare le sue brochure in digitale per risparmiare qualche centinaio di euro e pochi mesi fa ha speso 30.000 euro per l’allestimento del suo stand al SIA Guest, a Rimini.
Il problema di fondo è, a mio avviso, il mercato, cioè il nostro target, i nostri potenziali clienti.
Le aziende italiane, chi può negarlo, sono aziende vecchio stampo, aziende familiari e padronali…che fare?
attendere con ansia l’inevitabile passaggio generazionale??
lo sappiamo tutti, in molti casi porterà più danni che altro!
non so, non ho la soluzione!
il problema però, non sono le agenzie che vendono siti web a 500 euro senza neppure sapere che cosa significhi posizionarli.
Il problema è di tutta quella fetta di mercato che si accontenta di un servizio simile, senza avere la più pallida idea di cosa sarebbe necessario per promuovere il proprio marchio e il proprio prodotto.

Inserito il 23 December 2009 alle 16:40

1 Trackback(s)

  1. Dec 30, 2009: Shared Items - 30 December 2009 | [4]marketing.biz

Copyright © 2008 - MarketingArena.
MarketingArena Consulting P. IVA 01352890295