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Archivo » Febbraio 2009

Lovable sperimenta il web 2.0

di Alessandra Luise · pubblicato il 25 Feb 2009
Archiviato in Web marketing e 2.01 commento

Alessandra Luise

Oggi vi voglio parlare di Lovable, l’azienda italiana di intimo femminile. Quella dei reggiseno col cuoricino rosso! Non sono mai stata una fan, anzi non ne ho mai comprato uno perché nel mio immaginario li collegavo a quell’intimo super rinforzato stile Bridget Jones, non so se ricordate? Non mi viene in mente ora l’origine di quell’immagine nel mio cervello ma devo ammettere che ho dovuto ricredermi. In effetti, forse, sono rimasta un po’ indietro. Il loro video virale diffuso recentemente in occasione di San Valentino ha stimolato la mia curiosità, quindi sono andata a visitare sito, collezioni e mi sono pure iscritta nella loro area dedicata agli utenti registrati per poter vedere in anteprima i video della collezione P/E, per farmi la card promemoria con la mia taglia (sempre utile!) e per ricevere qualche gift (così dicono e queste iniziative sempre ben ci stanno!).
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Oggi ho ricevuto la segnalazione da parte di un amico per un concorso statale, 36 ore la settimana ed inquadramento d1, in soldoni 1646 euro al mese, come si dice da queste parti “caldo d’inverno, fresco d’estate”, lavoro d’ufficio. Sono stato il primo a sorprendermi per non aver immediatamente scartato l’idea, adducendo le solite 3 motivazioni:

    non è stimolante

    ti annulla

    non ti permette di crescere / creare qualcosa

sarà che la crisi induce un protezionismo personale senza precedenti, ma questa volta ho seriamente pensato di ragionare sulla cosa valutando la possibilità di fare domanda.. perché? Sarà forse che fare impresa è molto complesso per i giovani? Sarà che i lavori interessanti e stimolanti sono comunque complessi e “precari”? La domanda è la seguente.. di fronte ad un ottimo contratto a tempo indeterminato vale la pena di mettere tutto in gioco e cercare di fare impresa e lavorare su quel capitalismo personale che da tempo spingiamo come nostro credo? La risposta è ancora si, almeno per me, ma la pessima sensazione è che la certezza di tale risposta comincia a vacillare…..condividete?

Google e l’enterprise 2.0

di Alessandra Luise · pubblicato il 23 Feb 2009
Archiviato in Web marketing e 2.07 commenti

Alessandra Luise

La chiamano “consumerizzazione” dell’informatica aziendale. D’altra parte l’unico terreno dove Google non aveva ancora messo significativamente lo zampino fino a poco tempo fa era proprio quello dell’impresa. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, si chiama Google Enterprise Apps e nel sito di BigG è presentato con questo semplice ragionamento: “Perché in meno di un secondo puoi sapere il numero di gradini che devi salire per arrivare in cima alla Statua della Libertà, ma devi poi perdere tanto tempo per trovare vecchie presentazioni nell’intranet, nelle condivisioni di file o in altre posizioni? Riteniamo che trovare le informazioni di cui si ha bisogno debba essere facile come trovare le quotazioni azionarie, gli orari di programmazione dei film, le informazioni per il monitoraggio dei pacchi o altre informazioni generali che si è abituati a trovare su Google.it.”. La riflessione non fa una piega, salvo approfondirne le implicazioni.

Si tratta di pacchetti di software non istallabili su pc ma accessibili direttamente dalla rete su richiesta e con un costo ben definito: 40 euro per dare ad ogni utente la possibilità di accedere alle Google Apps Premiere. Secondo gli uomini di Google, gli utenti viziati da un’interfaccia così user friendly come quella del motore di ricerca più famoso del mondo, potrebbero desiderare la stessa comodità e facilità d’uso per la ricerca delle informazioni aziendali. Non solo nell’ambito di una intranet aziendale ma anche in sistemi più complessi come ERP e CRM, e ancora: calendari, sistema di business intelligence, ecc.. La rete, quindi, assumerebbe la funzione di grande contenitore di tutto quello che può servire ad un utente per lavorare, aumentando l’efficienza legata all’uso di queste nuove soluzioni senza l’obbligo di onerosi investimenti.

Credo che prima di ogni valutazione sull’aumento della produttività di ogni singolo dipendente e sul risparmio che ne potrebbe derivare in termini di costo, vi sia una grossa barriera culturale da abbattere. Soprattutto in Italia!

Non è un paese per giovani

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 18 Feb 2009
Archiviato in Lavoro e careers3 commenti

Giorgio Soffiato

Il libro di Antonio Caprarica, direttore di radio uno, “gli italiani la sanno lunga…o no?” offre uno spaccato documentato e non banale del nostro paese, ricco di dati e ben scritto il libro spazia dalla cultura alla politica, dall’arte al lavoro sostenendo una tesi non troppo diversa da quella che noi stessi italiani portiamo avanti e che potremmo riassumere in “Italians do it different“.
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La rivoluzione del Travel 2.0

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 13 Feb 2009
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Giorgio Soffiato

Di Giulia Ventrucci, Blogger, Ufficio stampa e Internet PR di TUI, l’agenzia di viaggi online dove prenotare voli, hotel, vacanze e viaggi all’asta!

Si calcola che prima di Internet un turista insoddisfatto della propria esperienza di viaggio ne faceva passaparola a 10 persone, tra amici e conoscenti. Qualora invece l’esperienza fosse stata positiva, raccontava il proprio entusiasmo ad un massimo di 2 persone. Con la nascita di forum, blog e social network (il cosiddetto Web 2.0) ora la loro voce è ascoltata da molte più persone, e l’effetto del word-of-mouth viene amplificato all’ennesima potenza, arrivando ad un potenziale bacino di migliaia (milioni?) di utenti suoi pari.
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Latte sfuso: un caso

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 09 Feb 2009
Archiviato in Marketing3 commenti

Giorgio Soffiato

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Il tema della spesa sfusa è oggi di grande attualità, ogni giorno l’articolo di Erica di qualche tempo fa viene rilanciato da commenti di persone interessate a portare avanti iniziative di questo tipo. E’ interessante l’iniziativa collettiva attorno ad un nuovo modo di fare commercio che unisce il rispetto per l’ambiente (grande risparmio sul packaging) ed anche un aspetto ludico nel fare la spesa, siamo tutti un pò alchimisti quando riempiamo le nostre confezioni di detersivo..
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Scrivo questa breve nota di servizio per ragionare con gli esperti che frequentano questo blog su un aspetto che è ben più che ideologico: il web marketing è un prodotto, e si vende quindi come tale, o è un servizio “tailor made” e consulenziale? Ho la fortuna di relazionarmi con professionisti del settore e mai come in questo periodo emergono alcune aziende che propongono servizi di web marketing / search marketing “a peso” con modelli standardizzati e piani tariffari, proprio sotto il naso di chi è abituato a preventivi di almeno 4 pagine (di spiegazione, non di piano costi) e numerosi incontri in azienda prima di cominciare a ragionare su un progetto. Chi ha ragione?

La discussione non è banale visto che la vendita di un prodotto implica una figura commerciale che si relaziona con il cliente, figura che ieri ha venduto sedie e magari domani venderà televisioni, il prodotto in sé conta ben poco, quello che conta è la tecnica di vendita.. per come ho sempre visto io il web marketing, cioè come servizio consulenziale, a relazionarsi con il cliente finale deve essere una figura esperta, spesso supportata da una “spalla” tecnica o commerciale, che aiuta il cliente a comprendere le proprie esigenze e vende un supporto costante (penso banalmente alle analisi del campo semantico nel search marketing), come è possibile fatturare milioni di euro vendendo servizi avanzati e tenendo il cliente all’oscuro del prodotto? E’ possibile garantendo risultati, ma questo ci obbliga a ripensare quel servizio sartoriale che siamo abituati a cucire addosso al cliente, o semplicemente ad ogni target il suo? banalmente piccole e grandi imprese accompagnate e medie imprese “spremute”?

Il fatto di pensare il web marketing come prodotto o servizio potrebbe nel tempo portare ad una diversa evoluzione del contesto co-opetitivo e del settore… voi come la vedete?

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