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Chiude elmanco: un bel casino

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 24 Jun 2008
Archiviato in Web marketing e 2.08 commenti

Giorgio Soffiato

La notizia via minimarketing della chiusura di elmanco, forse il miglior blog spontaneo e “uniproprietario” italiano, mi sconvolge e non poco. Il web è fatto di certezze e in rete non c’è posto per i tentennamenti, cosi come in borsa qui è tutto virale e pandemico e l’idea della morte di un blog è una cosa che non può appartenerci e non ci trova pronti, non ora, non lui. Diverse cose mi saltano alla mente:

- elmanco è un’antinomia del web, i blog sono un’antinomia: siamo di fronte ad un particolare paradosso, vendere elmanco (cosa logica) significherebbe probabilmente distruggerlo perchè il blog è indissolubilmente legato a chi lo ha generato, vendere elmanco significa quindi vendere Stefano Ricci, cioè elmanco. Stefano, sei in vendita?

- che fare? Nulla, se non vivere la consapevolezza che la propria posizione va consolidata in un mix di vecchio e nuovo che non può prescindere dal vecchio. Quando Elmanco dice che torna ad occuparsi di architettura alcune cose che noi abbiamo sempre detto cadono, l’economia dei servizi cade, e la cosa che più mi pesa è che la base (il blog) era eccellente, cosa è mancato?

- che pensare? Un bel casino, niente di più. I modelli di business legati ai blog sono forse meno aderenti alla long tail di quanto lo siano i grafici del traffico, la domanda è: elmanco ha sbagliato qualcosa o di solo blogging-pr non si vive punto e basta?

- come evitare che accada altri? Forse l’errore di molti è quello di rendere troppo sociale e poco consulenziale la propria attività. E’ vero che dobbiamo ripensare i modelli di business, che l’utente è “2.0 da matti” e chi più ne ha più ne metta, se vogliamo però dirci la verità, e per una volta diciamocela, la vendita è ancora la regina della festa, chi vende vince. Vendiamo cose diverse ma l’errore di elmanco è stato quello di essere troppo poco tangibile per vendere sé stesso (purtroppo siamo ancora uomini e spostarsi materialmente è molto poco 2.0) e troppo bello e impossibile per vendere il proprio blog, un gioiello, un’oasi ma anche un prodotto editoriale complesso che non ha trovato il canale ideale.

Come capite sono molto sconfortato dalla notizia perchè fa crollare alcuni miti sulla sostenibilità del web innovativo ed in particolare del web 2.0: se un blog non può vivere da solo, un blog è un braccio di un’altra entità, dobbiamo prenderne atto, capire che la nostra attività non può e non potrà mai essere blog-centrica, il blog sta al business come l’automobile sta all’uomo, è un mezzo non un fine. Io credo che noi di marketingarena l’abbiamo capito, nessuno infatti vive solo ed esclusivamente con marketingarena che resta una via di mezzo tra un sogno, un divertimento e una professione, il dispiacere è però legato all’idea che di possa vivere di 2.0 un pò come il ragazzotto in foto due post più sotto, computer sulle ginocchia e sdraio sotto il sedere, in realtà per vivere di 2.0 gli strumenti da utilizzare sono ancora uno stagista (buongiorno, lo vuole un blog?), un fax (ecco il preventivo) e una partita iva, fine dei sogni. Ed è giusto cosi. Bisogna essere bravi, viviamo un equilibrio precario meritocratico fino a un certo punto in cui si chiude una porta e si apre un portone, ma se il portone non si apre succede quello che è successo ad elmanco che giustamente pensa di chiudere baracca.

In bocca al lupo Elmanco, la prossima volta meno sogni e più business 1.0, di quello si campa ancora :-)

8 commenti a “Chiude elmanco: un bel casino”

1Mushin ha detto:

Mi trovi d’accordo parzialmente. Ovviamente condivido il tuo pensiero sul prendere atto della mancanza di sostenibilità di certi progetti.

Però non condivido il fatto che la responsabilità sia di chi li intraprende per il solo fatto che ha pensato di poterci campare. Trovo che la responsabilità sia quasi esclusivamente di un paese l’Italia, di merda. Dove se non sei disposto a spostarti a Milano affoghi, se ti sposti hai solo qualche piccola chance. Un El Manco in USA o anche solo in nord Europa, non solo non avrebbe mai chiuso, ma sarebbe campato felice.

IMHO.

Inserito il 24 June 2008 alle 23:35

2Giorgio Soffiato ha detto:

Sicuramente in Italia la meritocrazia deve essere mediata dalla capacità commerciale ed anche i venture capital sono meno lungimiranti dei colleghi stranieri ed interpretano i progetti in base alla possibilità di fare soldi che questi garantiscono nel breve termine (te lo dico per esperienza personale), il tutto molto poco “google story”

Inserito il 25 June 2008 alle 07:33

Grazie del post Giorgio, della solidarietà e dei complimenti.

Chiarisco che quando ELMANCO è nato non sapevo dove sarei andato a parare: ho fatto quello che mi piaceva, e che credevo avesse un futuro (2 anni e mezzo fa, blog di design e dintorni in Italia erano 3 in tutto).
Mi attirava l’idea del cool hunting, ma senza sapere concretamente di cosa si trattasse e cosa comportasse.

Cosa è mancato?

- La voglia di trasferirsi a tempo pieno a Milano od in giro per il mondo. Da Milano avrei probabilmente avuto la possibilità di mettere a frutto i contatti e le competenze acquisite, del tutto inutili con le PMI della vivibile ed assolata romagna.

- Se il blog fosse stato scritto dall’inizio in inglese, con tutta probabilità avrei serenamente campato di pubblicità che, negli USA, è pagata anche 7-8 volte in Italia. Nonostante l’attuale cambio $-Euro, resta un affarone! Inoltre ora farei 10 volte più contatti…

- Un buon commerciale. Non è il mio lavoro, e quella è una figura indispensabile, in ogni attività 1.0 o 2.0 che sia…

- Credo che la blogosfera italiana sia ampiamente sopravallutata, sopratutto da noi blogger. I numeri sono ancora bassissimi, e la nicchia di lettori regolari non è poi cresciuta molto in questi anni. Credo che cambierà tra qualche anno, ma le nuove generazione conoscono sempre meglio l’inglese, quindi…

Ovviamente concordo sulla difficoltà di vendere “se stessi” perchè senza di me ELMANCO cambia totalmente, però il blog potrebbe diventare la base da cui partire per una comunità di design – cool hunting – quant’altro italiana. Io, da solo, e senza risorse, non posso lanciarmi in un progetto del genere. E non so nemmeno dire se il progetto sia redditizio ed abbia un futuro. Ma se qualcuno ci vuole provare son qua.

Altrimenti amen, le amicizie ed i contatti acquisiti mi torneranno utili sotto altra forma.

Stefano

Inserito il 25 June 2008 alle 09:13

4Giorgio Soffiato ha detto:

Sui blog in lingua inglese non sarei cosi sicuro visto che la concorrenza è elevata anche se di certo lavorando bene si può emergere anche li. Io come te ho fatto una scleta “stanziale” che esclude Milano ma ci sono alcune cose da dire
- 1 volta al mese a Milano “tocca”
- la mia attività è supportata dal lavoro all’università
- il tuo progetto era ancora più visionario del nostro, tutto sommato noi possiamo anche lavorare con le PMI

Sul futuro di elmanco io sono disponibile per una “cordata di blogger di salvataggio” ma bisognerebbe capire come e cosa fare

Inserito il 25 June 2008 alle 09:26

- Scrivendo in inglese c’è più concorrenza, ma il pubblico è molto maggiore … importante è trovare una nicchia di informazione più o meno originale, e significativa.
Considera però, che quando iniziai io la blogosfera era molto meno affollata, allora era più facile farsi un nome e pubblico importante.

- Se fosse il male di una volta al mese…

- Vedo molto difficile il salvataggio di elmanco, senza stravolgerlo, o senza l’intervento di un finanziatore.

Inserito il 25 June 2008 alle 09:39

La cosa più difficile al mondo è far coincidere
- quello che ci piace fare;
- quello per cui ci pagano;
- quello che ci riesce bene………

Mai mollare!!!!!

Inserito il 25 June 2008 alle 10:45

8Nyk ha detto:

Mhh. Certo. Le tue considerazioni, Giorgio, sono più che giuste. Anche io, come te, al momento vedo il 2.0 come uno strumento di business e non certo come core-business. Bloglist o Blogolandia mi paiono buone idee per arrivare a “vivere” di blog, come magari già accade fuori dagli italici confini. Per ora non si pagano i collaboratori ma penso che il network blogging, se specializzato in un settore, unito alla possibilità di consulenza da fornire all’esterno, integrando così quella parte di 1.0 che, effettivamente, come affermi è indispensabile per portare a casa la pagnotta possa essere una buona soluzione.

Inserito il 25 June 2008 alle 10:47

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