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Archivo » Giugno 2008

Strumenti operativi di knowledge management

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 26 Giu 2008
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Giorgio Soffiato

Oggi presso l’ex macello di San Giobbe a Venezia è andato in scena uno dei migliori esempi di università innovativa, le università di Padova e Venezia (con incursioni da Udine e Verona) hanno dato vita ad un laboratorio di tesi sulle tematiche legate al web e all’economia delle reti. Ospite del primo seminario uno dei più importanti teorici (e operativi) della nuova economia: Luca De Biase.

DeBiase va veloce e contestualizza la nuova economia delle reti grazie ad alcuni punti fissi:

- il passaggio dall’economia industriale all’economia della conoscenza
- il contestuale passaggio dal modello gerarchico al modello reticolare
- viviamo una nuova economia delle idee
- il web 2.0 è solo un aspetto, una bolla all’interno di un più ampio ambito tutto da esplorare

Il bello della giornata è stato nell’operatività di pensiero, il knowledge management è sempre fuggevole e puntiforme almeno quanto le reti che ne giustificano l’esistenza, DeBiase invece mette i numeri:

1) economia della conoscenza, dove andiamo? Non si sa, l’impresa 2.0 è un insieme di progetti, un aggregato di specialisti, si chiede il relatore: cosa ci azzecca una realtà come h-farm con un’azienda di logistica?
2) interpretazione della rete come medium orizzontale: dobbiamo ripensare i processi e le dinamiche che regolavano i vecchi media
3) relazione tra forma e funzione: l’innovazione reticolare sta nell’interpretare funzioni nuove per forme esistenti o nell’inventare forme nuove per scoprire funzioni ad oggi sconosciute
4) relazione tra piattaforme e applicazioni: ogni piattaforma ha le proprie applicazioni ed è in relazione con queste. Firefox è un’applicazione di un sistema operativo ma è anche una piattaforma per i widget ed i plugin che vengono sviluppati.

Il question time privilegiato ha toccato temi caldi come la musica o gli equilibri di potere all’interno del rapporto simbiotico che lega google ed i suoi utenti, DeBiase ci ha detto che la generazione di valore nell’economia della conoscenza sta nell’idea e non nella riproduzione industriale della stessa, si tratta di un concetto molto forte che impone il ripensamento di tutti i modelli di business precedenti. ha chiuso con la solita competenza Thomas di h-farm che ha presentato alcuni progetti tutti da tenere d’occhio, state certi che con l’aiuto degli studenti (fortunati) del laboratorio non ce li perderemo.

Alcuni appunti liberi
- si passa dall’impresa al singolo progetto
- viviamo in un contesto di iperrealtà (esempio dei giovani che anzichè guardare i Tokyo Hotel al concerto li fotografano per condividere l’esperienza)
- il web è una rete di persone intere, a differenza della tv o della radio che sono “reti di fette di persone”, pezzi di target.
- nell’economia della conoscenza nulla è lineare

Attendo spunti dai presenti :-)

Chiude elmanco: un bel casino

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 24 Giu 2008
Archiviato in Web marketing e 2.08 commenti

Giorgio Soffiato

La notizia via minimarketing della chiusura di elmanco, forse il miglior blog spontaneo e “uniproprietario” italiano, mi sconvolge e non poco. Il web è fatto di certezze e in rete non c’è posto per i tentennamenti, cosi come in borsa qui è tutto virale e pandemico e l’idea della morte di un blog è una cosa che non può appartenerci e non ci trova pronti, non ora, non lui. Diverse cose mi saltano alla mente:

- elmanco è un’antinomia del web, i blog sono un’antinomia: siamo di fronte ad un particolare paradosso, vendere elmanco (cosa logica) significherebbe probabilmente distruggerlo perchè il blog è indissolubilmente legato a chi lo ha generato, vendere elmanco significa quindi vendere Stefano Ricci, cioè elmanco. Stefano, sei in vendita?

- che fare? Nulla, se non vivere la consapevolezza che la propria posizione va consolidata in un mix di vecchio e nuovo che non può prescindere dal vecchio. Quando Elmanco dice che torna ad occuparsi di architettura alcune cose che noi abbiamo sempre detto cadono, l’economia dei servizi cade, e la cosa che più mi pesa è che la base (il blog) era eccellente, cosa è mancato?

- che pensare? Un bel casino, niente di più. I modelli di business legati ai blog sono forse meno aderenti alla long tail di quanto lo siano i grafici del traffico, la domanda è: elmanco ha sbagliato qualcosa o di solo blogging-pr non si vive punto e basta?

- come evitare che accada altri? Forse l’errore di molti è quello di rendere troppo sociale e poco consulenziale la propria attività. E’ vero che dobbiamo ripensare i modelli di business, che l’utente è “2.0 da matti” e chi più ne ha più ne metta, se vogliamo però dirci la verità, e per una volta diciamocela, la vendita è ancora la regina della festa, chi vende vince. Vendiamo cose diverse ma l’errore di elmanco è stato quello di essere troppo poco tangibile per vendere sé stesso (purtroppo siamo ancora uomini e spostarsi materialmente è molto poco 2.0) e troppo bello e impossibile per vendere il proprio blog, un gioiello, un’oasi ma anche un prodotto editoriale complesso che non ha trovato il canale ideale.

Come capite sono molto sconfortato dalla notizia perchè fa crollare alcuni miti sulla sostenibilità del web innovativo ed in particolare del web 2.0: se un blog non può vivere da solo, un blog è un braccio di un’altra entità, dobbiamo prenderne atto, capire che la nostra attività non può e non potrà mai essere blog-centrica, il blog sta al business come l’automobile sta all’uomo, è un mezzo non un fine. Io credo che noi di marketingarena l’abbiamo capito, nessuno infatti vive solo ed esclusivamente con marketingarena che resta una via di mezzo tra un sogno, un divertimento e una professione, il dispiacere è però legato all’idea che di possa vivere di 2.0 un pò come il ragazzotto in foto due post più sotto, computer sulle ginocchia e sdraio sotto il sedere, in realtà per vivere di 2.0 gli strumenti da utilizzare sono ancora uno stagista (buongiorno, lo vuole un blog?), un fax (ecco il preventivo) e una partita iva, fine dei sogni. Ed è giusto cosi. Bisogna essere bravi, viviamo un equilibrio precario meritocratico fino a un certo punto in cui si chiude una porta e si apre un portone, ma se il portone non si apre succede quello che è successo ad elmanco che giustamente pensa di chiudere baracca.

In bocca al lupo Elmanco, la prossima volta meno sogni e più business 1.0, di quello si campa ancora :-)

Mi chiamo URL

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Giu 2008
Archiviato in Web marketing e 2.03 commenti

Giorgio Soffiato

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Riceviamo&Pubblichiamo il consueto e ottimo contributo di Claudia Ferrari di Salsadigitale.net

“E’ importante che l’indirizzo Web sia corto, pregante e sintestico, affinché lo si possa ricordare, dopo averlo letto su una pagina di giornale o averlo notato su un cartellone pubblicitario[…]”
Fonte: Principi di Net Semiology di Cinzia Ligas e Fausto Crepaldi edizioni Hops, tecniche nuove (http://www.netsemiology.com/).

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Credo di essere parte di una generazione di passaggio tra i “vecchi libri universitari sul marketing, le pratiche aziendali altrettanto vecchie (forse più dei libri?) e i nuovi strumenti di marketing, nuovi mezzi, nuovi veicoli, nuove espressioni…”

In un articolo di Forbes di un anno fa si leggeva: “It’s a $15 billion question: Can Facebook make money?”
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Ho recentemente parlato “su questi schermi” di “scimmia per lo scacco a google”, il mercato del search advertising si conferma invece duopolistico e co-opetitivo dopo la decisione di Yahoo di cooperare con Google resistendo all’assalto di Steve Ballmer e soci, ne ho parlato sul sito corporate di Boraso.com, riporto qui il mio contributo
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Downlovers

di Ilaria Paparella · pubblicato il 14 Giu 2008
Archiviato in Web marketing e 2.02 commenti

Ilaria Paparella

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Il servizio non è nuovo ma l’idea è valida e qualche considerazione in merito, ora che è stato provato su larga scala, se la merita.
Downlovers, il cui spot è “Tutta la musica che vuoi. Gratis. Legale.”, è il primo portale che permette di scaricare musica in modo totalmente gratuito e senza violare le norme sul diritto d’autore. Titolare dell’operazione risulta l’azienda italiana Kiver, e il Ceo di Downlovers è Frank Gonella, già parte di Vitaminic.
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Internet, 12 Giugno 2008
Un segnale VH5N1 ha oggi oscurato in maniera automatizzata e simultanea i seguenti blog italiani

è questo il messaggio che appare su pandemia, per citare il più famoso, e molti altri blog italiani, che sta succedendo? 2.0 revenge?

news: nessun hacking, adesioni spontanee :-) fenomeno interessante però..

Io, impresa

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 09 Giu 2008
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Giorgio Soffiato

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Newspapers are dying, networks are dying, and if teenage boys playing GTA 4 and World of Warcraft have any say about it, so is television. More than 200 million people now belong to just two social networks: MySpace and Facebook. And there are more than 80 million videos on YouTube, all put there by the same individual initiative.
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Partiamo da due dati
- il monopolio di google è imbarazzante
- la ricerca on line non è poi cosi “avanzata” e, mi ripeto, quando John Battelle parla di problema risolto al 5% ha tutte le ragioni del mondo
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Continua l’operazione cultura del popolare motore di ricerca che oggi dedica la propria home page al pittore spagnolo, da wikipedia:

Diego Rodríguez de Silva y Velázquez (Siviglia, 6 giugno 1599 – Madrid, 6 agosto 1660) è stato un pittore spagnolo, l’artista più importante tra quelli presenti alla corte di Re Filippo IV di Spagna.

Fu uno degli artisti più rappresentativi dell’epoca barocca e un grande ritrattista. Tra il 1629 e il 1631 trascorse un anno e mezzo in Italia con l’intento di viaggiare e studiare le opere d’arte presenti nel paese, facendovi poi ritorno nel 1649. Oltre a numerose versioni di note scene storiche e letterarie, dipinse moltissimi ritratti dei membri della famiglia reale di Spagna, di altri importanti personaggi dell’Europa del tempo ed anche di persone comuni, attività che raggiunse il suo vertice massimo con la realizzazione del capolavoro Las Meninas (1656).

A partire dalla prima metà del XIX secolo l’opera di Velázquez ha rappresentato un modello a cui si sono ispirati i pittori dei movimenti realista e impressionista, in particolare Édouard Manet. Da allora, anche altri artisti moderni, tra cui gli spagnoli Pablo Picasso e Salvador Dalí e l’anglo irlandese Francis Bacon hanno pagato il loro tributo a Velázquez reinterpretando alcune delle sue opere più celebri.

Sarebbe interessante capire chi in google sceglie a chi dedicare i logotipi e se questi vengono personalizzati per nazione..

* il senso di questo post sarà spiegato a breve nei commenti

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