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Archivo » May 2008

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Durante una chiaccherata con mia nonna (classe 1930) ho detto per battuta “ah nonna..ti serve proprio un computer”, la sua risposta è stata secca, basata sui termini “complessità” e “diavoleria”. Nel ritorno a casa mi sono chiesto se mia nonna avesse ragione.
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Lavorare nei servizi

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 29 May 2008
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Giorgio Soffiato

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Prima di intraprendere l’avventura imprenditoriale ho dedicato mesi e mesi a Business Plan, formazione manageriale, corsi-libri-riviste di gestione e controllo aziendale. Tra le nozioni di base che vengono inculcate nella mente dei neo-imprenditori vi è una larga predilezione per le tematiche legate al marketing. Canali di distruzione, comunicazione, coincidenza tra prodotto e target, il tutto nel più classico schema delle 4 P.
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L’entropia del web

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 27 May 2008
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Giorgio Soffiato

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premessa: state per leggere un post un pò strano a causa delle scarse conoscenze in materia dell’autore che però guidato dall’intuizione ha deciso di provarci ugualmente

I fratelli Bogdanov hanno scritto un bel libro intitolato “prima del Big Bang”, questo testo affascina perchè prova a varcare una soglia (quella del muro di Planck) che pochi hanno indagato, inserendo per di più in questa complessa teoria anche il mistero della creazione. Tutto ruota attorno al concetto di tempo immaginario e quinta dimensione, spiegato mettendo da parte la fisica per aderire ad un nuovo credo: l’informazione.
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L’esperienza nell’evento

di Filippo Minelli · pubblicato il 23 May 2008
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Filippo Minelli

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“An experience occurs when a company uses services as the stage–and goods as props–for engaging individuals in a way that creates a memorable event.”
(Joseph Pine II and James Gilmore)
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Sensazioni statistiche

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 22 May 2008
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Giorgio Soffiato

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Abbiamo a lungo creduto e sperato che il web, il 2.0, l’innovazione, il mobile, avrebbero in poco tempo permesso di ripensare il rapporto con le aziende portandoci in casa campioni gratuiti di prodotto e operatori disponibili a rispondere alle nostre esigenze. Se qualche esempio virtuoso di certo non manca, la sensazione è che la vendita pura sia sempre più una questione statistica e che molta parte del marketing passi ancora di li. Mi dice un commerciale
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Marketingarena inaugura uno spazio dedicato ad articoli di specialisti di agenzie di comunicazione / marketing / new media che intendono contribuire al progetto con la propria esperienza, il primo interessante post è di Claudia Ferrari, project manager di salsadigitale.net che ringraziamo
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Comunicazione vs Rom

di Ilaria Paparella · pubblicato il 19 May 2008
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Ilaria Paparella

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Farò il possibile per limitare giudizi di valore in merito, anche se l’argomento, ovvio, è di quelli che “prendono la mano”.
In Tv, sui giornali e sul “libero” internet l’argomento della sicurezza collegata all’etnia Rom impazza. Evitiamo i soliti moralismi: i Rom, (zingari?), non sono mai piaciuti per valide o meno ragioni. Nel giro di pochi mesi tremende notizie rimbalzano tra un mezzo di comunicazione e l’altro, pressoché tutto il mondo dei blog si lascia andare a sfoghi coloriti e urgenze emotive. Il sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it mostra che tra gli italiani si sta sviluppando un forte sentimento negativo nei confronti degli immigrati, ma l’avversione verso i rom è maggiore.
La rivolta contro i campi nomadi a Napoli, le spranghe e le molotov lanciate sugli insediamenti campani, sembra abbiano radici profonde nell’Italia tutta, dal Nord al Sud: il problema dei Rom e degli immigrati è una priorità per il 70% degli italiani. Ancora: almeno tre intervistati su dieci temono i nomadi, il doppio di coloro che sono spaventati dagli extracomunitari e vorrebbero che lo Stato li cacciasse, e li riaccompagnasse al confine con un foglio di via. Sono indesiderati per il 68% degli italiani. Gli intervistati non hanno fiducia nelle politiche di integrazione sociale dei nomadi: la percentuale non sale oltre il 27% e la percentuale che vorrebbe espellere gli immigrati senza lavoro è solo il 52%, ma coloro che sceglierebbero l’emigrazione di massa dei nomadi è un terzo di più.
Fonti contrarie affermano che noi italiani, ai tempi delle nostre emigrazioni eravamo uguali, che abbiamo il torto di aver portato in Europa e in America la mafia, che anche oggi siamo capaci di macchiarci di orribili crimini e che i sentimenti di oggi verso “i diversi” sono solo proiezioni di malesseri più vasti che investono la nostra società, la quale deve trovare per forza un capro espiatorio.
In cuor suo ognuno ha un proprio pensiero che va rispettato, volevo però soffermarmi sul potere dei mezzi di comunicazione in questa storia, quel potere che si è visto anche in occasione della mucca pazza e dei polli alla diossina. I Rom non facevano gli stessi “malanni” anche 5 anni fa?Da piccola mia mamma mi diceva che gli zingari rubano i bambini, oggi me lo dice la TV! Sono davvero venuti in Italia gli individui peggiori per colpa dell’apertura delle frontiere, per colpa dell’UE? Quanto conta la politica in questa questione e quanto questa storia è servita per riuscire a spostare una grande fetta dell’elettorato da una parte alla sua opposta?
Ammetto, faccio parte anch’io di chi da sempre desidera controlli più severi e di chi, in generale, ha paura ma la sensazione è quella che il difficile momento sociale ed economico e il potere dei mezzi di comunicazione, non ultimo internet, abbiano appesantito una situazione già difficile di per sé concentrando l’attenzione su un tema urgente ma forse più “semplice”, rispetto ad altri temi ben più complicati come il caro vita, il caro petrolio, la sanità etc etc…
Siete d’accordo?

Farmacia o supermarket?

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 15 May 2008
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Giorgio Soffiato

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Giorgio:“Ah signora.. siamo sempre a dieta qui..”
Fisioterapista:“eh già..fanno un profumo queste brioche..a volte però si esagera…”
Giorgio:“Si è vero.. io le vedo in palestra queste ragazze..sembrano secche..”
Fisioterapista:“Sai..secondo me la colpa è delle farmacie.. ieri ho visto il bancone..sembra un supermercato..”

Questo dialogo è fresco di stamattina e mi ha convinto a tornare su un argomento che non mi ha mai lasciato insensibile.. tralasciando i 124.000 risultati di Google per la chiave “marketing farmaceutico” mi sembra interessante notare l’evoluzione di questi luoghi che mutano allontanandosi sempre più da “braccio destro del dottore” ed avvicinandosi a “braccio destro delle case farmaceutiche nonchè aziende in piena regola”. Passi che in farmacia vendano prodotti dimagranti e solari.. stiamo però esagerando quando leggo nella mia città “qui si eseguono acconciature da sposa” (!) e stiamo esagerando per un motivo molto semplice: le farmacie godono di una legittimazione che automaticamente viene trasferita al prodotto. Il canale farmaceutico è infatti sinonimo di “sano, sicuro, medicale”, oggi invece in farmacia si trova di tutto e questa differenza non è a mio avviso sottolineata con la giusta forza, ci si trova quindi a credere di acquistare un medicinale quando in realtà si compra un preparato che al supermercato suonerebbe come un prodotto poco sicuro ma acuista in farmacia nuovo ruolo e identità.
Io credo che ad oggi le farmacie supermarket andrebbero riviste per due motivi
- sicurezza del cittadino
- concorrenza poco leale (una profumeria non gode degli stessi privilegi non potendo vendere farmaci, avviene invece il contrario, questa nuova politica danneggia operatori cosmetici e affini

Voi che ne dite?

Cibus 2008: il food in mostra

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 13 May 2008
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Giorgio Soffiato

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Si è conclusa giovedì 8 maggio a Parma la quattordicesima edizione di Cibus, uno dei più importanti appuntamenti per le aziende del settore alimentare nel panorama europeo.

Il cibo è uno dei piani che riflette con maggior evidenza le tendenze sociali. Da un lato la ricerca di flessibilità nell’uso del cibo (aumento dei nuclei mono – familiari, porzioni monodose, “ready meal” ecc..) e dall’altro, paradossalmente contrapposto, la ricerca di convivialità, socialità, mantenimento dei legami affettivi.

In un contesto in cui il settore alimentare soffre maggiormente di un rallentamento della dinamica di crescita dovuta soprattutto ad un aumento delle materie prime (e alle speculazioni per i più maligni) come si dovrebbero comportare le imprese?

E’ ovvio che la risposta non è cosi semplice, però mi è parso di notare un certo sforzo delle aziende verso una precisa direzione, l’investimento in food design.

Siamo infatti spesso abituati a sentire parlare di design nel settore del mobile, nell’elettronica di consumo, nell’automotive ecc… ma nell’alimentare la cosa non è così nota, almeno non per tutti.
Si parla infatti spesso di qualità, di contraffazione, di denominazione d’origine, trascurando altri lati che spesso risultano vincenti nel lancio e nel successo di un food product.

Il cibo deve sollecitare tutti e cinque i sensi. Ecco allora che si presta molta attenzione alla presentazione dei piatti, alla raffinatezza nelle composizioni, alla cura per il dettaglio, al colore e alla forma delle pietanze.

Girando per la fiera fra i vari espositori, piccoli o grandi produttori, la cosa che mi ha colpito di più decisamente è l’estetizzazione del cibo, che assume connotati sempre più tecnologici, soprattutto nel packaging.

Altro aspetto interessante è la presentazione degli stand. La vendita del Parmiggiano Reggiano o di Alixir di Barilla (tanto per citarne alcuni) è inserita in un contesto esperienziale davvero emozionante: luci, profumi, suoni e colori si fondono in un tutt’uno creando così un atmosfera unica e suggestiva.

In conclusione, mi sento di dare un giudizio positivo a Cibus 2008.
Creare cultura intorno all’alimentazione attraverso l’accesso alle manifestazioni ad un pubblico che non ingloba solo gli addetti ai lavori , può servire da stimolo al rilancio del settore , aiutato perchè no, anche da “un tocco di creatività” in più.

Francesco Berri per marketingarena

Cari lettori, questa settimana abbiamo il piacere di avere qui con noi uno dei più conosciuti e famosi uomini di Internet Marketing in Italia: Andrea Cappello, direi di iniziare subito con la nostra intervista:

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