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Blogger sotto tiro

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 30 Mar 2008
Archiviato in Advertising, Web marketing e 2.027 commenti

Giorgio Soffiato

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Ultimamente il nostro info@ è bersagliato da campagne di permission marketing da sedicenti guerriglieri del web e del non convenzionale che sostanzialmente ci scrivono “abbiamo fatto questa campagna…se volete pubblicarla…” oppure ancora meglio “vogliamo inviarvi dei comunicati stampa..ma prima qualificatevi..” (mi scrivi tu e mi chiedi di qualificarmi??). Partendo dall’assunto che il blogger non è un pollo io cerco solo di dare un consiglio, cercate un driver.

Ho seguito e seguo operazioni di questo tipo e considero la fornitura di contenuti gratuiti (anche se sponsorizzati) ai blogger una fonte di spunti (spesso interessanti) ed il fatto di essere contattati un riconoscimento legittimante, se però volete che noi parliamo di voi, dateci uno zuccherino. Dateci un concorso, dateci un abbonamento al giornale rosa di cui volete farci parlare, dateci un pass per quell’evento che paga voi per un viral ben fatto. I blogger sono voci, la somma delle voci è la nuova voce, ma il vecchio concetto di “non tirare la corda” non è passato per nulla.. cercate il vostro driver, le redemption saliranno.

27 commenti a “Blogger sotto tiro”

1Q. ha detto:

Ciao leggo spesso il vostro blog e da poco mi sono interessato alla scena del Mktg/adv non convenzionale. Mi ha fatto tanto sorridere ( e riflettere allo stesso tempo) questo tuo intervento in quanto ultimamente mi è capitato di scambiare due chiacchere con una persona che si occupa di seeding e l’argomento più piccante riguardava proprio i bloggers. La mia teoria è che mi sembrava un po’ rischioso proporre ai blogger uno “zuccherino” in quanto credevo che potesse essere compromettente per il brand in questione in quanto l’offerta in questo caso può essere percepita come una sorta di “mazzetta”. Non so se mi spiego: il blogger è tipicamente (credo…) un soggetto al di fuori di ogni logica istituzionale/tradizionale/giornalistica per cui l’essere “pagato” per scrivere credevo potesse essere percepita come una sorta di “offesa”: io ti pago (in qualche modo) perchè tu scriva della mia campagna, ma magari un blogger può guadagnare di più in termini di notorietà smascherando tale brand pittosto che accettando uno “zuccherino”. Quindi io ero più per la creazione di relazioni solide, o al massimo trovare per vie traverse qualcuno che è già dentro e far in modo che questi si muova tra i blogger diffondendo la notizia. Mi è stato ribattuto che quest’ultima opzione è ancora più rischiosa in quanto non è detto che il seme riesca a diffondersi senza l’utilizzo dei drivers di cui parlavi, la creazione di relazioni di fiducia richiede dei tempi che spesso non si hanno a disposizione e inoltre dato che i blog come il vostro che si occupano dei nuovi sviluppi del mktg/adv non ci sarebbe nulla di male a scrivere di qualcosa di cui magari si parlerebbe comunque e in più ricevere uno “zuccherino”.
Spero di essere stato chiaro.

ps: la foto è geniale

Inserito il 30 March 2008 alle 16:41

2baldo ha detto:

il problema non è lo zuccherino, credo sia il dare la possibilità di testare il prodotto di cui si parla. Se si chiede di parlare di una rivista senza leggerne almeno qualche uscita la vedo grigia…

Inserito il 30 March 2008 alle 17:09

3Giorgio Soffiato ha detto:

Mi sembra che entrambi gli interventi siano sensati, ciò che io volevo dire è:

- se sei uno studente e devi fare un questionario (post di ieri) noi ti aiutiamo volentieri :-)

- se sei un’agenzia e fai un guerriglia per un giornale rosa puoi segnalarmi la campagna ma visto che il giornale rosa paga te per contattare me io dico, dammi un incentivo! Non per forza monetario.. se si parlasse di un viral contro la droga l’incentivo sarebbe morale ma anche i blogger si “scocciano” a sapere che qualcuno guadagna sostanzialmente su di loro, purtroppo anche il viral rischia l’effetto replicazione e quello che ieri era interessante e virale oggi necessita di seed e domani annoierà tanto quanto oggi i “soliti” spot tv annoiano

Inserito il 30 March 2008 alle 22:57

4Team Work ha detto:

Sono d’accordo con Giorgio…speculare sul grande potere di internet, sul motore propulsore che i blog hanno insiti dentro se stessi non è del tutto corretto. Le agenzie guadagnano, e i blogger lavorano dietro le quinte senza nemmeno essere gratificati o ripagati (e come dice giustamente Giorgio, non per forza moneta parlando). Bisognerebbe dare più importanza ai blogger perchè sono loro gli untori del web, sono loro che innescano il meccanismo di viral.

Inserito il 31 March 2008 alle 11:01

5baldo ha detto:

oddio…. non esageriamo nel considerare l’importanza dei bog e dei blogger. E poi quelli che influenzano davvero sono pochi…

Inserito il 31 March 2008 alle 11:22

6Q. ha detto:

secondo me è sbagliato parlare di importanza/potere dei blog in generale. Credo tutto dipenda dal target. è chiaro che ritenere i blog driver in grado di diffondere una campagna virale ovunque è senza dubbio esagerato. Ma quando si tratta di creare awarness riguardo una marca o un nuovo prodotto piuttosto che il video virale stesso, allora credo che “utilizzare” (perdonatemi il termine) i blogger possa essere parte di una corretta strategia integrata. Allo stesso tempo mi ricollego ad un intervento che ho letto su un altro blog, (ma non potrei dire con certezza di quale si tratti, forse minimarketing.it). Anche lui mi sembrava contrario all’esaltare la potenza dei blogger nel creare engagement, in quanto a seconda del target potrebbe essere molto più utile contattare un ragazzino di 16 anni che trascorre tutto il giorno su msn (con centinaia di contatti), piuttosto che facebook, myspace, bebo, etc… e che manda decine di sms al giorno.

Inserito il 31 March 2008 alle 11:49

7Giorgio ha detto:

Concordo. Dobbiamo partire da due dati ben distinti ma tra loro interrelati:

- oggi un blog, un social network, un ning, tutto quello che forse possiamo definire “web-below the line” ha un’importanza elevata nei processi informativi prima che decisionali, deve quindi essere considerato.

- i modelli di business ed advertising che includono i blog sono critici perchè il rischio di una marketta è elevato (sincerità sempre, meglio scrivere post sponsorizzato) ma d’altra parte se si vuole il target è necessario fornire come dicevo un driver incentivante (e viralizzante ai blogger). Se sei un’agenzia e ti pagano per utilizzarmi, fallo con intelligenza e dammi una briciola, io ho “in mano” il target e una volta al mese il mio target accetterà una mini-marketta in modo che io per fornire altri 29 post di qualità e puri mi paghi l’hosting o mi legga gratis un quotidiano rosa per un anno.

Di certo la crisi del mass marketing è evidente, anche se gli investimenti (ma non gli investitori o gli spazi) in adv off line aumentano. Vi lascio con questa:

•18%: campagne tv che generano un ROI positivo
•256%: crescita CPM in TV adv
•100%: aumento spesa in adv richiesto per aumentare di 1-2% le vendite
•80%: quota di mercato (USA) dei registratori video con skipping tecnology
•95%: tasso di fallimento introduzione di nuovi prodotti
•3000: messaggi pubblicitari cui ogni persona è esposta ogni giorno
•56%: persone che evitano di acquistare da aziende che ritengono troppo esposte in termini di comunicazione
•65%: persone che si ritengono bombardate dalla comunicazione
•69%: persone interessate in tecnologie o device che li aiutino a “skippare” la pubblicità

Inserito il 31 March 2008 alle 12:04

8Fabio Sutto ha detto:

Ciao Giorgio,

non è molto diverso da quanto accade per le campagne di press advertising off-line: in fondo se i contenuti sono a tema con gli argomenti del blog, e se ti lasciano ampia possibilità di utilizzare i contenuti e commentare, secondo me la cosa è decisamente positiva.

A volte può anche diventare un boomerang per l’azienda, come è accade nel mondo anglosassone dove il blogger si sente libero di commentare negativamente.

Detto questo…la regola dello “zuccherino” è sacrosanta :)

Inserito il 31 March 2008 alle 12:53

9Dario Cherubino ha detto:

Come sempre, gli articoli di Giorgio mi sembrano non soltanto comprendere bene la situazione attuale, ma anticipare il futuro.

La prima regola del seeding è quella di avere una notizia interessante di cui parlare. Che si meriti di essere discussa.
Se vuoi aggirare questa regola, perchè sei un’agenzia pagata per fare pubblicare una notizia, l’idea di regalare uno zuccherino che ne aumenti l’interesse dovrebbe essere d’obbligo. Che questo sia un abbonamento a una rivista, o la spedizione gratuita di un campione da fare valutare, o un biglietto per un evento, o altro ancora.

C’è infatti una bella differenza tra il fornire contenuti interessanti a un blogger, nella speranza di un suo interessamento, e cercare sfacciatamente pubblicità gratuita…

P.S: i dati inviati da Giorgio sulla crisi del Mass-Marketing da dove sono stati presi?

Inserito il 31 March 2008 alle 13:50

10Giorgio ha detto:

Fonte: NAPA consulting

Inserito il 31 March 2008 alle 13:58

11Q. ha detto:

finalmemente riesco ad avere le idee un po’ più chiare. solo due osservazioni:

- non sono d’accordo con Teamwork nel momento in cui parla di lavorare dietro le quinte riguardo ai bloggers. Io non ho un blog (troppo pigro e no sapevo cosa fosse un blog fino a due mesi fa), ma da quel che vedo, non discutendo delle centinaia di proposte che riceverete, credo che la maggior parte dei blog siano una passione per i bloggers senza un secondo fine, altrimenti finirebbe il bello di avere delle fonti di informazione fuori dalla logica tradizionale. Non sto dicendo che nessuno dovrebbe accettare di scrivere per un brand in fase di seeding o di pubblicizzare qualcosa, ma credo che questo non debba (dovrebbe) essere l’attività principale.

- allo stesso tempo sono perfettamente d’accordo con Fabio. Se il “seme” è in linea con i contenuti del blog perchè non scrivere. al contrario credo anche che alcune markette spacciate come interventi reali siano ridicole.
Non so se questo sia il caso ma ne dà tutta l’impressione

Non voglio fare cattiva pubblicità (leggo il blog in questione con regolarità e ho preso pure il libro!) ma il commento è geniale!

Inserito il 31 March 2008 alle 16:32

12Q. ha detto:

appena ho finito di scrivere il commento guardate cosa ho trovato…

Inserito il 31 March 2008 alle 17:00

13Giorgio Soffiato ha detto:

Apologia della marketta :-) secondo me ha ragione la ragazza, brand o non brand la regola è una sola, se mi paghi per un post io devo dire che questo post è sponsorizzato/prezzolato/pagato.

Inserito il 31 March 2008 alle 17:06

14Team Work ha detto:

Io sono un blogger, e lo faccio per passione, non ho secondi fini. Solo immettere nel web la mia passione per il mondo del marketing e della comunicazione. Ciononostante, quando dico lavorare dietro le quinte intendo che i blogger (anche se senza secondi fini) fanno un lavoro importante, sono loro che innescano un meccanismo di buzz che permette alle news/eventi/campagne/etc… di perpetuarsi tra le miriadi strade di internet. Un minimo di riconoscimento…credo che non guasti a nessuno.

Inserito il 31 March 2008 alle 21:42

15Erica ha detto:

Dunque, premetto che non sono molto ferrata sull’argomento, ma mi sento di dire un paio di cose.
Credo che se una qualsiasi azienda o agente vuole “spingere” un blogger a, passatemi il termine, fargli pubblicità, è giusto dargli un compenso, ed è altrettanto giusto che il blogger lo segnali. Cos’è più importante sulla Rete se non la trasparenza?
Voglio dire, oggi nel 2.0 una persona può crearsi autorevolezza sul web, scrivere ciò che pensa, condividerlo e influenzare l’opinione altrui. Ma cosa succede se un’azienda per lucrare si insinua e amplifica la sua voce grazie al blogger accreditato? Finché il blogger è autonomo e scrive cose positive di suo pugno è legittimo (è notorietà di marca!) , ma se riceve una spinta, è giusto che lo renda noto! Ne va della fiducia della fonte, e ragionando per assurdo, se tutti facessero così, la stessa struttura orizzontale della Rete incespicherebbbe!
Trovo che la pressione da parte delle aziende sia inevitabile visto che il mercato tira da questa parte. Quindi gente, non vergonatevi di aver ricevuto delle “spinte”, anzi esigetele e rendetele note! L’unico limite? La vostra credibilità.

Inserito il 1 April 2008 alle 00:35

Discussione delicata : )

Condivido la posizione di Giorgio, ma anche in altri commenti ho letto cose molto sensate.

I due punti chiave sono:

- cosa succede quanto i blogger iniziano a guadagnare soldi, e non scrivono più solo per diletto?
- crescendo l’interesse sulla stampa on-line, è si assorbano alcune consuetudini tradizionali della stampa offline… è invitabile?

Inserito il 1 April 2008 alle 10:42

17Giorgio Soffiato ha detto:

Lo spunto di Elmanco mi fa pensare, mi chiedo se esista una “terra di mezzo” tra il modello blog e il modello editoriale off line traslato on line, e rispondo si per due motivi
- i blog si caratterizzano per uno stile trasparente, puro e informale che non può essere perso anche se si decide di accettare un post sponsorizzato o mettere un banner
- i modelli di business sono diversi, personalmente mi convincono poco banner e pop-up (che leggo come modelli pubblicitari off line applicati on line) mentre sono molto più convinto che il pay per post o il try per post siano interessanti, il blogger non deve vendere spazi perdendo la sua parte scienziente (che è il frutto del successo) ma interpretare in chiave personale e creativa una dinamica che è si sponsorizzata e sponsorizzante ma che genera valore aggiunto per l’impresa quando il blogger dice la sua e stimola i lettori con una discussione aperta brand-centrica

Inserito il 1 April 2008 alle 10:56

18Samuel ha detto:

Ciao a tutti,

pur non essendo un blogger in modo continuativo, mi interesso anch’io del ruolo della fiducia nel marketing.

Sto pensando a come sono “nati” i blog: come reazione ad una comunicazione di massa, omologante, come voci autonome che via via hanno costruito sulla credibilità il loro asset principale.

Penso al caso De Biase, per non citare quello di Grillo: il focus è sulla qualità dei contenuti, piuttosto che sulla loro quantità – e nel tempo queste finestre hanno sviluppato una certa idendità, posizionandosi in modo netto.

Sono d’accordo con il sampling, la recensione; meno col “pubblica questo e ti pago” – la marchetta che ti fa guadagnare nel breve termine ma perdere la faccia nel lungo.

IMHO,
Samuel

Inserito il 1 April 2008 alle 19:47

19Alessandro Battaglia ha detto:

D’accordo con Samuel, ho sempre creduto nell’indipendenza dei blogger e continuo a farlo. Un caso che ricordo a mente riguarda il lancio dello Skypephone da parte di 3: alcuni blogger hanno messo in luce, con post molto precisi e taglienti, le difficolta’ nel comprendere le condizioni contrattuali proposte da 3. Ricordo anche che alcuni responsabili di 3 hanno tentato di porre rimedio alla cosa rispondendo direttamente agli utenti attraverso i blog.
Mi chiedo se avremmo potuto beneficiare di questo canale informativo parallelo ed indipendente se 3 avesse corrisposto qualcosa ai blogger (considerato che credo che nessuna azienda sarebbe interessata a pagare per pubblicita’ negativa…).
Ok, l’universo dei blog e’ vasto e non tutti i blog hanno la stessa visibilita’, ma non stiamo forse ragionando su logiche di business ed advertising che non dovrebbero appartenere al mondo dei blog?

Inserito il 2 April 2008 alle 11:15

20Giorgio Soffiato ha detto:

Ciao Alessandro, probabilmente è sensato fare una distinzione: oggi i blog non sono più tutti uguali e quelli più virtuosi (spesso non sempre) hanno dietro un modello di business per il semplice fatto che la qualità è offerta da una redazione dedicata e da un lavoro a tempo pieno sul blog che lo fa sembrare un prodotto editoriale e lo fa essere un riferimento di qualità. Detto questo nessuno parla di mascherare o oscurare la trasparenza dei blog e dei blogger e nemmeno di far diventare i blog un contenitore di spot, se 1 post su 7 di marketingarena fosse sponsorizzato forse non succederebbe nulla se

- questo fosse segnalato

- ci fosse un controllo preliminare (non ha senso che io scriva un post sul Dixan perchè non faccio la massaia ma se mi spediscono un iphone ne parlo proprio volentieri e credo comunque con una certa onestà –> se non è umts e io devo andare in internet lo segnalo eccome..)

Non vedo quindi cosi enfatizzato il rischio, pur presente, che tu presenti, è chiaro che ci sono delle regole del gioco ma tanto la long tail quanto la legittimazione dei blog-hub rendono a mio avviso quasi certa la qualità anche in presenza di un modello di business “leggero”

Inserito il 2 April 2008 alle 11:24

21Filippo Minelli ha detto:

Premesso che ognuno può scrivere ciò che gli pare, purchè nei limiti della legge, è evidente che fare una palese marketta può dare fastidio se il blog ha sempre mantenuto uno stile “trasparente” e soprattutto se non segnalata. Detto questo faccio un esempio partendo da un altro punto di vista: cosa succede se un direttore marketing di una qualsiasi azienda aprisse un blog in cui parla sempre della sua azienda e in alcuni casi di altro?

Con questa domanda vorrei enfatizzare due concetti:

- quello che dici è necessariamente correlato a come sei percepito

- se riporti un comunicato o qualsiasi notizia senza aggiungere nulla di tuo non sei un “creator” ma consumi passivamente contenuti di altri nemmeno criticando…

vedi [http://ilmarkettaro.blogspot.com/2008/02/e-tu-quanto-20-sei.html]

c’è da dire inoltre che a volte è tutta questione di “diverso potere contrattuale”: quando apro il mio piccolo blog chiedo a qualche altro con pr 6 di scambiare i link, purtroppo non ho nulla da dare in cambio ma spero di poter ricambiare in futuro. Quando sono un blogger affermato mi contattano altri che prima incrociavo salendo le scale…che faccio?

Nel caso citato però si parla di realtà affermate che cercano appoggio tra peer senza offrire nulla in cambio…questo non lo trovo corretto.

Inserito il 2 April 2008 alle 13:16

22Q. ha detto:

Ritengo più che giusto che se un’azienda/brand spinga un blog affinchè parli della sua ultima campagna a tale blog venga corrisposto qualcosa che sia denaro, abbonamenti, prodotti o riconoscenza poi si vedrà. Trovo anche corretto che nel momento in cui tale blog riceva una “spinta” da un’azienda/brand a parlare di un prodotto questi debba segnalarlo (come sponsorizzazione, etc…).
Allo stesso tempo che interesse potrebbe avere un brand a far sì che un blog parli della sua ultima campagna se poi sia palesato che è proprio il brand a “pagare” quel post? Non ci stiamo avvicinando sempre di più alla pubblicità tradizionalmente intesa?
Con questo voglio dire: nel momento in cui viene proposta a un blogger una news della quale magari avrebbe parlato lo stesso (una campagna o un video brillante) e in più riceve il famoso “zuccherino” perchè dire che il post è stato sponsorizzato?
Chiaramente qui entra in gioco l’etica ma, se il messaggio è perfettamente in linea con la “mission” del blog e per il “target” in questione il post risulterà comunque interessante, il blogger rischia comunque di perdere credibilità? sarò troppo cinico?

Inserito il 2 April 2008 alle 13:40

Ho preparato da qualche settimana un post che ho pubblicato solo oggi e mi sembra in tema con la discussione, se interessa è http://www.elmanco.com/2008/04/02/le-segnalazioni-dei-lettori/

Riassumendo credo cmq che alla lunga il coltello dalla parte del manico lo tiene sempre il pubblico, se un blogger pubblica articoli-marketta troppo spudorati, i lettori hanno tanto maniere di fare sentire la propria voce: nel leggerti più, commentare negativamente, scrivere articoli di disappunto sul proprio blog, etc,etc

Inserito il 2 April 2008 alle 13:48

24Giorgio Soffiato ha detto:

In risposta a Q, secondo me no, porto un esempio: il fashion blog frizzifrizzi.it qualche giorno fa ha pubblicato un post sul progetto saldiprivati.com, cosi come noi abbiamo pubblicato un post su the ruyi. In entrambi i casi i progetti erano a target e i blog offrivano uno sconto a chi entrava con un codice riservato. Noi non abbiamo palesato nulla visto che non abbiamo guadagnato dall’iniziativa anzi abbiamo dato ai nostri lettori un’opportunità, frizzifrizzi che invece due soldini deve averli presi ha chiaramente esplicitato il fatto che il post è sponsorizzato. Il fatto è che un pubblico come quello di frizzifrizzi, pienamente a target, può anche avere piacere ad iscriversi con un’agevolazione quindi oltre allo zuccherino ($$) frizzifrizzi può anche dare un valore aggiunto ai propri lettori (lo sconto) e il brand ci guadagna (pubblico a target), un gioco a somma positiva? Ci guadagnano tutti? Io credo che quando parliamo di brand dobbiamo ragionare anche su questi nuovi player, sono spesso queste iniziative i clienti privilegiati dei blogger, non tanto vodafone o ferrero. Inoltre c’è anche da valutare la qualità del seeder, se io oggi lancio un progetto on line e scrivo a 10 blogger di marketing influenti avrò meno legittimazione di un hub (diciamo un Luca Conti di Pandemia) ma più legittimazione di un blogger appena entrato in scena, in questo senso ecco quello che il blogger deve fare (e dove deve guadagnare), deve costruire su di sé una legittimazione da utilizzare in vari ambiti, io l’ho fatto diventando consulente, qualcuno di noi l’ha fatto facendosi assumere in azienda, sono contrario ai business diretti coi blog e sopporto i business leggeri di cui parliamo in questo post ma la vera manna arriva nelle esternalità positive che un blog da, visibilità.. legittimazione..

Inserito il 2 April 2008 alle 13:51

25Giancarlo ha detto:

Ciao a Tutti,
non ho avuto il tempo di leggere tutti i commenti, quindi spero di non toccare punti già toccati da altri.(mi scuso anticipatamente)
Io vedo la questione da questo punto di vista:
i blog sono i giornali on-line (a livello informativo si intende). I giornali fanno informazione che reputano importante, come i blog, e sono aiutati dai comunicati stampa delle aziende. Tali aziende non pagano mica i giornali per pubblicare (nn dovrebbero!) in quanto si reputa che una notizia interessi al lettore e quindi aiuti il giornale (nel nostro caso blog) a aumentare i lettori.
Può capitare che a giornalisti vengano dati biglietti omaggio e quanto altro ma sempre in misura limitata.
Per questo penso che la regola dello zuccherino ha un suo senso se fatta in modo leggero, ad esempio invitando appunto ad un evento (che tra l’altro si tramuta in un altro post di solito da parte del blogger).
Pensare un blog come veicolatore di informazioni a pagamento diventa scorretto se non è dichiarato.
Bisogna essere credibili, e soprattutto limpidi e chiari in quel che si fa.
Sull’utilizzo di blog come veicolo di immagine dell’azienda il discorso è diverso in quanto bisogna che l’impresa o chi per essa sia in grado di vedere se gli utenti del blog possono essere il loro target, e se un numero sufficientemente elevato.

Inserito il 3 April 2008 alle 12:49

26Paolo Pappalardo ha detto:

Blogging sponsorizzato? Secondo me è un ossimoro.

Se il blogger si occupa di marketing e lo fa per passione, dovrebbe accettare volentieri che i seeder o le aziende in forma ufficiale gli segnalino le loro campagne virali. Se poi il blogger ha la necessità di guadagnare può mettere dei banner pubblicitari.

E’ come se un giornalista prendesse dei soldi per pubblicare un articolo in cui parla bene di una certa azienda. No, non mi piace. Il giornalista deve parlarne bene o male in base a ciò che ritiene opportuno nella massima autonomia.

Se l’azienda vuole che il blogger dia molta visibilità a un certo evento dovrebbe invitarlo. E’ chiaro: il blogger sarebbe contento di scrivere dei post direttamente dal luogo dove si tiene l’evento. E naturalmente potrebbe anche scriverne male, se l’evento è noioso e male organizzato.

Poi volendo si potrebbe pure pubblicare un post sponsorizzato, con la chiara dicitura “post sponsorizzato”, ma non sarebbe più blogging: sarebbe semplicemente un’altra forma di pubblicità. Esattamente come l’informazione pubblicitaria sui quotidiani: non si tratta proprio di informazione nel suo significato più vero. Sarebbe Un buon metodo se si vuole promuovere un prodotto che necessita di molte spiegazioni.

Ma naturalmente sarebbe una rinuncia al passaparola. Non credo che linkerei sul mio blog un post sponsorizzato. E poi verrebbe meno il fondamentale presupposto del passaparola: l’indipendenza della fonte, quel parlare disinteressato che mi fa pensare “se questo mi dice sta cosa senza guadagnarci nulla significa che è una cosa positiva”.

Inserito il 17 July 2008 alle 17:22

27Giorgio Soffiato ha detto:

Parto da questa frase

Se il blogger si occupa di marketing e lo fa per passione, dovrebbe accettare volentieri che i seeder o le aziende in forma ufficiale gli segnalino le loro campagne virali. Se poi il blogger ha la necessità di guadagnare può mettere dei banner pubblicitari.

In questo caso definirei il blogger “fesso” più che onesto: l’azienda guadagna, il seeder guadagna, l’agenzia guadagna, il blogger non guadagna…mmmm se c’è un seeder significa che non è solo la passione del blogger a spingerlo a postare

Inserito il 17 July 2008 alle 18:35

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