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I temporary shop

di Stefano Guerra · pubblicato il 21 Feb 2008
Archiviato in Marketing19 commenti

Stefano Guerra

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Qualche tempo fa mi è capitato di sentire in televisione il termine “temporary shop”, curioso lo digito su Google… mi accorgo che quello che mi era stato divinamente propinato dal più grande mezzo mediatico in Italia come un’assoluta novità, come l’ultimo grido della distribuzione commerciale, in realtà esisteva da tempo. Tuttavia, senza polemizzare sulla sempre più palese incapacità del mezzo televisivo di rincorrere la grande Rete sulla freschezza delle notizie, voglio parlare un po’ di questo nuovo e interessante metodo per valorizzare le merci.

Partiamo da una sintetica definizione: un temporary shop, come dice il nome stesso, altro non è che un negozio che rimane aperto soltanto per un periodo limitato, a volte anche limitatissimo (in alcuni casi anche una sola settimana!), e sono altrimenti detti pop-up store, tanto per restare in sintonia con i tempi che corrono.
Ma a che serve un negozio che rimane aperto una sola settimana? Apparentemente può sembrare qualcosa di assurdo e che sfidi le tanto famose leggi di fidelizzazione del cliente… come si può costruire una solida relazione con il cliente (fonte di indubbio vantaggio competitivo nell’era postfordista) in un periodo di tempo cosi breve? Non si fa. Almeno non apparentemente.
Il meccanismo è semplice, nemmeno tanto costoso, ma forse un po’ esclusivo: se ad esempio ho un negozio famoso per la qualità o perché all’interno del sistema moda, o se ho un noto marchio su cui poter far leva, posso procedere pagando un affitto settimanale (o più) nel centro, ad esempio, di Milano e attivare una rete di contatti (e questa è la parte più esclusiva e difficile, perché serve conoscere un certo numero di persone significative per il progetto, o riuscire comunque a contattarle) per coinvolgere PR e opinion leaders di vario livello (magari con mailing lists, quindi a costo bassissimo), decidere una data e il gioco è quasi fatto. Quello che si vuole proporre dunque è un’esperienza unica e irriperibile, basata sul tempo ma non solo: il cliente, che sa già di essere fortunato perché è venuto a conoscenza del fatto, troverà in quella sede prodotti unici, in linea con le aspettative, sarà accompagnato da un’atmosfera (e quindi è importante lavorare anche sul concept) accogliente e non frettolosa, tuttavia unica ed esclusiva, in modo tale che si trovasse di fronte all’attrazione per un determinato bene, sapendo che difficilmente se lo ritroverebbe luccicare davanti agli occhi, molto probabilmente sarebbe disposto ad acquistarlo d’impulso, pagando probabilmente un prezzo pure più elevato. Se una esperienza di questo tipo funziona, sicuramente diverte il cliente e offre la possibilità di creare un’immagine positiva nella sua mente riferita a quel negozio o a quella marca, dando così spunti, perché no, per una relazione di lungo periodo.

Sembra tutto interessante, però sono convinto che il tutto debba essere gestito con eccellenza per ottenere i massimi risultati… perché se così non fosse, mi viene da pensare che vi possa essere la possibilità di produrre più ansia che unicità dell’esperienza nella mente dei consumatori interessati, e di raggiungere risultati più negativi che positivi.

per l’immagine: carosi.it

19 commenti a “I temporary shop”

1Filippo Minelli ha detto:

Fondamentalmente si tratta di un’evoluzione dei famosi concetti di Pine & Gilmore… questa eventizzazione del punto vendita fa si che il mix di location, atmosfera/esperienza (temporanea quindi esclusiva) e prodotto si uniscano per spettacolarizzare un momento importante di incontro tra azienda e consumatore.

concordo comunque su due punti:

-la necessità di pianificare sia gli aspetti relativi alla location che quelli relativi alla comunicazione pre-durante-post evento

-il paradosso tra il fatto che oggi la fidelizzazione è il fine ultimo e il fatto che la temporaneità dell’apertura comporta che il brand in questione sia già molto conosciuto e riconoscibile

Inserito il 21 February 2008 alle 11:41

2Giorgio Soffiato ha detto:

Credo che nell’accezione evoluta del termine i temporary shop siano un ottimo strumento per il lancio di nuovi prodotti, soprattutto se inseriti in un contesto polisensoriale che spesso si sostanzia nella presenza di un deejay o di un ospite in quello che diviene uno stand o poco più e che è solitamente preceduto da teaser o campagne, viral / guerrilla. Mi sembra che la cosa funzioni bene
- per prodotti di moda
- in zone che possono comprendere il messaggio

Il temporary shop fa molto aperitivo milanese e pezzo unico.. da qui al banchetto di frutta manca una fascia media di prodotti “normali”, non è pensabile per questi prodotti una forma di shop temporaneo?

Inserito il 21 February 2008 alle 14:07

3pippo ha detto:

sono stato di recente ad un temporary shop al 15viadellapila a Marghera Porto – Venezia una bella esperienza dove è stata mescolata la cucina giapponese,con l’arte ed il fashion,3 realtà mescolate che si promuovevano ma era talmente bella l’aria che si respirava che sembrava una cosa unica,bello veramente.
ciao pippo

Inserito il 20 November 2008 alle 20:03

4valentina ha detto:

Studio comunicazione e devo preparare la tesi di laurea, mi piacerebbe farla proprio sui TEMPORARY SHOP…QUALCUNO SA DIRMI CHI CONTATTARE O COMUNQUE QUALCHE CONSIGLIO PRATICO, PIU’ CHE TEORICO???O CI SONO LIBRI DA LEGGERE SU QUESTO NUOVO CONCEPT STORE DI NICCHIA????? GRAZIE 1000

Inserito il 21 November 2008 alle 15:51

5Giorgio Soffiato ha detto:

Ciao Valentina, ho fatto qualche ricerca tra google e amazon ma non ho trovato molto.. sentiamo se Stefano che ha curato il post può dirci qualcosa in più..

Inserito il 21 November 2008 alle 16:38

6stefano ha detto:

avevo visto un servizio in tv, non ricordo ora il programma, mi pare “non solo moda”, o qualcosa di simile… poi ho curiosato un po’ nei blog e ho trovato qualche foto e dei post, non credo si trovi molto di accademico francamente e, soprattutto è un po’ ristrettino forse come argomento… potresti provare a farlo rientrare nel marketing esperienziale, dove trovi molto materiale, o nel retail marketing…

Inserito il 21 November 2008 alle 17:25

7Giorgio Soffiato ha detto:

forse una cosa del tipo “flagship store e temporary shop” sarebbe più completa

Inserito il 21 November 2008 alle 18:06

8federica ha detto:

sto facendo una tesi sul brand e le varie strategie di marketing.. nel mio progetto lancio un marchio nuovo di abbigliamento e volevo trovare una buona strategia di marketing per sponsorizzarlo.. e questa del temporary shop mi sembrava una buona idea qlk può darmi qualche consiglio? grazie :)

Inserito il 20 February 2009 alle 00:18

9Giorgio Soffiato ha detto:

Ciao Federica,

forse visto che hai un progetto reale darei un occhio alla fattibilità telefonando materialmente a qualche agenzia che fornisce questi servizi e cercando di capire che costi ci sono e se questo è in tema con il budget del tuo lancio.. visto che si tratta di un temporary direi che l’iniziativa potrebbe essere supportata da campagne temporanee e d’impatto tipo guerrilla marketing e da una campagna web contestuale

Inserito il 21 February 2009 alle 11:00

11Andrea ha detto:

Ciao a tutti, vi segnalo che è nata la versione on-line dei temporary store “fisici”, si chiama WebTemporaryShop.com
Molto interessante, soprattutto perchè le aziende non hanno costi fissi di accesso al servizio (il sito trattiene una percentuale solo sulle vendite effettuate).

Inserito il 25 April 2009 alle 21:21

13Marco Dazzo ha detto:

Un messaggio a Valentina ed un commento in genere:
per Valentina segnalo l’associazione http://www.assotemporary.com. Se poi ti rivolgi al Politecnico di Milano (Poli Design http://www.polidesign.net) sapranno darti informazioni utili.
Io studio il fenomeno da anni, per lavoro, ma mi basta pensare al vecchio negozio di Fiorucci di Piazza S. Babila … era un misto di shop in shop e temporary shop: le aziende aprivano in un contesto di forte impatto, anche grazie al marchio Fiorucci, un negozio temporaneo e da li sono nate veramente tantissime aziende del retail. Mitico Elio Fiourcci!

Inserito il 5 May 2009 alle 12:08

14Stefano ha detto:

Ciao Valentina prova a guardare anche http://www.webtemporaryshop.com forse ti può essere d’aiuto.

il fenomeno del temporary shop/store sta prendendo sempre più piede… Secondo me è da sfruttare…

Ciao
Stefano

Inserito il 29 June 2009 alle 23:00

16ketti ha detto:

Ciao a tutti, sto facendo pure io la tesi sui temporary shop e mi chiedevo se qualcuno sa dirmi la differenzza (se c’è) tra temporary shop e guerilla store e il legame tra temporary store e flagship store? grazie mille

Inserito il 2 February 2010 alle 18:18

17Giorgio Soffiato ha detto:

Ciao Ketti, ci provo ma non garantisco :-) Un temporary shop è semplicemente uno spazio temporaneo, non è detto quindi che debba essere d’impatto o “positivamente invasivo” come un guerrilla store, per capirci se affitti il negozio sotto casa per due mesi e vendi presepi è un temporary shop, se apri un tendone nella piazza della tua città a forma di presepe e lanci palloncini a forma di presepe nell’aria potremmo parlare di guerrilla store (estremizzo :-) … il legame tra temporary store e flagship store è invece più sottile, il flagship store non ha come obiettivo il sell out, o almeno non è l’obiettivo primario, nel flagship store tu comunichi le idee e i valori della marca, per cui se la sostenibilità è uno dei valori nel flagship store eviterai borsine non riciclabili e lo comunicherai anche se magari negli altri punti vendita non hai ancora introdotto questa innovazione, è quasi una promessa al cliente. Molto spesso i valori sono esprimibili in un temporary store perchè questa forma ti permette di essere itinerante e quindi comunicare in più luoghi e di “azzardare” di più anche a livello di layout e impostazione della struttura

Inserito il 2 February 2010 alle 18:26

18ketti ha detto:

Ciao Giorgio,
ti ringrazio davvero per avermi chiarito questi concetti. A buon rendere :-)

Inserito il 3 February 2010 alle 14:42

19ketti ha detto:

e sì, sempre io. ciao Giorgio! ora ti chiederei la differenza tra temporary store e pop-up store poichè in alcuni siti vengono usati come sinonimi in altri questi ultimi vengono considerati come una tipologia di temporary store. Dirti grazie è poco. ciao, ketti

Inserito il 3 February 2010 alle 18:23

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