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Intimissimi

di Ilaria Paparella · pubblicato il 28 Nov 2007
Archiviato in Advertising20 commenti

Ilaria Paparella

Il marchio Intimissimi è ormai, insieme a Calzedonia, conosciuto in tutta Italia oltre che all’estero, il suo successo è stato veloce e clamoroso tanto che viene naturalmente da chiedersi su cosa abbia puntato il celebre brand in tempi di agguerrita concorrenza asiatica sul tessile.

Il marchio è nato nel 1996 sull’onda che Calzedonia aveva innescato 10 anni prima, con l’obiettivo di offrire un prodotto buono ad un prezzo limitato. Dal 1998 la catena conta ben 80 punti vendita per arrivare alla fine del 2005 ad 809 negozi sparsi nel mondo che vestono l’intimo uomo e donna e pigiameria per una fascia d’età che va dai 15 ai 50 anni.

Leggendo l’azienda attraverso le 4 P possiamo constatare come essa si sia impegnata su ogni caposaldo del marketing con notevole impegno e capacità di lettura alla luce della realtà attuale

- Sicuramente un prodotto moda riuscito dall’attenta cura del dettaglio, progettato da giovani stilisti, tagliando quindi il costo di progettazione e dai materiali qualitativamente validi

- Una comunicazione capillare, orientata soprattutto all’off line, mai volgare pur trattando l’intimo e sempre attenta al sentiment della gente. Da ultimo è la notizia che Monica Bellocci ha girato un corto speciale che va su web confermando un trend che unisce registi e dive, internet e brand di moda. Solo quattro minuti di vero cinema dal titolo Heartango con firma di Muccino padre

- Luoghi d’acquisto piacevoli dal design semplice e ordinato e dall’atmosfera accogliente. Concept rafforzati dal riuscito franchising.

- Un prezzo non eccessivo che giustifica la qualità del prodotto ma non lo posiziona sulla fascia lusso o comunque sulla fascia alta del mercato rendendolo accessibile dalla più ampia massa della popolazione

Tutte le 4 P riconducono al concetto di femminilità in tutte le sue sfumature, una femminilità che coglie le aspettative delle ragazzine come delle donne mature che ritrovano nel brand una sicurezza per le scelte d’acquisto più particolari e sofisticate come anche per quelle più semplici.

Intimissimi rappresenta un valido caso di successo che dimostra come un uso accorto delle diverse leve possa rappresentare uno scoglio insuperabile per la concorrenza che punta solo ad un taglio del prezzo.

20 commenti a “Intimissimi”

1Filippo ha detto:

mi permetto di enfatizzare il ruolo della distribuzione e della formula del franchising: questo, a differenza di altre tipologie, permette di avere sempre sotto controllo tutti i dati di vendita, gestire gli assortimenti in tempo reale e pianificare con margini di errori bassissimi. tutto puù cosi essere centralizzato dal punto di vista strategico, e delegato in forma piramidale a area manager ecc che si limitano a riportare e a controllare che tutto vada bene. avendo tutti pdv monomarca è veramente “facile”!
il modello sta funzionando alla grande…

Inserito il 28 Novembre 2007 alle 13:56

2Anonymous ha detto:

chi è monica bellocci??? E Muccino padre? Fino a prova contraria i Muccino sono fratelli…

Inserito il 29 Novembre 2007 alle 11:50

3Ilaria P ha detto:

Mi scuso con il nostro attento e preciso lettore anonimo…Monica Bellocci, per chi non ce l’ha fatta a capire, è un refuso per Monica Bellucci mentre invece padre era nel senso di “più grande”, “maestro”.

Inserito il 29 Novembre 2007 alle 12:28

4Erica Pegoraro ha detto:

Il post mette ben in evidenza la strategia complessiva di intimissimi, con particolare attenzione alla coerenza di marketing. Vorrei sottolineare però l’idea di mercato che secondo me sta alla base del successo di intimissimi. E cioè quella di essersi inserita in una fascia di mercato al tempo scoperta dalla concorrenza. Prima del loro arrivo io mi prendevo l’intimo (anzi lo prendeva mia mamma, avevo 13 anni) ai grandi magazzini: quelle mutande altissime inguardabili e quei reggiseni a fascia stile sportivo che a tutto servivano tranne che a fare un bel seno. Se volevi qualcosa di carino dovevi andare nei negozi specializzati dove trovavi pizzi e merletti, sborsare qualche decina di lire (bei tempi..) e sentirti una signora di 50 anni. Intimissimi ha saputo puntare su una clientela giovane offrendo tagli moderni, semplici e adatti alla vita di tutti i giorni. Si è imposto come marchio di fiducia, un complice perfetto per sentirsi comoda e sicura di avere un bel capo “per ogni evenienza”.
Il tutto è stato ben orchestrato e la formula del franchising è stata vincente soprattutto per aver contemporaneamente tradotto i valori del marchio e permesso una gestione più controllata dell’assortimento e della logistica). Si è poi assistito ad un estensione di marca non indifferente: target femminile 13-50, linea maschile, maglieria anche elegante, pigiami; per non parlare di nuovi marchi (Tezenis), nuova comunicazione eccetera.
Un ultimo accenno a livello di prodotto. Hanno trovato una formula secondo me ottimale: delle collezioni classiche permanenti tali che si possono trovare gli abbinamenti anche a distanza di tempo, unite a delle collezioni moda temporanee, grazie alle quali si spuntano prezzi più alti e si mantiene un vero territorio di marca, aperto alla fantasia degli stilisti, in cui mantenere le promesse di marketing verso il consumatore e allo stesso tempo sperimentare nuove idee.

Inserito il 29 Novembre 2007 alle 15:58

5Ilaria P ha detto:

Ottime considerazioni Erica. In effetti si tratta di un brand che è riuscito a muoversi molto bene in differenti direzioni leggendo in maniera ineccepibile un vuoto d’offerta. Forse, perchè no, questa potrebbe essere la strada per vincere la concorrenza cinese e asiatica in generale. A ben vedere anche Zara (peccato sia spagnola) o altre catene che offrono validi prodotti a prezzi non eccessivi stanno dimostrando di saper affrontare molto bene il mercato attuale

Inserito il 29 Novembre 2007 alle 19:51

6Erica Pegoraro ha detto:

Sì infatti..solito discorso no? magari i cinesi ci battono sui costi di produzione, ma noi possiamo giocarci la lettura del mercato e la creatività..dai, pensare ai casi di successo è un buon stimolo in mezzo a mille difficoltà!

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 00:15

7Anonymous ha detto:

L’analisi di Intimissimi che avete pubblicato è svilente sia della complessità del fenomeno che del msrketing stesso.
Innanzitutto trovo antiquato l’approccio delle 4P ma questa è una mia ottica. Trovo assurda la descrizione del prodotto fatta, molto più interessante sono le osservazioni di erica pegoraro sulla compresenza delle collezioni temporanee, che escono ogni 15 giorni, con le collezioni permanenti. Si tratta, tra l’altro, della tecnica adottata da tutte le imprese di abbigliamento che si trovano nella fascia medio-bassa del mercato, da Benetton a H&M fino a Zara. Interessante la vostra teoria su come riscano a far quadrare i conti… assumendo giovani designer … chi ve l’ha detto? Ci sarebbe da disquisire anche sul concetto di “volgare”, cosa intendete per volgare? Ditemi una marca di intimo che fa pubblicità volgare…
Nessun accenno al aftto che la pubblicità è gestita, per interno, all’interno dell’azienda… dalla progettazione della campagna al media planning.
Anche la distribuzione, che secondo me è uno dei punti di forza del marchio, viene sviluppata in due righe senza accennare minimamente al fatto che Intimissimi è presente solo nei monomarca (da 80 nel ‘98 a 809 nel 2005) o all’alleanza con Calzedonia.
Ovviamente sul vostro blog potete scrivere quello che volete e come volete, le mie osservazioni sono legate al fatto che siate linkati ad un sito istituzionale come quello dell’Università Ca’Foscari alla quale sono iscritto e che mi spiacerebbe promuovesse un’immagine del marketing tanto superficiale.

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 12:43

8Rossana ha detto:

rispondo al “critico” anonymous. Sono anche io iscritta a Ca’ Foscari e, al contrario di te, sono orgogliosa dell’iniziativa presa dai ragazzi di MarketingArena, ce ne fossero di iniziative così… La descrizione fatta del caso Intimissimi potrà anche essere superficiale ( è una tua opinione) ma è un blog! Quindi meglio portare osservazioni costruttive che commenti inutili.
Perché non te ne apri uno tuo e vediamo se qualcuno te lo linka al sito universitario?

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 13:36

9LucaCrive ha detto:

Caro Anonymous…a parte che già per il fatto che non ti palesi, le tue considerazioni non meriterebbero attenzione. Ad ogni modo io sono democratico: perchè dici “analisi superficiale”? Voglio dire, è evidente che con quest’articolo si vogliono analizzare alcuni punti che sono stati ritenuti interessanti dall’autore, tralasciando altri. Questa non è una di quelle tesine prettamente accademiche che potrai aver fatto a Cà Foscari, in cui si devono analizzare tutti i punti d’interesse per prendere il votino o il creditino per la laureina.

L’approccio delle 4p potrà essere antiquato quanto vuoi ma è presente sui libri di mkt e dato che questa è “una palestra di marketing”, si partirà con analisi semplici, con concrete basi teoriche, accessibili a tutti.

Leggendo il tuo intervento (quello serio, ovvero il secondo) io vedo che fai un breve riferimento al paragone con Zara ad esempio, al fatto che è monomarca e ad alleanze commerciali…beh? non vedo una grande originalità e novità nelle tue considerazioni…Dove sta il core del tuo intervento? Dov’è la novità, l’originalità?

Ad ogni modo personalmente mi fa piacere che ci sia qualche intervento piccante e critico: il blog si anima e vive.

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 13:56

10Filippo ha detto:

Le collezioni temporanee, dette riassortimenti, che comprendono pure i flash, esistono in TUTTE le aziende di moda. Questo per puntualizzare sul commento di anonimo.
Le aziende di moda infatti vivono di “due business”, uno basato sulla collezione e l’altro basato sui riassortimenti dati dalle statistiche iniziali di vendita.
chiaro che avendo una rete di monomarca in cui si possono avere statistiche in tempo reale, le cose risultano agevolate. [come avevo già precedentemente enfatizzato…]
Forse il discorso delle aziende di fascia medio-bassa può essere spostato sul time-to-market dei riassortimenti…ma per il resto lo fanno tutte.

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 14:11

11Anonymous ha detto:

ok… dal momento che pubblicate le vostre idee su un blog vi esponete alle critiche. è il rischio che si corre. immagino avevate messo in conto che non sarebbero arrivati solo complimenti.
per quanto riguarda il mio non palesarmi credo non sia necessario, quello che dovrebbe interessarvi è quello che dico non chi sono o come mi chiamo.
inoltre non volevo per forza essere originale… credo solo, e lo dico per l’ultima volta, che analizzare così un fenomeno sia inutile e non dia giustizia alla complessità delle analisi di marketing.
non volevo contestare a priori, non è da me, infatti ho trovato interessanti le osservazioni di erica pegoraro.
rossana, non per forza bisogna scrivere, a me piace documentarmi e mi piace prendere spunti da ovunque… ho trovato inadeguato l’approccio e, visto che è possibile fare dei commenti, l’ho fatto. visto che questi non sono stati ben accetti eviterò di farlo nel futuro.

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 14:28

12Non Anonimo ha detto:

Sono capitato sul sito per caso e ho letto la prima discussione… beh, per essere dei markettari siete molto poco duepuntozero, visto che alla prima critica strepitate come sei vi avessero tolto il giochino. Io evito ogni commento perchè non conosco il caso e quindi non posso dare un’opinione professionale, ma vorrei sapere: voi, dall’alto di cosa avete deciso che gli stilisti sono giovani o il prezzo non eccessivo? Quali sono le vostre fonti? e, visto che siete linkati al sito di Ca’ Foscari, e quindi passate per un blog istituzionale frutto degli studenti della facoltà di economia, non ci tenete almeno a controllare i contenuti? Perchè altrimenti un articolo così sembra solo un markettone e basta.
Certo, è un blog e non è uno studio aziendale nè una tesina come l’ha chiamata qualcuno con tanto disprezzo, ma eviterei toni sensazionalistici (noi battiamo la Cina!) se uno non possiede nemmeno la professionalità di informarsi.
E i commenti, anonimi o non, servono a questo e se foste davvero marketer dovreste ringraziare ogni buonanima che perde cinque minuti per aiutarvi nel vostro LAVORO.

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 14:56

13Giorgio Soffiato ha detto:

Buongiorno a tutti, avendo avuto l’onore di fondare questa baracca ho l’onere di rispondere :-)

Ringrazio l’anonimo (concordo con crive, l’anonimato non fa mai onore) per gli spunti e il non anonimo per la critica sul 2.0 e provo a venire al punto. Il link dall’università Cà Foscari è un attestato di merito (forse) dato a quelle iniziative che si sono distinte in ambito universitario, il testo del link è (o dovrebbe essere) “palestra di marketing”, nessuna pretesa quindi di completezza o onniscenza markettara. L’approccio delle 4P che raramente ci caratterizza è in realtà lo stesso che i corsi di marketing della tua, che è stata la mia, università propongono. Questo è un blog di approfondimento o di stimolo, se con cadenza giornaliera potessimo pubblicare analisi di marketing a) le venderemmo b) siamo un giornale. Siamo in realtà un gruppo di 22-23-24enni che ha deciso che quello che impara all’università non basta ed è il caso di darsi una mossa.. ripeto nessuno ha pretese di rivoltare il marketing come un calzino o fare consulenza da questo punto di partenza (almeno per ora).

Io credo che le visite e gli attestati di stima ricevuti (pensa che abbiamo anche preso un premio come 3° blog emergente sul marketing d’italia) siano uno stimolo, cosi come lo sono le tue critiche, c’è però un pesante errore percettivo se credi che questo sia il blog dell’università cà Foscari, provvederò anzi a inserire un disclaimer perchè la cosa non è assolutamente nei nostri scopi.

Sul 2.0 solo una cosa: user generated content, condivisione.. perchè l’anonimo o il non anonimo non ci manda un bell’articolo e noi lo pubblichiamo? Le critiche non fanno mai piacere quando considerate infondate, soprattutto se la valutazione di un blog viene fatta su un post e non sul lavoro di due anni cui pertecipano 8 persone (che quella stessa università ha laureato con voti molto alti). Solo un invito: non leggeteci :-)oppure date il vosto contributo, la redazione è aperta, anzi apertissima

Giorgio Soffiato

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 16:15

14Non Anonimo ha detto:

Si vede. Complimenti per i voti molto alti adesso ho cambiato opinione.

Quanto all’articolo, ve lo manderei, ma poi non dovrei pubblicare le fonti come fate voi, e allora mi darebbe un po’ fastidio…

Dai non prendetevela e pensate che, in fondo, vi siete laureati con voti molto alti!!!

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 16:47

15Giorgio Soffiato ha detto:

Ero certo che la mia affermazione avrebbe causato la tua ilarità, caro anonimo, purtroppo avevo fatto conto su una base di intelligenza di chi segue questo blog che evidentemente sta venendo meno, lo dico perchè su un discorso di 40 righe ti sei soffermato sull’unico appunto scritto tra l’altro in risposta alla tua critica. Tu dici che l’università propone analisi di buon livello, e ci credo è il suo mestiere, noi invece non siamo a questo livello ma io trovo una distonia nel discorso visto che quella stessa università riconosce a noi, laureandoci, il titolo di markettari. Chiudiamo però la polemica, purtroppo non ho il tempo e per fortuna non ho la voglia di discutere di cavolate, il nostro blog è questo e ti invito ad inoltrare protesta formale all’università per far levare il link, in questo modo potremo evitare di apparire come sito istituzionale agli occhi del navigatore distratto. Quando vorrai tornare a parlare seriamente di ciò che ti piace sarai il benvenuto. E, fonti o meno, sarà il benvenuto anche il tuo articolo.

Giorgio

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 17:00

16Anonymous ha detto:

Da Arena quale siete avete slegato i leoni per far sbranare i sovversivi… io avevo deciso di lasciarti stare ma, evidentemente, non mi è possibile. Fai attenzione a chi posta i commenti…. tutto qua. Buona serata.

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 17:14

17Ilaria P ha detto:

Caro anonimo, (facile non esporsi eh!?)prima di tutto ti ringrazio per la visibilità che hai dato al mio post e in secondo luogo ci tengo a precisare, come hanno già detto altri, che in questa sede si tenta di lanciare dibattiti. Se con passione e intelligenza persone come Erica, Luca o Filippo aggiungono qualcosa di costruttivo, è un bene per tutti proprio come ci si aspetterebbe da un gruppo di studenti universitari, e non, che si scambiano pareri e punti di vista.
Concordo con te di non essere stata particolarmente profonda nell’analisi ma come puoi capire, in poche righe non si può certo cogliere la complessità di un’azienda e in ogni caso non avrei interesse a dimostrare chi sono e cosa faccio in questa sede in cui cerco invece il confronto con altre persone che umilmente si fanno partecipi di un progetto di crescita comune e che umilmente si mettono in gioco rischiano, perchè no, anche la propria faccia.
Ti saluto e come ha detto Giorgio, spero ci farai presto l’onore di renderci partecipi della tua competenza.
Con affetto ;-)

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 17:30

18LucaCrive ha detto:

Per i vari anonimi: io penso che le critiche siano ben accette, purchè siano costruttive. C’è da dire che a mio avviso non avete esplicitato troppo le vostre opinioni ma abbiate per lo più contrastato le tesi dell’articolo, senza apportare qualcosa di nuovo. E penso che sia per questo che ci siano state delle risposte un po’ piccate…tutto sommato può essere comprensibile.

Comunque sia, sulla scelta dei temi da affrontare in un articolo, vorrei dire la mia: non si deve per forza analizzare tutti gli elementi di un caso ma si scelgono solo alcuni punti. Ci sono delle limitazioni di spazio e di attenzione del lettore che devono sempre essere considerate: il taglio degli articoli, se notate, è molto basilare e si basa sull’immediata comprensibilità. E’ chiaro che se siete esperti di marketing possiate ritenere banali certe affermazioni, ma non siamo professori di marketing…

Ribadisco: io sono contento che ci sia dibattito, anche un po’ aspro: significa che l’articolo era azzeccato.

Saluti a tutti.

Inserito il 30 Novembre 2007 alle 18:11

19roberta ha detto:

A me, markettara urbinate, il blog dei colleghi-rivali ;) piace tantissimo, come piacciono anche i commenti costruttivi, invece che distruttivi.
Comunque, parliamo di Intimissimi.

A mio avviso Intimissimi, come dice anche Erica, è stata una delle prime aziende italiane a capire che c’era evidentemente un vuoto di offerta sul mercato. L’ha colmato in pieno. Poi sono arrivati player come Tezenis (un po’più low cost), Intimo 3, Yamamay e Oysho (che, come Zara, appartiene alla spagnola Inditex).
E oggi il mercato italiano dell’intimo sembra essere uno dei più floridi.

E’ da precisare, però, che il Gruppo Calzedonia ha in portafoglio Intimissimi e Tezenis (e un tempo anche Intimo 3, ora acquisito da La Perla)

Sinceramente credo che, e correggetemi se sbaglio, dopo la creazione di Tezenis (più bassa qualità e prezzi), Intimissimi si sia riposizionata verso l’alto, raffinando la comunicazione, lo stile e innalzando i prezzi, in modo da andare a coprire una fascia di mercato diversa da quella servita da Tezenis.

Però, lasciatemelo dire, il video della Bellucci mi è sembrato molto un tenativo top-down di strizzare l’occhio al mondo del virale, con contenuti, a mio avviso, deboli e con una veicolazione troppo pervasiva (passava in tv ogni 5 minuti!)
Ma magari, su quel target, è servito a rafforzare ed accreditare l’immagine di marca..

Un ultima cosa: nel concept dei punti vendita Intimissimi mi sembra debole, per nulla originale e affatto “ricercata” come invece sembra voler essere.
Dovrebbe, secondo me, prendere come benchamrk Zara, che si differenzia molto dai concorrenti grazie al layout del punto vendita, fondamentale per rafforzare il proprio posizionamento.
Voi cosa dite?

Inserito il 26 Dicembre 2007 alle 14:06

20Simone ha detto:

Mamma Mia, e dove sta il Marketing? Qui ci sono troppe polemiche…. meno male che io sono ignorante e non mi passa neanche per la testa di sparare a zero su uno o su l’altro però …. dai meglio ingnoranti ma felici e sotto a chi tocca così anch’io posso continuare a farmi delle risate. :)

Inserito il 16 Giugno 2008 alle 20:04

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