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La mia prima volta ad un Barcamp

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 29 Sep 2007
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Giorgio Soffiato

 

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Sabato scorso, nello splendida cornice della Ghirada di Treviso, ho sperimentato il mio primo Barcamp.

Andiamo con ordine, chiariamo che cos’è un Barcamp: un barcamp è un vero e proprio convegno open-source, senza inviti né gerarchie, dove il pubblico è parte attiva dell’evento e i contenuti non sono presentati da un ristretto gruppo di relatori, ma preparati in maniera partecipativa, grazie al formato wiki. Obiettivo: condividere e imparare in un ambiente aperto e libero.

Il tema del Barcamp Ghirada era la rete e i suoi utilizzi e sviluppi: i temi proposti erano essenzialmente il web 2.0, lo user generated content e lo user generated advertising, secondo life e così via..Noi di MA non potevamo mancare.

La Ghirada è stato un luogo ideale dove tenerlo, sia dal punto di vista estetico che pratico. Il convegno era organizzato in 4 sale dove ognuno poteva esporre il proprio argomento quindi ho dovuto sacrificare qualche intervento non avendo ancora il dono dell’ubiquità.

Ad ogni modo, tutto l’evento è stato ripreso da Blogtv.it, una tv, user generated che trasmette quotidianamente sul web!Questo canale televisivo è senz’altro uno dei più promettenti nel panorama italiano. Il suo palinsesto interamente user generated è senza dubbio stimolante, e chiunque voglia e sia bravo con una videocamera può diventare vlogger per questa webtv!

Il primo intervento che ho seguito e quello che forse mi ha lasciato il segno è stato quella proposto da Davide Lombardi, ideatore e direttore del progetto Zooppa ( www.zooppa.com ), di cui abbiamo già parlato anche all’interno del nostro blog. La sua esposizione, la possiamo definire, senza dubbio minimalista, non aveva preparato alcuna slide e forse, è stato proprio questo il suo punto di forza. Lombardi ci ha spiegato l’evoluzione del suo progetto e di come grazie all’incubatore d’impresa H-farm è riuscito a far decollare Zooppa dal nulla. Zooppa è una piattaforma innovativa di pubblicità generate dagli utenti e sponsorizzate dalle aziende. Gli utenti partecipano a delle vere e proprie gare delle telematiche proponendo i loro video autoprodotti per aggiudicarsi l’ “appalto”.

Questa azienda è un perfetto esempio di come il mondo dei contenuti autoprodotti possa diventare una vera e propria fonte di valore per aziende ( i casi più noti sono SEAT e Pago dei succhi di frutta) che intendano sperimentare un nuovo modo di fare pubblicità.

Per gli amanti della matematica creativa, segnalo l’intervento di Fabrizio Pivari e dei suoi quadrati magici. Pivari ha aperto un museo sui ” magic square” in Second Life (MSM: Magic Square Museum)

Pivari è sostanzialmente un matematico prestato al marketing che da sempre coltiva la sua passione per i quadrati magici cercando grazie a questi di dare un approccio creativo alla matematica. Il suo intento è quello di creare una sorta di comunità attorno ai quadrati magici ed è stato questo il motivo che lo ha spinto ad aprire il museo che contiene illustrazioni e gadget riguardanti i quadrati magici. Vuole sostanzialmente stimolare continuamente gli abitanti di SL per aumentare il loro interesse attorno a questa passione che per il sottoscritto resta arcana: ci riuscirà?

Al termine di questa mia visita in un Barcamp molto mi è rimasto. È stata senz’altro un’esperienza formativa niente affatto impegnativa! Lo scambio di idee, le presentazioni, gli incontri fatti dentro e fuori dalle aule di dibattito sono state la forza che hanno portato a partecipare persone da tutt’Italia non solo bloggers o campers convinti ma anche chi della rete conosce ancora poco.

La forza del Barcamp credo stia proprio nella sua struttura: l’assoluta democratizzazione delle idee dove chiunque ha diritto a dire la sua e ad essere ascoltato senza differenza tra navigatori esperti e meno esperti; è stato quindi un terreno fertile di confronto dove nuovi spunti per progetti ed idee creative sono stati generati.

Ringrazio,infine, Alessandro Carerra per un’organizzazione a dir poco perfetta.

Luca Dalla Villa per MarketingArena

Alfa 8C Competizione. Il nome dice già tutto… La sigla 8C evoca le Alfa Romeo 8 cilindri degli anni ’30-’40; il termine “Competizione” è un omaggio alla 6C 2500 Competizione, storico coupè sportivo degli anni 50, che guidato dalla coppia Fangio-Zanardi, vinse la mitica Mille Miglia.
Questo nuovo modello dell’Alfa Romeo, ispirandosi al passato, vuole quindi proiettare nel futuro i valori di tecnologia ed emozione. E’ un bolide che può raggiungere i 290 Km/h e passare da 0 a 100 Km/h in poco più di 4 secondi. L’alfa Romeo torna quindi a far parlare di sé nel campo delle auto sportive con la S maiuscola, grazie soprattutto alla collaborazione con il Polo sportivo della Maserati, altro marchio storico italiano che sta cercando (e ci sta riuscendo alla grande!!) di rilanciarsi nel campo delle auto Gran Turismo, quelle auto che dagli anni ‘50 in poi hanno fatto sognare migliaia di persone. E nella 8C competizione si vede tutta la voglia dell’Alfa Romeo di far rinascere questi miti del passato: la linea è innovativa, e anticipa molti elementi che caratterizzeranno le future vetture Alfa Romeo, ma è una linea che si arricchisce di emozioni e suggestioni di vetture che hanno caratterizzato il passato di questo marchio tutto italiano.
Al meraviglioso design è poi stata unita tutta l’esperienza ricavata dall’Alfa nel mondo delle Corse: l’aerodinamica è curata al massimo grazie soprattutto alle prove eseguite in galleria del vento, i materiali utilizzati sono all’altezza di una vera sportiva, con ampio utilizzo di carbonio e alluminio, le caratteristiche degli elementi meccanici sono all’avanguardia tecnologica, basti vedere il cambio robotizzato e il differenziale autobloccante. Insomma l’Alfa con la 8C Competizione ha voluto realizzare un vero e proprio gioiello che stupisce già al primo sguardo: gomme larghe, assetto basso, nuova interpretazione dei baffi e dello scudo caratteristici delle vetture della casa del Biscione, stile aggressivo ma allo stesso tempo equilibrato, un’ampia gamma di personalizzazione degli interni. Il suono prodotto dal V8 di 4700 cm3 è pieno e convincente: ogni piccolo particolare è stato curato per permettere ai fortunati possessori di quest’auto di vivere un’esperienza di guida unica.
Queste emozioni saranno (purtroppo) riservate a pochi dato che i modelli realizzati sono in un numero limitato di 500 esemplari, tutti ovviamente ordinati nel giro di soli 15 giorni. Sono significative le parole che ha espresso il responsabile del brand Baravalle: “Avremo potuto venderne duemila in tutto il modo e c’è perfino chi ha tentato una speculazione rivendendo la prenotazione”. Da ciò si deduce la volontà dell’Alfa di realizzare un modello esclusivo riservato ai veri appassionati del marchio; infatti anche le modalità di prenotazione sono speciali in quanto non è ordinabile dai normali concessionari, ma per ogni mercato c’è un Brand Ambassador responsabile che si reca di persona a conoscere il cliente per valutare se può essere “degno” di possedere una 8C Competizione. I mercati principali di quest’auto sono: USA (la 8C rappresenta il ritorno delle Alfa in America), Italia (tra gli acquirenti c’è anche il manager della Fiat Marchionne), Germania, Regno Unito, Francia e Svizzera. A mio parere ritengo che questa sia una macchina veramente eccezionale, e spero vivamente che l’esperienza che trarrà l’Alfa da questo gioiello, possa avere un seguito con la realizzazione di auto sportive di serie, ovviamente meno esclusive della 8C (ma altrettanto affascinanti), che permettano il rilancio di un settore di questo grande marchio italiano che da un po’ di anni era stato un po’ lasciato in secondo piano.

Federico Filon per marketingarena

Classe 1985 ho conseguito la laurea triennale in ingegneria civile all’università degli studi di Padova, e ora sto seguendo la laurea specialistica con curriculum strutture nello stesso ateneo. Oltre ad avere una grande passione per quello che studio sono un grande appassionato di automobili, e infatti il mio primo articolo lo conferma! :-) Sono inoltre un gran navigatore del web e seguo soprattutto i siti di sport, auto, informazione, e quelli legati all’ingegneria. Ritengo che marketingarena sia un bel progetto e sono contento di aver iniziato a farne parte! A presto!

Il pallone in rete..

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 27 Sep 2007
Archiviato in Web marketing e 2.0Commenta

Giorgio Soffiato
Il calcio è un affare serio. Soprattutto in Italia. Sono milioni i fan di calcio che esigono una ampia programmazione di eventi sportivi in generale e “pallonari” in particolare. E’ diventato un appuntamento sacro per i tifosi seguire la rassegna di tutti i gol della giornata di campionato, ma tra un appuntamento o l’altro, si perdono le due programmazioni principali in chiaro, visibili a tutti, anche a coloro sprovvisti di satellite: stiamo parlando della programmazione attorno alle 18 (Controcampo – Ultimo Minuto) e quella classica delle 22.30 (i “must”: Controcampo – Diritto di replica e La Domenica Sportiva). E se si perdono queste trasmissioni? Tanti saluti. Si dovrà cercare di beccare quei minuti preziosi di servizi calcistici spesso incompleti e frettolosi dei telegiornali.

Ma c’è un’alternativa. Sul web. Da ieri sera infatti Controcampo si attiva anche sul web con il sito www.controcampo.tv, attraverso il quale è possibile vedere tutti i servizi su ogni singola partita del campionato, previa registrazione.

Questa di Controcampo è una mossa strategica di un certo valore: genererà un notevole flusso di contatti al sito e aumenterà probabilmente la fedeltà alla redazione sportiva di Mediaset, piuttosto intraprendente e innovativa rispetto a quella istituzionale e manieristica del servizio pubblico Rai.
Ma non è solo la Rai che potrà accusare il colpo (in maniera relativa comunque: la Domenica Sportiva mantiene il suo zoccolo duro di tradizionalisti appassionati). La Gazzetta dello Sport infatti ha attivato, già da tempo ormai, il servizio PassSport. Anche qui ci si registra: bisogna fare un abbonamento, ovvero bisogna pagare per vedere i gol della giornata di campionato. Da ieri anche Controcampo si getta nella mischia, però vende le singole giornate, con tutti i servizi, per 3 euro.

Chi la spunterà? La battaglia è appena cominciata…

Una cosa è certa però: la WebTv sta sempre più scalzando la tv tradizionale. Sottrae in particolar modo il pubblico giovane. Addirittura il 60 % dei teenagers americani dice di vedere prevalentemente video in internet realizzati da altri utenti. La WebTv è inoltre un mezzo sempre più economico e sempre più accessibile, grazie alla diffusione della banda larga e alla diminuzione dei costi degli abbonamenti. E la pubblicità non sta a guardare. I video della rete stanno uscendo dalla fase amatoriale per entrare nel mercato globale. Time Warner (in programma 24 web show. Totale spesa: 3 milioni di euro) e Murdoch (con la WebTv “Hulu”) si attivano, mentre un segnale importante arriva dal capostipite YouTube: sono stati inseriti i primi spot all’interno dei video…

Link utili:
- www.theblogtv.com. Uno dei maggiori siti mondiali di tv in internet. Ed è italiano!
- www.mogulus.com. Crei il tuo canale tv e trasmetti in diretta. Puoi anche creare programmi in collaborazione con altri utenti della community.

PMI e web, quale rapporto?

di Thomas Longo · pubblicato il 26 Sep 2007
Archiviato in Made in italy e PMI5 commenti

Thomas Longo
Sul mondo delle PMI e il loro rapporto con il marketing se ne parla abbondantemente ormai da diverso tempo e, anche noi di MarketingArena, non ci siamo esumati dal farlo.
In particolare più volte abbiamo sottolineato come una possibile strada per avvicinare la miriade delle piccole imprese alle tematiche del marketing sia rappresentata dalla rete per uno svariato numero di motivi (abbattimento dei costi, allargare il bacino di utenza, aumentare la visibilità, ecc.).
Ora non intendo divulgarmi su tali aspetti in quanto, se pur interessanti, si è gia detto fin troppo, ma piuttosto cercare di capire quante PMI abbiano effettivamente sfruttato le opportunità offerte dal web.
Nel far ciò ho condotto una piccola ricerca, che sicuramente non può essere considerata rappresentativa e sulla quale tanto meno si può generalizzare, ma può rappresentare sicuramente un ottimo punto di riflessione.

La domanda che mi sono inizialmente posto è: Su un comune di piccola dimensione quante imprese insediate nello spazio urbano hanno optato per la costruzione di un sito internet?

Nel rispondermi ho innanzitutto individuato un piccolo comune da analizzare: Codevigo (comune di 5.987 abitanti della Provincia di Padova) e successivamente identificato il numero di imprese che in tale territorio vi opera. Tuttavia, vista la difficoltà ad accedere agli archivi comunali, ho limitato l’analisi alle aziende appartenenti al solo settore secondario e il dato che ne risulta è di 13 imprese attive.
Il passo successivo è stato quello di immettere il nome di ogni impresa in un motore di ricerca per verificare quante di esse fossero dotate di un proprio sito internet.
Il dato finale che ne emerso è che meno della metà delle aziende possiede un sito (6 aziende su 13).
Analizzando poi più dettagliatamente i singoli siti ho notato un dato sicuramente positivo per le aziende che operano nel B2B, ossia una sessione del sito in lingua inglese, indispensabile per chi vuole allargare il proprio mercato e competere a livello “globale”.
Tuttavia però, quasi tutti i siti, si caratterizzano per essere poveri di contenuti, basati su una struttura molto elementare del tipo “chi siamo”, “cosa facciamo” e “dove siamo”; sembrano in altre parole rispondere perfettamente a quello che è il pensiero di fondo di molti piccoli imprenditori: “il sito lo faccio perché ce l’hanno tutti, ma non ne intravedo l’utilità”.

Quello dunque che è emerso da questa “mini-ricerca” mi porta a dedurre che siamo ancora molto lontani dalla diffusione di una mentalità “internet oriented” nella miriade di PMI che presidiano il nostro territorio e che forse tutti i discorsi e le teorie che in merito si sono sviluppate non servono a molto se non sono accompagnate da un maggior dialogo da parte di esperti nei confronti dei piccoli imprenditori, dalla ricerca di un linguaggio comune che faccia capire realmente le potenzialità della rete. È inutile, secondo il mio modesto parere, parlare di CRM, contatti, posizionamento su web e tanto altro; sono tutte terminologie che un piccolo imprenditore non conosce e non capisce. Ecco che allora il primo passo che si deve compiere è educarlo attraverso un linguaggio condiviso e solo dopo passare realmente ai fatti.

Thomas Longo

Ferrovie e servizio al cliente

di Stefano Guerra · pubblicato il 24 Sep 2007
Archiviato in Marketing4 commenti

Stefano Guerra
Voglio provare a mettere in buona luce le Ferrovie dello Stato… non è facile, le polemiche sono molte e lo scontento generale è ampio: c’è chi si lamenta dell’igiene, chi dei ritardi abissali, chi del disservizio in generale a fronte di un prezzo del biglietto che aumenta, ecc… tutte queste cose a volte si possono davvero toccare con mano e basta salire su un treno che non sia “Eurostar” per rendersene conto… io il treno lo prendo ogni giorno e come tutti gli altri mi lamento con molte chiacchiere da bar, ignorando il fatto che prima di parlare bisognerebbe avere sottomano quantomeno delle statistiche o dei dati, che ovviamente io non posseggo, che possano mettere in luce i difetti enunciati dal popolo dei pendolari oppure sui costi di gestione per capire dove sono i veri problemi… tuttavia posso dire in estrema franchezza che non mi servono tante statistiche quando aspetto minuti e minuti che il mio treno arrivi, o parta…
Sarebbe bello capire dove sta il problema, qual è la fonte generatrice dei numerosi ritardi, o se veramente i treni sono poco puliti e in caso sarebbe interessante anche capire, in termini economici , il perché di questo eventuale disservizio, ma, in questa sede non mi sento di colpevolizzare nessuno, in quanto, come ho già affermato, non ho in mio possesso dati che possano confermare la mia eventuale tesi, mi potrei basare solo sull’esperienza personale, che, per quanto portante, non sarà mai in grado di soddisfare l’esigenza di una critica complessa…
Ecco, malgrado questa macabra introduzione mi piacerebbe spezzare una lancia a favore di Treni Italia: ho notato che da un po’ di tempo l’impresa sta lavorando “attorno al cliente” attraverso l’uso di servizi come l’uso di sms per avere informazioni sui treni desiderati, l’uso di FAQ, promozioni, anche internazionali, carte servizi, prenotazione taxi, prenotazione parcheggio, possibilità di acquisti dei biglietti on line, una interessante area clienti aperta ai reclami e ai suggerimenti (il che potrebbe anche essere visto in chiave di 2.0)… inoltre da un po’ di tempo ho notato che a Venezia sono stati appesi dei maxischermi che mandano in onda pubblicità (almeno mi pare… non ho avuto molto tempo per stare ad osservare :-P), il che si può vedere anche in chiave di marketing experience…
A questo punto vi pongo una domanda, soprattutto ai viaggiatori e ai pendolari: non vi è il rischio secondo voi che una tale collana di servizi possa ritorcersi contro l’azienda stessa? Mi spiego meglio… se dai dati risultasse che il pendolare, che è colui che più di tutti usa il servizio, avesse come bisogno primario la puntualità e l’igiene, allora non potrebbe essere che il fatto di investire risorse in cose “meno importanti” o in “bisogni secondari” sia visto come uno spreco e quindi una cattiva gestione, ottenendo a questo punto un effetto assolutamente contrario di quello desiderato? C’è questo rischio secondo voi?

Stefano Guerra

La particolarità del sito www.ferrariowners.com?
Presto detta: per accedervi bisogna essere proprietari di una Ferrari. Vecchia o nuova che sia, l’importante è che sia una Rossa di Maranello.

Questo il messaggio nella pagina della registrazione:

“Benvenuti nel Ferrari Owners’ Site.
Per diventare membri ufficiali del nostro club, è necessario fornire tutte le vostre informazioni anagrafiche e le specifiche della vostra auto. (…)
Essendo l’accesso al sito personale e riservato ai proprietari di auto Ferrari, lo stesso non è cedibile ad alcun titolo ad altre persone, pena il blocco immediato di suddetto accesso e degli altri eventualmente registrati a nome dello stesso soggetto.”

Lontani i tempi in cui il mondo dell’auto e il web sembravano difficilmente conciliabili. Lontani soprattutto i tempi in cui si pensava al sito come fonte di informazione, ma difficilmente esperenziale, specie per un acquisto complesso come quello dell’auto, dove conta la presa di contatto con il bene in questione.

L’approccio 2.0 ha spazzato via gli archetipi di un sito, utile per attingere informazioni, ma scarsamente emozionale e capace di rendere davvero fedele il consumatore.

Oggi l’approccio è ludico, basti pensare a Lancia, Fiat e Renault per i loro minisiti di prodotto (quelli corporate sono generalmente più austeri e “cerimoniosi”: più una zona franca dell’informazione e della logistica, com’è giusto che sia) con l’intento di catalizzare quanti più visitatori affezionati, tramite concorsi e trovate.

Il fatto che Ferrari abbia progettato un’azione di marketing sul web puntata sull’esclusività, e non sull’apertura è una scelta in linea con il target sicuramente azzardata, ma degna del brand: pochi altri marchi potrebbero permettersi il lusso di chiudere l’ingresso di un sito in maniera così stringente: penso francamente che la password per effettuare il login sia una delle più costose che si siano mai viste sul web!

Se qualcuno di voi lettori ha accesso alla parte riservata del sito, ci faccia cortesemente sapere se i contenuti sono all’altezza delle aspettative.

Gianluca Marconato per Marketingarena.it

Marketingarena al Barcamp

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Sep 2007
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Giorgio Soffiato

Ieri il nostro “Luca dalla villa per marketingarena” era al barcamp di treviso per vedere un pò l’aria che tirava, sembra le cose siano andate bene, talmente bene che non è riuscito a portare il nostro contributo per “eccesso di user generated content”. Lo mettiamo a disposizione qui, per mostrarvi ciò che volevamo raccontare. L’ultima slide anticipa un nostro progetto, noi di marketingarena ci siamo trovati cosi bene assieme che proveremo a offrire anche qualche servizio, oltre ai contenuti. Lo faremo su http://www.ilricercatore.org/ la cui occasione di lancio ufficiale non è comunque questa, vedrete infatti che il sito è ancora parzialmente under construction, ma l’occasione barcamp era troppo ghiotta per non anticipare un’iniziativa che chiude il cerchio e rende tangibili i vantaggi del frequentare l’università con fare propositivo. in questo senso i ragazzi di unieconomia condividono con noi il tentativo di rendere la facoltà di economia dell’università Cà Foscari di Venezia una realtà anche digitale, e come detto nelle slide qualche docente è nella nostra linea d’onda..

PER CHI NON VEDESSE LE SLIDE (TUTTI?) QUI IL LINK

Mi faccio l’album!

di Ilaria Paparella · pubblicato il 21 Sep 2007
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Ilaria Paparella
Per una volta posso ritenermi una consumatrice davvero soddisfatta e desidero condividere la mia esperienza positiva.
Un compleanno alle porte, poche idee creative a dire la verità, quando mi torna alla mente una mia amica che mi aveva raccontato di aver creato on line un album di foto.
Un po’ scettica faccio una rapida ricerca con Google e tra alcuni siti scelgo Myphotobook. Le alternative che mi si presentano su formati, tipologie di carta e prezzi sono vaste e il procedimento su ciò che devo fare molto chiaro, oltretutto ci sono moltissime immagini di esempi a cui ispirarmi. Scarico un piccolo softeware e passo qualche ora divertendomi ad inserire le foto dal mio pc a queste pagine di album scegliendo i colori degli sfondi, le cornici, i testi da inserire, allargando, tagliando e sormontando foto a piacere. Il risultato mi pare gradevole e, ormai era diventato un gioco, spedisco la composizione al sito in questione. A dire la verità, non avendo fatto spesso acquisti on line qui trovo qualche difficoltà perché con la post pay che avevo io ho potuto pagare soltanto in sterline perdendoci un po’ col cambio ma tutto sommato la cifra dell’album che avevo scelto come prova era esigua (attorno agli 8 euro) ed ero troppo curiosa del risultato.
Non ho scelto l’opzione posta prioritaria quindi mi aspettavo di aspettare mesi e invece esattamente dopo dieci giorni il pacco è stato recapitato nella mia abitazione, il risultato davvero notevole, da far invidia a fotografi professionisti e il servizio post vendita accuratissimo: ad ogni fase (ricevimento ordine,messa in stampa, spedizione) ero avvertita con una mail e comunque potevo vedere lo stato dell’ordine anche dalla sezione “ordini” del sito.
Ho già visto che fanno mega tele dando un effetto dipinto alla foto che gli si manda (35 euro) e hanno un ottima politica di sconti quantità. Usano un po’ di multilevel marketing offrendo uno sconto di 5 euro se gli si presenta un nuovo cliente che effettua un acquisto e fanno largo uso del search engine mkg: digitando album fotografico o libro foto sono i primi, con collegamento sponsorizzato, su Google. Ricordo che l’azienda è tedesca e quindi ha anche tutti i meriti di aver superato barriere linguistiche importanti.
Per dovere di completezza devo citare anche Photocity, altro sito ben fatto che offre prestazioni simili a prezzi competitivi.
Credo sia un servizio che ancora conoscono in pochi ma penso sia davvero degno di nota: consente di divertirsi a piacere creando album di qualità elevata a prezzi davvero esigui. Ancora una volta internet la vince!

Ilaria Paparella

Creatività per competere

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 20 Sep 2007
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Giorgio Soffiato

Ci sono appuntamenti che non andrebbero persi e persone che meritano di essere ascoltate, soprattutto quando a parlare di creatività sono i creativi in prima persona e non chi ne studia i comportamenti con un pizzico di invidia. Se venerdi passate da Venezia, prendetevi due ore.

Caro, vecchio volantino…

di Filippo Minelli · pubblicato il 20 Sep 2007
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Filippo Minelli

Siamo nell’epoca della tecnologia, di internet, e dei nuovi strumenti di comunicazione. O forse no?
Ecco il “vecchio che avanza”, ovvero il volantino (flyer o dépliant a seconda di come lo si voglia chiamare), che costituisce ancora uno strumento efficace ed efficiente.
Storicamente parlando, il volantino ha un passato molto lungo, è servito per veicolare messaggi di ogni tipo, dalla politica alla propaganda sociale, fino alle forme commerciali. Negli ultimi tempi, si può dire che sia tornato alla ribalta, come dimostrato da una recente ricerca di Altavia Italia e Lorien Consulting – che afferma che per il 64,3% degli italiani il volantino è un mezzo efficace.

Cerchiamo di capirne di più:

innanzitutto il flyer , come afferma anche Francesco Marino in un articolo per toptrade, “è uno strumento onnipresente geograficamente, esistono versioni nazionali, regionali locali; è sempre più frequente la quantità di fogli consegnata nelle caselle della posta è aumentata con una rapidità impressionante; è multicanale perchè ha modificato vari aspetti del mercato. Sicuramente ha modificato l’atteggiamento dei clienti e le modalità di acquisto. I clienti sanno che in ogni momento dell’anno possono rivolgersi a questa o a quell’insegna per avere le offerte migliori, al costo o anche sottocosto. Questo ha portato ad un crescente “infedeltà” dei clienti, trasformando (almeno in parte) il rapporto di fiducia con il punto vendita in un rapporto opportunistico, dal matrimonio insomma la rapporto occasionale.”

Ma siamo davvero schiavi del volantino?

Forse si. Si perché la guerra dei prezzi, dell’offerta, ci porta a volte a cercare qualcosa di immediato ma al tempo stesso conveniente, che salti agli occhi, e non importa se non si va più ogni giorno nello stesso negozio!

Vediamo qualche caratteristica:

in primo luogo, come riportato su Largo Consumo n.4/2007, il costo annuo di tutte le campagne promozionali di un volantino è pari a quello di tre campagne televisive. inoltre non comporta costi di affissione. La durata media di una campagna è la stessa di quella necessaria per il lancio di un prodotto in tv…ma con costi nettamente inferiori.
Di contro, evidentemente i problemi legati all’ambiente, al rischio “spam”, allo stile grafico a volte non soddisfacente.

Secondo la già citata ricerca Lorien Consulting il volantino dovrebbe:

-comunicare qualità
-avere un formato facilmente consultabile
-informare in maniera trasparente
-presentare in maniera adeguata i prodotti
-comunicare chiaramente il prezzo
-ispirare fiducia

Sembra quindi che il volantino rappresenti ancora un ottimo strumento promozionale e comunicativo, che deve spingere all’acquisto di impulso o in ogni caso carpire l’attenzione dei lettori spingendoli a recarsi nel punto vendita.
Rimane, a mio avviso, fuori discussione il fatto che debba essere assolutamente integrato in una più ampia campagna di comunicazione.
Filippo Minelli

Fonti:

http://www.toptrade.it/01NET/HP/0,1254,37_ART_39297,00.html?lw=37;2

Largo Consumo

Segnalo anche un video interessante sull’influenza dei volantini: http://arts.guardian.co.uk/video/page/0,,2153194,00.html

E una ricerca sull’impatto del volantino sulle dinamiche d’acquisto:
http://www.mymarketing.net/upl/d@y/cst/agora/articoli/1387_1_200605191904.pdf

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