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Archivo » Maggio 2007

L’azienda di pelletteria, valigie e accessori da viaggio di lusso Piquadro, fondata nel 1988 da Marco Palmieri, allora studente universitario poco più che ventenne, è un esempio di come produrre in Cina e far crescere l’azienda in Italia possa essere una strada vincente.

Le tappe fondamentali della crescita dell’azienda sono le seguenti:
· 1988: Calmieri fonda Piquadro, e inizia a produrre, per conto terzi, con una dozzina di dipendenti

· Fine anni ’90: la produzione viene in parte spostata in Cina e Piquadro fa ingresso sul mercato con il proprio marchio

· 2003: Piquadro avvia una joint venture, al 50% con soci cinesi di Hong Kong.

· 2006: Piquadro fattura 35 milioni di euro, cresce a un ritmo del 25% l’anno, esporta in 48 Paesi e si prepara per la quotazione in Borsa.

Palmieri ha puntato sulla Cina, sul Made in Italy, su tecnologia e qualità:

· Cina: in definitiva la delocalizzazione produttiva è parte del segreto del successo di questa azienda, per stessa ammissione del suo eclettico fondatore: “In Cina abbiamo investito 1 milione di euro. Il nuovo stabilimento di Gaggio Montano (ndr: nell’Appennino bolognese) da solo ci è costato 8 milioni di euro. E meno di un quarto delle fatture che paghiamo vanno in Cina, più di tre quarti restano in Italia. Chi ha investito bene in Cina libera risorse per l’Italia.” (Gentleman, nr.76, Giugno 2007).

· Made in Italy: Palmieri mette l’accento sul design più che sulla moda, intendendo design non soltanto la forma e il packaging ma la “prestazione” del proprio prodotto, il quale deve essere oltre che di bell’aspetto anche funzionale, modulabile, innovativo e confortevole.

· Tecnologia: sviluppo della produzione e logistica, molte risorse e ben 42 persone impiegato in R&D, attenzione al cliente anche attraverso un ridotto lead time nei tempi di rifornimento del punto vendita; e ancora laboratori test per le prove di resistenza dei prodotti.

· Qualità: la pelle parte dall’Italia e viene spedita in Cina, dove viene lavorata. Non a caso, in quanto secondo lo stesso Palmieri “nella lavorazione della pelle l’Italia esprime ancora un primato assoluto”. (Gentleman, nr.76, Giugno 2007)

Considerazioni:
· Mi ha colpito il fatto che Palmieri sia riuscito a creare un brand sinonimo di qualità, stile e Made in Italy, puntando sul design più che sulla moda, producendo in Cina.

· Palmieri si è inventato un business quando era uno studente poco più che ventenne, dopo aver fondato un’azienda d’informatica che si stava avviando bene: questo è avvenuto vent’anni fa, alle soglie degli anni ’90, non negli anni Sessanta o prima. Resto sempre stupito quando un ragazzo riesce a cogliere nel proprio tessuto delle opportunità e rischiando investe soldi e tempo. In fondo, la vera scommessa vinta da parte di Palmieri è stata nel primo passo, nella decisione di fondare l’impresa.

Gianluca Marconato per Marketingarena

Fonti:
www.piquadro.com
Gentleman, nr.76, Giugno 2007, art. Rialzo in Borse, pg. 206-208, di Marco Maroni

Riceviamo e pubblichiamo

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 30 Mag 2007
Archiviato in Web marketing e 2.0Commenta

Giorgio Soffiato
Dopo aver appreso con piacere di essere entrati nella blogroll di marketingblog ed ebolablog, riceviamo dal nostro Luca e pubblichiamo una news:
Milano, 23 Maggio 2007Nasce il primo network di video blog in Italia!

Viene ufficializzato oggi il primo network di video blog (vlog) in Italia: vlogSfera.it. Si tratta della prima esperienza di nanopublishing di questo genere nel nostro Paese, partita ufficiosamente dallo scorso Gennaio con tre blog dedicati a: Auto, Cinema e TV, Tecnologia.

Gli ideatori affermano “Vogliamo fornire un’informazione completa sotto tutti i punti di vista: novità del giorno, recensioni valide, schede tecniche e commenti critici e indipendenti scritti da professionisti dei diversi settori corredati da video e fotogallery, e dare la possibilità all’utente di votare tutti i post, commentarli interagendo con la redazione e gli altri utenti”.

L’insieme dei video inseriti all’interno di ciascun post dei tre blog vengono anche raccolti in una speciale Web Tv: ciascun utente potrà visionare dei palinsesti scelti dalla redazione o realizzarne di propri, condividendoli con i propri amici e sul proprio sito web.

Ecco una breve descrizione dei tre blog già ricchi di post:

AutoVideoBlog.it anticipa con “video spia” e foto le novità del settore auto, recensisce in modo dettagliato, con schede tecniche le automobili sul mercato italiano ed estero, propone confronti tra le vetture di differenti case automobilistiche appartenenti alla stessa categoria. Infine suggerisce classifiche, offerte promozionali, nuove tendenze.

CineVideoBlog.it con scoop, recensioni in anteprima, trailer dei film nelle sale italiane fornisce un’informazione completa sul mondo del cinema. Ma si dedica anche alla televisione proponendo curiosità e critiche sui programmi in onda, anticipazioni sulle novità previste e analisi dei dati auditel, le classifiche dei film e telefilm sempre con ricche fotogallery e videogallery.

Dedicato al mondo delle tecnologie coinvolte nella nostra vita quoditiana, TecnoVideoBlog.it propone recensioni, comparazioni e schede tecniche sui più interessanti prodotti tecnologici per la casa, il lavoro e il tempo libero: televisori LCD, lettori mp3 e Home Theatre, computer, schede grafiche e fotocamere digitali, cellulari e smartphone.

Da evento 1.0 a evento 2.0

di Filippo Minelli · pubblicato il 30 Mag 2007
Archiviato in Eventi3 commenti

Filippo Minelli
Volendo citare un passo di un articolo di Marco Camisani nel Sole24ore, “I nuovi paradigmi del web 2.0 cambiano anche gli aspetti legati all’organizzazione aziendale”. L’adozione di nuovi strumenti legati alle tecnologie digitali e a internet permettono spesso un risparmio in termini di tempo e risorse.
In particolare nel caso degli eventi, la tecnologia si sta dimostrando un partner efficace ed efficiente per il successo presente e futuro di questo mezzo. Le possibilità offerte dalla rete e dalle altre tecnologie possono essere integrate in ogni singola fase dell’evento, permettendo così una maggiore flessibilità nella pianificazione e nella sua gestione.
Si pensi ad esempio alla organizzazione dell’evento. Oggi le tecnologie digitali permettono di disporre di servizi specifici per semplificare le fasi e incrementare i risultati: dall’organizzazione della location, alla disposizione dei tavoli al servizio di invito automatico – con conseguente raccolta dei feedback – internet permette di gestire le piccole esigenze, le nicchie, spostando al centro dell’organizzazione il singolo utente, maturando così la percezione di efficienza nel servizio.
Nella fase di esecuzione dell’evento, invece, si è visto come la tecnologia permetta di estendere la durata dell’evento nel tempo e anche a chi non ha potuto assistere in diretta. La possibilità di interazione, facilita la comunicazione e – soprattutto nel caso di eventi b2b – permette di ottimizzare il flusso di informazioni e scambio eventuale di documenti.
Inoltre, la possibilità di ottenere feedback in tempo reale, sia attraverso la rete che mediante i dispositivi mobili (telefoni cellulari), consente di raccogliere i dati in maniera sistematica ed efficace, consentendo alle aziende di ottimizzare le proprie azioni di CRM. Un’altra delle aree che notoriamente si rivela difficile da analizzare nel caso degli eventi è il livello di esperienza percepita dai consumatori. Le tecnologie mobili, in questo caso, possono non solo aumentare la brand experience attraverso l’interattività che esse permettono, ma anche fornire misure dell’efficacia dell’evento attraverso feedback continui con i partecipanti.
Infine, anche per quanto riguarda la comunicazione a supporto dell’evento, le nuove tecnologie permettono grandi risultati: la rete permette di dare visibilità all’evento mediante una trasmissione “dal basso” delle informazioni. Oltre al sito web, infatti, gli strumenti che permettono di diffondere in maniera efficace e poco invasiva sono le newsletter, i blog e le numerose piattaforme di social networking presenti. La particolarità di questi strumenti, quindi, è quella di mantenere la possibilità di dialogo tra le diverse parti, alimentando il passaparola e la condivisione di informazioni riguardanti l’evento. Ad esempio, la comunicazione attraverso i “wiki” viene effettuata attraverso canali diversi, di conseguenza l’informazione non è centralizzata ma distribuita in maniera dinamica. Inoltre,la possibilità di intervento dei partecipanti rende lo strumento una vera e propria “social media release, e non un semplice comunicato stampa. L’aggregazione di contenuti, infatti, permette di integrare numerosi elementi, tra cui immagini, referenze, foto, commenti, distribuendole su piattaforme differenti. A questo proposito, invito i lettori a visitare l’ottima presentazione di un caso pratico di organizzazione di evento 2.0 di Leonardo Bellini:
http://www.slideshare.net/leonardobellini/online-reputation-management-49666/

Ciò che è significativo ribadire, in ultima analisi, riguarda essenzialmente le possibilità che questi strumenti offrono: la semplicità di fruizione, unita alla maggiore efficacia ed efficienza (in termini) di costi, permettono di estendere l’utilizzo anche alle nicchie di mercato. Queste ultime, sono da considerarsi non solo come pubblico (di nicchia), ma anche come un estensione della capacità di organizzare un evento, limitando al minimo la perdita della professionalità.
Ciò significa, ad esempio, che anche le piccole e medie imprese, o in ogni caso realtà aziendali che non dispongono di ingenti risorse per investire in questo tipo di comunicazione, possono risultare avvantaggiate dalle applicazioni tecnologiche.

Tuttavia, ciò che rimane ancora un interrogativo, riguarda essenzialmente le capacità e le competenze necessarie per impiegare questo tipo di tecnologie in maniera produttiva e redditizia. In ogni caso, però, nel futuro degli eventi, ci sarà la tecnologia.

Filippo Minelli per marketingarena

Silenzio!

di Ilaria Paparella · pubblicato il 29 Mag 2007
Archiviato in Design e arte8 commenti

Ilaria Paparella
Il dibattito con il fantomatico personaggio Didi su firstdraft mi ha fatto riflettere, da brava testarda sono convinta che un’unione e un dialogo tra tecnica e istanze culturali-umanistiche-ambientali-soft sia possibile. Esco dal campo artistico e provo a riflettere su alcuni esempi di questo tipo:

Sembra oggi finita l’epoca degli status simbol pacchiani come lo stucco dorato della casa di Donald Trump o il Suv di Marco Ranzani, e le cose che contano sono sempre più quelle immateriali e la ricchezza è light. Viene privilegiato il semplice uso al possesso e spesso quindi si preferisce pagare l’affitto piuttosto che la manutenzione degli oggetti. L’obiettivo ultimo pare quello di sganciarsi dalla dimensione terrena, pesante e doveristica per galleggiare nel virtuale, dove le responsabilità si stemperano.
Lo spazio, il tempo e il silenzio, entità senza prezzo e non (ancora) quotate in Borsa, oggi, insomma, rappresentano gli ultimi oggetti del desiderio e lo spiega bene Thierry Paquot che nel suo breve saggio Elogio del Lusso dice: “ la mia visione è quella di un arte del vivere dove questi tre valori, il tempo, il silenzio e l’immensità si completano, si combinano e a volte, si sovrappongono… e la loro combinazione secerne il lusso”. Ma vediamo i tre valori nello specifico:

SPAZIO: La “conquista” dei metri quadrati a disposizione è una filosofia di vita che va dal contemplare panorami sconfinati all’evitare mezzi pubblici nell’ora di punta, fino all’indossare abiti di almeno una taglia più grande: il corpo ha bisogno di respirare, come la mente; per questo Paquot definisce lo spazio immensità come il contrario di tutto ciò che è stretto, confinato, promiscuo e richiuso, ma che invece annuncia l’orizzonte, l’infinito, il largo e la possibilità di stare da soli.

TEMPO: La manualistica sulla gestione del tempo sembra convergere su un unico assillante punto: il tempo serve a produrre, per questo non va sprecato. Pochi però si prendono la responsabilità di dire che si ha bisogno di tempo libero per riprendere in mano la propria esistenza e riscoprire il valore dell’inattività. Paquot scardina il concetto di Santa Produttività scrivendo: ” La pigrizia non è più un diritto ma un dovere che necessita di una vera e propria fase di apprendimento. Misuriamo il nostro livello di libertà sulla base dei nostri vagabondaggi personali. Il tempo è un valore che non ha prezzo nel momento in cui se ne dispone in forma di tempo libero”.
Esempio di questo la Snack Culture, teoria americana che professa la miniaturizzazione di canzoni sull’I-pod, film, videogiochi. La loro fruizione viene condensata infatti in pochi minuti così si impara tutto quello che va di moda nel panorama cultural-spettacolare e nel resto del tempo ci si può immergere nell’ otium totale.
SILENZIO: “Secondo uno stile di vita mondano, il silenzio è qualcosa di cui non vale la pena di occuparsi, è più importante pensare, creare, fare cose: riempire il silenzio con il suono.” Queste parole sono di Ajahn Sumedho, monaco buddista che invita a prestare attenzione alla calma naturale della mente per uscire dal condizionamento sociale. La tendenza si percepisce dall’offerta di vagoni NoMobile sull’Eurostar in cui è severamente vietato l’uso del cellulare, agli alberghi del silenzio che aborrano decibel troppo alti, direzioni che, per altro si stanno facendo strada anche nell’architettura.

Tutto questo per dire che il lusso sta andando nella direzione di una riscoperta di se stessi e del proprio benessere.. quel benessere lontano dallo stress di possedere, ostentare, esibire, ma dato da aspetti tanto soft da risultare spesso invisibili.
Mi sembra che il marketing se ne stia accorgendo anche se credo che la consapevolezza debba ancora aumentare, siete d’accordo?

Ilaria Paparella per marketingarena

Fonti: www.cosmopolitan.it

Effetto Domino

di Luca Dalla Villa · pubblicato il 28 Mag 2007
Archiviato in IntervisteCommenta

Luca Dalla Villa
Cari Lettori, questa settimana parliamo di un’iniziativa un po’ insolita o meglio inusuale…
Sono lieto di presentarvi il progetto DOMINO (www.domino.it ) : un gruppo di persone altamente specializzate nel comunicare con la rete, le soluzioni informatiche, il marketing inusuale.
Parliamo questa settimana con Andrea Bosso uno dei ideatori e direttori del progetto, ed iniziamo subito con alcune domande che mi sorgono spontanee..
Che cos’e’ www.domino.it ? e qual e’ la sua filosofia?

Domino è un’interaction agency. Da 11 anni facciamo parlare i brand con le persone.
Domino sviluppa progetti di comunicazione esterna ed interna per aziende medie e grandi. Vengono utilizzate le nuove tecnologie di comunicazione (web, sms, mms) in abbinamento a canali tradizionali (es. video) e attività sul campo (es. eventi, stickering, …). Progettiamo e realizziamo web site, campagne di un-usual marketing, multimedia catalogue, portali aziendali e sistemi extra- net. Il team di Domino, formato da 35 persone, è in grado di seguire il cliente in tutte le fasi del progetto: strategia; concept; design; tecnologia; gestione operativa; misurazione dei risultati. La qualità delle proposte è misurata da un unico indicatore riferito alla nostra partecipazione a gare: Domino ha registrato negli ultimi tre anni un winning rate medio del 50%. L’innovazione tecnologica ha mutato le modalità di fruizione dei media creando un vero e proprio “multitasking sensoriale”.
Domino segue un nuovo approccio che promuove l’utilizzo integrato e simultaneo di mezzi e canali con l’obiettivo di creare una vera e propria experience tra cliente/ consumatore e marca. Domino ha declinato questa nuova metodologia in importanti progetti a livello nazionale ed internazionale.

Lei si occupa di Domino UM, mentre i suoi colleghi trattano Domino WEB and Domino IT: che cosa significano le sigle e quali sono le differenze tra i contenuti trattati

Domino è una azienda che lavora su tre divisioni:
• DominoWeb, che si occupa di web dalla realizzazione al marketing
• DominoIT, Information tecnology e system integration
• DominoUM, che studia e crea progetti di marketing inusuale, come ad esempio il marketing virale, guerrilla. Abbiamo ideato un approccio che abbiamo chiamato Social Netmarketing

Una persona dal pollice verde potrebbe entrare nel sito e trovare scritto BIO MARKETING, e magari rimane confuso, che cos’e’?

Biomktg permette di creare, gestire e controllare campagne di viral marketing per raggiungere, comunicare e fare circolare spontaneamente le tue idee e i tuoi prodotti attraverso internet. E’ il nostro primo approccio al mktg non convenzionale: dal 2000 biomktg si occupa di creare il passaparola via messaggi email e minisiti.
Alcuni hanno affermato che il web-marketing sia morto? Chi l’ha ucciso?

non credo sia morto, deve ancora crescere. molti progetti sono costruiti ed abbandonati. Oppure aggiornati perchè il competitor ha aggiornato il suo sito. Insomma, molto spesso manca ancora il processo, la mentalità e gli strumenti per valutare obiettivi e correzioni: un normale processo nel mktg tradizionale.
Quanto contano per voi Ricerca ed Innovazione, e come vi siete trovati ad operare qui in Italia, dove gli investimenti in R&D non sono di certo paragonabili a quelli di altri Paesi Europei?

ricerca e innovazione contano molto, anche se spesso non vengono riconosciuti come un valore dal mercato, quindi ci si trova a fare gare con aziende raffazzonate e approssimative.
Nel nostro sito, alla voce chi siamo, abbiamo steso la nostra filosofia, penso sia rappresentativa di come ci vogliamo muovere.
In ordine di Importanza.

Mettere in pratica buone idee
studiare una soluzione ottimale e realizzarla. La cultura del pensare e del fare. A tutti noi piace pianificare e realizzare un bel progetto. E’ una soddisfazione vera.
Fare profitto
Domino e’ una azienda, e le aziende esistono per questo, altrimenti non stanno in piedi per molto. Molti non ne parlano. A noi piace essere chiari e inserirla nella filosofia. Al secondo posto.
Essere sereni e concentrati
Persone nervose e tese producono brutti progetti. Crediamo nel parlare con chiarezza, nell’ascoltare con attenzione, nell’esporre soluzioni e risolvere problemi, nella tensione positiva della conclusione di un progetto.

Si ritiene soddisfatto della sua attivita’? si occupa anche di altro nella vita?

Domanda molto aperta… In generale sì, ma solo perchè mi piace molto il mio lavoro. Ogni tanto, specie quando compari le soddisfazioni economiche con i rischi, mi pongo qualche domanda… Ma a me va bene così. Lavorativamente Domino occupa la gran parte del mio lavoro e della mia curiosità. Per il resto, dedico energie e traggo insegnamenti dai miei tre figli.
L’intervista e’ terminata, grazie per la collaborazione.

Lon See

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 27 Mag 2007
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Giorgio Soffiato
Il titolo di questo post è il testo dell’sms che dovete inviare al numero 82222 se, sperduti a Londra, non sapete da dove cominciare per vedere le bellezze cittadine.
Il servizio si chiama Concierge ed è offerto da Philips, sarà attivo da settembre e per saperne di più il sito da visitare è questo. Se non ho capito male concierge.com è una nota guida per il vivere smart nelle più grandi città del mondo, un po’ come se in Italia un accordo portasse alla creazione di http://www.gamberorosso.nokia.it/ per il buon mangiare.. sul telefonino.

Le città attualmente “consultabili” su Philips Concierge sono diverse in USA mentre per l’Europa al momento abbiamo Londra e Parigi. Interessante notare che se categorie sono diverse, SEE (Vedere: monumenti, musei etc..), DINE (mangiare), FEEL (centri benessere e spa), SHOP (negozi) e FUN (divertimenti).

Se si dovesse etichettare il servizio probabilmente le chiavi sarebbero “Semplicità” e “bella vita”, il target dei consigli è infatti orientato ai frequentatori di centri benessere e vie dello shopping, ristoranti e punti di cultura il cui unico driver è “la bella vita, alla moda”. Questa innovazione si presta ad un parallelo con l’ 89.24.24 e similari, in Italia è stato scelto un posizionamento più sul servizio di utilità, insomma una digitalizzazione di pagine gialle ed elenchi enfatizzando la possibilità di approfondimenti successivi (cerchi l’albergo? Ok.. ma dovrai anche mangiare..), Philips ha invece puntato sul servizio quasi frivolo, in cui l’impellenza è assolutamente bandita, ma viene comunque sottesa la presenza “su richiesta” dell’aiuto telematico, ecco spiegato il campanello come logo. Un ulteriore approfondimento sociologico e tecnologico potrebbe essere tentato: siamo di fronte ai primi seri tentativi di reinventare il telefonino come device di help olistico, da notare che in questo caso non è più “ancora di salvezza” ma personal shopper o amico fidato, il device che consiglia, un tema da sviluppare.

Interessante anche il concorso riservato a chi si registra al servizio: 10.000 dollari in servizio di concierge: pulizie di casa, golf caddy, cuoco personale, lavanderia, rimozione della neve (in USA non è uno scherzo) per un anno..

Giorgio

ne ha parlato anche Luca De Biase http://blog.debiase.com/2007/05/22.html

Vi prego, questa sera, è sabato, non bevete Beck’s.
Qualche giorno fa ricevo questa mail:
Ciao Giorgio,studio marketing e volevo segnalarti una operazione di Beck’s a mio parere molto in stile 2.0.Tempo fa qualcuno ha messo in rete la parodia dell’ultimo spot Beck’s… la stessa Beck’s ora ha pensato di aprire un concorso: gira il tuo finale dello spot “Aereo”… In palio c’è un viaggio per 4 persone a Madrid.Tutte le informazioni sono su becks.it e quindi non ti annoio oltremodo.Quello che è interessante in tutto questo, a mio parere (e mi pare di aver visto che qualcuno ne ha scritto in tal senso) è che Beck’s ha in qualche modo approfittato dell’ironia fatta sul suo spot cercando di portare acqua al proprio mulino.Una bella reazione a mio parere.Ciao. Continua così. Marione
Ingenuo, rispondo e invito Marione a scrivere un post, che pubblico (in verità senza dare troppa visibilità). Scopro poi via fluido che la mail è arrivata ad un bel pò di persone e che molti hanno capito l’antifona e hanno cestinato. Io no, mea culpa, ma sono contento perchè almeno abbiamo fatto fare a Marione la fatica di scrivere un post e perchè ora posso invitare tutti i lettori di marketingarena a bere una Corona stasera, brindando a Marione, forte del mio libro di marketing e della mia tesi sul virale che dicono che la gente ha più piacere a parlar male che a parlar bene..
E ora impariamo un pò di marketing:
- chi sono quelli come Marione? Si chiamano seeder, dovrebbe farlo anche viralavatar di lavoro ma penso che anche tra i seeder esistano quelli di qualità, e quelli meno.
- In questi casi chi progetta il lavoro? Io credo proprio l’agenzia e quindi ritengo che beck’s non ne sappia molto (dei metodi operativi almeno) spero però che al momento della conta dei plus e dei minus della cosa, questo post risulti tra i minus, come il precedente è risultato tra i plus
- Non amo lanciare memi ma chiunque riprenderà questo post mi farà un gran favore, sarebbe carino lanciare “la reazione della blogosfera al marketing dopato”, dopotutto nel ciclismo funziona cosi no?
Marketingarena è scorpione = ‘permalosissimi..

Neobeduini Hi-tech

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 26 Mag 2007
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Giorgio Soffiato

Visto che oggi è sabato e finalmente ci si riposa, credo che l’argomento sia proprio azzeccato. Siete stanchi della solita routine? Sempre rinchiusi tutta la settimana in quell’ufficio maledetto, in quelle quattro mura asfissianti, annoiati dall’avere a che fare sempre con le stesse persone?
Bene, se fate parte dell’ampia cerchia di lavoratori stanchi e frustrati, ecco quello che fa per voi.

A San Francisco, in California, i lavoratori dell’alta tecnologia si sono stufati della noiosa sicurezza del posto fisso e si sono dati all’avventura, assumendo come base operativa i caffé sparsi per la città. Più di migliaia di aderenti ormai, che non sono dei liberi professionisti, ma semmai dei veri e propri imprenditori, con un proprio sito web, con degli impiegati e tanti clienti. Manca solo un ufficio fisso, ma per scelta.

Vengono definiti “neobeduini” e sono ovviamente armati, dato che nella giungla cittadina non bisogna mai farsi trovare impreparati. Armati di laptop, cellulare, blackberry, stampante e scanner portatili, nonché delle proprie gambe per spostarsi da un caffé all’altro.

Questi luoghi di “ricreazione” diventano luoghi di incontro con manager, dipendenti, consulenti, clienti ed ospitano questo ibrido lavorativo di business e nomadismo. Ma ovviamente ci sono delle regole, nel movimento sociale. Calcolando infatti il costo medio di gestione di un locale, il neobeduino non è uno “scroccone”: acquista perciò un numero importante di dolci, caffé, bibite, sandwich e quant’altro, così da pagare il proprio affitto…

E come tutti i movimenti che si rispettino, esiste anche un blog semiufficiale, con tanto di logo accattivante con un certo richiamo socialista, ma i cui nuovi strumenti sono il pc, il mouse e il cellulare.

Che aspettate voi? Basta solo avere un (bel) po’ di iniziativa…

Fonte: L’Espresso.

Ilaria Vs Didi

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 25 Mag 2007
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Giorgio Soffiato

Segui anche tu la nostra Ilaria impegnata in una complessa diattriba dialettica con la filosofeggiante Didi Steiner su firstdraft. Interessanti il tema e il dibattito. Vincerà l’energica e frizzante Ilaria o la seriosa e puntuale Didi? Nel mezzo il mio solito commento markettaro e utilitarista, poteva mancare?

Terzo posto!

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 25 Mag 2007
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Giorgio Soffiato
3, come le scimmiette. E’ il posto che ci spetta nei marketingplayoff 2007 organizzati e sapientemente gestiti da minimarketing, domani purtroppo non potremo partecipare al barbecue camp a causa delle distanze e degli impegni scolastici.
Questo risultato ci onora molto, anche perchè siamo andati vicinissimi alla finale, marketingarena è sempre in evoluzione, stiamo lavorando per migliorare la struttura del blog e molto presto ci saranno sorprese interessanti..

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