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Archivo » March 2007

I numeri di Marketingarena

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 31 Mar 2007
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Giorgio Soffiato

Questi sono i numeri (spero visibili) di marketingarena, mi sento di dire due cose:
a) grazie a chi sta leggendo, perchè è parte di tutto questo
b) a chi non crede al web chiedo di trovare off line percentuali simili, ovviamente da parte di iniziative che non hanno speso una lira per sostentarsi

Cinema Web pay per view: funzionerà?

di Luca Crivellaro · pubblicato il 31 Mar 2007
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Luca Crivellaro

Scaricare film, legalmente, con alta qualità audio e video, a prezzi contenuti. Ora è possibile (negli Usa) grazie al recente BitTorrent Entertainment Network: il circuito peer-to-peer con 135 milioni di utenti decide di passare dalla parte delle major, in seguito all’accordo con Warner, Paramount Pictures, 20th Century Fox, Metro-Goldwin Mayer e Lionsgate.

In realtà avviene qualcosa di particolare, dato che i film sono noleggiati e non acquistati. Si hanno 24 ore di tempo per vedere il film, con una spesa di 3,99 dollari. Successivamente alla scadenza, il file diventa inaccessibile e protetto da copia. Un’oretta per scaricare il film con una linea veloce è necessaria, ma si può usufruire degli strumenti tipici del web 2.0: commentare e raccomandare film tramite la community, che ormai non costituisce più novità ma diventa strumento di serie, non più un optional.

Il problema ora però è: coloro che scaricano illegalmente saranno attratti da un download non più gratuito, per un bene che svanirà nel giro di 24 ore e che costa comunque la cifra non del tutto indifferente (per un noleggio così breve) di 3 dollari e 99??? Gli esperti (di parte) sono convinti che la pirateria sia solo una risposta di utenti insoddisfatti che non sono riusciti a trovare servizio migliore. Ma siamo sicuri che sia preferibile per i cyber-pirati noleggiare per 24 ore un film, al costo di 3 dollari e 99, anziché scaricarlo gratuitamente (in barba al copyright) per possederlo definitivamente?

In Italia il nuovo network a pagamento di BitTorrent non è ancora arrivato (fine 2007 probabilmente), mentre sono già attivi siti come FilmIsNow.it, che distribuisce film in maniera permanente (circa 10 film venduti al giorno, secondo le statistiche) con prezzi attorno ai 13 euro. Anche qui però c’è un inghippo: i film non possono essere masterizzati su dvd…
Si ragiona ancora su piani teorici, anche se è innegabile che ci si stia spostando verso un’ottica di legalità, orientata alla qualità e con forti attenzioni verso le caratteristiche “sociali” del mezzo internet. Resta da vedere semmai se questa “web pay per view” riuscirà a scalzare la prassi consolidata e diffusa del download libero.

Luca Crivellaro per marketingarena

E la trasparenza?

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 29 Mar 2007
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Giorgio Soffiato

I marketing giocavano a nascondino: contava il marketing interno, toccava sempre a lui stare sotto. Il primo ad essere scoperto fu il guerrilla marketing, cosi appariscente che uscì da solo. Subito dopo tana per il marketing virale, aveva rivelato a tutti il suo nascondiglio. Nella sua ricerca, poco dopo, il marketing interno sentì “psst, psst, sono qui!”, era il bluetooth marketing che annunciava la propria presenza. Pochi passi più in la un piccolo festino, l’event marketing l’aveva combinata grossa, e fu tanato. Anche il search engine marketing, come ovvio, non ci mise molto ad uscire allo scoperto, e con lui il blog marketing. Tennero a lungo il marketing olfattivo e polisensoriale ma alla fine cedettero. Si stava facendo sera e l’unica ragazza del gruppo non si trovava: dov’era finita la trasparenza? La cercarono tutti assieme ma sapevano che per trovarla avrebbero dovuto cercare nei posti più normali, essa infatti si nutriva di semplicità.

Questa storiella che ho inventato io con poche velleità serve per dibattere un tema a me caro: dove sono la trasparenza e la semplicità nel marketing di oggi? Scrivo questo articolo dopo un sms che dice “Salve, il suo piano tariffario da wind 10 diventerà wind 12”. Ovviamente non l’ho richiesto, perché un’azienda deve cambiare unilateralmente le carte in tavola? Spesso ci affidiamo a strumenti complessi e analizziamo le reazioni del consumatore con ricerche sofisticate, dimentichiamo però che le persone vorrebbero la semplicità, e noi volutamente non gliela diamo. Troppe clausole, tranelli, strumenti di fidelizzazione ormai passati. Uno dei componenti della redazione (a lui l’outing se vuole) mi ha detto l’altro giorno “io non telefono più con la vodafone perché cosi facendo ogni 4 mesi mi arrivano a casa 50 euro di telefonate gratis, lo fanno per incentivarti”. Ed è vero, io l’ho studiato a scuola e si chiama “analisi dei churn” o qualcosa di simile. Come lui, molti hanno capito che le cose stanno cosi e prendono in giro le aziende un po’ come quei cherry pickers che girano tutti i supermercati e prendono solo i prodotti sottocosto (che per legge sono veri sottocosto quindi per il supermercato sono perdite). E fanno bene.
Forse un marketing con qualche clausola in meno e un po’ di dialogo in più non farebbe male, che ne dite?


Giorgio

È avvenuto in Gran Bretagna, dove la pubblicità online ha attirato più sterline della stampa. Si tratta di un sorpasso annunciato che potrebbe presto verificarsi anche da noi
Prima o poi sarebbe accaduto: la pubblicità su internet ha superato quella sulla carta stampata. Mentre in Italia quotidiani e periodici stanno reggendo bene l’avanzata dell’online advertising, nel Regno Unito l’atteso sorpasso si è appena verificato.
Secondo i rilevamenti dell’Internet Advertising Bureau and Pricewaterhouse, nella seconda metà del 2006 internet ha attirato 2,01 miliardi di sterline contro gli 1,9 della stampa. Il dato più impressionante riguarda però la crescita degli investimenti: +41,2% la pubblicità online e solo +0,2% la carta stampata.
Attualmente lo scenario oltre la Manica vede primeggiare la TV (analogamente a quanto avviene in Italia) che ha però subito una flessione di 5 punti percentuale, regalando a internet una quota di mercato vicina al 12%. A spingere la pubblicità online sono state soprattutto le società di ricerca del personale seguite dai settori della finanza e della tecnologia.
Guy Phillipson, CEO dell’Internet Advertising Bureau, spiega come l’immensa popolarità di internet stia spingendo «gli inserzionisti a dirottare online i propri budget per rafforzare i brand e interagire con i consumatori» che, dal canto loro, passano sempre più tempo a navigare «grazie alla banda larga sempre più veloce e ai router wireless installati in molte case che in UK rendono inarrestabile la crescita dell’online advertising».

di Paolo Iasevoli su PMI.it via MarketingJournal


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Vorrei oggi riportare alcuni stralci di un articolo trovato in USA Today riguardo alle caratteristiche di un manager di successo , sottolineando fin da ora che secondo me sono tutt’altro che esaustive ma hanno comunque il merito di farci ragionare su competenze che ciascuno di noi potrebbe migliorare.
Prima di tutto bisogna ricordare che la crescita di un’impresa dipende sempre più dalla capacità dei leader di costruire una squadra di talenti e di persone di successo: quando nell’analizzare sestessi ci si rende conto di avere bisogno di una capacità o di un talento, bisogna cercare la persona o le persone che hanno le capacità, i talenti e la preparazione di cui si ha bisogno per compensarsi. Queste persone saranno poi i compagni di squadra, colleghi, collaboratori, consulenti e amici. E’ solo con questa combinazione e compensazione di talenti che le organizzazioni, le imprese, possono crescere, prosperare e raggiungere il successo.
In secondo luogo, l’articolo esorta a ricordare che il successo inizia con uno stato mentale. Bisogna credere di avere successo per ottenere il successo.
Ma ora stiliamo l’elenco delle tredici capacità, dei talenti e delle caratteristiche che si ritrovano “sempre” in una persona di successo:

1. Le Persone di successo hanno un sogno.
2. Le persone di successo hanno ambizioni.

3. Le persone di successo sono fortemente motivate al risultato.
4. Le persone di successo sono concentrate.
5. Le persone di successo imparano come fare le cose.
6. Le persone di successo si assumono la responsabilità delle proprie azioni.
7. Le persone di successo cercano la soluzione dei problemi.
8. Le persone di successo prendono decisioni.
9. Le persone di successo hanno il coraggio di ammettere che hanno fatto un errore.
10. Le persone di successo hanno fiducia in se stesse.
11. Le persone di successo hanno delle capacità. delle conoscenze e/o una preparazione specifica.
12. Le persone di successo collaborano con altre persone.

13. Le persone di successo sono entusiaste.

Questo simpatico elenco è in fondo poca cosa, quello che preme sottolineare è che, preso atto che le competenze tecniche sono necessarie e basilari per essere un buon manager, oggi servono soprattutto competenze soft che sappiano sostenere e far apprezzare le hard skills.
Molta letteratura in merito si sta orientando proprio a questo: le richieste fatte a un buon manager, a un leader, vanno oltre le certificazioni, i titoli e i risultati numerici ma richiedono passione, empatia, capacità di motivare e rendere un clima aziendale sereno.
Anche per questo i metodi di selezione del personale si stanno spostando da oggettivi test logico-attitudinali, alla riproduzione di scenari reali in cui gli aspiranti manager devono saper agire con determinazione, calma, mediazione e fermezza, confronti di gruppi in cui i diversi caratteri hanno modo di emergere e studi sulla vita relazionale del candidato.
Se oggi il successo si basa sulla creatività, sulla capacità di innovare e sul “buon vivere” italiano, l’acquisizione di nuovi metodi di selezione che valutino la persona prima che i suoi risultati, il carattere e la disponibilità prima che i numeri, è un passaggio obbligato e necessario alle imprese per essere vincenti.
E voi che ne pensate?

Ilaria Paparella per marketingarena

Fonti:

- Gadeken , Owen, What the Defense Systems Management College Has Learned From Ten Years of Project Leadership Research

- Articolo di Kate Belzer, Project Management: Still More Art than Science, CNIDR Isearch.

Reggiseno…col trucco!

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 28 Mar 2007
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Giorgio Soffiato

Via MarketingAlternatif.com

Schiavi di google?

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 28 Mar 2007
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Giorgio Soffiato

Di recente mi sono confrontato in più sedi con studenti come me e imprenditori, ma soprattutto con web designers sul tema “siamo schiavi di google?”. La domanda è il sunto di una più ampia discussione che viene dal basso: nella costruzione dei siti web non si può non tener conto dei motori di ricerca e dell’ottimizzazione dei siti a questo scopo. Tale ottimizzazione però comprende consigli piuttosto limitanti per la qualità dell’esperienza di navigazione, è ad esempio risaputo che google e flash non vanno poi cosi d’accordo, che più testo c’è meglio è, e che più frequente è l’aggiornamento più interessato sarà google (e quindi quasi tutto il mondo della ricerca) al nostro sito.

Vorrei comprendere assieme a chi legge se e quanto l’influenza di google (che detta le regole) nella progettazione limita in qualche modo le possibilità degli utenti di fruire in maniera completa dei siti web e le potenzialità dei web designers nell’espressione della propria creatività.. Per intenderci, se questo fosse vero, sarebbe come se le aziende progettassero il prodotto in modo da avere recensioni sui giornali e in tv. E in tale progettazione le aziende rinuncerebbero anche a interessanti possibilità per il prodotto proprio per piacere ai giornali. Tendenzialmente off line nel medio termine la qualità paga per le fonti imparziali, per quanto riguarda google sembra che la qualità non sia un concetto unanimemente definito dagli utenti e dagli sviluppatori ma un’imposizione dell’azienda di mountain view che in qualche modo sacrifica alcune potenzialità nello sviluppo in favore dell’ordine e dell’ottimizzazione dei tempi di ricerca.

Ben conscio che “se non ti sta bene questo puoi usarne un altro” rilevo come molti motori 2.0, visuali, tematici, stiano nascendo, quindi sembra che ciò che io manifesto non sia una sensazione soltanto mia ma una comune esigenza di rinnovamento. Forse dovremmo ragionare su un duplice ambito: quello tecnologico che vede google in prima linea e quello di interfaccia dove già qualcun altro sta facendo buone cose, la mia domanda è comunque la seguente: tra i siti che google non trova non per demerito del webmaster ma perché progettati in maniera “strana” esistono contenuti meritevoli che non riusciamo a raggiungere, insomma, ci stiamo perdendo qualcosa?

Giorgio

La parola “tecnologia” è divenuta ormai uno dei capisaldi del XXI secolo, e su questo nessuno sembra avere dubbi; i dubbi invece iniziano a sorgere non appena iniziamo a parlare dell’effettiva applicazione delle innovazioni tecnologiche nelle aziende.
Più precisamente, in questo post e coerentemente con il tema cardine della V edizione del salone d’impresa, vorrei approfondire il forte legame che può sussistere tra turismo e tecnologia, e come quest’ultima possa rappresentare un’arma vincente per le aziende che operano in questo complesso settore dove i cambiamenti sono all’ordine del giorno e la competitività è estremamente elevata.

Bisogna innanzitutto tenere conto che, come tutti i settori dell’economia, anche il turismo sta subendo gli effetti della globalizzazione e dei principali avvenimenti che hanno caratterizzato questo inizio di millennio e gli operatori del settore devono adattarsi a questo cambiamento di scenario per non perdere terreno e competitività non solo a livello nazionale ma anche internazionale!
A tutto ciò va aggiunta anche una radicale trasformazione della figura del turista, che è diventato sempre più esigente e selettivo, ma soprattutto è sempre meno legato a schemi rigidi, tende infatti a combinare vacanze di “lusso” con viaggi all’insegna dell’avventura e dell’economicità.
Non va dimenticato poi che ci troviamo di fronte ad un consumatore turistico sempre più “tecnologico”, legato ai contenuti multimediali, un po’ per informazione ma anche per un pizzico di divertimento.
Il punto cruciale diventa allora il seguente: come la tecnologia può fondersi in questo settore?
Va da subito precisato che le nuove tecnologie rappresentano una fonte ricca di vantaggi sia per le imprese che possono valorizzare e promuovere il business del turismo, sia per il turista che ritrova nella tecnologia nuovi contenuti e benefici che possono arricchire il proprio viaggio prima durante e dopo.

Per rendere maggiormente l’idea dei vantaggi che la tecnologia può offrire a tale settore basti pensare all’utilizzo di strumenti di CRM per ottenere più informazioni possibili sui turisti e cercare di instaurare una relazione duratura con gli stessi (si pensi ai vantaggi che una catena di alberghi può ottenere con tale tecnologia) oppure strumenti che utilizzano nuovi formati digitali per la fruizione e gestione dei contenuti (penso alle nuove tipologie di guide fruibili sui dispositivi portatili che sostituiscono le ormai vecchie ed obsolete guide cartacee). Per continuare la carrellata si pensi poi al significativo apporto che internet può dare per accrescere l’offerta di contenuti e per comunicare “a valore aggiunto” (si pensi a virtual magazine e media show per cataloghi on line con filmati su location e villaggi).
Proprio quest’ultimo strumento rappresenta forse l’opportunità più grande che le imprese italiane operanti in tale settore sono chiamate a cogliere per rilanciare il settore turistico italiano e ridargli la dignità che si merita; senza poi dimenticare il contributo che la rete offre nel migliorare l’esperienza turistica sfruttando modelli di comunicazione che ben si adattano ad un turista sempre più ipertecnologico.

Quello che più mi raccapriccia è che il web in Italia sembra essere un eccezione quando invece nel resto dei paesi avanzati rappresenta la norma; ma voglio aggiungere altra carne al fuoco, Paolo Zaccheo di Camper viaggi e fondatore di advitalia.org fa notare che all’ultimo Travel Technology Show di Londra, una delle più importanti manifestazioni mondiali per le tecnologie del turismo, il numero di italiani presente era solo quattro.
Vorrei concludere infine con un’affermazione di Alex Kornfeind di advitalia.org che mi ha fatto riflettere e che credo farà riflettere anche voi, ossia “Quanti agenti di viaggio hanno la consapevolezza che trasformare la propria agenzia di viaggi in una sorta di Expedia, e mantenerla, costa meno dei soldi che vengono affidati ogni anno ai soliti network e franchising?”

La moda tecnologica

di Ilaria Paparella · pubblicato il 25 Mar 2007
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Ilaria Paparella
E’ di questi giorni l’evento milanese “Moda Tecnologia”, ideato da Marina Garzoni (Camera Nazionale della Moda Italiana) che fonde cultura del fashion e innovazione digitale. Uno dei tanti eventi che ci devono far riflettere sul legame sempre più stretto tra moda e tecnologia.
In tale occasione è stata presentata la Cabina Multisensoriale sviluppata dalla Ibm per l’interazione con il consumatore finale nel punto vendita; una soluzione, dicono, unica al mondo e destinata a rivoluzionare la cosiddetta “customer experience” nel mondo del retail.
La cabina si presenta come un box digitale nel quale convergono tecnologie video, audio ed olfattive che danno vita a un mondo virtuale e multisensoriale, accessibile solo a chi vi entra indossando un paio di occhiali 3D. Al cliente vengono quindi serviti suoni, profumi e immagini con lo scopo di orientarne scelte di acquisto e li si avvolge nell’atmosfera che contraddistingue una determinata maison.
La tecnologia viene , in questo modo, assunta come canale privilegiato per parlare ai sensi e alle emozioni del consumatore, per comunicare a messaggi attraverso la sensorialità, in linea con i più evoluti principi del marketing.
“La moda ha l’innovazione nel proprio DNA e la tecnologia, specie quella informatica, rappresenta l’ausilio imprescindibile alla sua crescita” sottolinea Franca Sozzani, Direttore Vogue Italia.
Niente di più vero: se il connubio moda-tecnologia si fa sempre più stretto è perché c’è la consapevolezza dell’intera industria It che divertire e interagire sembrano essere i nuovi obiettivi dell’industria della moda al fine di coinvolgere totalmente il cliente.
La tecnologia, in quest’ottica, è lo strumento attraverso il quale poter realizzare scenari futuristici di entertainment e di servizio nel punto vendita (come il “digital self”, il consulente digitale che negozierà per noi con il personale di negozio) destinata a valorizzare il brand e a fidelizzare il cliente.Ma il matrimonio tra tecnologia e moda non finisce certo qui: basta guardare le nuove proposte che i centri di ricerca e gli stilisti propongono per rimanere piacevolmente sorpresi.
Un gruppo di scienziati del Cnr, per esempio, volendo coniugare moda, tecnologia e salute, propone per l’estate t-shirt che rilasciano profumi, pantaloni che emettono farmaci e sanno tenere lontane le zanzare, inseriscono microcapsule in grado di difendere il corpo dal calore esterno e pensano a soluzioni grazie alle quali gli allergici potranno indossare tessuti ipoallergenici grazie alle fibre ricavate dall’estratto della fermentazione del mais.
Ma non mancano proposte di vestiti interattivi: tessuti in grado di monitorare la pressione arteriosa, il battito cardiaco o livello di glicemia, grazie al suo tessuto munito di specifici sensori.
Il Retail nel Fashion e nel Lusso sente la necessità di proporre soluzioni inedite per crescere e guarda alla tecnologia come una delle strade possibili per raggiungere l’eccellenza.
“L’industria della moda – dichiara Andrea Pontremoli, presidente e amministratore delegato di IBM Italia – è da sempre l’emblema del Paese, il passaporto d’eccellenza per l’ingresso e la conquista dei mercati internazionali. Oggi, la sua storica creatività ricava dalla tecnologia informatica nuove opportunità per coniugarsi efficacemente all’innovazione dando vita, nel contempo, a nuove esigenze in fatto ‘customer experience’ “.
Credo che questo pensiero riassuma eccellentemente ciò che la tecnologia può essere per la moda e quanto le contaminazioni settoriali possono essere significative per uno sviluppo congiunto di settori in cui l’Italia avrebbe il merito di eccellere.

Long Tail marketing: casi

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 25 Mar 2007
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Giorgio Soffiato
Nella giornata di mercoledì 21 marzo Io (Giorgio), Ilaria e Filippo di marketingarena siamo stati a Padova ad ascoltare le presentazioni dei ragazzi del corso di internet marketing del prof. Marco Bettiol che hanno parlato di long tail marketing.

Segnalare alcuni dei molti casi proposti non è semplice e di certo premieremo anche l’originalità e l’estetica delle esposizioni, al mero giudizio didattico penserà chi di dovere. Segnaliamo ai nostri lettori alcuni casi, oggi siamo piuttosto prodighi per cui saranno ben 8 le segnalazioni (l’ordine non è meritocratico):

- escandic.it è un sito dedicato alla diffusione della cultura e del design scandinavo in Italia, il sito vende prodotti tipici del design scandinavo

- comodo.it: si tratta di un sito di e-commerce di preservativi di tutti i tipi, interessante notare che la mission aziendale è legata anche alla soluzione del problema della vergogna nell’acquisto

- ilgolosointollerante: sito dedicato alla vendita on line di prodotti per persone con particolari intolleranze alimentari

- urbanitartufi.it: sito per gli appassionati di tartufi che raccoglie alcune interessanti funzioni aggiuntive come giochi e community

- paninionline: molto più che figurine..

- bautique.com: abbigliamento per cani, decisamente divertente

- etsy.com: sito di e-commerce di oggetti fatti a mano

- simpleleaf.com: dedicato agli amanti del thè, una vera chiccheria!

Sul blog si possono trovare tutti i casi, anche quelli non citati, assolutamente meritevoli!

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