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Archivo » Gennaio 2007

Case-history: Dacia Logan (by Renault)

di Gianluca Marconato · pubblicato il 31 Gen 2007
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Gianluca Marconato

È in vendita anche in Italia la nuova versione famigliare della Dacia Logan, la prima vera auto low-cost. Questo nuovo modello denominato MCV è in pratica una spaziosissima station-wagon a 7 posti, con prezzi che vanno da poco più di 9 mila a 13 mila euro. La versione berlina in Italia è stata un flop: nel corso del 2006 ne sono state vendute solamente 1120 unità. Riassumo i motivi dell’insuccesso della versione berlina:
· Design: per contenere i costi le lamiere sono state lavorate al minimo col risultato che l’auto oggettivamente è davvero poco affascinante
· Tipologia: in Italia le berline classiche, quelle “con la coda” per intenderci, non piacciono: molte case infatti rinunciano a importare le versioni a 3 volumi e 4 porte proprio perché non riscuotono successo
· Prezzo: il vantaggio competitivo della Logan risiede proprio nel prezzo: il problema è che al posto dei 5mila euro sbandierati per anni per creare interesse su quest’auto si è arrivati ai circa 8mila delle versioni italiane, dotate dei dispositivi minimi di sicurezza, prezzo in assoluto conveniente e conveniente anche se confrontato con i competitor, ma lontano da quanto promesso
· Immagine: il vero punto dolente: ha senso comprarsi un’auto nuova dall’aspetto “vecchio”, quando con 1000 euro in più posso comprarmi un’auto “vecchia” dall’aspetto nuovo? Ovvero: meglio una Dacia Logan berlina a 9mila euro o una VW Golf IV serie, o una affidabilissima giapponese (Toyota Corolla ad esempio)?
· Comunicazione: altro punto dolente: va bene che la Logan berlina era una sorta di vittima sacrificale sulla quale non era conveniente investire in comunicazione, ma la campagna su stampa era davvero un invito a non comprarla: i risultati di vendita sono il frutto anche di questa scelta, dal mio punto di vista davvero infelice. In un mercato in cui le auto premium, che puntano tutto sull’immagine a scapito della funzionalità, si vendono come “il pane” e più che in altri mercati, era chiaro che un’auto funzionale ma niente affatto di tendenza avrebbe trovato enormi difficoltà a farsi accettare: una campagna azzeccata poteva aiutare Logan ad essere capita

Se la versione berlina era destinata a fallire in Italia diverso può essere il destino della MCV poiché potrebbe reinventarsi come modello multi-space e fare concorrenza ai vari Fiat Doblò, Renault Kangoo, Citroën Berlingo che sono più spaziose, ma che costano circa 5mila euro in più. In Italia la politica di Renault potrebbe essere quella di offrire Logan MCV come veicolo aziendale, o al limite alla stregua di un commerciale. In ogni caso anche come vettura “normale” Dacia Logan MCV avrà maggior fortuna rispetto alla berlina.

Mi aspetto, per riprendere il discorso accennato prima sulla comunicazione, una campagna pubblicitaria migliore, sia qualitativamente sia per quanto riguarda l’intensità.
· Suggerirei a Renault di non presentare Logan come una vettura cheap, da paese emergente, destinata ai “poveri”, ma di enfatizzare gli aspetti connessi all’idea di un’auto intelligente, anticonformista, sfrontata, innovativa, snob.
· Se fossi Renault metterei a disposizione qualche accessorio per “abbellire” l’auto: cerchi in lega di dimensioni maggiori, set sportivo (molle o sospensioni per l’assetto), qualche pack con optional “sfiziosi” non necessariamente progettati ad hoc, ma presi e “riadattati” da altri modelli della gamma, sempre all’insegna dell’abbattimento dei costi
· Punterei sull’ironia del messaggio, ad esempio alcuni claim – per la stampa - potrebbero essere: “Dacia Logan MCV: una scelta di stile”, “Dacia Logan MCV: per chi non bada a spese”, “Dacia Logan MCV: sì, tranquilli, a 9mila euro vi diamo pure il motore”, con informazioni tecniche a supporto, a evidenziare invece la razionalità della scelta.
· Privilegerei la stampa specializzata, anche se, data la scarsa appetibilità del marchio Dacia, qualche apparizione per televisione sarebbe opportuna: in ogni caso, è necessario un investimento adeguato per la campagna di comunicazione.

Ultima annotazione: questa auto (specie la versione berlina) è stata progettata per i mercati emergenti, in special modo est europeo, mercato nordafricano, sudamericano e medio-orientale dove sta riscuotendo un ottimo successo e si sta rivelando una scelta strategica azzeccata da parte di Renault per ampliare il mercato e sopperire alla saturazione dei mercati occidentali. Le considerazioni – e critiche - da me espresse vanno quindi considerate solo ed esclusivamente per il mercato italiano, dove Renault ha comunque deciso di importare Logan, e non in generale.

Gianluca Marconato per marketingarena

Come ti ridisegno la toilette

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 30 Gen 2007
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Giorgio Soffiato

Al giorno d’oggi perfino la stanza da bagno dei locali pubblici quali hotel, ristoranti, teatri, aeroporti e discoteche può diventare fonte di ispirazione per i designer di tutto il mondo.
Ciò che li differenzia da quello di casa nostra è la mancanza d’ intimità che connota, quindi, un’esperienza di “passaggio” e spesso siamo abituati ad associare questi bagni alla mancanza di igiene, a stanze fredde e scomode ma è stato dimostrato come tutto possa assumere un significato differente con la giusta dose di creatività.
Sono spazi fonte di vere e proprie espressioni artistiche con progetti talvolta spettacolari.
Ne abbiamo degli esempi spostandoci nelle città più importanti come New York dove nel quartiere di Manhattan al bar “XL Chelsea”, le toilette sono state disegnate da “Desgrippes Globé Group” e caratterizzati da un lungo acquario collocato al posto degli specchi sopra i lavabi.
Qualche anno fa è addirittura uscito un film del regista orientale Fruit Chan, dal titolo “Public Toilet” in cui un universo fantastico trova il suo centro in un bagno pubblico.
A Londra, invece, nel sobborgo di Kingston-Upon-Thames nel 2003 hanno trasformato i vecchi bagni in una galleria d’arte dal nome “The toilet gallery” che vengono anche utilizzati per rappresentazioni teatrali.
All’indirizzo internet www.thebathroomdiaries.com si trovano le ultime tendenze in giro per il mondo riguardanti questo campo ed è bene notare come esse possano farci vivere anche esperienze non solo artistiche ma anche di tipo tecnologico essendo addirittura dotati di reti wireless.
Al politecnico di Milano vengono organizzati corsi di formazione sul tema, davvero interessante.
Quali implicazioni di marketing? Sicuramente il public toilet design è un ramo emergente e interessante, gli articoli in merito puntano multo sull’economia delle esperienze e la ridefinizione degli spazi, io ritengo che a livello marketing il bagno sia uno dei luoghi fino ad oggi solo parzialmente influenzati dal design, forse è più l’arte ad essere entrata in tali luoghi. Ad oggi le public toilet sono luohi che non possono prescindere dal contesto in cui sono inserite, è chiaro che un ristorante di lusso non potrà non riservare accorgimenti anche a questo spazio, presumibilmente in accordo con l’offerta che a livello marketing intende offrire (una provocazione: per la serata a tema bisogna considerare una public toilet a tema?)
Francesco Codamo

Io sfilo a Ground Zero

di Ilaria Paparella · pubblicato il 29 Gen 2007
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Ilaria Paparella

Cosa si può inventare un già noto gruppo di abbigliamento per far impennare la propria brand equity? Cosa ci sarebbe di meglio, in una toccante ma indelebile emozione, far sfilare i propri abiti proprio a Ground Zero a poche ore dall’inizio della settimana della moda di New York?
A questo ha pensato, per il primo Febbraio, il gruppo Sixty fondato nel 1989 da Wichy Hassan e Renato Rossi che gestisce ben otto marchi: Energie, Murphy Nye, Killah, Refrigiwear, Richlu, K-Boston oltre a Sixty e a Miss Sixty, sparsi in circa 326 flagship store e 7mila multimarca.
Sixty non ha mai smesso di crescere, in meno di vent’anni è diventata un azienda da 640 milioni di euro di ricavi, seconda in Italia nel settore casual solo alla holding di Renzo Rosso, con una crescita del 6,4% rispetto al 2005 e con una previsione di 700 milioni di euro ricavati nel 2007.
Nel breve termine il gruppo si prefigge di espandersi nel mercato americano con il marchio Miss Sixty, che è anche quello che finora ha permesso i ricavi maggiori. Per fare questo la trovata della sfilata proprio a Ground Zero pare perfetta: presi dall’emozione, sicuramente triste ma altrettanto forte gli spettatori non potranno non accorgersi di questi abiti e non potranno dimenticare questo marchio.
L’azienda si è comunque, finora, mossa con cautela in tale mercato preferendo progetti di brand extension mirati come gli occhiali , i profumi e le scarpe, business sempre in crescita.
Il gruppo non dimentica però il mercato giapponese e cinese: come Diesel e altri brand che hanno iniziato da jeanswear, il gruppo Sixty ha trovato in Giappone i consumatori più attenti alla storia dei nostri prodotti italiani fatti di qualità e tradizione.
Un’altra scelta del gruppo molto importante è stata quella di puntare sullo storico marchio acquisito nel 1993, Murphy&Nye: il 2007 sarà l’anno dell’American’s Cup e Sixty è fornitrice ufficiale e sponsor del team New Zeland; quale occasione migliore per promuovere un marchio dalle vocazioni sportive, nato proprio per l’abbigliamento da vela? Il managment del gruppo prevede di incrementare da 75 a 200 entro il 2009 i negozi monomarca Murphy&Nye.
L’azienda si rivela vincente anche nell’approccio con le nuove tecnologie: da sempre ha investito moltissimo nella logistica sia nella sede principale di Chieti, sia nei vari stabilimenti sparsi nei vari paesi ma da qualche tempo ha deciso di puntare anche sull’ e-commerce prevedendo di estendere tale potenzialità in tutti i loro mercati entro il 2007.
Nel loro sito non vedono infatti solo un ulteriore canale di distribuzione ma un tool per stabilire una relazione forte con la propria clientela che si può, in linea con i più innovativi concetti di marketing, riconoscere come una comunità unitaria.
L’analisi sembra insomma far prevedere uno futuro più che roseo all’azienda che pare impegnata con successo su tutti i fronti. Il fatturato non lascia dubbi sull’abilità del managment ma anche l’approccio al mercato, sempre attento, sempre in armonia con lo scenario che via via si presenta, mi fa affermare che le potenzialità per il gruppo sono molte e tutte fattibili. Cosa ne pensate, con questi dati è possibile credere che la leadeship di Renzo Rosso venga minacciata, o è soltanto un’altra grande azienda che fa respirare lo storico settore dell’abbigliamento in Italia?

Ilaria Paparella per marketingarena

Fonti :

http://www.sixty.net/

il Sole 24 Ore

Intervista a Danilo Arlenghi

di Filippo Minelli · pubblicato il 28 Gen 2007
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Filippo Minelli

Filippo ha intervistato per noi Danilo Arlenghi, presidente del Club del marketing e della comunicazione ed esperto di marketing e di eventi che gestisce personalmente con la propria azienda Party Round.

1) Quanto inciderà nel futuro il ruolo del marketing on line? La rete cambierà il marketing o sarà solo un nuovo canale?

Inernet è un mezzo fondamentale per il marketing. Purtroppo in Italia i cambiamenti sono più lenti che in altri paesi d’Europa, ma anche qui fra poco sono sicuro che farà la differenza.
Internet è un mezzo preciso, puntuale, one to one. Se vogliamo va anche oltre, addirittura one to each, perché one to one è una comparazione quantitativa, invece one to each è una comparazione qualitativa, che prevede un rapporto personalizzato. La personalizzazione è la quinta p del nuovo marketing mix nel terzo millennio. Certo attualmente c’è una certa ritrosia all’utilizzo di questo mezzo, perché molti ancora non masticano bene la materia, ma ci sarà una fortissima accelerazione. Credo che nel giro di pochissimi anni, ci sarà un utilizzo molto diffuso nelle aziende, prevedo almeno l’85%.

2) Progetti come quello di marketingarena, e più in generale i blog, possono a suo avviso avere uno sbocco professionale importante?

sono convintissimo di si perché è un fenomeno di user generated media e contemporaneamente di user generated content, che non può prescindere dall’attenzione dei marketer in quanto fa sapere immediatamente a loro l’opinione, il parere, i sentimenti dei consumatori. Attualmente all’interno delle aziende si parla di dialogare con i consumatori, oltre che relazionare, per far in modo che siano gli stessi consumatori a suggerire nuovi paradigmi di prodotti, la loro forma, i contenuti, le funzioni , i prezzi ecc; quindi il blog è uno strumentto privilegiato, particolare per le aziende. In più sono convinto che le aziende utilizzeranno sempre più dei loro blog perché questo è uno strumento vicino all’ ”utilizzo popolare”, il consumatore è meno refrattario al suo utilizzo perché visto come più umanizzante. Oggi il consumatore di un prodotto/servizio vuole essere considerato un individuo, non un quantum commerciale come è stato considerato finora. Il blog arriva all’intelletto e al sentimento perchè è immediato, spontaneo, “verace”. E quindi le aziende impareranno a dialogare meglio con i propri pubblici attraverso i blog.
Per i giovani neolaureati i blog sono una bellissima vetrina per ottenere visibilità e, perché no, autorevolezza se propongono contenuti di qualità e pregnanti; la qualificazione del blogger è immediata. Non c’è miglior modo di presentarsi agli altri che con un testo, uno scritto che sia condiviso. Ne può giovare alla sua immagine e al suo successo professionale.

3) Qual’è il rapporto coi nuovi media dei vecchi uomini di marketing? Non c’è il rischio di un approccio conservativo?

Credo che sia un rapporto quasi mai nato devo dire, il marketing si differenzia sostanzialmente per fasce d’età: chi ha 55-60 anni, la stra-grande maggioranza di chi ha il potere decisionale (il vero dir. Mktg, commerciale), costui è lontano dalle nuove tecnologie, sia come forma mentis, sia perché ancora intriso dei vecchi concetti che ahimé R.I.P. perché il mondo si evolve, la società, i modelli di consumo, i punti vendita e il processo d’acquisto, e le aziende devono adeguare gli strumenti comunicativi, che devono essere alternativi, innovativi e comunque inusuali. È difficile per un manager di una certa età cambiare la sua forma mentis e capire questi nuovi asset attuali che sono più tipici dei nuovi manager, product manager, brand manager o account manager (agenzie)

4) Marketing e PMI: quali sono le difficoltà, i problemi e i possibili scenari futuri?

Si apre un grandissimo capitolo: in italia l’80% delle pmi, che costituiscono il tessuto connettivo economico del nostro paese, non hanno né la struttura marketing né commerciale all’interno o in outsourcing. Chi non comunica non esiste. Le aziende che non fanno marketing vengono inesorabilmente assorbite dal mercato. Questo dato ci porta ad essere il fanalino di coda tra le nazioni europee, addirittura dopo la Spagna e la Grecia. L’Inghilterra, che invece è la più marketing oriented, ha il dato contrario, l’80% delle pmi ha una struttura marketing e commerciale all’interno o all’esterno.
Siamo ancora ben lontani da quello che kotler ipotizzava qualche anno fa, cioè la speranza di attuare nuove forme di marketing per nuovi consumatori e prodotti. Le aziende diventano così da market driver a market driving, cioè non più guidate dal consumatore, ma esse stesse che guidano il consumatore ad aprire nuovi mercati.
Purtroppo per le pmi non è cosi facile entrare nella mentalità che dovrebbe permeare l’azienda, e non mi riferisco solo alla direzione marketing: tutti devono possedere la cultura della qualità del servizio. Fortunatamente i giovani incalzano, i padri padroni stanno diminuendo a favore dei figli con una cultura moderna, magari di formazione anglo-americana e soprattutto con formazione universitaria, (quelle di marketing e comunicazione sono le più frequentate attualmente). La speranza è quella di far nascere la nuova cultura di marketing, ma sicuramente nascerà qualche iniziativa di marketing e comunicazione per far uscire dall’anonimato le pmi, e una nuova impronta alle aziende che si configurino meglio in questo scenario multivariegato ma sicuramente competitivo in italia e in europa.

5) Ci parli della sua attività: Party Round e il club del marketing e della comunicazione

Il club è nato da un’idea mia e di altri 300 manager 9anni fa. Abbiamo pensato che le cene e gli incontri che si facevano per scambiare opinioni e raccontare le ultime novità e tendenze, magari sviluppare nuove opportunità di lavoro (tutte azioni di self-marketing) non fossero molto proficue. Superata questa fase abbiamo pensato, dunque, di creare un club senza scopo lucro, apolitico asindacale, apartitico. La mission è quella di “connecting-manager”: sviluppare i rapporti interpersonali per dar vita a proficue collaborazioni professionali, azioni di comarketing, e a sviluppare soprattutto il new business. In questo modo il club è diventato un grandissimo network relazionale, il più grande in italia nel settore della mar-com, con più di 9000 manager iscritti, che si posiziona su tutto il territorio con 14 circoscrizioni regionali, per sviluppare tutte le iniziative sul proprio territorio a contatto con i soci locali. Io presiedo a livello nazionale, coordino le sezione, e sono impegnato a sviluppare anche gli altri obiettivi del club, cioè quello di “culturizzare” quei 5 milioni di manager (circa l’80%), quelli che non fanno marketing, all’ultizzo delle funzioni vitali del marketing e comunicazione. Realizziamo incontri con imprenditori, associazioni e manager che vengono ad apprendere l’abc di queste discipline. L’importante per far nascere l’idea e il desiderio/ necessità di utilizzo di questi mezzi. Crediamo molto nel contatto personale, ed è per questo che organizziamo spesso eventi in cui ci si incontra fisicamente.

Presentazione Party Round

Clubdelmarketingedellacomunicazione

MarketingJournal

Filippo Minelli per marketingarena

Quando si parla di marketing noi siamo in prima fila! Forse non avremo un posto cosi di prestigio in quel di Milano, ma state sicuri che non mancherà una delegazione di marketingarena all’evento sul marketing targato Clubdelmarketingedellacomunicazione. Chi si occupa di marketing non può non segnare in agenda questa data!
Quale data? Continuate a leggere..
L’evento dell’anno per la Mar-Com Community organizzato dal Club martedì 20 Marzo presso Hotel Crowne Plaza–Milan Linate di San Donato Milanese

Il Club del Marketing e della Comunicazione ha ideato il più importante ed innovativo evento per tutti i professionisti del comparto: 1° Convention Italiana di Marketing e di Comunicazione, organizzata in collaborazione con le più importanti associazioni , università, istituzioni pubbliche e private, aziende ed agenzie, giornali, we, radio e tv italiane, e con la partecipazione interattiva di 1.000 manager, consulenti, docenti ed imprenditori.
Concept dell’evento: La “1° Convention Italiana di Marketing e Comunicazione” si terrà Martedì 20 Marzo 2007 dalle 15,00 alle 21,30 presso il prestigioso Hotel Crowne Plaza di San Donato Milanese. Un appuntamento unico e probabilmente irripetibile che può essere, già da ora, definito come “storico” per l’imponenza della macchina organizzativa, per l’innovativo, originalissimo ed inedito format “a processo”, per gli elevati e nobili obbiettivi prefissati, per l’autorevolezza dei protagonisti-relatori, per l’interattività di tutti i partecipanti, per l’ampio ventaglio delle categorie coinvolte della marcom e business community e per l’utilità socio-economica che potrebbe rivestire in ambito nazionale. Nasce con l’intento di fare il punto dettagliato sullo stato attuale del marketing, della comunicazione e dell’ informazione in Italia. Ma le finalità del progetto sono più articolate ed ancor più pragmatiche:
- promuovere l’autocritica dei player del comparto travalicando la consueta autoreferenzialità che permea la loro mentalità e contraddistingue la totalità degli eventi del settore. Dunque: ( guardare dentro di noi per vedere meglio fuori da noi stessi) – ( ascoltare e non solo parlare) – (lungimiranza e non miopia)( modestia e non solo supponenza professionale) perché il riconoscimento dei propri limiti ed errori è la condizio sine qua non per il superamento degli stessi e prodromo di crescita e miglioramento.
- informare i professionisti del settore sulle ultime tendenze (modelli, tattiche, strategie, tecniche) di Marketing, Comunicazione ed Informazione.
- sensibilizzare i 5 milioni di manager ed imprenditori italiani di quelle imprese che ancora non comunicano e non sono marketing oriented, sull’ importanza strategica ed operativa di queste due funzioni aziendali, assolutamente vitali e necessarie per continuare prima ad esistere e poi progredire in un mercato altamente competitivo;
- rendere noto all’opinione pubblica (attraverso i mass media presenti) che aziende e agenzie hanno a cuore i consumatori /clienti (utenti, fruitori) considerandoli, non più unicamente un dato statistico o commerciale , bensì veri e propri individui ed esseri umani quali essi sono, per meglio far fronte e rispondere alle loro singole aspettative, desideri, bisogni, necessità. Dunque un passaggio dalla customer alla human satisfaction.
- Sostenere e diffondere i valori di una comunicazione aziendale socio- eco compatibile e di un marketing d’impresa etico che rispettino i diritti inviolabili della persona umana e tutelino i cittadini-utenti-consumatori e l’ambiente per uno sviluppo sostenibile.
Target dell’evento:
Circa 1000 professionisti tra le seguenti categorie: Presidenti Associazioni, Presidi e Docenti Università ed Istituti professionali, Autorità politico-istituzionali, Top Manager di Aziende (Largo Consumo, Btob, Distribuzione GDO e Retail) e di Agenzie ( pubblicità, promozioni, pr , organiz. eventi, concessionarie, centri media , direct mktg, etc), Dirigenti Mass Media e Case editrici, Direttori testate giornalistiche ( stampa. tv. radio e web), Formatori e Motivatori, Ricercatori di Mercato, Sociologi e Psicologi. I nominativi, prescelti e selezionati dal Comitato Organizzatore, rappresentano il meglio offerto dal mercato per competenza, prestigio, professionalità e spessore tecnico-culturale.
Comitato Organizzatore: Danilo Arlenghi – Sabina Rosa - Carlo Giovannelli - Giorgio Tedeschi - Furio Garbagnati - Mariuccia Mauri - Daniele Tirelli -Paolo Duranti - Osvaldo Ponchia - Fausto Lupetti – Nando Schinelli - Roberto Salvini - Paolo Romiti - - Giampiero Pelle - Enzo Argante -Dario Preda - PierAndrea Tosetto – Vittorio Spreafico - Marco Mancinelli - Luigi D’Urso - Maurizio Chiesura - Alessandro Ferrari - Giovanna Bo - Domenico Ghersi - Alberto Palazzo -Stefano Bettera - Miriam Forte - Luca Mattarello - Tiziano Scandiffio - Andrea Pietrarota - Gianluca Lo Stimolo - Franco Santini - Antonio Barrese - Corrado Spedale – Massimo Lucidi – Armando Brescia – Giulio Rodolfo - Valeria Scaglia – Patrizia Re
Inoltre l’evento sarà organizzato in collaborazione con più di 20 Associazioni di settore tra le quali: Mediawatch, Assorel, Adico, Popai, Assodigitale, CDVM, Club comunicazione d’Impresa, Assovisual, etc… ed altre in via di definizione
Timing: 1° Convention italiana di Marketing e di Comunicazione Martedì 20 Marzo 2007 dalle ore 15,00 alle ore 21,30
Programma di massima:
ore 15,00 - Accreditamento - welcome coffè - visita agli spazi espositivi degli sponsor
ore 16,30 - Inizio lavori ( conferenza con la formula del processo civile)
ore 18,30 - drink break e visita spazi espositivi ore 19,00 - chiusura lavori con verdetto della giuria di esperti
ore 19,30 - Formazione e motivazione manageriale
ore 20,30 - Buffet di gala e momenti di marketing relazionale
E’ una occasione da non perdere assolutamente per l’arricchimento umano, per la valorizzazione della propria attività , per l’aggiornamento professionale, per i contatti e le relazioni ad alto livello e per il marketing e la comunicazione di se stessi. Un investimento concreto (in tempo o in denaro) per facilitare la propria carriera, per migliorare le proprie conoscenze e competenze manageriali ed infine per aumentare il successo personale e dell’impresa di appartenenza.
Hanno già confermato la partecipazione ed il loro tangibile contributo 18 network televisivi, 15 testate giornalistiche nazionali, 12 riviste di settore, 5 newtwork radiofonici nazionali, 95 portali e siti di news on line, 150 aziende multinazionali, 70 agenzie internazionali, 16 associazioni, 9 università ed accademie professionali, 3 istituti di ricerca e più di 500 top manager.
Chi fosse realmente interessato a collaborare attivamente dando un contributo creativo, tecnico o economico a fronte di un elevatissimo ritorno di immagine e commerciale per sè e per la propria azienda può contattare personalmente:
Sabina Rosa
Segretario generale del Club
tel 02 2610052
Danilo Arlenghi
Presidente Nazionale Club del Marketing e della Comunicazione

Prima di chiederci se il download per uso personale è reato o meno e se il word of mouth negativo è più o meno dannoso per questa o quella azienda dobbiamo farci un’altra domanda: perchè la gente sembra infischiarsene di leggi e convenzioni? La fuori c’è davvero il caos?

Io (e non solo io) credo di no. Il discorso non è poi cosi nuovo, oggi lamentarsi costa pochissimo, se io volessi dire a tutti che ho ricevuto l’ennesima telefonata da Telecom pur avendo chiesto la rimozione dagli elenchi del 187 potrei farlo senza attaccare un francobollo ad una busta o farmi intervistare in televisione, basterebbe questo blog. Cosi come se io volessi parlare bene di kenwood che finalmente mi ha mandato la maglietta, ha investito su di me e ora merita la menzione.

Ma dire, oggi, è troppo poco. Bisogna fare, e qualcuno sta facendo. Vladi Finotto su firstdraft ci parla del caso Sellband, innovativo esperimento di venture capitalist nel mondo musicale; apprendo oggi che sta per sbarcare in Italia un portale chiamato Zopa che già spopola in UK, qui la gente può chiedere o prestare denaro in maniera p2p, senza intermediari istituzionali o bancari, con un tasso di interesse variabile e il bello è che non ci sono praticamente frodi o disguidi visto che il prestito è erogato attingendo ai fondi di molti prestatori in modo da minimizzare il rischio, davvero irrisorio. Ultimamente per informarmi leggo oknotizie e mi rilasso guardando un video su YouTube, dopo aver capito quale potrebbe essere il regalo di compleanno per la mia ragazza sul blog di Giuly.

Chiamiamolo 2.0, user generated, mondo che cambia, il dato di fatto è che una miriade di persone ha ora gli strumenti per farsi sentire, bypassare la banca e l’assicurazione, fregarsene delle regole perchè il sentimento popolare ha deciso che è giusto cosi. Potrebbe essere necessario, forse per la prima volta, rivedere le regole del gioco. Le imprese non possono non tener conto di quanto sta succedendo, e cosi gli operatori istituzionali. I concetti di marketing liquido (imperdibili in tema le slide di Maurizio Goetz) e flessibilità vanno di pari passo, una flessibilità che è però richiesta ad organismi abituati alle procedure e poco avezzi a reinventarsi di contiuo, mi viene in mente quel gioco con x persone e x-1 sedie, e quello che al termine della musica non ha una sedia se ne va, game over. La nuova sfida è oggi capire le persone, lavorare in relazione con il terminale della nostra azione e trarre vantaggi dai vantaggi dell’utente, non dall’utente in sè. Non amo la politica che in questo blog è particolarmente bandita, mi sembra però che più di qualcuno stia per scendere dal trono e la frase più ad effetto che ho sentito è quella di una giornalaia padovana in proposito di liberalizzazioni: “I supermercati vendono i giornali? Vorrà dire che gli edicolanti venderanno i panini”).

Cosa può fare una banca di fronte a Zopa? Riproporsi come garante della transazione sicura?

Come deve reagire il corriere della sera ad oknotizie? Prendere le tre migliori ogni giorno e segnalarle?

Credo sia necessario superare la paura e anticipare le mosse, in questo gioco la poltrona scotta, e non è valido portarsi la sedia da casa.
Qualche elemento su cui ragionare è a mio avviso legato alla scintilla che fa scattare l’aggregazione e l’esplosione di questi fenomeni nonchè alla comprensione del rifiuto sempre più marcato dei modelli imposti

Giorgio Soffiato

Graffiti marketing

di Luca Dalla Villa · pubblicato il 27 Gen 2007
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Luca Dalla Villa

Anche questa volta il mio amico smanettone (Giovanni) mi ha dato un interessante blog da conoscere meglio e approfondire. Il blog è legato allo studio GraffDESIGN. GraffDESIGN Srl é la prima Società in Italia specializzata in Graffiti-Design e Graffiti-Marketing: Servizi di Immagine e Comunicazione non convenzionali finalizzati alla visibilità mediatica. Ma intervistiamo Lodovico Minelli (responsabile del blog) che ci parlerà in dettaglio di questa iniziativa.

1) Mi è proprio piaciuta la vostra iniziativa e voglio che Marketingarena sia portatore del vostro messaggio: da dove nasce l’idea di questo blog?

Da anni si parla dell’impiego di tecniche di marketing che vengono dalla propaganda artistica di strada. Il fenomeno dei Graffiti e della Street-Art si impone per le strade shockando e divertendo i passanti. Gli artisti diventano relativamente famosi fra la gente comune facendosi pubblicità con gli stratagemmi più impensabili, interessando cittadini e media. Da qui l’idea d’impiegare le tecniche dei Graffiti in azioni di Guerrilla Marketing e in accattivanti grafiche pubblicitarie. In Italia, a differenza di altri stati, mancavano strutture professionali che trattassero questo tipo di produzioni e che facessero da tramite fra gli artisti e le agenzie. Il Blog è partito per catalogare le nostre attività e per dare uno scorcio su campagne internazionali gestite da nostri colleghi stranieri.

2) È interessante un caso di omonimia Filippo Minelli per Marketingarena e Filippo Minelli per Graffdesign: chi è quest’ultimo? Quando ho visto il nome sono saltato dalla sedia e pensavo che fosse il mio caro collega, visto che ha link proprio potete chiarirci le idee?

Filippo Minelli è un giovane artista che è partito dall’esperienza dei Graffiti e che si sta ora affermando come pittore avanguardista. Una critica d’arte l’ha definito così: Filippo Minelli è un Writer concettuale anomalo, neo-dada che ha trasformato il viaggio in un linguaggio visivo; è uno street-artist postcontemporaneo che scrive frasi ironiche con vernici colorate sulle architetture fatiscenti e sui muri delle aree dismesse. La sua azione di provocazione denuncia stati di abbandono sociale e la cultura dello spreco edilizio e del mancato rispetto per la “res publica”. Il suo sito è http://www.filippominelli.com/ , sul sito sono disponibili alcuni suoi lavori.

3) Potreste parlarci dei progetti più interessanti che avete sviluppato?

Premetto che siamo solo all’inizio della nostra attività professionale e che quindi i progetti più significativi sono tuttora in fase progettuale. Fra i progetti “tranquilli” sicuramente il caso più attuale è la campagna che stiamo sviluppando per Puma Create, la nuova fragranza di Puma. Per il suo lancio, attraverso una nota agenzia di comunicazione internazionale stiamo “riqualificando” aree urbane degradate con opere di importanti talenti del mondo dei Graffiti. E’ l’occasione per veicolare un messaggio positivo riguardante l’utilizzo della grafica dal gusto Graffiti. (Foto dell’intervento di Brescia)

4) Design e Innovazione: come la pensate a riguardo, anche in riferimento al vostro progetto?

Noi ci consideriamo dei pionieri in Italia nelle tendenze grafiche e pubblicitarie derivanti dalla cultura dei Graffiti, della Street-Art e della grafica di gusto “Urban” che prende molto dalla corrente stilistica della propaganda di strada. Ogni giorno incontriamo sulla nostra strada ragazzi e ragazze che hanno i numeri e il talento per definire nuovi livelli qualitativi sia nella grafica che nel design. Siamo ottimisti e osservando l’attuale risposta del mercato siamo fiduciosi di poter leggere un giorno molti dei nomi che già conosciamo associati ad importanti progetti.

5) Graffiti e Marketing: un nuovo e interessante connubio; come pensate che i “graffiti” possano integrarsi nel marketing?

I writers ragionano esattamente come si ragiona nel marketing, vogliono imporre il loro nome, il loro logo sulla società. Lo fanno per le ragioni più diverse e sanno scegliere il posto giusto, l’azione più temeraria, i colori, valutare l’impatto delle loro produzioni. Se sostituite i nomi degli artisti con un logo commerciale lo stesso verrà energicamente imposto nella società. Oltre alla Guerrilla tradizionale esiste anche un’approfondita conoscenza di molti canali preferenziali, soprattutto online, per arrivare ai giovani tramite i più autorevoli “opinion leaders” delle subculture che danno gli indirizzi alle mode e alle tendenze stilistiche.

6) La vostra idea mi sembra alquanto originale, e in un certo senso ricorda Marketingarena: per le idee giovani e per come sono postati i contenuti: come vedete il nostro blog? E di come lavoriamo? (affinità e divergenze)…

Ho studiato economia e sono un appassionato di marketing quindi considero Marketingarena un progetto molto interessante ed innovativo. Costituisce un database unico di case-histories in continuo aggiornamento utile per chiunque voglia intrattenersi con gli ultimi esperimenti di Marketing applicati alla realtà e perché no, ispirarsi per qualche azione “fuori dagli schemi”.

Con questo termino, complimenti ancora ragazzi!

Luca Dalla Villa per marketingarena

A proposito di PMI..

di Luca Crivellaro · pubblicato il 26 Gen 2007
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Luca Crivellaro

A proposito di PMI…

Si fa un gran parlare di queste piccole e medie imprese e noi non siamo da meno. Il 26 Novembre 2006, Thomas Longo ha pubblicato qui su M.A. l’interessantissimo articolo “Marketing e PMI: realtà o sogno?”, osservando le Pmi in Italia, con un taglio “markettaro”. Oggi invece vediamo lo stesso argomento dal punto di vista “comunitario”, cercando di capire se e come sono sviluppate e incentivate in Europa. Da sempre sono una forza portante in Italia e in tutti i paesi dell’Unione (Germania su tutti) ma come spesso accade in questi casi, è una forza mal coordinata globalmente o comunque poco sviluppata rispetto alle potenzialità che contiene.

La Commissione Europea, intuendo le potenzialità delle Pmi, comincia quindi ad appassionarsi a questo argomento e nel 2000, al vertice di Lisbona, promuove la Carta Europea per le piccole imprese, diventata ben presto quasi una sorta di guida per le Pmi.

La Carta oggi è destinata a ben 44 paesi e ha notevoli effetti sulle politiche decentralizzate. La sua peculiarità consiste nel fatto che analizza tutte le fasi del ciclo della vita di una piccola azienda e si interessa anche di argomenti correlati, come i problemi delle imprese, tra insolvenza, cessione delle imprese, aggiornamento tecnologico.

I risultati positivi non sono mancati: si diffonde il profilo del “Think small first” (pensare anzitutto in piccolo) presso le istituzioni; nascita di una strategia generale europea; misure specifiche adottate dai singoli governi nazionali.
Ma soprattutto, le politiche di successo in tema di Pmi aumentano grazie al “benchmarking” (in breve e in parole semplici: l’imitazione delle buone pratiche, di successo, tra quelle sperimentate dai vari attori in gioco). Concretamente,due esempi: la Danimarca ha creato meccanismi di sostegno all’e-commerce seguendo l’esempio di molti paesi nordici (Norvegia, Svezia, Finlandia. Ma anche Paesi Bassi e Irlanda); l’Austria ha preparato una guida per la creazione di nuove imprese sul modello della Germania (una nuova impresa con soli 5 euro).

Il lavoro della Carta inoltre non si è esaurito, dato che a Giugno 2007 a Vienna si terrà il prossimo incontro europeo. Tra i vari obiettivi, interessante dal nostro punto di vista sono le misure da adottare per la diffusione del commercio elettronico. Le parole chiave sono sempre formazione e assistenza alle imprese che vogliono entrare nel mondo dell’economia digitale.

Ma infine, ecco un piccolo decalogo, suggerito da Confartigianato. Una guida da tenere sempre sott’occhio per uno sviluppo concreto:

1) Massimizzare il risultato economico nel medio e lungo periodo.
2) Confrontarsi con “chi è più avanti”.
3) Fare meglio di ciò che si è sempre fatto.
4) Saper fare innovazione.
5) Passare dalla riduzione dei costi alla qualità.
6) Progettare i confini aziendali in maniera flessibile.
7) Trattare la dimensione aziendale come una variabile gestionale.
8) Puntare sull’organizzazione aziendale e sulla gestione del capitale umano.
9) Rimanere radicati nel territorio.
10) Avere alla guida un imprenditore forte.

In Italia si seguono queste regoline??? Quali sono le più importanti secondo voi?

Luca Crivellaro per marketingarena

Sulla Carta Europea per le piccole imprese: http://ec.europa.eu/enterprise/library/ee_online/art10_it.htm.

Il successo delle compagnie aeree low cost

di Thomas Longo · pubblicato il 24 Gen 2007
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Thomas Longo

Nate negli anni ’70 in America, le compagnie aeree low cost si affacciano nel mercato europeo nei primissimi anni ’90 con la nascita della compagnia irlandese Ryanair che oggi, assieme alla easy jet, si distribuisce la fetta più grossa del mercato europeo.
Dagli anni della loro nascita fino ai giorni nostri si è assistito ad un proliferarsi di compagnie di volo a basso costo (Myair, Alpi eagles, Wind jet, solo per fare alcuni nomi) che hanno rivoluzionato completamente il settore del trasporto aereo, arrivando a proporre voli a 99 cent.
Per rendere maggiormente l’idea del loro sviluppo basti pensare che nell’estate appena passata, un volo su cinque è stato low cost.

A molti viene da chiedersi come sia possibile che una compagnia aerea possa applicare prezzi così bassi che sembrano frutto di una politica commerciale insostenibile dal punto di vista economico e finanziario e che porta molti a credere che ciò si ripercuota in una bassa sicurezza del volo.
Partendo dal presupposto che la sicurezza in volo non è un optional per accrescere il vantaggio competitivo, ma un obbligo che qualsiasi compagnia aerea deve rispettare, lo è ancor di più per quelle low cost; se si verificasse infatti un guasto ad un velivolo di tali compagnie questo andrebbe ad intaccare in maniera spropositata l’immagine dell’azienda con perdite inestimabili rispetto a quello che potrebbe accadere ad una normale compagnia aerea che effettua voli di linea, questo proprio perché molto spesso il consumatore tende ad associare il basso costo ad una minore sicurezza.

Ma allora com’è possibile vendere biglietti aerei a prezzi così bassi?
Innanzitutto precisiamo che tali compagnie attuano quella che viene comunemente definita strategia dello “yield management”, ossia l’applicazione di prezzi differenti allo stesso prodotto a diversi consumatori; normalmente quindi più anticipatamente viene acquistato il biglietto aereo, minore è il prezzo che si paga.
In secondo luogo tali aziende si basano su una politica di riduzione permanente dei costi di gestione, costi che risultano inferiori a più del 50% di quelli delle compagnie aeree classiche.
Tale riduzione è possibile grazie a:
- ricorso massiccio ad internet per le vendite (-10%)
- uso di aeroporti minori che porta a pagare tasse più basse e ridurre i tempi di sosta a terra degli aerei (-15%)
- riduzione dei servizi a bordo: unica classe di passeggeri, libera scelta dei posti a sedere, eliminazione dei pasti gratuiti a bordo (-20%)
- razionalizzazione della manutenzione con l’uso di vettori aerei di un solo tipo (-5%)
- razionalizzazione del personale: multiruolo attribuito ai dipendenti (-4%)

Grazie alle sue caratteristiche e alla crescente mobilità degli individui, il mercato low cost è in forte crescita, tuttavia alcune considerazioni mi sembrano opportune circa l’allargamento del mercato che si potrebbe effettuare.
Innanzitutto l’80% dei biglietti è acquisto per motivi turistici, viene allora da chiedersi se non sia il caso che tali aziende puntino un po’ di più sul settore business con offerte particolari rivolte alle aziende e, in secondo luogo, colpire quella fetta non indifferente di individui che vedono con diffidenza tali compagnie attraverso campagne pubblicitarie, relazioni pubbliche ed eventi (il tutto mantenendo sempre quell’ottica di contenimento dei costi) in modo tale da ottenere un’identità più chiara e condivisa da tutti e, ovviamente, incrementare ancor di più le vendite.

Thomas Longo per marketingarena

Qualche giorno fa, in un locale, mi sono ritrovato a parlare con un amico di idee sull’apertura di un propria piccola attività, magari a conduzione familiare, e sui relativi punti strategici sui quali giocare la sfida coi competitors.
La conversazione prende una piega interessante, ovvero io da un lato miravo a portarla su scelte più aziendaliste mentre lui la portava più sul servizio al cliente: questo ovviamente dipende dal fatto che io studio economia e che lui lavora nel settore alberghiero, per cui i punti di vista tendono ad essere uno più pratico e l’altro un po’ più teorico. Tuttavia, da un approccio iniziale un po’ confuso, siamo arrivati a discutere su temi alquanto interessanti.
L’obiettivo della serata dunque si presta ad essere quello di focalizzare il nocciolo strategico di un’attività nel settore della ristorazione o dei locali serali, magari a conduzione familiare, in ogni caso non necessariamente di grandi dimensioni e magari sul territorio Veneto.
Ci si rende conto da subito che lo scopo prefissato non è di facile raggiungimento, anche perché da un lato c’era la convinzione da parte sua che un buon servizio al cliente potesse in qualche modo regolare tutto il resto mentre da parte mia la leva strategica andava trovata in altri punti dell’attività: io non sono sicuramente un lavoratore del settore, tuttavia mi ritengo un buon osservatore e partendo da questo presupposto abbiamo cominciato a ragionare sui casi di successo che avevano investito la nostra zona geografica (Venezia – Treviso - Padova) arrivando alle conclusioni che ognuno di essi aveva trovato un punto di appiglio importante su cui giocare la propria competizione… chi aveva lavorato sul design, chi sull’intrattenimento, chi su rapporto con il cliente, chi sulla qualità del prodotto…
Bisogna però dire la verità, ovvero, almeno a parere personale, nessuno di questi locali ha trovato una leva tanto vincente quanto persistente e longeva…ma perché? Il motivo sta probabilmente nel non rispetto di alcuni passi importanti da parte dei ristoratori nel momento in cui si fanno certe scelte imprenditoriali, come ad esempio un’accurata scelta del target, che spesso nemmeno avviene, e che può risultare davvero molto pericoloso in un mercato molto dinamico e turbolento come questo, dove i consumatori si stancano in fretta e cercano sempre qualcosa di fresco.
Dopo tanto ragionamento, tuttavia, siamo arrivati di comune accordo ad alcune conclusioni: Sicuramente non basta semplicemente avviare un locale perché questo dia dei frutti in termini economici nel lungo periodo; Si deve far leva prima di tutto sulle capacità dell’imprenditore, visto che parliamo di un luogo in cui, per vincere, devono essere espressi dei valori, quelli migliori saranno sicuramente quelli che caratterizzano la figura psicologica di chi crea questa formula; Cercare di usare dei metodi di analisi di marketing per capire quale possa essere il miglior luogo, la miglior posizione, e il miglior target di riferimento; Lavorare su alcuni punti critici tipici del settore, come possono essere i prezzi o il servizio al cliente, allo scopo di migliorare tali punti rispetto agli altri locali; Ed, infine, ma è forse il punto più importante, trovare un leva innovativa, che faccia forza sulla creatività dell’imprenditore per battere i competitors.
In conclusione, il nostro punto di arrivo è stato che per vincere una sfida in questo settore non bastano le armi che tutti usano, ma si deve puntare sull’utilizzo dell’innovazione, della creatività e della multiculturalità: servono idee nuove, magari colte viaggiando in giro per il mondo, che facciano divertire le persone e che allo stesso tempo, però, le fidelizzino, il che si può fare magari proprio con l’utilizzo delle nuove tecnologie, che, in questo tipo di locali, vengono usate prettamente per abbassare i costi e non per migliorare l’efficacia dell’azienda.

Stefano Guerra per MarketingArena

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