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Archivo » October 2006

On line gaming: hattrick

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 31 Oct 2006
Archiviato in Tecnologia e innovazione2 commenti

Giorgio Soffiato

Oggi prefestivo, stiamo leggeri.
Il fatto che 5 dei 6 contributors di questo blog giochino ad hattrick può voler dire che:
- siamo malati (malhattrick)
- siamo parte dei 915.000 iscritti ormai impazziti per quello che è in apparenza un gioco on line, in realtà una mania che vede centinaia di migliaia di persone attaccate allo schermo per cercare di acquistare il beniamino di turno.
Eh gia.. hattrick è un gioco manageriale di calcio on line, è gratuito e chiunque può creare una squadra e provare a portarla in serie A. Il gioco è molto carino ma è testuale, ciò significa che le partite sono giocate in realtà vedendo la sola cronaca e non si vedono mini che corrono o poligoni di gran grafica in stile pro evolution soccer. Ci sono insomma tutte le premesse per un blando successo, una bolla di sapone.. invece no.. hattrick sta assumendo proporzioni eclatanti e anche personaggi famosi o calciatori (Giorgio Chiellini) sono ormai veri e propri maniaci.
Più che esaltare il motore di gioco o l’andamento delle partite appare interessante considerare le potenzialità di business di questa realtà: la cosa imprescindibile per hattrick è la community, esistono diverse conference (forum) frequentatissime in cui gli iscritti si confrontano sulle tematiche più disparate ma.. chi e cosa guadagna da 915.000 anime? e come fa?
Il fondatore è svedese ed è per tutti “ht-Bjorn” e lo spirito del gioco è tutt’altro che di sfruttamento del business anche se, è chiaro, i soldi fanno gola a tutti, soprattutto quando hai un database targetizzato e di proporzioni abnormi (sapendo poi quanto valgono i dati oggi..).
Il modello adottato è chiaro: esiste una versione premium per gli utenti (supporter) che hanno la possibilità di usufruire di maggiori funzionalità (meramente ludiche che però non influiscono sui risultati) e il costo è molto basso (circa 24 euro per un anno o 7 euro per 3 mesi) e poi è possibile acquistare una maglietta che ha un costo di 18 euro.
Sono al momento questi gli unici sfoghi di business del gioco, ma quali possibilita per il futuro?
Da poco sono state introdotte alcune novità: la possibilità di seguire la propira squadra tramite sms e la possibilità di creare un proprio spazio (club house) in cui raccontare tutto della propria squadra per arricchire ulteriormente l’esperienza di gioco. A mio avviso le possibilità di business sarebbero però molto più ampie, per molti la passione per la propria squadra è davvero maniacale e tutti gli utenti vorrebbero una t-shirt con i propri beniamini, credo quindi che puntare sul merchandising e sulla personalizzazione sarebbe cosa piuttosto semplice e decisamente azzeccata. Anche la possibilità di offrire pubblicità all’interno del sito è sfruttata solo in minima parte.
In termini di marketing ciò fa comprendere le potenzialità che ancora oggi le community hanno, che soprattutto se ben disposte dal fatto di godere di qualcosa di gratuito, sono ben disposte a ricambiare magari acquistando una t-shirt o accettando una comunicazione commerciale. Quali altri modi per fidelizzare le comunità e sviluppare il community marketing?

Giorgio Soffiato per marketingarena

Questo non è un articolo ma una riflessione!
Come Giorgio ha scritto qualche post più sotto siamo stati attaccati da UN utente di oknotizie per presunti copia-incolla dei nostri articoli.
Premesso che copiare è immorale e poco costruttivo, che fin da bambini ci hanno insegnato a fare i compiti da soli e che l’autore di uno scritto ha il diritto di goderne tutti i meriti, mi sono chiesta qual è la linea di confine tra il mero copiare e il riportare e condividere una notizia.
Se io capito in un blog o in un sito che mi riporta il riassunto, per esempio, di una ricerca, la formulazione semplicistica di un articolo che non comprendo chiaramente perché non è di mia competenza non posso che esserne grata. E magari approfitto dello spunto per applicarlo in altri campi, in altre cose…o anche solo per pensare in un modo diverso,più ricco.
Questo si avvicina molto a quello che sentivo in certe lezioni di professori autorevoli che per esempio, parlavano di spin off, procedura riconosciuta scientificamente addirittura al MIT di Boston. O ancor più dell’economia della conoscenza per cui il Prof Rullani sta acquisendo fama nazionale (al momento…), e ancora…non lavorano per scambi informativi paralleli anche i distretti industriali su cui si fonda la nostra economia.
A tale proposito consiglio a tutti il libro” la fabbrica dell’immateriale” di Enzo Rullani, leggermente didattico ma che di certo getta luce su quest’argomento.
Penso insomma che il “copiaggio” sia sbagliato se sterile e fine a se stesso ma non se serve a generare conoscenza. Questa è una riflessione totalmente personale contro chi ci accusa di ciò e so che questo articolo risulterà alquanto impopolare ma è la realtà (almeno secondo me): l’evoluzione della produzione seriale, culturale o meno, che certi bigotti (scusate ma non trovavo sinonimi) non capiscono.
Concludo sottolineando che la stra grande maggioranza delle cose che scriviamo non sono comunque copiate, nemmeno nell’accezione da me spiegata, ma sono la riflessione di cose che ci circondano. Se davvero avessimo dovuto scrivere news forse non avremmo aperto un blog di marketing ma di giornalismo…e forse non saremmo studenti ma…molto di più!

Ilaria Paparella

La Fiat è cambiata!

di Gianluca Marconato · pubblicato il 30 Oct 2006
Archiviato in Marketing14 commenti

Gianluca Marconato

Nuovo logo per la Fiat, nella forma e nel colore, ispirato allo scudo delle vetture Fiat del passato (quelle tra il 1931 e il 1968). Un marchio nuovo a rimarcare come la Fiat sia cambiata. Il nuovo logo campeggerà sul frontale della nuova Bravo, compatta del segmento C che verrà presentata a Roma il prossimo 29 gennaio. Il management Fiat ultimamente funziona alla grande, soprattutto per quanto riguarda il marketing e la comunicazione. Non era facile cambiare la percezione del brand, adagiato su posizioni remissive di sconfitta annunciata per circa un decennio. Fiat significava auto di scarso appeal, rumorose, affidabili certo, ma anche qualitativamente deludenti: questo fino a circa 3, 4 anni fa. Il nuovo corso ha dato una decisa sferzata dimostrando di essere all’altezza dell’incarico. Oggi Fiat significa Grande Punto, Panda, Croma: auto che convincono e si vendono: auto dai contenuti tecnici molto interessanti e in alcuni casi veramente innovative (ad esempio la versione della Grande Punto con il dispositivo Bluetooth). Oggi Fiat significa anche una comunicazione fluida, attuale, per certi versi pure emozionale. Il cambio del logo sembra una cosa di poco conto, o una trovata fine a sé stessa, e invece no. Bene hanno fatto gli uomini Fiat a lanciare una campagna sui principali quotidiani nazionali reclamizzando questa novità. E bene hanno fatto a citare la Nuova Bravo, auto che si preannuncia la vera sorpresa della prossima stagione (iniziare a parlare di quest’auto, anche se non ancora pronta per il debutto sul mercato è una strategia che crea interesse nei confronti del modello).
Unica caduta di stile per quel che riguarda l’aspetto comunicazione di Fiat negli ultimi mesi è stata la “soap-opera” relativa alla soundtrack dei vari spot televisivi: prima il caso Vasco Rossi, poi il mancato accordo con i White Stripes per la concessione dei diritti di “Seven nation army” (canzone che nell’immaginario italiano è legata al tormentone dei mondiali di calcio) risolto con un brano-farsa ispirato smaccatamente proprio al motivo centrale di “Seven nation army”. Un peccato veniale, in confronto ai notevoli balzi in avanti fatti negli ultimi tempi.

Ho deciso di proporre questa nuova rubrica perché anche io, in prima persona, voglio imparare.

Penso che andare a rivedere, di tanto in tanto, cosa si faceva tempo fa, chi e come lo faceva possa essere utile per comprendere la realtà del tempo, dei mercati e, non meno importante, la storia e l’evoluzione delle marche. Si, perché quelle marche con le quali adesso abbiamo un rapporto, bello o brutto che sia, o che semplicemente conosciamo, hanno una storia.

Vorrei capire se quello che si faceva una volta, in termini di comunicazione pubblicitaria, è così tanto distante dall’attuale, oppure se i corsi e ricorsi della storia, un po’ come nella moda, ci ripropongono gli stessi modelli con cadenza ciclica…

Credo che questa nuova rubrica potrà essere un aiuto per me e per tutti quelli che avranno voglia di leggere i post di questo sito, nel senso che potrà stimolare ogni tipo di commento, a partire da quelli riguardanti la creatività, argomento “caldo” soprattutto all’epoca in cui viviamo, in cui (come è stato peraltro precedentemente dibattuto in alcuni commenti nel sito) ci troviamo di fronte alla pesante eredità di opere passate (di tutti i generi artistici, compresa la pubblicità) contrapposte a tentativi, più o meno riusciti, di introdurre nuove forme di arte e creatività, frutto di innovazioni tecnologiche e di pensiero.

Confido nel successo di questa rubrica! Perché io, in prima persona, ho voglia di imparare.

La prima di una (spero lunga) serie di approfondimenti che vorrei proporre ai nostri lettori è rappresentata da Perugina. In particolare, vorrei innanzitutto fornire dei dettagli sulle prime comunicazioni, e in seguito proporre un esempio di comunicazione dei giorni nostri (2004).

FOTO1: (foto sopra)

Federico Seneca. Un nome ignoto ai più, eppure appartenente a colui che può ben dirsi tra i principali iniziatori della moderna comunicazione pubblicitaria in Italia. Pittore, grafico e illustratore, ci ha lasciato grandiosi manifesti che ancora oggi stupiscono per l’efficacia e la modernità.
Marchigiano (nasce a Fano nel 1891), Seneca si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma e nel primo dopoguerra si trasferisce a Milano. Qui comincia l’attività di cartellonista sotto la guida del grande Marcello Dudovich, incontrastato maestro dell’affiche nel periodo “liberty”;è però la sua successiva assunzione alla Perugina, società di cui ben presto diviene direttore artistico, che segna la sua affermazione e, in breve, il suo successo.

In circa tre lustri di attività (dal 1919 al 1935), presso la sola Perugina prima e poi anche con Buitoni (dopo che le due grandi industrie alimentari si fondono, nel 1925), sviluppa una trentina di manifesti, che contribuiscono non poco al rilancio commerciale delle due aziende. Lo stile che egli affina in questi anni riprende in parte quello del cartellonista Cappiello, al tempo attivissimo oltralpe, in parte si rifà alla grafica futurista (Seneca viene a contatto con Gerardo Dottori, uno dei maggiori esponenti del secondo futurismo), ma non mancano neppure ascendenze puriste, con un’originale rilettura su carta della scultura italiana post-risorgimentale.
Lo schema utilizzato da Federico Seneca nei manifesti per Buitoni e Perugina è univoco. Facendo un passo oltre i decorativismi liberty, il grafico sviluppa sfondi a tinte piatte (giallo o nero in genere), in cui inserisce una o due figure, che, solitarie, si impongono sull’intera campitura del cartellone. Si tratta generalmente di figure umane, sintetizzate al massimo e prive di ogni dettaglio, a eccezione di sparuti elementi che richiamano il prodotto pubblicizzato (una piccola scatola di cioccolatini o un piatto di brodo, ad esempio); tali figure sono anch’esse monocromatiche e rese in un colore fortemente contrastante con quello dello sfondo.

Gli agili figurini dei manifesti per il cioccolato Perugina, che siano una coppia di innamorati a passeggio teneramente abbracciati o uno scattante cameriere, appaiono quasi come oggetti aerodinamici, su cui si stagliano ombre e luci nette; di una plasticità massiccia e, al contempo, leggera, morbida.

A testimonianza del fatto che Federico Seneca è stato ed è ancora uno dei più grandi grafici pubblicitari italiani, il cui segno perdura anche nell’odierna società mediatica, ci rimane la celeberrima scatola blu-azzurra dei Baci Perugina, da lui creata nei primi anni Venti, con le silhouette di una coppia abbracciata che gli fu ispirata dal celebre dipinto di Francesco Hayez Il bacio.

FOTO 2

2004: La comunicazione è declinata in due soggetti. Il primo soggetto è dedicato alla Scuola del Cioccolato Perugina aperta ai consumatori. La Scuola nasce con l’obiettivo di permettere a tutti coloro che lo desiderano di condividere la passione per il cioccolato insieme agli esperti cioccolatieri Perugina attraverso una serie di incontri. La headline recita “Apre a tutti la Scuola del Cioccolato Perugina”, mentre il visual mostra il logo della Scuola immerso in una colata di cioccolato.
Il secondo soggetto rappresenta tre specialità della nuova linea Collezione, a firma Scuola del Cioccolato: cioccolato impreziosito con zenzero, cannella, peperoncino, noce moscata. La headline è “Quando passione e innovazione si uniscono, nasce sempre qualcosa di speciale”.
Per Lowe Pirella firmano la campagna la copy Elena Tralli e gli art Anna Lomboni e Aldo Lunelli con la direzione creativa di Piero Lo Faro. Le foto sono di Stefan Kirchner e Luca Perazzoli.

Filippo Minelli per marketingarena

Ok notizie e i facinorosi

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 28 Oct 2006
Archiviato in Web marketing e 2.02 commenti

Giorgio Soffiato


Come alcuni dei lettori sanno marketingarena utilizza il sito www.oknotizie.com per informare un pubblico leggermente più vasto di quello che altrimenti sarebbe veicolato dai motori di ricerca, soprattutto perchè il sito non esiste da molto tempo e abbiamo la voglia di farci conoscere.
Oknotizie è un aggregatore in cui molti, come noi, riportano le loro e le altrui selezioni di link e news, con una particolarità, è possibile votare le notizie esprimendo un parere positivo o negativo che è indicato con OK o KO. Le ultime due notizie da me segnalate hanno ricevuto alcuni voti a favore ma anche un buon numero di voti contrari. Sarei ben felice che questi voti venissero dalla disapprovazione di chi non ama il mio stile di scrittura o ritiene poco consono l’articolo X. Ho però il sospetto che alcuni di quelli che hanno indicato pollice verso ai nostri sforzi siano semplicemente dei “politicanti” che escono di senno al solo sentire la parola marketing che, da buon capro espiatorio di tutti i mali moderni e capitalistici, merita la gogna senza appello. Se cosi fosse, e spero di sbagliarmi, chiedo semplicemente a costoro di stare alla larga da un lavoro che, nel bene o nel male, è frutto della passione di diverse persone. Se invece i giudizi negativi sono espressi in ottica costruttiva ben venga, cercheremo di migliorare. Credo che oknotizie debba ancora migliorare un pò, si potrebbe ad esempio rendere obbligatorio il commento per chi esprime un parere, è troppo facile lanciare il sasso e nascondere la mano, la cosa innesca oltretutto fastidiose reazioni vendicative dalle quali, lo ammetto, a volte non ho saputo trattenere il clic. Spero di aver preso una grossa cantonata e già immagino il buon numero di KO che questo parere potrà generare, poco male, noi sappiamo cosa c’è dietro, per il dialogo comunque, siamo sempre pronti.

Giorgio

Advertising revolution

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 28 Oct 2006
Archiviato in AdvertisingCommenta

Giorgio Soffiato

E’ proprio questo il claim di adsbay, un innovativo e semplicissimo tool che incrocia il pagerank di google con la collocazione in home page di spazi pubblicitari con l’obiettivo di offrire una valutazione per gli spazi nei vari siti, qualsiasi sito, anche il vostro. Il funzionamento è semplice, si inserisce il sito, si seleziona la posizione del banner/immagine/link desiderato e adsbay restituisce una valutazione che, ve lo assicuro, è più che realistica. Mi riservo di analizzare meglio il tool e tornare su questo argomento ma credo che in questo modo non sia più solo l’informazione ad essere alla portata di tutti, anche gli strumenti di advertising-analysis sono oggi decisamente democratizzati :-)

Che ne pensate?

Giorgio Soffiato per marketingarena

Viral marketing: Lulù.com

di Gianluca Marconato · pubblicato il 28 Oct 2006
Archiviato in Web marketing e 2.01 commento

Gianluca Marconato

Variazione sul tema viral marketing a fin di business: sbarca in Italia il sito per autori emergenti lulu.com, sito nato nel 2002 che si basa su due servizi:

stampa di libri on demand: l’utente da gratis a Lulu.com il proprio libro, Lulu.com lo pubblicizza sul proprio sito e lo stampa solo per richiesta. L’autore fissa il prezzo, e Lulu.com detrae 8 dollari da ogni copia venduta (per le spese di stampa, basse, molto basse) e poi dà all’autore l’80% del resto

lulu.tv: piattaforma dove pubblicare condividere su internet file audio/video/immagini (…che fantasia…)

Entrambi i servizi permettono agli autori fortunati di ricavare denaro dalle proprie creazioni
E il viral marketing cosa c’entra?!? I contatti coi blogger, da noi molto influenti, permettono la diffusione sfruttando appunto blog, social network e quant’altro: non per niente il libro più venduto è “la figlia della lupa” di Paola Silvestrini.
Finora Lulu.com ha venduto 60mila libri, con una crescita del 110% .
Anche Lulu.tv è innovativo: anche qui nessun tipo di pubblicità – e fin qua direte voi- e i video sono gratis.. chi paga l’abbonamento facoltativo (14.95 € al mese) può accedere al sistema di condivisione degli utili: in proporzione al numero di download del proprio file audio/video, si riceve una parte delle quote versate dagli altri abbonati. Lulu.tv ha 30mila visitatori al giorno, con un tasso di crescita del 100% mensile, pagando finora 20mila dollari agli autori.

La cosa che più mi preme sottolineare è come la creatività si manifesti in molte forme: l’innovazione di Bob Young, il fondatore di Lulu.tv, sta nell’aver capito il mercato e le tendenze generali nel web (voglia di condivisione in primis), sfruttando le potenzialità, più volte rimarcate, del web stesso (lo stracitato, osannato, controverso viral marketing). Chapeau Bob, great idea!

Marconato Gianluca per Marketingarena.it

Nike + Ipod

di Luca Crivellaro · pubblicato il 27 Oct 2006
Archiviato in Non convenzionale5 commenti

Luca Crivellaro

Cosa succede se due brand famosi come Nike e Apple si incontrano? …Succede che danno vita a un’esperienza totale in termini di comunicazione e marketing. Nasce infatti la campagna “Tune your run” per promuovere una serie di scarpe Nike da jogging che permettono di registrare tramite un’ipod collegato le proprie corse: distanza percorsa, velocità, calorie consumate, progressi nel tempo, record, saranno agevolmente registrati nel vostro ipod nano.
Come se non bastasse il sito è davvero eccellente esteticamente e, in linea con il suo geniale prodotto, permette di trasformare un’attività quotidiana apparentemente banale come il jogging, in un’attività completamente “esperienzializzata”. Sono presenti esaurienti presentazioni del prodotto; storie di sportivi famosi (perciò ottimi testimonial) come Lance Armostrong e Paula Radcliffe; possibilità di ispirarsi ai ritmi di corsa di vari campioni (Ronaldo, Steve Nash, i già citati Armstrong e Radcliffe, Vince Carter, solo per citarne alcuni) e conoscere i loro gusti musicali quando fanno sport (qui spiegano come la melodia giusta ti dia la carica necessaria per rendere di più, superando i vincoli imposti dalla stanchezza); apprendere le tabelle di allenamento proposte dal campione di maratona Alberto Salazar che tramite separati mix di musica promette di migliorare la vostra velocità e la vostra resistenza; infine, non meno importante (anzi!!), la possibilità di iscriversi alla community, ricevere newsletter e misurarsi con gli altri maratoneti: troviamo infatti una classifica con i migliori corridori per nazione, età, sesso e una sorta di timer che continua a scorrere, indicando i kilometri totali finora percorsi e il numero di corse registrate.
Un’esperienza totale, da manuale.

(A questo proposito si veda: Pine, Gilmore; “L’economia delle Esperienze”)

Che dire, vien voglia di andare a correre!!!


Non so se il concetto di “Individual Search Marketing” è stato creato da Nicola Tanzini, so per certo che lo spunto per questa breve riflessione viene da un articolo sul suo blog.
Quante volte, in un misto di vanità e vergogna, cerchiamo il nostro nome su google? Io ogni tanto lo faccio, e qualche volta anche senza virgolette cosi restituisce più risultati..
Non sono in molti a parlare di me, e per fortuna nessuno parla male, ma se un giorno dovesse accadere potrei pensare di rivolgermi a Naymz, una società che ha capito prima degli altri l’importanza del posizionamento personale e, specializzandosi, ne ha fatto un business. Da oggi insomma, se volete che lo specchio risponda correttamente alla fatidica domanda, sapete a chi rivolgervi!

Giorgio Soffiato per MarketingArena

p.s. sono certo dell’indirizzo del sito ma oggi ho avuto problemi a raggiungerlo O_O

Not ordinary water

di Ilaria Paparella · pubblicato il 26 Oct 2006
Archiviato in Marketing4 commenti

Ilaria Paparella
Cosa c’è di più limpido e cristallino, naturale e uniforme dell’acqua? Eppure da qualche anno il marketing ci ha messo le mani e l’ha trasformata in molto di più di semplice acqua.
E’ nell’esperienza di tutti: guardate il prezzo di una bottiglia di San Pellegrino o acqua Panna e confrontatelo con i prezzi delle private labels o delle bottiglie al discount. Perchè? Possono dirci che è più controllata, con parametri organolettici ottimali e dalle miracolose proprietà salutari, ma in fondo, diciamocelo, sempre di acqua si tratta. E allora non ci resta che dire che no, l’acqua non è tutta uguale.

Anche con essa si vuole costruire un esperienza, si vuole poter immaginare che se bevo un’acqua di fascia alta mi sento parte di un mondo, parte di una auto-categorizzazione (questo almeno è stato quello che ha candidamente ammesso un manager del gruppo S.Pellegrino ad un convegno sulla creatività delle imprese a Venezia)…quasi come prendere un caffè Illy…sempre caffè è ma è diverso da un caffè della Coop…pensiamoci!
Dati alla mano, negli ultimi 10 anni i prezzi delle acque minerali sono cresciuti del 45% e si sono spalmati investendo il mercato delle bibite: certe acque, soprattutto in America o in Francia, infatti competono senza timore con i “parenti vicini” superandone di gran lunga il prezzo.

Ulteriore conferma ci deriva dal fatto che è stata istituita da poco la figura del sommelier d’acqua, capace di decantarne le caratteristiche e proporre gli abbinamenti.
E ora una curiosità ad ulteriore conferma:
Si chiama Bling H2O ed è un’acqua premiata al Berkely Springs International Water Tasting Festival che sceglie le migliori acque minerali per la loro eccelsa qualità. Come un gioiello, è contenuta in una confezione decisamente speciale: una bottiglia in vetro satinato incrostata di cristalli Swarovski. Disegnata per diventare un vero e proprio fashion item, è stata ideata dal produttore di Hollywood Kevin G. Boyd, stanco di vedere le star aggirarsi sui set con banali bottigliette di plastica in mano. Dubitiamo che sarà facile trovarla sugli scaffali del supermercato, ma se l’idea vi è piaciuta, potrete acquistare qui le bottiglie in vetro, le più “popular” in plastica e un’intera linea di merchandising che comprende t-shirt e cappellini.

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