Marketingarena.it si occupa di marketing digitale, strategico ed operativo, comunicazione, innovazione, nuove tecnologie, knowledge management ed e-business. Continua..

logoMA20070430042051_64857_fotoNike_Marketing_Stealthtravel_alberta

Archivo » web marketing

Formazione: parcheggio completo

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 09 Jul 2010
Archiviato in Lavoro e careers2 commenti

Giorgio Soffiato

Hitler quiere contratar GiorgioFasulo (CV Creativo) from giorgiofasulo on Vimeo.

Abbiamo parlato di recente di formazione, università e prospettive future, proprio in aula ho avuto la possibilità di misurarmi con alcuni studenti neo laureati e non, tutti pronti a mettersi in gioco per fare il salto di qualità. Due dati di fatto:

L’università è per molti un parcheggio: 5, o meglio 7/8, anni di semi-riposo tra esami a scelta e corsi frammentati, poca voglia di accedere ad uno sviluppo del proprio percorso formativo “proattivo e virtuoso”.

Anche i master faticano: il rischio è quello di condensare gli stessi contenuti di una laurea specialistica in un anno o meno e di veder sgretolato, a causa della crisi, l’unico punto di forza realmente esistente, le possibilità di placement offerte.

In un quadro cosi complesso quello che anche chi legge chiede è: ottimo ma che si fa? Ho provato a portare in aula soluzioni un pò diverse rispetto al classico modello di teoria + esercitazione chiedendo a Matilde, Sara, Francesca, Domenico, Giulia, Angela e Pietro di sviluppare delle idee e delle presentazioni e di mettere nella propria cassetta degli attrezzi tutti quei tool che oggi non fanno di certo trovare lavoro ma almeno permettono di “parlare la stessa lingua” di chi i curriculum cartacei ha smesso di guardarli da un pezzo. Il risultato sono state 4 presentazioni di assoluto valore, certo da affinare ma davvero interessanti, che hanno toccato le tematiche legate al personal branding, alle imprese culturali e al marketing nel sociale. Credo di aver davvero imparato molto ieri con esempi molto gustosi, come il curriculum creativo sopra riportato.

Dedicherò un post ai vari interventi, ciò che mi preme in questo momento è far passare un pò i fiducia: è innegabile che in questa fase la torta sia più piccola, ma le fette possono essere più grandi se il mercato della formazione e l’offerta di lavoro si auto-regolano aggiungendo un pò di meritocrazia. Mi rendo conto che stiamo parlando di effetti positivi di una catastrofe generale e questo mio post non vuole toccare argomenti come il lavoro di chi da 20 anni è in fabbrica o di chi ha tutte le carte in regola per sfondare e non ce la fa, nel primo caso è probabilmente “chi comanda” a dover intervenire, nel secondo è solo un biglietto aereo a poter cambiare la storia di persone eccezionali in un paese ad oggi mediocre.

Ieri però l’impressione è stata positiva, con un pò di fiducia (in sé stessi prima di tutto) le cose possono cambiare in meglio, ai formatori il compito di mettere sul tavolo quel qualcosa in più per alzare l’asticella.

facebook-media.png

Facebook. Un argomento divenuto quasi intoccabile quanto il “2.0″ per i consulenti più cool.. quelli che cercano di ripulire dall’effetto moda ogni attività per sacrificare le aziende all’altare della strategia. La malcelata ironia è in realtà autoironia, quella di chi scrive e di molti altri che probabilmente preferirebbero avere la possibilità (che indubbiamente ha Mark Elliott Zuckerberg) di bere coca&havana sulla spiaggia anzichè provare a convincere le imprese che, la fuori, c’è un mondo tutto social da esplorare. Ne è uscito addirittura un libro, miliardari per caso, che racconta della fondazione di facebook come una storia di soldi, sesso e tradimenti..cool!
(Continua a leggere… )

Troppe scatole vuote

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 15 May 2010
Archiviato in Web marketing e 2.0Commenta

Giorgio Soffiato

scatola.jpg

Guardo al web marketing, e vedo sempre le stesse persone. Un grande fermento di nomi, nuove iniziative, collaborazioni ed entità nascenti nella fibrillazione dei grandi cambiamenti, ma cosa ci resta? Ho l’impressione, che spero rimanga tale, di un grande mischiare le carte, di un rumore molto più ampio del suo reale valore. Di certo il marketing on line non ha mai fatto della tangibilità il proprio forte, anche per motivi strutturali che non voglio ignorare, credo però che a volte il cambiare e reinventarsi che tutti noi sosteniamo rischi di sconfinare nel riciclarsi senza senso. Perchè?

Il mercato è drogato: ci piaccia o meno, siamo in balia della moda. Il web marketing è schiavo delle attività tattiche che piacciono alle televisioni (facebook! facebook! facebook!) e agli imprenditori ma fatica a proporre l’unico vero plus che può offrire, cioè un agire strategico. La crisi ovviamente incide, per questo motivo la specializzazione è volentieri sacrificata a pro di contratti più ricchi, o peggio di rinnovi di pari entità che contengono però servizi più ampi. O va bene cosi o, la fuori, non mancano le alternative.

Interpretazione non è misurazione: è tanto vero che i risultati sono misurabili quanto è vero che i destinatari dei nostri report non sono pronti per interpretarli. Ecco perché non è possibile attivare strategie in cui il cliente si fida al 100% del consulente ed è spesso necessario piegarsi a giustificare il proprio operato.

Siamo residuali: il web è ancora, purtroppo, un mercato residuale. Si fatica a informare le persone sull’importanza dello stesso e, forse, quell’obiettivo di vendita diretta (a Milano sell-out) che tutti in questo momento ricercano non è cosi facilmente perseguibile on line, resta da capire perché è ammesso che un’attività off line “faccia brand” mentre on line chi non porta risultati diretti viene guardato storto..

Mi rendo conto di tracciare un panorama non del tutto confortante, e questo è proprio l’obiettivo del mio scritto. Sicuramente l’ambiente che analizzo è quello delle piccole e medie imprese e descrivo difficoltà strutturali a fronte di piacevoli case history, che però hanno francamente annoiato. Il problema principale, a mio avviso, resta nella corsa al ribasso che in maniera irresponsabile l’offerta sta proponendo. Gli operativi del web (free lance in testa) fanno valere la propria leggerezza operativa tranciando di netto i ponti che le agenzie provano a gettare, agenzie che comunicano al singolo cliente i propri asset e plus ma ancora non riescono a chiudere il cerchio con un codice etico o un bollino di qualità che ne certifichi il “fare la differenza”. Prima che le aziende si organizzino diversamente è forse il caso di dare struttura ad un settore che ad oggi sembra troppo schiavo delle sue mutazioni e poco organizzato nel rispondere in maniera chiara e univoca a chi ogni giorno, e ogni giorno di più, mette un piede sul web.

engagement.gif

Per rendere l’idea di quanto scrivo stavo cercando un’immagine “complessa”, mi è però bastato trovare una slide descrittiva sulle tipologie di engagement per ottenere l’idea che volevo esprimere: nel web marketing le cose stanno diventando difficili. E le aziende non se ne accorgono.

Pensando all’offerta di servizi web, anche solo quella di pochi anni fa, torna alla mente in maniera molto nitida la centralità del sito web. Oggi le leve di web marketing sono molto più definite ed il sito web corrisponde più o meno alla porta d’ingresso del negozio ma la via dalla strada alla porta e dalla porta alla cassa è tutta da tracciare. Andiamo per punti:

- Il comportamento delle persone sta mutando, il classico percorso “accendo il pc –> google –> news –> leggo la posta –> corriere.it –> inizia il lavoro” oggi si arricchisce dei famelici e magnifici social network che ribaltano il modello e si integrano nelle nostre esperienze quotidiane di utilizzo della rete, rubando tempo ai libri e alla televisione, ma di certo anche agli altri siti web. Una prima deduzione quindi è legata all’ottimizzazione per i motori di ricerca, se le persone non vanno più solo sui motori di ricerca la visibilità è anche da costruire altrove.

- Il processo di costruzione di immagine di marca al di fuori del sito web è rapido e tumultuoso, il più pronto al cambiamento è facebook e sempre più spesso si vedono pagine e spazi aziendali più complessi di un “diventa fan” in cui si comincia a ricercare una conversione (es. compilazione di un form) che coinvolge anche la gestione dei dati e la costruzione di un rapporto diretto con l’utenza più forte di un click di apprezzamento, per quanto importante esso sia.

- Una buona agenzia, ma anche una mediocre, è oggi in grado di portare traffico ad un sito web con relativa facilità. La nuova manna non si chiama però traffico, ma traffico profilato. Ecco perchè è importante analizzare e, a volte, fare scelte coraggiose rinunciando a quella pagina che portava molte visite la maggior parte delle quali sfociava però in richieste totalmente differenti dall’oggetto di business aziendale.

Cosa pensare? Una competenza per il marketing non basta più e sempre più è il project manager la figura centrale che si relaziona con il referente di consulenza, ove presente. Dall’advertising on line al social media marketing, dall’ottimizzazione all’analisi dei dati (web marketing intelligence), siamo di fronte a mondi tanto distanti quanto lo sono giornali e televisione in termini di progettazione e skill richieste, e solo l’incertezza e la complessità dell’oggetto rendono alcuni consulenti capaci di muoversi a 360° servendo in toto un’azienda. Aziende che da parte loro non comprendono e valorizzano le varie leve di on line marketing dimenticando il valore strategico che questo assume, la sensazione è che la forbice tra le competenze aziendali in materia e l’evoluzione del nuovo web marketing continui ad aprirsi, con la diffusione di cultura in impresa lenta anche se presente, figlia delle dinamiche dell’economia off line, ed il web a correre verso nuove mete, a volte figlie di un temperamento da geek di molti dei nuovi professionisti ma sempre più spesso vincenti, misurabili e profittevoli. Arriveremo ad un punto di scontro, al doppiaggio o all’esplosione in positivo del fenomeno?

Web Marketing PMI

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Nov 2009
Archiviato in Web marketing e 2.07 commenti

Giorgio Soffiato

artigiano.jpgWeb marketing PMI, tre parole che nel contesto di marketing, passatemi il termine “pesano come macigni“. Mi è stato recentemente chiesto di scrivere un articolo sul rapporto esistente tra il web marketing e le piccole e medie imprese, ed in particolare sull’utilizzo del web 2.0 nelle stesse. Rimando a chi, come il gruppo di lavoro TEDIS, ha fatto di questa ricerca un lavoro importante e non mi dilungo quindi sull’indagine e l’analisi, limitandomi ad una breve premessa e concentrandomi su una dimensione propositiva.

Cosa manca per portare il web marketing a divenire una leva strategica per le PMI? Mi concentro su 3 punti:

figure di raccordo: si assiste ad una palese assenza di figure intermedie capaci da un lato di soddisfare la domanda di consulenza proveniente dalle PMI e dall’altro di farlo rimanendo all’interno di parametri di costo sostenibili per la PMI. Probabilmente l’approccio di “downgrade e cost killing della soluzione per le grandi imprese “adattata” alle piccole non è quello vincente, servono soluzioni ad hoc per le piccole imprese e la fase di cost killing deve avvenire utilizzando le ottime tecnologie di software ad a service anche gratuite oggi disponibili

fiducia in queste figure: dalla parte del cliente, va detto, manca in toto la fiducia nello sviluppo e nelle competenze consulenziali, l’approccio di comunicazione “da giornale” non permette di applicare a progetti web aziendali quelle regole che potrebbero fare la differenza in termini di valore portato all’azienda come ad esempio le tecniche seo e di usabilità che a volte fanno sembrare “meno luminoso e grafico” un progetto web. L’imprenditore della PMI vuole l’ultima parola, anche se questo a volte inficia la buona riuscita del progetto nel suo complesso..

lungimiranza nell’investimento: un detto delle mie parti dice che “mal che si vuole non è mai troppo”, e a volta sembra ben adattarsi alle imprese locali. Internet è il mezzo residuale e risposte come “per noi è solo questione di immagine” o “ho un ragazzo che mi ha fatto una bella pagina” non sorprendono più nessuno, non è quindi difficile la risposta a chi si chiede perché questo business non decolla..

La sensazione è che le PMI siano un mercato potenziale enorme per il web marketing e che in molti casi il web marketing possa rappresentare la soluzione a diversi problemi di comunicazione delle piccole e medie imprese, la malattia sta nel punto di raccordo e, paradossalmente, è sempre la creazione di cultura in tal senso l’unica strada percorribile. Oggi come un anno fa associazioni di categoria e enti sono avvisati, l’innovazione passa anche da loro.

Bella domanda.. secondo il video qui postato la risposta è assolutamente si. ReadWriteWeb ci racconta la strana storia di leapfish, il motore di ricerca che esce dalla beta con 100 dipendenti e 10 milioni di dollari in tasca. Il modello è aggressivo e innovativo, e solo il tempo ci dirà se è anche sostenibile. Leapfish ha chiesto agli inserzionisti di investire in questo primo anno di attività sui risultati di ricerca sponsorizzata con una particolarità, investendo “a scatola chiusa” sul progetto si ha la possibilità di rinnovare a pressi concordati gli investimenti anche per gli anni successivi, sostanzalmente una scommessa: se leapfish avrà successo gli inserzionisti avranno trovato l’oro, diversamente un bel pò di denaro sarà trasformato in cenere.. Oltre a contare il 50% del proprio team impiegato nelle vendite (il contrario del “primo google”), leapfish stupisce per un attacco diretto a google che suona più o meno cosi:

  • dov’è il social marketing?
  • dov’è lo sharing?
  • dov’è la ricerca evoluta?
  • dov’è la multimedialità?

L’obiezione non è del tutto errata, di certo google innova con una certa lentezza il proprio core business, la ricerca, anche se il concetto di universal search è molto vicino a quanto leapfish propone nelle intenzioni, forse nella realtà ancora non del tutto implementato. Le ricerche di eye tracking ci hanno insegnato che cambiano molto le situazioni in presenza di immagini e video tra i risultati di ricerca, fattore che potrebbe spingere google alla prudenza tanto verso gli utenti quanto verso i clienti.. La nostra risposta alla domanda iniziale è quindi un pò diversa.. google non è vecchio, è uno standard, e in quanto tale ha la possibilità di muoversi con relativa libertà in posizione difensiva, a meno di grandi errori le cose non cambieranno a suo sfavore, il caso myspace ci insegna però che l’immobilismo paga fino a un certo punto.. come finirà?

La differenza tra SEO e SMM

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 29 Jun 2009
Archiviato in Web marketing e 2.05 commenti

Giorgio Soffiato

Provando ad osservare con occhio distaccato il web marketing in Italia ci si rende conto della suddivisione in diverse aree che tale scienza va assumendo, mi sento di provare a schematizzare:

    Comunicazione e creatività

    Visibilità (SEO + SEM)

    Web Analytics

    Branding e reputazione

    Social media marketing

trasversalmente vanno citati quelli che potremmo chiamare “fattori di influenza” che inficiano pesantemente queste leve di marketing on line, sicuramente non possiamo dimenticare il marketing off line, il mobile e la multimedialità.
(Continua a leggere… )

Noi di MarketingArena siamo convinti che il web marketing sia territorio di molti, crediamo fortemente nella collaborazione ed è per questo che non abbiamo alcun problema ad intervistare realtà che potrebbero, agli occhi miopi di chi concepisce il mercato “alla vecchia maniera”, apparire come potenziali competitor. Non posso che ringraziare Davide Cini di Linkness che ha risposto alle nostre domande

Cos’è Linkness? Cosa caratterizza il vostro approccio al web marketing?

Linkness è una realtà che opera nel mondo web a 360°. Il nostro obiettivo primario è quello di offrire soluzioni innovative per apportare risultati visibili e tangibili e ciò si coniuga perfettamente con l’attività di web marketing.
Questo servizio, infatti, è per noi un’opportunità in più da offrire ai nostri clienti e contemporaneamente un mezzo per evolvere la comunicazione on-line, alla quale ci approcciamo con recettività e professionalità.
Lo scopo ultimo del web marketing è, dal nostro punto di vista, quello di permettere ad un’azienda di farsi conoscere in modo sano e positivo attraverso modalità personalizzate e il più possibile adatte alle proprie esigenze.

(Continua a leggere… )

Scrivo questa breve nota di servizio per ragionare con gli esperti che frequentano questo blog su un aspetto che è ben più che ideologico: il web marketing è un prodotto, e si vende quindi come tale, o è un servizio “tailor made” e consulenziale? Ho la fortuna di relazionarmi con professionisti del settore e mai come in questo periodo emergono alcune aziende che propongono servizi di web marketing / search marketing “a peso” con modelli standardizzati e piani tariffari, proprio sotto il naso di chi è abituato a preventivi di almeno 4 pagine (di spiegazione, non di piano costi) e numerosi incontri in azienda prima di cominciare a ragionare su un progetto. Chi ha ragione?

La discussione non è banale visto che la vendita di un prodotto implica una figura commerciale che si relaziona con il cliente, figura che ieri ha venduto sedie e magari domani venderà televisioni, il prodotto in sé conta ben poco, quello che conta è la tecnica di vendita.. per come ho sempre visto io il web marketing, cioè come servizio consulenziale, a relazionarsi con il cliente finale deve essere una figura esperta, spesso supportata da una “spalla” tecnica o commerciale, che aiuta il cliente a comprendere le proprie esigenze e vende un supporto costante (penso banalmente alle analisi del campo semantico nel search marketing), come è possibile fatturare milioni di euro vendendo servizi avanzati e tenendo il cliente all’oscuro del prodotto? E’ possibile garantendo risultati, ma questo ci obbliga a ripensare quel servizio sartoriale che siamo abituati a cucire addosso al cliente, o semplicemente ad ogni target il suo? banalmente piccole e grandi imprese accompagnate e medie imprese “spremute”?

Il fatto di pensare il web marketing come prodotto o servizio potrebbe nel tempo portare ad una diversa evoluzione del contesto co-opetitivo e del settore… voi come la vedete?

Web marketing a Ferrara, e Padova

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 28 Oct 2008
Archiviato in Marketing8 commenti

Giorgio Soffiato

Oggi e domani sono marketing days! Ho avuto stamattina la possibilità di tenere una lezione al corso di marketing presso l’università di Ferrara, ringrazio il Prof. Fulvio Fortezza che mi ha chiamato. Domani invece si va a Padova al corso di marketing del Prof. Marco Bettiol. I temi trattati sono stati vari, domani mi concentrerò più sui motori di ricerca mentre oggi ho lavorato sul marketing in generale, noto nei ragazzi una grande voglia di credere in questi nuovi progetti e rinnovo l’invito alle università a lavorare anche su quei contesti applicati che tanto mancano alle nostre lezioni tra segmentazione e posizionamento (non sui motori di ricerca purtroppo..). Un secondo punto che noto è la nascita di sinergie spontaneee con i docenti, in particolare Fulvio che condivide il percorso imprenditoriale iniziato da marketingarena con il suo experyentya ha prospettato ottime possibilità anche per noi.

Ai ragazzi un grazie per l’attenzione e l’invito a farsi vivi da queste parti in qualsiasi momento

Copyright © 2008 - MarketingArena.
MarketingArena Consulting P. IVA 01352890295