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I rischi del viral

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 03 Mar 2009
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Giorgio Soffiato

di Tommaso Lizier

Strategie di marketing virale vengono ormai usate per pubblicizzare i più disparati tipi di prodotti. E’ questo il caso del nuovo Resident Evil 5, l’ultimo capitolo della fortunata saga survival horror della software house giapponese Capcom. Il cuore della campagna è rappresentato da una serie di video pubblicitari inseriti anche online e su youtube, nella quale vengono narrati, in live-action, episodi della vita quotidiana dei protagonisti storici della saga. Il fatto interessante è proprio che il taglio horror e misterioso della serie è stato rivisitato per poter essere adattato ad attori in carne ed ossa, piuttosto che a protagonisti virtuali.

Ciò che interessa di più, e rappresenta il vero elemento di originalità, è però un altro. Sembra infatti che ad accompagnare l’uscita di questi video, oltre che ad alcune e-mail con immagini criptiche e incomprensibili frasi in codice, siano arrivati degli sms ad alcune persone in qualche modo legate al mondo dei videogames, contenenti frasi del tipo: “Ti sto infettando con il T-Virus, se vuoi saperne di + vai qui“. Dato che il T-Virus è, nel gioco, la malattia che trasforma gli uomini in zombie, la probabile idea dell’agenzia pubblicitaria a cui Capcom si era affidata, era quella di “diffondere” il virus tra amici e conoscenti, pompando l’hype intorno al gioco. Peccato che molte persone, pensando di avere realmente il cellulare infettato da un virus si siano rivolte a società di antivirus e, scoperta la bufala, si siano arrabbiate contro chi aveva avuto la brillante idea, costringendo l’agenzia ad un comunicato stampa di spiegazioni. Insomma una campagna forse troppo “virale”.

Twingo virale

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 02 Sep 2007
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Giorgio Soffiato

Segnalazione domenicale leggera prima di riprendere la pubblicazione “a pieno ritmo” già da domani. Mi è sembrato carino il virale di twingo lab belgio che ha sbattuto davanti alle telecamere il “fantozzi francese” che vedete in video. La storia contnua su www.twingo-lab.be e a trainare l’iniziativa c’è un giochino con in palio una nuova twingo.

Niente di nuovo, va detto. Quelli di twingo la però hanno messo insieme un video divertente e una landing page (in questo caso il sito stesso) ben fatta, con un uso ragionato dell’ambiente 3D e di un player video interno. Mettici il video, la macchina in palio, il sito fatto bene.. non siamo di fronte ad un’iniziaativa mastodontica ma di certo con una spesa medio bassa l’esito finale è più che buono. Tutto questo conferma il trend che vede l’integrazione di vari strumenti come chiave per il successo, e sembra che twingo be ce l’abbia fatta. Solo un appunto: perchè www.twingo-lab.it non esiste? Diverse politiche di web marketing per singole nazioni?

MarketingArena non è “mi manda rai tre”, non perchè sia meglio o peggio, non lo è e basta. Oggi però parliamo di un argomento che in questa ed altre trasmissioni simili avrebbe il giusto spazio.
Spesso si dice “bene o male, purchè se ne parli”, citando Paris Hilton come esempio di bad marketing che però sfrutta a proprio beneficio il gran parlare in negativo che si fa di lei. Non credo che questo sia il caso del conto genius di unicredit banca, ed ora vi racconto il perchè.
Ore 20.52 casa Soffiato (cioè casa mia)
IO: “Pronto?”
LEI: “Salve, chiamo per conto di unicredit banca, posso parlare col signor Giorgio Soffiato?”
IO: “Sono io”
LEI: “Posso farle tre domande per un sondaggio che stiamo conducendo tra i giovani?”
*penso che mia mamma dice sempre che al suo posto può esserci suo figlio, cioè io, quindi come al solito acconsento di buon grado cercando di perdere meno di mezzora e di non maltrattare l’operatrice del call center di turno, tra l’altro a questo punto stavo ancora pensando che volessero offrirmi un lavoro quindi ero ben disposto*
IO: “Se non ci mettiamo troppo..”
LEI: “Conosce conto Genius?”
IO: “No”
LEI: “Conto Genius è un conto che fino ai 27 anni non ha spese e fino ai 30…..bla…bla…bla.. che voto darebbe ad un conto cosi?”
IO: *già nervoso* “Direi buono, anche se il mercato è molto competitivo”
LEI: “E’ vero, ma conto genius…bla…bla..bla.. se vuole conoscerlo può andare al sito… bla..bla..bla.. Abbiamo concluso, arrivederci”
IO: “grazie, buonasera”
Ora, io credo che unicredit banca abbia un responsabile del marketing che decide di chiamare un conto genius e di rivolgersi ad un target entro i 27 anni dopo un’operazione di data mining, le premesse sono quindi quelle di rivolgersi a ragazzi svegli per presentare un prodotto che in apparenza è anche buono. E lui però poi ti inventa lo stratagemma di marketing, facciamo il sondaggio che ha un minore tasso di telefoni sbattuti in faccia e cosi riusciamo a comunicare il nostro prodotto. A me sembra pubblicità ingannevole, e a voi?
Lo abbiamo detto mille volte, il web 2.0, internet, il consumatore è intelligente, informato, cattivo, deve essere nostro complice, premiamolo con la qualitò, smettiamolo di prenderlo in giro. Con questo blog la nostra redazione ha la fortuna di parlare a 100/200 persone ogni giorno, ben più delle nove stimate dai libri di marketing come media di esternazioni negative su un prodotto di un consumatore insoddisfatto. Ma mettiamo che questa cosa non passi inosservata e che come italia.it faccia il giro della rete, mettiamo che i blogger di marketing la riprendano e magari Beppe Grillo la sottolinei, mettiamo che un giornale ne dia menzione… Tutto questo sembra fantasia ma è verosimile, non facile ma verosimile. La lezione è quindi la seguente: stiamo attenti con le nostre politiche aggressive perche, come quando si fa un pezzo di strada in corsia di emergenza o non si prende il numero per comprare il prosciutto, qualcuno potrebbe prendersela sul serio e queste cavolate potrebbero avere effetti valanga imprevisti e talmente grandi da richiedere interventi di crisis management, lo sa bene bonduelle con il suo blog fake, e lo sanno bene altri (come bmw per il posizionamento nei motori). Questo è un potenziale esempio di merketing virale negativo e, con buona pace di Paris Hilton, se io fossi unicredit non ci penserei due volte ad evitare simili aggressioni, credetemi, non pagano.
Giorgio

Quando il virus è l’abbraccio

di Erica Pegoraro · pubblicato il 12 Nov 2006
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Erica Pegoraro

Vi racconto una bella storia di evento virale. Nel 2004 a Sidney, un certo Juann Mann (pseudonimo) torna a casa dopo un soggiorno a Londra e..nessuno lo caga! Sentendosi uno straniero nella sua città natale, capisce quello che davvero può contare un abbraccio spontaneo! Da allora diventa la sua filosofia, ma la svolta avviene solo nel settembre 2006, quando il nostro Juann pubblica un video…surprise surprise su Youtube. Sembra una cosa da niente, insomma, vedi un tipo con un cartello “FREE HUGS” in un centro commerciale che abbraccia tutti. La cosa a mio avviso che ha fatto la differenza è che ci ha messo una colonna sonora [“All the same”, Sick Puppies] rockeggiante e il filmato si è coperto di quell’allure che hanno i videoclip musicali. Risultato: il video ha fatto il giro del mondo. Da qui la propagazione del virus: USA, Tel-Aviv, Taipei, Roma, e giù fino a ben 24 Paesi, tutti che filmano i loro abbracci; Juann ospite a trasmissioni televisive, sito ad-hoc , rimandi continui in tutti i telegiornali. Per non parlare della band: questi giovinastri che lavorano al centro commerciale, scrivono una canzone per l’amico Juann, filmano degli spezzoni mentre lui freehugga tutti, mandano in rete e raggiungono un successo inaudito. O il centro commerciale, il Pitt Street Mall, che si sta facendo conoscere come la culla di questo affetto dilagante! Pensate: “visitate il mall dove ognuno si abbraccia”…
Guardando questa cosa dal punto di vista del marketing, è doveroso rilevare come questo fenomeno sia squisitamente virale. Alle spalle, però, non c’è una strategia deliberata o chissà che piano, no: la forza propagante non è altro che la bellezza di un abbraccio. Discorsi fatti e riscaldati come la necessità di contatto disinteressato e umano in un mondo virtuale e individualista come quello di oggi (passatemi lo schematismo), sono scontati. E’ emerso un segnale di quanto la nostra società abbia bisogno di amore? o è questo un fenomeno di moda, autoreferenziale?
A tal proposito cito un movimento parallelo, i Random Act of Kindness: tutti quei gesti di gentilezza che si fanno a estranei e in modo assolutamente no profit e talvolta senza senso (avete presente il film di Amelie?). Esponente di spicco è uno scrittore inglese, Danny Wallace, che un bel giorno mise un annuncio con scritto “Join me – manda una fototessera all’indirizzo…”. Ebbene, dopo un sacco di risposte inaspettatamente gentili, scrive un libro, crea un sito, dei rituali e adirittura una micronation virtuale in cui tutti gli abitanti, cioè i loggati, fanno atti di gentilezza reciproci .

Punto due. E’ indubbio che il successo di questa campagna non avrebbe potuto essere neanche minimente pensato senza la Rete, e in particolare senza Youtube. E’ proprio un esempio di come la le ICT cambino il paradigma comunicativo e le connesse opportunità di reaching.

Punto tre. E’ possibile sfruttare tutto ciò in termini di marketing? Ad esempio, la band ci ha super guadagnato, ma ora che si ha la consapevolezza del fenomeno, è possibile che qualcun altro, oltre Youtube e il suo advertising, estragga valore? La questione è secondo me molto affascinante. La potenza dell’epidemia virale si ha avuta perché si fonda su qualcosa di assolutamente disinteressato. Vi chiedo, siamo di fronte al paradosso tipico: finchè non è virale funziona, diventa (deliberatamente) virale e non funziona più? O magari la gente si stufa semplicemente perché il fenomeno si esaurisce da solo, ma chi lo saprebbe mai…

In ogni caso, se un bell’estraneo mi offrisse un abbraccio… io me lo prenderei!!

Erica Pegoraro per marketingarena

Marketing Virale

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 18 Sep 2006
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Giorgio Soffiato


Un altro articolo sul tema.. ormai però non dicono più molto di nuovo..

Se lo scrive Repubblica..

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 18 Sep 2006
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Giorgio Soffiato


..posso farlo anche io .

In UK si vendono più vibratori che lavatrici e asciugatrici messe assieme! Ora la domanda è: gli inglesi sono sporchi o porchi?

Per non farci mancare nulla ecco l’aneddoto che mi ha raccontato oggi il mio amico Gianluca: un tizio si mette a vendere vibratori a un prezzo bassissimo con la garanzia “soddisfatti o rimborsati”. Ovviamente vende pezzi scadenti, ma gli ordini fioccano..
Alle prime richieste di rimborso ecco svelata la stupefancente trovata: l’assegno di rimborso reca una scritta gigante: RIMBORSO VIBRATORE SESSUALE ENORME..

risultato: nessuno va a ritirare il rimborso :-P

Viralmente Virale

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 06 Sep 2006
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Giorgio Soffiato

Apprendo da un interessante articolo che riporta una ricerca Jupiter che un marketing manager su 5 si appresta a implementare il viral nelle campagne ci comunicazione, che il 52% del campione (il 52% degli uno su 5) approccia per la prima volta tale tecnica, e che i più propensi all’utilizzo del viral sono anche disposti a investire il 40% del loro budget in web marketing.

E noto con tristezza l’assenza di agenzie specializzate in Italia, il terreno a mio avviso sarebbe tutto da seminare, e il raccolto potrebbe non mancare.

Qui la fonte dei miei spunti

Una squadra fortissimi!

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 18 Jul 2006
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Giorgio Soffiato


molto molto virale la canzone “una squadra fortissimi..fatta di gente fantastici” diventata un pò l’inno della fantastica vittoria azzurra, gente come Ramazzotti e Venditti, Ruggeri e Pausini, si sono prestati ad un divertente medley che trovate nel link sopra.
Per l’estate TWM si impegna a viralizzare piccole chicche, parleremo seriamente di marketing da settembre, ho alcuni papers importanti da leggere e di cui renderò conto al più presto

V-Domain

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 03 Jun 2006
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Giorgio Soffiato


Interessante articolo sul viral marketing in relazione ai nomi di dominio: ci si chiede se abbia senso sacrificare l’enorme potenziale del marketing virale in relazione ai nomi di dominio al solo scopo di conservare un nome vicino o simile all’originale. La risposta è no.
Esiste un semplice modo per capire dalle statistiche se il nome di dominio “ha fatto breccia”, basta valutare se, oltre ai normali redirect di google&co, alcuni utenti arrivano al sito inserendo direttamente il nome di dominio nella barra del browser. L’autrice, Dina Giolitto, riporta anche alcuni consigli per massimizzare la viralità del nome di dominio per scopi di business:

1) registra il nome di dominio immediatamente, quando il tuo business è ancora a livello di concept.

2) Non rendere noto il nome del tuo brand aziendale prima di aver trovato un nome di dominio disponibile

3) Corto & Semplice

4) Fai capire di cosa si tratta

5) Registra domini simili multipli che suonino simili a quello che hai scelto

6) Registra versioni “misspelled” del tuo nome di dominio (es gmai per gmail)

Vi rimando all’articolo per le spiegazioni dei consigli ed altri 4 tip che non ho incluso per non annoiarvi.
Credo sia interessante valutare anche queste sfumature a livello di viral, un ultimo accento va posto sulla progettazione, se come strumento di viral si sceglie, ad esempio, un volantino off line, è necessario integrare il nome di dominio con la progettazione grafica che si intende portare avanti. Ovviamente ciò non è possibile nei particolari ma è di certo vantaggioso, ove possibile, studiare un domain name adeguato alle macrotipologie di strumenti che si utilizzeranno in futuro.

Viral Pirat

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 21 May 2006
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Giorgio Soffiato

Segnalo raramente video virali, e ancor più raramente mi dichiaro contrario alla copia libera del software.. ma stavolta va dato a cesare quel che è di cesare.. ottimo spot!

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