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Per rendere l’idea di quanto scrivo stavo cercando un’immagine “complessa”, mi è però bastato trovare una slide descrittiva sulle tipologie di engagement per ottenere l’idea che volevo esprimere: nel web marketing le cose stanno diventando difficili. E le aziende non se ne accorgono.

Pensando all’offerta di servizi web, anche solo quella di pochi anni fa, torna alla mente in maniera molto nitida la centralità del sito web. Oggi le leve di web marketing sono molto più definite ed il sito web corrisponde più o meno alla porta d’ingresso del negozio ma la via dalla strada alla porta e dalla porta alla cassa è tutta da tracciare. Andiamo per punti:

- Il comportamento delle persone sta mutando, il classico percorso “accendo il pc –> google –> news –> leggo la posta –> corriere.it –> inizia il lavoro” oggi si arricchisce dei famelici e magnifici social network che ribaltano il modello e si integrano nelle nostre esperienze quotidiane di utilizzo della rete, rubando tempo ai libri e alla televisione, ma di certo anche agli altri siti web. Una prima deduzione quindi è legata all’ottimizzazione per i motori di ricerca, se le persone non vanno più solo sui motori di ricerca la visibilità è anche da costruire altrove.

- Il processo di costruzione di immagine di marca al di fuori del sito web è rapido e tumultuoso, il più pronto al cambiamento è facebook e sempre più spesso si vedono pagine e spazi aziendali più complessi di un “diventa fan” in cui si comincia a ricercare una conversione (es. compilazione di un form) che coinvolge anche la gestione dei dati e la costruzione di un rapporto diretto con l’utenza più forte di un click di apprezzamento, per quanto importante esso sia.

- Una buona agenzia, ma anche una mediocre, è oggi in grado di portare traffico ad un sito web con relativa facilità. La nuova manna non si chiama però traffico, ma traffico profilato. Ecco perchè è importante analizzare e, a volte, fare scelte coraggiose rinunciando a quella pagina che portava molte visite la maggior parte delle quali sfociava però in richieste totalmente differenti dall’oggetto di business aziendale.

Cosa pensare? Una competenza per il marketing non basta più e sempre più è il project manager la figura centrale che si relaziona con il referente di consulenza, ove presente. Dall’advertising on line al social media marketing, dall’ottimizzazione all’analisi dei dati (web marketing intelligence), siamo di fronte a mondi tanto distanti quanto lo sono giornali e televisione in termini di progettazione e skill richieste, e solo l’incertezza e la complessità dell’oggetto rendono alcuni consulenti capaci di muoversi a 360° servendo in toto un’azienda. Aziende che da parte loro non comprendono e valorizzano le varie leve di on line marketing dimenticando il valore strategico che questo assume, la sensazione è che la forbice tra le competenze aziendali in materia e l’evoluzione del nuovo web marketing continui ad aprirsi, con la diffusione di cultura in impresa lenta anche se presente, figlia delle dinamiche dell’economia off line, ed il web a correre verso nuove mete, a volte figlie di un temperamento da geek di molti dei nuovi professionisti ma sempre più spesso vincenti, misurabili e profittevoli. Arriveremo ad un punto di scontro, al doppiaggio o all’esplosione in positivo del fenomeno?

Ah, l’utente

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 05 Feb 2010
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Giorgio Soffiato

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Siamo 2.0 da matti, o no? Oggi le aziende che non hanno una fanpage su facebook o non twittano la propria quotidianità sono considerate dinosauri in estinzione, tagliate fuori dall’elite del blogging aziendale e degli strumenti partecipativi, incapaci di comprendere le opportunità di uno strumento innovativo e molto potente. Tutto vero, tutto giusto, tutto bello ma… è davvero tutto cosi semplice?

L’esperienza con le aziende, la fuori, ci dice due cose:

    Le aziende non amano aprirsi all’utenza: una delle maggiori attenzioni delle aziende in merito alla gestione di progetti 2.0 è legata alla moderazione dei commenti e al controllo dei contenuti, un “2.0” attutito insomma..

    Gli utenti non sono sempre imparziali con le aziende: è più che probabile che un utente “straziato” dalla troppa comunicazione sfoghi sull’azienda colpevole della goccia che fa traboccare il vaso tutta la propria ira accumulata nei confronti di un sistema di offerta ben più complesso.

Fatte queste necessarie premesse voglio intervenire, per una volta, in difesa delle aziende. Stavo leggendo i commenti ad un’innocente informazione da parte di una compagnia telefonica riportata su facebook in merito ad una nuova tariffa. Molti commenti positivi tranne uno, negativo e iroso. Purtroppo, credo per un difetto psicostrutturale dell’essere umano, diamo molto più peso alle negatività rispetto ai pareri positivi, realtà ben conosciuta da chi gestisce la reputazione degli hotel che spesso per 2 commenti negativi su 100 rischiano di giocarsi buona parte del proprio business. Sono convinto che alla lunga e nella media anche questo fenomeno tenda a stabilizzarsi con questi “outliers” normalizzati dalla gran parte dei commenti reali che rendono giustizia, in positivo o in negativo, alla verità nel rapporto azienda-utente. Non escluderei però retaggi passati in termini di percezione del brand o viralità eccezionali che rischiano di far saltare aziende o singoli business a causa di distorsioni occasionali in cui l’unica colpa dell’azienda è quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Stanno nascendo professionalità ad hoc per curare questi malati o prevenire certe epidemie, di certo il mezzo internet non perdona e forse a volte le virtù richieste a chi era abituato a comunicare dal piedistallo sono persino troppe, giusta punizione per un passato di privilegi o necessità di regole anche in questo ambito?

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Web Marketing PMI

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Nov 2009
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Giorgio Soffiato

artigiano.jpgWeb marketing PMI, tre parole che nel contesto di marketing, passatemi il termine “pesano come macigni“. Mi è stato recentemente chiesto di scrivere un articolo sul rapporto esistente tra il web marketing e le piccole e medie imprese, ed in particolare sull’utilizzo del web 2.0 nelle stesse. Rimando a chi, come il gruppo di lavoro TEDIS, ha fatto di questa ricerca un lavoro importante e non mi dilungo quindi sull’indagine e l’analisi, limitandomi ad una breve premessa e concentrandomi su una dimensione propositiva.

Cosa manca per portare il web marketing a divenire una leva strategica per le PMI? Mi concentro su 3 punti:

figure di raccordo: si assiste ad una palese assenza di figure intermedie capaci da un lato di soddisfare la domanda di consulenza proveniente dalle PMI e dall’altro di farlo rimanendo all’interno di parametri di costo sostenibili per la PMI. Probabilmente l’approccio di “downgrade e cost killing della soluzione per le grandi imprese “adattata” alle piccole non è quello vincente, servono soluzioni ad hoc per le piccole imprese e la fase di cost killing deve avvenire utilizzando le ottime tecnologie di software ad a service anche gratuite oggi disponibili

fiducia in queste figure: dalla parte del cliente, va detto, manca in toto la fiducia nello sviluppo e nelle competenze consulenziali, l’approccio di comunicazione “da giornale” non permette di applicare a progetti web aziendali quelle regole che potrebbero fare la differenza in termini di valore portato all’azienda come ad esempio le tecniche seo e di usabilità che a volte fanno sembrare “meno luminoso e grafico” un progetto web. L’imprenditore della PMI vuole l’ultima parola, anche se questo a volte inficia la buona riuscita del progetto nel suo complesso..

lungimiranza nell’investimento: un detto delle mie parti dice che “mal che si vuole non è mai troppo”, e a volta sembra ben adattarsi alle imprese locali. Internet è il mezzo residuale e risposte come “per noi è solo questione di immagine” o “ho un ragazzo che mi ha fatto una bella pagina” non sorprendono più nessuno, non è quindi difficile la risposta a chi si chiede perché questo business non decolla..

La sensazione è che le PMI siano un mercato potenziale enorme per il web marketing e che in molti casi il web marketing possa rappresentare la soluzione a diversi problemi di comunicazione delle piccole e medie imprese, la malattia sta nel punto di raccordo e, paradossalmente, è sempre la creazione di cultura in tal senso l’unica strada percorribile. Oggi come un anno fa associazioni di categoria e enti sono avvisati, l’innovazione passa anche da loro.

Bella domanda.. secondo il video qui postato la risposta è assolutamente si. ReadWriteWeb ci racconta la strana storia di leapfish, il motore di ricerca che esce dalla beta con 100 dipendenti e 10 milioni di dollari in tasca. Il modello è aggressivo e innovativo, e solo il tempo ci dirà se è anche sostenibile. Leapfish ha chiesto agli inserzionisti di investire in questo primo anno di attività sui risultati di ricerca sponsorizzata con una particolarità, investendo “a scatola chiusa” sul progetto si ha la possibilità di rinnovare a pressi concordati gli investimenti anche per gli anni successivi, sostanzalmente una scommessa: se leapfish avrà successo gli inserzionisti avranno trovato l’oro, diversamente un bel pò di denaro sarà trasformato in cenere.. Oltre a contare il 50% del proprio team impiegato nelle vendite (il contrario del “primo google”), leapfish stupisce per un attacco diretto a google che suona più o meno cosi:

  • dov’è il social marketing?
  • dov’è lo sharing?
  • dov’è la ricerca evoluta?
  • dov’è la multimedialità?

L’obiezione non è del tutto errata, di certo google innova con una certa lentezza il proprio core business, la ricerca, anche se il concetto di universal search è molto vicino a quanto leapfish propone nelle intenzioni, forse nella realtà ancora non del tutto implementato. Le ricerche di eye tracking ci hanno insegnato che cambiano molto le situazioni in presenza di immagini e video tra i risultati di ricerca, fattore che potrebbe spingere google alla prudenza tanto verso gli utenti quanto verso i clienti.. La nostra risposta alla domanda iniziale è quindi un pò diversa.. google non è vecchio, è uno standard, e in quanto tale ha la possibilità di muoversi con relativa libertà in posizione difensiva, a meno di grandi errori le cose non cambieranno a suo sfavore, il caso myspace ci insegna però che l’immobilismo paga fino a un certo punto.. come finirà?

Prendo spunto da una presentazione di David Berkowitz per riflettere su un concetto che probabilmente in futuro ritroveremo, quello di key conversation indicator. Il concetto si inserisce nel campo dell’analytics per i media sociali e può essere cosi espresso:

  • un KCI analizza il buzz on line e rappresenta una metrica per l’analisi di social marketing relativa a brand o campagne
  • I KCI non misurano azioni ma opinioni e coinvolgimento

Esempi di KCI sono: volume della conversazione, sentiment, argomenti di conversazione, considerazioni d’acquisto, associazione di concetti ad un brand.

L’unica reale considerazione da fare è legata all’assoluta inesattezza della scienza del social media marketing che di certo nel 2010 sarà tra le principali leve di investimento nel web marketing delle grandi aziende ma ancora fatica a garantire risultati se analizzato con le metriche tradizionali, per capirci è più semplice portare ad un sito 1000 utenti con il pay per click piuttosto che con il marketing su facebook. E’ però giusto e sensato misurare quanto gli utenti “in arrivo” o “Intercettati” sui social media abbiano appreso in merito al brand e se e come questi potranno un giorno divenire evangelist della marca stessa.

Un nuovo grande argomento quindi, quello del social media marketing, che reclama però metriche precise come già anticipato nel nostro precedente articolo..

Web 2.0 al VeneziaCamp

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Ott 2009
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Giorgio Soffiato

immagine-1.pngGiornata divertente e ricca di spunti quella trascorsa oggi al VeneziaCamp dove si è parlato di web 2.0 e Social Media Marketing. Personalmente ho avuto l’occasione di presentare per la prima volta Intarget WOMM, la nuova business unit di Intarget.net dedicata al social media marketing, ma il parco interventi era di assoluto valore grazie alla presenza del Prof. Finotto dell’Università Cà Foscari, di Matteo Molon di Dainese e di Marco Ziero e Lorenzo Calgaro di Moca Interactive, il tutto sapientemente moderato da Luca De Pietro di Venice International University e Marco Bovo del meta distretto digitale veneziano. (Continua a leggere… )

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Fare $oldi con i $ocial media

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 21 Ott 2009
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Giorgio Soffiato

Ottima platea e interessantissimo convegno quello organizzato ieri a Milano presso la camera di commercio che ha visto l’alternanza al tavolo di nomi importanti nel panorama del marketing innovativo in Italia. Qui la lista, cosi non facciamo torto a nessuno :-)
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Autore: Carlo Mazzocco (Qui il suo blog)

Oggi vorrei pubblicare le mie impressioni su un bel articolo comparso su Socialnomics.net.Molte aziende italiane (soprattutto se medio-piccole) hanno spesso diversi problemi a capire le potenzialità e i benefici ottenibili da un utilizzo, anche inizialmente cauto, dei diversi Social Media presenti sulla Rete per promuovere la propria attività. (Continua a leggere… )

Autore: Carlo Mazzocco (qui il suo blog) Recentemente si sta facendo un gran parlare di Enterprise 2.0 e di come i nuovi strumenti di informazione e comunicazione possano dare una nuova spinta alle PMI e favorire un loro rilancio in questo momento di crisi mondiale. I benefici apportati dalla loro adozione (a costo relativamente basso, se operiamo con strumenti open-source) possono essere ingenti e portare addirittura ad un ripensamento e ad un’ottimizzazione dei processi aziendali interni. Dall’altro lato della medaglia, gli ostacoli da affrontare possono essere molteplici e in larga misura dipendenti dalla specifica natura/dimensione dell’organizzazione nella quale si opera. (Continua a leggere… )

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Se Maometto non va alla montagna.. Da qualche tempo si sente parlare di un nuovo concetto chiamato “realtà aumentata”, la virtuosa markettara di disruption ha declinato l’argomento nella sua accezione pubblicitaria, mentre wikipedia ci dice che:

La realtà aumentata (dall’inglese augmented reality) è una particolare estensione della realtà virtuale. Consiste nel sovrapporre alla realtà percepita dal soggetto una realtà virtuale generata dal computer. La percezione del mondo dell’utilizzatore viene “aumentata” da oggetti virtuali che forniscono informazioni supplementari sull’ambiente reale.
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