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Non ho mai amato twitter. Sarà perché quei 140 caratteri mi stanno stretti, sarà perché il tempo da dedicare al social networking è poco e l’abuso di facebook mi sazia. Non lo so.. resta comunque il fatto che anche un mio recente viaggio in USA ha confermato il trend, vuoi essere presente sui social media? Dammi tre parole: facebook, twitter, foursquare.
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Appunti – Vol.1

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 21 Aug 2010
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Giorgio Soffiato

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Quasi ad utilizzare Marketingarena come un delicious qualsiasi, provo a ripulire i pannelli del browser fissando qui alcune tra le risorse che ho segnato come “da leggere” e che fatalmente rischiano di cadere dimenticate, titolo anche “volume 1″ questo spazio visto che potrebbe non essere l’ultima volta che propongo questo esercizio.

Partiamo soft con una presentazione che si snoda tra VRM (l’ennesima evoluzione del crm?) e piattaforme di analisi e gestione al tempo del nuovo web, nuovo web che sarà probabilmente il tema centrale di due eventi che segnalo: il web 2.0 expo e il search marketing expo, entrambi a New York, per chi avrà la fortuna…
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Web marketing e complessità. Due termini che vanno sempre più spesso “a braccetto” in un contesto di gestione dei budget on line che si fa sempre più articolato. Mentre si fa largo il fenomeno foursquare (con altri pretendenti al trono del social geolocal, da gowalla a brightkite), gli specialisti del nuovo marketing on line si trovano a muoversi in una fitta rete di applicazioni e device, opportunità e bolle. A venire in aiuto dei “poveri” markettari sono gli strumenti di integrazione della gestione dei vari account, soprattutto per chi cura gli interessi di più utenti e clienti contemporaneamente. Uno di questi strumenti, particolarmente interessante, è Social ads tool, una piattaforma che permette di gestire le campagne sviluppate su facebook con 3 campi di interesse particolari:

    Gestione di campagne esistenti

    Creazione di nuove campagne

    Reportistica

Alcuni accorgimenti rendono gustoso il tool, dalla possibilità di importare i dati delle campagne attualmente attive alla facilità di personalizzazione della reportistica. Utile per gli utenti professionali e le agenzie, uno strumento come questo aiuta anche a dare la dimensione, per noi sempre interessante, della rotta che il web ed il marketing in rete stanno seguendo. In particolare si confermano i trend individuati nel corso dell’anno con il mobile che comincia a farsi spazio grazie al proliferare delle applicazioni e soprattutto ad un primo accenno di accessibilità nelle tariffe e con una parvenza di struttura anche nel social networking che piazza facebook e twitter senza dubbio nei “must have” anche se la quantità di utilizzo di certo non si fa garante della qualità, con “porcate sparse” nella gestione delle utenze soprattutto aziendali che fanno impallidire molto spesso.

Dovremo probabilmente abituarci a questi strumenti di mediazione e prima o poi dovremo davvero cominciare a pensare i più strutturati tra i social, facebook su tutti oggi, come veri e propri media. Le possibilità di sviluppo di contenuti (anche super rich ad oggi, quasi veri e propri siti dentro facebook con tanto di cms, ne parleremo) e di gestione dell’advertising con metriche ormai consolidate negli “anni d’oro del pay per click”, fanno delle piattaforme uno strumento indispensabile per lavorare in maniera organizzata, professionale ed integrata. E più cresce la necessità di “masticare dati”, più questi tool trovano pane per i propri denti, ecco perché web intelligence e brand reputation ne sono le regine incontrastate.

Nessuna rivoluzione quindi per la stagione 2010/2011 nel web marketing, solo un passo avanti verso una nuova e più strutturata gestione delle attività? Quali saranno le prossime sfide?

Blog neonati, blog defunti

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 15 Jul 2010
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Giorgio Soffiato

Il business blogging è un credo, un credo che va al di la del social networking e che fatica ad essere incluso “au pair” nel grande imbuto del web 2.0, fatica perché comprende dinamiche e tecnologie più mature e, a mio avviso, meno volatili rispetto al myspace di turno, anche se è palese come oggi twitter e facebook rappresentino un’infrastruttura difficilmente spodestabile. L’arrivederci di Desmoblog ha ricordato ai più il “migrazioni” di duck side, un suicidio datato 14 gennaio 2009 la cui eco ancora risuona negli incontri di web marketing alla voce “cose da non fare”. Sono agghiacciato da Ducati, “chiudiamo per concentrare i nostri sforzi su altri spazi di conversazione“, un pò come se togliessimo l’aria condizionata da una macchina per poter comprare i finestrini elettrici. Non voglio essere ipercritico ma chi ha preso questa decisione, e soprattutto chi ha consigliato o troppo poco sconsigliato questa scelta deve rendersi conto del potenziale che va lentamente sgretolandosi, che quelle parole spesso labili, “community management“, si sostanziano in progetti positivi che non possono essere strozzati al primo cambio di AD, sempre che questa ne sia la causa. Il “caso Ducati” che tante volte mi hanno insegnato, se ne va per scommettere su altro, migra con la papera per provare nuove esperienze. Il mio giudizio è totalmente negativo, sono felice di non essere l’unico e chiudo citando Stefano Vitta: “con troppa leggerezza le aziende regalano i propri utenti a facebook”. Concordo.

Dalle notizie negative.. ai sorrisi :-)
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Bella giornata quella passata a ToscanaLab, intervenuto come contributor nel panel diretto e orchestrato alla grande dal sempre eccellente Stefano Vitta e che ha visto alternarsi al microfono diversi volti noti del web2 italiano, tra i più in palla sicuramente Luca Sartoni, Alexandre Levy e il Doctor Brand Jacopo Pasquini. Comincio dalla fine, un ringraziamento a Mirko Lalli per l’organizzazione e a Daniele Vinci e firstdraft per aver contribuito inconsciamente alla presentazione che potete trovare sopra.
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Di Giulia Ventrucci

Già di per sè gli eventi sportivi di spessore internazionale, come i Mondiali e le Olimpiadi, riescono, anche se per il periodo limitato dei giochi, ad unire tutti i popoli del mondo, che mettono da parte odii e rancori per condividere tutti insieme la passione per lo sport e il tifo sano nei confronti del proprio sportivo del cuore o della propria squadra in gioco.

I Mondiali di Calcio 2010 e l’hashtag # worldcup

Da neofita del settore sportivo posso ben dirvi che a partire dai Mondiali 2010 e dalla creazione dell’hashtag ufficiale #worldcup, anche gli eventi sportivi sono entrati a far parte della comunicazione 2.0. I social media, che non sono altro che da traduzione letterale “media sociali”, permettono di unire ancora di più persone tra loro distanti geograficamente e linguisticamente e di favorire la condivisione di una passione, in questo specifico caso lo sport.E se il Sud Africa per molti di noi era lontano da raggiungere per fare il tifo, ci ha pensato il web a creare luoghi virtuali, come Twitter, che ci hanno resi un pò tutti più partecipi e se vogliamo anche opinionisti. Twitter non solo ha pensato di creare un hashtag ufficiale provvisto di pallone e per ogni squadra in gioco hashtag provvisto di bandierina, ma ha anche dato origine, ad un luogo virtuale dedicato, dove vedere partita per partita, con i tweets dei fan e l’highlights dei top tweets.Un mondiale di calcio finalmente diverso, che ha offerto a tutti, ed in maniera democratica, di essere protagonisti con pensieri, sotto forma di tweets, opinioni e perchè no di trasformarsi anche in veri e propri cronisti! I social media, mai come i Mondiali di Calcio 2010, hanno rappresentato, un vivo luogo virtuale di scambio e di condivisione, dall’Argentina al Giappone, passando per l’Africa fino ad arrivare alla Nuova Zelanda… e poco importa se non si sa parlare di calcio e se non si conoscono i termini più tecnici, l’importante ora è condividere senza più alcun limite geografico e linguistico.

I giochi olimpici giovanili e la Million Deeds Challenge!

Altro esempio, è rappresentato dalla I edizione dei Giochi Olimpici Giovanili, che si svolgeranno a Singapore dal 14 al 26 Agosto. Che piaccia o meno per il suo stile giocoso e talvolta graficamente ecessivo, il sito dedicato ai giochi olimpici giovanili (in gergo YOG – Youth Olympic Games) è un vero e proprio esempio di web 2.0. Già fin da ora – manca poco più di un mese – è possibile vivere l’emozione delle Olimpiadi, grazie alla presenza di un ricco ed aggiornatissimo canale foto e video e agli immancabilei social media, Flickr, Youtube, Facebook, Twitter, il blog ufficiale – Why Oh Gee e la community, Million Deeds Challenge, una vera e propria piazza virtuale dove si invitano gli utenti a contribuire parlando delle proprie “gesta” non solo in ambito sportivo, ma nel settore dell’eccellenza e dell’amicizia. La community è veramente il punto di eccellenza di questo progetto 2.0, che va sicuramente oltre il mero significato sportivo, per avvicinarsi di più ad uno scopo sociale. Recita infatti la spiegazione dela community “Ogni gesta che posti avvicina le fiamme dei Giochi Olimpici a Singapore. Non esistono gesta troppo piccole da fare la differenza”. Un esempio chiaro e semplice del potere democratico e di uguaglianza, sia dei social media che di eventi mondiali, come le Olimpiadi!

Giulia Ventrucci
(Ringraziamo Giulia, cui diamo il benvenuto nella squadra di MarketingArena, in termini sportivi di certo un “grande acquisto” per il nostro team, complimenti e in bocca al lupo! :-)

Segnalo al volo due cose interessanti.

Eventi

Una delle poche iniziative fresche e interessanti di formazione leggera, Young Digital Lab, fa tappa a Rimini in un’edizione da non perdere, qui la struttura della giornata e qui la presentazione dell’evento.

Opportunità di stage

Camst ricerca per la propria sede di Bologna uno/a stagista che parteciperà al progetto di rinnovamento del sito web aziendale e si occuperà di web marketing e copywriting, scrivete a marketingarena per informazioni

Prima di parlare ringrazio. Devo moltissimo a Jacopo Pasquini (Doctor Brand) e Daniele Vinci, due ragazzi (e due professionisti) eccezionali la cui personalità positiva completa una competenza di eccellenza. Grazie davvero ragazzi, parlerei di amicizia sincera più che di rapporto di stima.

Veniamo a noi, la presentazione di ieri al PmiCamp è stata una bellissima esperienza, “scortato” da un’apertura mattutina di grande valore (c’era anche Tommaso Galli), ho avuto modo di raccontare la mia visione del social media marketing, proprio come la vedete alzando gli occhi verso l’integrato slideshare. Quando ho creato marketingarena avevo un sogno, quello di capire. Ieri in sala c’era molta gente voleva capire, la grande domanda è “come si fa?“, come si fanno i soldi coi social network? Come si crea quella strategia di cui tanto parliamo? Come si risponde a un commento negativo?
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Facebook. Un argomento divenuto quasi intoccabile quanto il “2.0″ per i consulenti più cool.. quelli che cercano di ripulire dall’effetto moda ogni attività per sacrificare le aziende all’altare della strategia. La malcelata ironia è in realtà autoironia, quella di chi scrive e di molti altri che probabilmente preferirebbero avere la possibilità (che indubbiamente ha Mark Elliott Zuckerberg) di bere coca&havana sulla spiaggia anzichè provare a convincere le imprese che, la fuori, c’è un mondo tutto social da esplorare. Ne è uscito addirittura un libro, miliardari per caso, che racconta della fondazione di facebook come una storia di soldi, sesso e tradimenti..cool!
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Troppe scatole vuote

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 15 May 2010
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Giorgio Soffiato

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Guardo al web marketing, e vedo sempre le stesse persone. Un grande fermento di nomi, nuove iniziative, collaborazioni ed entità nascenti nella fibrillazione dei grandi cambiamenti, ma cosa ci resta? Ho l’impressione, che spero rimanga tale, di un grande mischiare le carte, di un rumore molto più ampio del suo reale valore. Di certo il marketing on line non ha mai fatto della tangibilità il proprio forte, anche per motivi strutturali che non voglio ignorare, credo però che a volte il cambiare e reinventarsi che tutti noi sosteniamo rischi di sconfinare nel riciclarsi senza senso. Perchè?

Il mercato è drogato: ci piaccia o meno, siamo in balia della moda. Il web marketing è schiavo delle attività tattiche che piacciono alle televisioni (facebook! facebook! facebook!) e agli imprenditori ma fatica a proporre l’unico vero plus che può offrire, cioè un agire strategico. La crisi ovviamente incide, per questo motivo la specializzazione è volentieri sacrificata a pro di contratti più ricchi, o peggio di rinnovi di pari entità che contengono però servizi più ampi. O va bene cosi o, la fuori, non mancano le alternative.

Interpretazione non è misurazione: è tanto vero che i risultati sono misurabili quanto è vero che i destinatari dei nostri report non sono pronti per interpretarli. Ecco perché non è possibile attivare strategie in cui il cliente si fida al 100% del consulente ed è spesso necessario piegarsi a giustificare il proprio operato.

Siamo residuali: il web è ancora, purtroppo, un mercato residuale. Si fatica a informare le persone sull’importanza dello stesso e, forse, quell’obiettivo di vendita diretta (a Milano sell-out) che tutti in questo momento ricercano non è cosi facilmente perseguibile on line, resta da capire perché è ammesso che un’attività off line “faccia brand” mentre on line chi non porta risultati diretti viene guardato storto..

Mi rendo conto di tracciare un panorama non del tutto confortante, e questo è proprio l’obiettivo del mio scritto. Sicuramente l’ambiente che analizzo è quello delle piccole e medie imprese e descrivo difficoltà strutturali a fronte di piacevoli case history, che però hanno francamente annoiato. Il problema principale, a mio avviso, resta nella corsa al ribasso che in maniera irresponsabile l’offerta sta proponendo. Gli operativi del web (free lance in testa) fanno valere la propria leggerezza operativa tranciando di netto i ponti che le agenzie provano a gettare, agenzie che comunicano al singolo cliente i propri asset e plus ma ancora non riescono a chiudere il cerchio con un codice etico o un bollino di qualità che ne certifichi il “fare la differenza”. Prima che le aziende si organizzino diversamente è forse il caso di dare struttura ad un settore che ad oggi sembra troppo schiavo delle sue mutazioni e poco organizzato nel rispondere in maniera chiara e univoca a chi ogni giorno, e ogni giorno di più, mette un piede sul web.

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