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LavorHome

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 22 Feb 2010
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Giorgio Soffiato

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Nativi digitali, social networking, consegne alle 3 (di notte) e lavoro da casa, dal bar, dall’ufficio o dal mare. Ne hanno parlato in molti, o forse sarebbe meglio dire che hanno parlato in molti di noi.
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L’abilità non serve a molto senza opportunità. Questa frase è di Napoleone Bonaparte e credo ben riassuma la tesi di Malcom Gladwell, contenuta nel libro “Fuoriclasse: storia naturale del successo”. Il nome inglese del libro “Outliers” è molto esplicativo, si tratta infatti di quei dati statistici talmente anomali da non essere presi in considerazione, i picchi e le frenate fuori posto all’interno di quelle curve regolari che siamo abituati a vedere e analizzare nelle scienze sociali. Gladwell porta una sola, grande idea forte: la correlazione tra talento e successo non è diretta, e non è nemmeno la sola aggiunta di perseveranza a fare la differenza, per quanto personalmente una frase come questa appaia eccezionalmente di effetto:

il successo è una funzione della perseveranza, della caparbietà e e della propensione a impegnare ventidue minuti per trovare il senso a qualcosa che la maggior parte delle persone lascerebbe perdere dopo 30 secondi

Cosa si interpone tra talento e successo? Le opportunità fornite dal contesto:

  • ambientale
  • sociale
  • culturale

sono questi fattori i veri punti discriminanti nello sfornare geni come Bill Gates e Einstein, ma ancor più a cuore sembra avere Gladwell i geni mancati, i talenti canadesi dell’hockey che a causa della differenza di 11 mesi con i coetanei al momento della scelta di quelli che accederanno alle squadre migliori non hanno l’opportunità di accedere ad un sistema più professionale di allenamento e divenire quindi delle star e ancora gli studenti che “misurati” in un certo periodo si guadagnano l’accesso alle scuole migliori a discapito di coetanei di annata che scontano però diversi mesi di differenza, periodi che a 5-6 anni fanno la differenza. Quello che molti vedono come mix di talento e destino ed altri danno etichettano come fatalità (disastri aerei che Gladwell analizza con dovizia) o predisposizione, è in realtà spesso spiegabile da questo Sherlock Holmes della conoscenza che porta il lettore alla scoperta dell’importanza del contesto e dell’ambiente di riferimento. Colpisce ad esempio il fatto che l’abilità matematica dei cinesi non sia da ricondurre al talento innato degli stessi ma alla forma linguistica della numerazione che permette agli stessi di ricordare con maggiore facilità i numeri producendosi in complessi calcoli con minore affanno (è facile comprendere che “tre fratto cinque” risulta meno friendly di “di cinque parti prendine tre”, traduzione letterale della matematica cinese) e, solo ora interviene la conseguenza, ovviamente trovandosi più predisposti a studiare ed amare quella che diviene una materia più comprensibile. Ecco il punto forte, il contesto predispone un terreno fertile per la crescita di persone speciali che, dotate di abilità non convenzionali e di una perseveranza non comune si aprono la strada per l’olimpo delle rispettive discipline. Fingendosi economisti veri, il contesto è quindi condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo di attività di successo. Un mix di abilità anche esterne che ci porta, appoggiandoci al contributo di firstdraft sul tema, a confermare che la scienza del futuro non sarà tanto l’ottimizzazione delle risorse scarse in contesti economici frenetici, quanto piuttosto il pensiero creativo che porta alla creazione di opportunità di valore all’interno di uno scenario particolare, l’interazione con lo scenario stesso e la capacità di rileggere anche quanto riteniamo assodato è senza dubbio la killer app per un miglioramento complessivo del sistema. Chiudo con uno degli esempi più calzanti del libro che palesa la diretta relazione tra le ore di studio ed i risultati scolastici evidenziando come gli alunni che non fanno le vacanze estive (cinesi vs americani) o che durante il periodo estivo hanno la possibilità di frequentare corsi extra e campus di approfondimento (classi agiate vs classi meno ricche) ritornano a settembre con una migliore preparazione e, estate dopo estate, costruiscono quel gap che i nostri formatori hanno invece imputato all’assenza di strumenti e tecniche. La scuola funziona, ci dice Gladwell, non serve un computer per ogni studente, gli strumenti non mancano, quello che serve è la possibilità di lavorare di più e meglio con gli studenti, sviluppando abilità collaterali. Operativamente appare molto più profittevole l’idea di puntare su campi estivi e scambi culturali, l’aggiornamento al pc all’ultima moda non per forza produrrà i nuovi Bill Gates o Einstein. Il tema è senza dubbio gustoso e si inserisce all’interno di un più ampio dibattito che riguarda la presa di coscienza dell’irrazionalità economica e la fusione tra scienze psico-sociali ed economiche alla ricerca di dinamiche che solo le materie del futuro (dall’econofisica all’economia comportamentale) potranno spiegare, alle università lungimiranti il compito di andare oltre i corsi di marketing dando spazio a queste novità, magari avendo anche il coraggio di spostare qualche autore da “economia politica” a “storia economica”, mi rendo però conto che non è cosi banale..

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Un interessante articolo comparso recentemente su corriere.it racconta un fenomeno nuovo, il downshifting. Subito la definizione del fenomeno, nato in Australia e detto anche Sea-Changing, riassumibile in una filosofia di questo tipo: Dal Guadagnare di più per vivere meglio al guadagnare di meno per vivere di più..

Scelta da parte di diverse figure di lavoratori di giungere a una libera, volontaria e consapevole riduzione del salario, bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (wikipedia)
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Trovare lavoro col web 2.0 è possibile? Come la rete ci ha insegnato non tutto ciò che prevediamo si avvera, molte cose però nel tempo vengono inevitabilmente influenzate dal web ed in particolare dai nuovi contesti social che pervadono sempre più le nostre vite. A mio avviso questo è un bene perchè il meccanismo sotteso delle raccomandazioni è oggi palesato on line grazie a siti che intermediano competenze.
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Lay Off

di Alessandra Luise · pubblicato il 27 Mar 2009
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Alessandra Luise

«Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa da fare. Io non starei con le mani in mano» questa è stata la frase pronunciata dal nostro Presidente del Consiglio a Napoli, in occasione dell’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra.

In effetti sì, sarebbe auspicabile ma fino a ieri non sono rimasta stesa al sole con una spiga in bocca a riflettere sull’infinito.
Per correttezza devo ricordare che la frase va inserita in un contesto più ampio sulla base del quale ognuno è libero dare la propria interpretazione. La polemica politica non rientra nelle mie intenzioni, tantomeno fra i miei interessi. Ma non posso nascondere che parole come queste, contestualizzate o meno, suscitano in me una certa ilarità. Soprattutto alla luce della voglia di reagire che osservo in me ed intorno a me. E non parlo dei piccoli e medi imprenditori del nostro territorio, che sanno già il fatto loro. Non mi riferisco nemmeno ai 300 operai in cassa integrazione della Fincantieri o i 190 della Moto Guzzi, giusto per citarne alcuni. Per quanto questa crisi stia colpendo tutti, io guardo il mio. E ciò che vedo è una totale, demoralizzante e, quasi, ridicola mancanza di prospettive per chi ha investito su sé stesso ed il proprio futuro. Una mole enorme di cervelli attivi e pensanti inutilizzati, sfruttati o lasciati emigrare.
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Non sono mai stato convinto che i social network possano sostituire i blog come angoli di discussione, allo stesso modo non ho mai amato i forum perchè antiestetici, se ben gestiti però i gruppi di facebook possono avere una certa risonanza, è il caso di social media interference animato dall’ottima Michela Simoncini di Intarget.net. La domanda del giorno è la seguente:

Che si tratti di dover scegliere un tirocinante, un dipendente o un collaboratore esterno, come selezioneresti un addetto al Social Media Marketing?
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Oggi ho ricevuto la segnalazione da parte di un amico per un concorso statale, 36 ore la settimana ed inquadramento d1, in soldoni 1646 euro al mese, come si dice da queste parti “caldo d’inverno, fresco d’estate”, lavoro d’ufficio. Sono stato il primo a sorprendermi per non aver immediatamente scartato l’idea, adducendo le solite 3 motivazioni:

    non è stimolante

    ti annulla

    non ti permette di crescere / creare qualcosa

sarà che la crisi induce un protezionismo personale senza precedenti, ma questa volta ho seriamente pensato di ragionare sulla cosa valutando la possibilità di fare domanda.. perché? Sarà forse che fare impresa è molto complesso per i giovani? Sarà che i lavori interessanti e stimolanti sono comunque complessi e “precari”? La domanda è la seguente.. di fronte ad un ottimo contratto a tempo indeterminato vale la pena di mettere tutto in gioco e cercare di fare impresa e lavorare su quel capitalismo personale che da tempo spingiamo come nostro credo? La risposta è ancora si, almeno per me, ma la pessima sensazione è che la certezza di tale risposta comincia a vacillare…..condividete?

Non è un paese per giovani

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 18 Feb 2009
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Giorgio Soffiato

Il libro di Antonio Caprarica, direttore di radio uno, “gli italiani la sanno lunga…o no?” offre uno spaccato documentato e non banale del nostro paese, ricco di dati e ben scritto il libro spazia dalla cultura alla politica, dall’arte al lavoro sostenendo una tesi non troppo diversa da quella che noi stessi italiani portiamo avanti e che potremmo riassumere in “Italians do it different“.
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Dopo aver letto che tra i benefit che Google offre ai propri dipendenti c’è anche il parrucchiere mi sono decisamente appassionata all’argomento. Va bene, cerco di darmi un tono un po’ più autorevole, bando alle chiacchiere. Passiamo a spiegare cosa si intende con questo concetto.
L’avrò sentito ripetere un milione di volte a lezione dal mio professore di Psicologia del lavoro, anche quella di Economia e gestione delle Risorse Umane non si è risparmiata: i talenti sono, per l’organizzazione, fonte per la costruzione di vantaggi competitivi durevoli. Le risorse umane sono, perciò, un elemento strategico per il successo; un importante asset intangibile che le imprese devono saper attirare, valorizzare ed essere in grado poi di tenere ben stretto. La capacità dell’impresa di creare ricchezza dipende dalle potenzialità e dalla conoscenza delle persone che vi appartengono [Savage, 1990].
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Essere creativi

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 26 Ott 2008
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Giorgio Soffiato

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Di Claudia Ferrari, salsadigitale.net

In questi giorni ho terminato “Essere creativi: come far nascere nuove idee con le tecniche del pensiero laterale

Dopo la prima parte (a dire il vero un po’ prolissa) in cui Edward De Bono spiega cosa intende per creatività e perché è utile applicarla, il testo si inoltra in una serie di tecniche, più o meno complesse, per stimolare la mente ad intraprendere nuovi corsi e strade possibili.
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