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Prima del ponte festivo che ha permesso un pò a tutti di ricaricare le batterie ho avuto la possibilità di intervistare Marco Massarotto, co-fondatore di hagakure e profondo conoscitore delle dinamiche che regolano il social media marketing. Lascio il testo dell’intervista ai lavori dell’osservatorio facebook che stiamo progettando come gruppo di ricerca TEDIS – Venice International University ma non perdo l’occasione per elencare alcuni concetti che mi hanno colpito e che vorrei condividere con voi a costo di sembrare banale nel ripetere alcune cose ma con l’obiettivo di sintetizzare un mondo che è sempre più scivoloso e complesso.
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Abbiamo il piacere di intervistare Marcello Presicci, responsabile user generated content per skytv e referente per l’interessante progetto Ioreporter, che di seguito ci racconta. Siamo entrati in contatto con Marcello con il nostro progetto Blogolandia, ma riteniamo utile una chiaccherata a 360° in merito al fenomeno degli user generated content

Marcello, siamo stati molto colpiti dal fatto che un grande player della comunicazione “tradizionale” come sky ci abbia contattato per il progetto Blogolandia, in particolare per la possibilità di caricare contenuti nello spazio IOREPORTER, ci può illustrare brevemente il progetto?

Io Reporter è di fatto uno spazio televisivo dedicato esclusivamente alle testimonianze raccolte dai cittadini comuni, da tutti coloro cioè che sono testimoni di un fatto di cronaca. Il progetto si basa sui contenuti generati dagli utenti (UGC) e per questo chiunque, attraverso un filmato, può raggiungere potenzialmente milioni di persone. Ogni giorno mandiamo in onda nei nostri TG, video ricevuti dai telespettatori; un modo innovativo di concepire il reportage giornalistico, in questo caso realizzato dall’utente comune.

La particolarità di Io Reporter, a differenza di altri raccoglitori UGC sul web, verte proprio sul fatto che poniamo concretamente a disposizione la visibilità offerta da un canale televisivo nazionale. In questo modo diamo vita a quella fusione fra Web e TV, che occuperà in futuro spazi sempre più grandi.
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Intervistato!

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 26 Nov 2008
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Giorgio Soffiato

Ringrazio Claudia Ferrari che mi ha intervistato in merito al progetto Blogolandia, ecco il link :-)

MarketingArena intervista RedBull

di Alessandra Luise · pubblicato il 23 Oct 2008
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Alessandra Luise

Tra le aziende, a livello internazionale, che più investono in marketing e comunicazione c’è sicuramente Red Bull, che arriva ad investire il 30% del proprio income ogni anno. Dalla sua introduzione nel mercato, nel 1987, le vendite di Red Bull sono cresciute ad un ritmo del 20% annuo. Il suo successo si fonda sull’avere inventato un mercato, quello degli energy drink, ed averlo saputo comunicare in maniera straordinaria. Sì, “straordinaria” perché l’above the line è solo uno degli ingredienti del marketing mix di Red Bull. In realtà, gran parte del marketing budget è dedicato ad attività di marketing non convenzionale finalizzate a coinvolgere il consumatore, in un “mondo possibile” costruito sugli stessi valori del brand, entro i quali il consumatore si riflette diventando protagonista di quel mondo.
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Cari lettori, questa settimana abbiamo il piacere di avere qui con noi uno dei più conosciuti e famosi uomini di Internet Marketing in Italia: Andrea Cappello, direi di iniziare subito con la nostra intervista:

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Intervista a G-com

di Luca Dalla Villa · pubblicato il 11 Apr 2008
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Luca Dalla Villa

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Che cos’è G-com e cosa significa comunicare nel “modo-G”?

G-Com è un gruppo di persone che hanno trovato nel guerrilla marketing l’espressione più adatta delle loro diverse passioni, in primis quella per la pubblicità. Comunicare nel modo-G vuol dire tante cose: vuol dire per esempio comunicare attraverso il guerrilla ed anche con avvalendosi di G-Com.

Quando vi ho contattati, siete rimasti un po’ sorpresi dicendomi che altri blog non si interessano al vostro caso? Come mai secondo voi?

L’abbiamo detto si, ma forse dovremmo ritirare questa affermazione. Il recente caso di Gazzetta dello Sport ci ha fatto ricredere. Tieni conto che noi non abbiamo chiesto a nessuno di postarci per quell’azione; a quanto so, un noto blogger entusiasta dell’azione l’ha fatto in maniera del tutto spontanea, non programmata ma comunque molto gradita. Come dicevo, questo è stato un cambio inatteso comunque, la situazione precedente sinceramente non ha spiegazioni logiche.

Qual è il servizio offerto e chi sono i vostri clienti in genere?

Guerrilla. Questo è quello che sappiamo fare, che vogliamo fare. In alcuni casi, rari per la verità, ci vengono chieste campagne tradizionali o eventi piuttosto convenzionali. Ma basta la metà delle dita di una mano per contare questi casi. I nostri clienti sono solitamente grandi aziende. Il che ci fa da un lato piacere, perché di fatto concede una certa sicurezza economica e perché ci sta dando la possibilità di imparare meccaniche e funzionamenti di questo genere di imprese che altrimenti non avremmo probabilmente mai conosciuto; dall’altro però ne pone altri: burocrazia, poca propensione al rischio vero, meno audacia dei piccoli brand che non hanno nulla da perdere.

La vostra sede è Bologna che non a caso è da sempre sinonimo di creatività ed anticonformismo…è stata una scelta voluta od è capitata per caso? Il contesto ha in qualche modo influito?

La tua domanda è graditissima: è la prima volta che ce la fanno e sinceramente aspettavamo questo momento da tempo. Io (Moja) sono l’unico G-Com nato a Bologna: c’è della Toscana, della Liguria, del Lazio, della Calabria nel sangue misto dei nostri corpi. Bologna probabilmente non è più quella di un tempo, ma crediamo abbia ancora molto da dare sotto questo aspetto. Milano è indubbiamente la capitale della pubblicità, con un’elevata domanda di guerrilla (l’80% dei nostri clienti sono di Milano); a Bologna però c’è “un’aria” diversa. C’è il tempo di fermarsi a riflettere su quello che si sta facendo, di cercare, se possibile, di tenere più alto possibile il tasso di guerrilla di una strategia pur tenendo presente l’obiettivo finale: i media. Bologna ha visto Luther Blissett in prima persona, ed ha un passato politico-culturale che credo abbia giovato alla creatività ed alla voglia di fare. Rom a è un’altra città, così come anche Torino, che hanno potenzialità interessantissime se parliamo dell’influenza ambientale che possono avere nel campo della creatività.

La squadra di G-com come si compone? Qual è il vostro background?

E’ quasi il prosieguo della domanda precedente. Non importano a dire il vero granché le lauree in scienze della comunicazione, che comunque ci sono. Contano molto, come puntualizzi tu, background differenti che portano elementi interessanti nel team. Dovrei, per risponderti in maniera esaustiva, citarti esperienze personali che hanno decisamente influito sulla fertilità delle idee uscite dal nostro laboratorio, ma questo non è ovviamente possibile. Posso dirti che gli elementi di fusione sono molto diversi tra loro, e spaziano dalla provenienza dal mondo della pubblicità on-line fino all’attivismo nei centri sociali passando per incontri clandestini di thai-boxe.

Questionario della settimana

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 08 Apr 2008
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Giorgio Soffiato

Sto lavorando ad una ricerca sui portali immobiliari (per trasparenza commissionata da immobilmente.com), per chi fosse interessato diffonderemo i dati a fine mese, abbiamo un questionario che vi invito a compilare

http://www.esurveyspro.com/Survey.aspx?id=545e86ec-93e9-41cc-ad9b-4f2078350fbf

Grazie a chi ci aiuterà

Marketingarena intervista Formanova

di Luca Dalla Villa · pubblicato il 24 Mar 2008
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Luca Dalla Villa

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Buongiorno lettori, oggi parliamo di Web 2.0 e Formazione. Abbiamo l’onore di avere con Noi, una vera e propria esperta del settore: Natascia Edera che molta disponibilità ha risposto ad alcune domande in merito alla sua attività.
Si definisce una vera e propria curiosa, ma non è solo questo. Si occupa di formazione attraverso il suo progetto Formanova . Posso sicuramente affermare che è una persona poliedrica e con una molteplicità di interessi. Lasciamo ora la parola a Lei.

Buongiorno Natascia, potresti dirci che cos’è il tuo progetto formanova e di che cosa si occupa?

Il laboratorio è iniziato scherzosamente come un blog. Il laboratorio è generalmente un luogo fisico, ritengo però che anche il blog possa essere un ‘luogo’.
Nello specifico, credo che scrivere e confrontarsi con un pubblico vastissimo, quello degli internauti, sia uno dei sistemi più veloci e profittevoli per ‘crescere’ in termini di conoscenza. A conosce il tema A e lo intreccia con B che conosce il tema B. Lo scambio da ossigeno ad entrambi.
Il tema di sfondo del blog del laboratorio è la formazione, anzi meglio, la cultura della formazione, tema molto più sottile e meno attuabile nel breve termine.
Fare formazione è semplice, creare una cultura della formazione, una piattaforma di apprendimento e auto apprendimento è molto più difficile.

Ho avuto il piacere di conoscerti per la prima volta a Firenze nel Barcamp su Second Life, che cosa rappresenta per te Second Life?

Second Life era essenzialmente un gioco, all’inizio. Poi è diventato qualcosa di più. Ho intrecciato relazioni personali e professionali complete, ho potuto sperimentare un luogo di apprendimento reciproco molto potente. Credo sia essenzialmente poco utilizzato rispetto a quanto dovrebbe, soprattutto dalle istituzioni. Penso inoltre che la tua domanda sia corretta, nel senso, importante è chiedersi cosa è per noi stessi. SL è assolutamente personalizzabile, si adatta ad ognuno, ha comunque un minimo comune denominatore però: è un luogo che non ha senso se vissuto da soli. Questa è la mia modesta sensazione. E’ un luogo dove io ho senso se ci sono gli altri.

Second Life e Formazione: qual è il nesso? Dopo vari esperimenti di Università, che sono entrate nella seconda vita, esperimenti di e-learning per multinazionali. Qual è la tua opinione riguardo a questi temi?

Attualmente sono Mentore per Linden Lab, faccio parte quindi della squadra di volontari che si dedicano all’educazione all’ingresso dei nuovi arrivati. Una tipologia di ‘training on the job’ applicabile in vari contesti, anche aziendali. Si può chattare e parlare, in moltissime lingue. SL è ottimo in tutti quei contesti formativi in cui è necessario vedere immediatamente il risultato. Ho frequentato molti corsi presso le Università Americane e mi sono trovata a mio agio (certo bisogna conoscere la lingua inglese) e molti convegni. Trovo che sia un contesto ‘comodo’ e per questo percorribile in moltissimi contesti formativi.

Nel blog Formanova, sono presenti immagini della tua Natascia in Second Life…hai mai rischiato di identificarti troppo nel tuo avatar, rischiando di confondere le due realtà? Quali sono rischi di chi “abusa” di Second Life e ci sono, per te, soggetti più a rischio?

Oh si! C’è stato un periodo in particolare in cui ho avuto anche un po’ di problemi da questa ‘doppia gestione di me’. Mi sono chiesta perché nascano questi ‘problemi di identità’. Credo che la risposta si nasconda in una delle cose che si impara per prima di SL ovvero che nonostante i diversi colori e fattezze alla fine il nostro avatar ci assomiglia. Penso che sia proprio questo che ci mette in crisi. Se l’avatar fosse così diverso da noi, la forte differenza ci chiarirebbe senza dubbi di essere in un videogioco e questo non creerebbe problemi di identità. Inoltre è l’interazione reale con altri avatar e quindi altre persone vere a renderci vulnerabili alla nostra piena umanità anche in un ambiente che ‘pare’ non avere nulla di umano;

Il Barcamp di Firenze è dove ci siamo conosciuti. Cosa ne pensi di questa nuova forma di workshop informali?

Ho partecipato con grande curiosità al primo dell’anno scorso e me ne sono innamorata, tanto da organizzarne uno mio a Vicenza sulla formazione. E’ un’esperienza unica ed ogni volta irripetibile, fatta di scambio umano, di apertura mentale. In uno di questi ho portato appunto anche mia figlia di 5 anni. Credo sia un evento utile alla cosiddetta ‘contaminazione’ del popolo meno abituato alla rete. Penso però che non sia sufficiente e che serva qualcosa in più. Dopo un anno di esperienza italiana si può dire che la gran percentuale di partecipanti è costituita da un gruppo ‘fedele’ e già fattosi comunità anche tramite altre forme di social networking online come twitter.com per esempio. Metà della popolazione italiana non sa di che si tratta quando si parla di Web 2.0 e la domanda rimane sempre la stessa: ‘noi del web 2.0′ abbiamo o dovremmo avere un ruolo di trascinatori verso questi strumenti? Oppure vale la regola, lo uso se mi serve. Se la risposta alla prima domanda dovesse essere si e dovessi pensare di spiegare al mio vicino di casa di 65 anni come usare il web 2.0, probabilmente avrei dei grossi problemi. Primo tra tutti, trasformare questi strumenti in ‘utilità’ tangibile per la sua vita. Diverso è forse il mercato aziendale. Non sono molte le aziende che conoscono questo mondo.

Quali sono i tuoi progetti per questo nuovo anno?

Moltissimi.
Per quanto riguarda i metaversi, voglio continuare a ‘capire’ meglio ed interpretare nuovi modi di viverli. Inoltre, insieme anche ad altre persone, voglio stare meno nel digitale e fare di più ‘da ponte’ proprio vs quel mondo solo fisico dove stanno le persone tutti i giorni e cercare di trovare una risposta alla periodica domanda: ha senso per il vicino di 65 anni entrare nel web 2.0?

grazie per esserti prestata all’intervita!

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Buongiorno Marco, il suo blog http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/ è un bell’ intrecciarsi di temi letterari e economici, essendo professore di Humanistic Management all’Università di Pavia, ci può spiegare qual è il nesso tra le due discipline apparentemente così lontane?

Come nel fiume di Eraclito, le persone e le organizzazioni oggi sono immerse in processi che trasformano la loro vita attimo dopo attimo. Per questo motivo, le tradizionali scuole di management hanno proposto numerose teorie volte a produrre culture aziendali improntate alla mutazione istantanea, alla formazione continua, alla “distruzione creatrice”. Si deve tuttavia ammettere che hanno, almeno in parte, fallito.
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Intervista a Ticonzero

di Luca Dalla Villa · pubblicato il 19 Feb 2008
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Luca Dalla Villa

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Cari lettori questa settimana torniamo a parlare di Ticonzero il magazine on-line che propone un approccio giovane ed innovativo alle tematiche di management. Oggi abbiamo il piacere di parlare con Silvia Grappi, ricercatore alla Facoltà di Economia “Marco Biagi” di Modena e responsabile della rubrica Marketing di Ticonzero.
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