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Facebookmania

di Stefano Guerra · pubblicato il 15 Jan 2009
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Stefano Guerra

È incredibile, è dai tempi di Youtube che non si parlava così tanto di uno strumento della Rete, se così si può definire… noto con piacere che addirittura il termine “social network” ormai è conosciuto anche da chi sa guardare solo la posta elettronica, e pensare che se lo si pronunciava un po’ di tempo fa si veniva subito classificati come “nerd” :-).
Ho notato che lo stesso numero di post dedicati a questo social network in questo blog è aumentato a sproposito negli ultimi tempi… e almeno una volta a settimana si nomina Facebook in qualche TG Nazionale…
Che sia chiaro fin da subito… non lo sto disprezzando, anzi, anche perché lo uso pure io… e da un bel pezzo (mi ero iscritto solo per esplorare questo nuovo fenomeno ancora quando era disponibile esclusivamente in lingua inglese… e non avrei mai immaginato tanto successo, sono sincero)… però sono ancora stordito dalla fama che sta raggiungendo e mi chiedo, ogni volta che lo uso, dove sia il bottone che ha fatto scattare la molla.
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Nokia Integration

di Stefano Guerra · pubblicato il 22 Sep 2008
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Stefano Guerra

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Ricordo che Nokia riuscì a cambiare completamente il mondo dei telefoni cellulari imponendosi come first mover, prima, e leader indiscusso del mercato, dopo, grazie alla semplice, ma geniale, idea di integrare 2 tecnologie esistenti in un unico oggetto del desiderio: i Finlandesi unirono la fotocamera al cellulare, reinventando un business. Mai nessuno aveva pensato al telefono come un mezzo di divertimento, di intrattenimento, di scambio multimediale… il telefono serviva per telefonare. Punto. Oggi non possiamo dire certamente la stessa cosa. Oggi il telefono cellulare è tutto fuorché un telefono, infatti immagino che tra un po’ ricominceranno a vendere i cellulari a bassa complessità, con cui poter solo telefonare :-), offrendo al consumatore una gamma completa.
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Politica 1.0

di Stefano Guerra · pubblicato il 30 Apr 2008
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Stefano Guerra

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Ormai si sono da poco concluse le elezioni nazionali, e quasi tutte le amministrative… e ancora una volta mi si è presentato davanti uno spettacolo che di 2.0 non aveva nulla… le elezioni sono il momento più aulico della democrazia, è l’istante in cui il popolo, milioni di persone, esprimono un parere per pochi, pochissimi (o almeno dovrebbero essere pochissimi ) candidati… nulla si adatta di più alla filosofia del 2.0 di questo!

E invece per l’intera campagna elettorale ci troviamo che a farla da padrone è ancora la tv… siamo alle solite: i candidati vengono ospitati, non si vedono facce nuove, non si vedono metodi nuovi… solite promesse… ogni candidato offriva, in un modo o in un altro, un’Italia migliore, e ci mancherebbe… eravamo pur sempre in campagna elettorale! Però, amaramente, per quanto siano divertenti questi dibattiti, e spesso anche davvero ben presentati, non sono altro che la solita minestra degli ultimi anni ri-ri-riscaldata! Basta…

E Internet? Certo qualche personaggio politico ha un blog, è vero, e infatti penso anche che questi possano dire di aver avuto dei vantaggi molto interessanti da analizzare… ma molti, e dico molti, in Rete non hanno fatto nulla, oppure se hanno fatto qualcosa è stato puramente di natura 1.0 … siamo alle solite… davvero alcuni credono che basti solo un sito o poco più? È una domanda che mi pongo ma… a guardare i sistemi usati per fare politica mi pare proprio che la risposta sia sì! E il 2.0? E la partecipazione? E l’utente attivo del nuovo millennio? O meglio… e l’elettore attivo? Nulla… al solito…

Alle prossime elezioni vorrei vedere dibattiti ondine, grandi giornalisti, ma anche normali cittadini, commentare il blog di ogni politico… i forum di ogni partito… vorrei scaricare i podcast dei dibattiti politici, seguire tutto quello che ho seguito in tv, su Internet, perché qui, anche io, comune cittadino, ho la possibilità di replicare e dire la mia… 

Mi rendo conto che sia un’utopia, la mia, al solito è solo una provocazione: abbiamo una classe politica dirigente che non è poi così aperta alle innovazioni e alla creatività come vuole far credere… che dipenda dal basso numero di giovani in politica? Cosa altro se no…

Diesel, l’eccellenza

di Stefano Guerra · pubblicato il 13 Mar 2008
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Stefano Guerra

Immagino che tutti conoscano il caso Diesel, una ormai non più piccola azienda Veneta che ha saputo muoversi nel contesto globale sia lavorando sulle proprie radici, la sede operativa infatti non se ne è mai andata da Vicenza, sia internazionalizzandosi e diventando un’icona mondiale.
Quello che mi affascina di questa azienda è la sua capacità di seguire l’innovazione, di rinnovarsi, di cogliere le sfide del marketing, qualunque essa sia… Sono ormai diventati dei “campioni” in termini di comunicazione e di web.
Quando studiavo l’economia dell’esperienza mi è venuto tra le mani “il caso Diesel”, ma fin qua ci si stupisce poco, l’esperienza sotto la forma più italiana ha colpito molto il settore tessile, e forse non è nemmeno così difficile farlo… ora che osservo il mondo del web 2.0 mi ritrovo tra le mani nuovamente il caso Diesel.
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I temporary shop

di Stefano Guerra · pubblicato il 21 Feb 2008
Archiviato in Marketing19 commenti

Stefano Guerra

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Qualche tempo fa mi è capitato di sentire in televisione il termine “temporary shop”, curioso lo digito su Google… mi accorgo che quello che mi era stato divinamente propinato dal più grande mezzo mediatico in Italia come un’assoluta novità, come l’ultimo grido della distribuzione commerciale, in realtà esisteva da tempo. Tuttavia, senza polemizzare sulla sempre più palese incapacità del mezzo televisivo di rincorrere la grande Rete sulla freschezza delle notizie, voglio parlare un po’ di questo nuovo e interessante metodo per valorizzare le merci.
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Il centro commerciale sotto casa

di Stefano Guerra · pubblicato il 17 Dec 2007
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Stefano Guerra

Nella zona in cui abito hanno aperto da un paio d’anni un piccolo centro commerciale, dal marchio poco famoso, ma comunque localmente conosciuto… il nome non lo farò, non mi sembra giusto, anche perché mi voglio permettere di fare alcune critiche, alcune positive, altre meno…

Il centro è in periferia e sorge laddove c’era un grande supermercato, c’è stata dunque una sorta di “evoluzione” in questo senso, il parcheggio è oggi però molto più ampio di allora…

Una volta entrati, l’ambiente risulta subito abbastanza accogliete, qualche dettaglio curato, in termini di design interno e ampi spazi da percorrere, forse fin troppo larghi, quasi dispersivi… la luce è buona e i negozi non sono molti… da notare che solo da un anno hanno inserito un grande fornitore di informatica e altri beni simili, e questo ha incentivato non poco la mia frequenza…

Una volta entrati nel vero e proprio supermercato si può trovare una scelta davvero ampia per i beni food, lo stesso non si può dire per i non food, anzi, a volte, ho la sensazione che i prodotti siano gli stessi da quando è stato aperto…soprattutto se parliamo di computer e quant’altro.

In sé dunque non sembra nulla di speciale: piccolo, accogliente, comodo, un po’ dispersivo, senza un vero e proprio bar (:-O), con un po’ di negozi talmente specializzati che dentro c’è sempre poca gente, e “le solite cose” per il resto…

Contando che in zona ci sono altri tipi di centri commerciali, di fama nazionale e extranazionale, come può sopravvivere un centro di questo tipo all’incallito consumatore di shopping settimanale del sabato pomeriggio? Sembra una battaglia apparentemente persa in partenza, eppure al sabato non si trova nemmeno parcheggio.

Perché è più comodo per molte persone? Non credo influenzi più di tanto, ma potrebbe avere il suo peso…

Perché ci sono offerte varie, prodotti civetta, e prezzi al ribasso? La mia impressione non è quella, e comunque non c’è nulla che non si trovi anche da qualche altra parte…

E allora, perché? Penso che il motivo stia principalmente in una politica orientata all’organizzazione degli eventi, infatti ogni sabato, circa, il centro commerciale diventa un piccolo luogo di intrattenimento, con sfilate, ospiti più e meno famosi, qualche cantante-imitatore ed altre cose simili… inoltre, spesso, in tema con la stagione, o con gli eventi proposti, o con le festività del momento si offrono assaggi ai clienti, ovviamente tutto gratis, se no che offerta sarebbe…

In un mondo di alta competizione come quello della distribuzione finale, soprattutto della GDO, è a mio avviso gratificante vedere come qualcuno, nel suo piccolo, si sa reinventare, proponendo veramente uno shopping ludico e divertente, e non come spesso ci fanno credere…

Stefano Guerra per Marketing Arena

I blog e la net generation

di Stefano Guerra · pubblicato il 20 Nov 2007
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Stefano Guerra
Sto seguendo alcuni corsi universitari in cui si è fatto cenno al mondo dei blog e mi è capitato di assistere, l’altro giorno, ad un seminario su web 2.0.

Molte delle cose imparate le avevo in parte già sentite nominare in altre sedi, ma i dibattiti che ne escono sono sempre molto interessanti e meritano degli approfondimenti… non voglio spiegare che cosa sia il web 2.0, un blog, ecc anche perché chi legge questo di blog una vaga idea sicuramente ce l’ha, inoltre c’è chi lo sa spiegare molto meglio di me e non vorrei togliere spazio a note grandi autorità.

La cosa che più mi ha dato da pensare, in questi giorni, è il fatto che questo nuovo mondo rappresenti davvero una grande evoluzione, forse una vera e propria rivoluzione, un nuovo modo di concepire il web: siamo non ventenni, o venticinquenni che sia, i portatori della nuova era, siamo etichettati come la net generation, coloro che hanno la possibilità di portare l’innovazione nelle aziende… tanto carico di responsabilità, tuttavia, non credo sia molto riconosciuto da noi stessi… voglio dire che se per me nella parola “blog” non c’è nulla di nuovo, e forse nemmeno nulla di esaltante, mi pare di aver capito che questo non vale per molti manager oramai più che trentenni che osservano questo movimento evolutivo da molto lontano, e spesso, forse, anche con un po’ di diffidenza…

È vero che le aziende italiane ad avere un blog, una comunità o un approccio in cui comunque si affronti il concetto di consumatore come parte attiva del processo di produzione del valore sfruttando al massimo le potenzialità della “grande rete”, non sono molte… ma la causa risiede veramente in un management che si mostra impreparato a questo “grande cambiamento? Certo è che per chi è più giovane, e internet l’ha vista nascere, inoltrandosi nella tenera età dell’apprendimento adolescenziale, è forse più facile adottare un certo tipo di approccio, anche più confidenziale, con i meccanismi più articolati che la rete ci propone, come i podcast, le piattaforme wiki, le comunità, i forum, o tutto quello che si può trovare in internet… capisco dunque che l’approccio, per chi non ha questa confidenza non sia immediato… ma è davvero un digital devide così insuperabile? Che le imprese siano grandi o piccole, la difficoltà nell’aprire un blog, e forse anche nel gestirlo, non sono insuperabili, certo non è facile arrivare al successo, ma spesso non esistono nemmeno dei tentativi di start-up, nemmeno in molte di quelle aziende che sbandierano tanta innovazione…

Siamo dunque noi i futuri content manager dei blog? Dovranno quindi passare almeno 10-15 anni, quelli del ricambio generazionale del management, prima di vedere questa piattaforma diffusa anche da un punto di vista economico per le imprese nostrane?

Da come viene posta l’importanza di questo strumento nei corsi che ho seguito, o negli articoli che ho letto, lo dovrei vedere molto più diffuso di quello che è, ma in effetti non mi pare sia proprio così…

Stefano Guerra per Marketing Arena

La nostra, sappiamo, è una società frenetica, dove sono la rapidità dei tempi e la ricerca della massima efficienza a dettare le regole per il buon movimento dell’economia e della società stessa.

Tutta questa frenesia nello cercare qualcosa di nuovo ogni giorno, nel dover per forza adempiere ad un modello di consumo innovativo ci spinge spesso a cercare delle futilità, soprattutto se sul tavolo ci mettiamo le nostre nuove, e fresche, generazioni… sulle vecchie non so molto a dirvi la verità, mi arrivano soltanto echi di tempi lontani, quando le tradizioni contavano e facevano parte di quello che le persone erano, costituivano una componente essenziale per la rappresentazione di una propria personalità.

Adesso, dire che tutta questa importanza per la tradizione oggi, per noi giovani, non c’è più mi sembra un po’ eccessivo, tuttavia mi sembra indubbio che il peso relativo che questa possa avere nella vita di tutti i giorni sia diminuito di importanza e, a volte, questa importanza nemmeno esiste più.

È su un insieme di generazioni come queste, attaccate alla tecnologia, alla rincorsa assoluta del progresso, alla futilità delle cose, all’estetica senza motivo, e a molte altre cose che il marketing, e più ancora coloro che lo usano come arma principale delle loro campagne economiche, si basa per colpire il consumatore di oggi, che poi alla fine siamo noi. Si parla molto di consumatore 2.0, di ricerca di dialogo tra imprese e consumatori, ma in realtà forse anche se questi dialoghi esistono durano poco, sono come un’essenza che svanisce con l’arrivo del nuovo oggetto del desiderio…

Trovo, dunque, che sia questa la chiave per affrontare il tema del “ritorno al passato, alla tradizione”: ci manca qualcosa, è ovvio. Noi, giovani di oggi, non abbiamo fatto l’Italia, non abbiamo partecipato al miracolo economico, e non abbiamo forse più quel coraggio pionieristico che tanto ha contraddistinto i nostri avi… e forse spesso abbiamo paura del futuro, temiamo le incertezze più di ogni altra generazione e forse la “tradizione” spesso non sappiamo nemmeno che cosa sia… ne abbiamo sentito parlare, magari anche spesso, ma altrettanto spesso abbiamo alzato le spalle e dato poca importanza a quello in cui credeva chi c’è stato prima di noi… Ecco allora che arrivano le campagne basate sulla tradizione, sui valori della terra, sul buon cibo, sulla storia, sulla cultura che ha reso grande il nostro paese e noi, consumatori di oggi, li guardiamo sbalorditi come qualcosa di nuovo come qualcosa che non avevamo mai visto prima, pensando forse che acquistare quel prodotto rilanciato da un passato che non abbiamo mai visto, come un’automobile di trent’anni fa restaurata ad hoc per gli anni duemila, ma che riteniamo paradossalmente nuovo, spesso innovativo, e che apprezziamo forse proprio perché ci mancava qualcosa, perché noi “non abbiamo vissuto quei tempi splendidi”, perché non abbiamo fatto la rivoluzione degli anni ‘60”, o per mille altri motivi…

Non metto indubbio la qualità dei prodotti che rivivono il mito del passato, ma credo fortemente che il loro successo sia legato più a delle lacune del consumatore di oggi che alle loro caratteristiche intrinseche ed estrinseche.

Stefano Guerra per Marketingarena

Il treno di Sony Vaio

di Stefano Guerra · pubblicato il 29 Oct 2007
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Stefano Guerra

 

clip_image002Un paio di settimane fa ero in treno con l’amico Gianluca e tra una chiacchiera e l’altra ci passa in fianco un Eurostar (almeno mi pare…), rinomato mezzo di punta di Treni Italia, completamente tappezzato di pubblicità di “Sony Vaio”, nota marca di computer, e al momento esclamo “era ora!”… “Era ora” di cosa? Si chiederà qualcuno di voi… erano almeno un paio d’anni che pensavo al fatto che i treni potessero essere “sfruttati” come cartelloni pubblicitari in movimento, sarebbe, e di fatto forse lo è diventata, una manovra di marketing eccezionale: si bombarda di stimoli chiunque osservi facendo pubblicità ovunque e in una miriade di luoghi… nelle stazioni, ai passaggi a livello ( per chi aspetta tristemente in auto), per chi vede da altri treni (come è successo a me) e per chi sta in un qualsiasi posto in cui il treno sia anche lontanamente osservabile… è un’idea semplice ma geniale!

Nella mia idea originale, e non so se Sony e Treni Italia abbiano seguito anch’essi questo percorso, però gli “spot dinamici” che dovevano tappezzare i treni non erano fine a sé stessi ma, anzi, utili al rinnovamento della seconda società: l’idea di “colorare” i treni, oltre che rendere più allegri molti “vecchi e grigi vagoni”, permetterebbe un rientro di denaro che, se non sprecato ma, invece, attentamente reinvestito in risorse, potrebbe sostenere una buona parte di un eventuale rinnovo dell’azienda ferroviaria…

Ho visto delle pubblicità appiccicate sul retro anche di molti autobus e anche su qualche altro treno, ma non nazionale, ma quasi tutti i treni che vedo io sono dello stesso colore, e spesso nemmeno tanto belli da vedere ( mi riferisco a quelli più vecchi ovviamente) un po’ di cartelloni non farebbero altro che rendere l’atmosfera un po’ più allegra.

Spezzo altre due lance, una a mio favore e una contro: da un lato mi si potrebbe criticare che la pubblicità è sempre più invadente e che non se ne può più… “se adesso la mettiamo anche sui treni!”… giustissimo rispondo io, ma stavolta sarebbe per una giusta causa… almeno quella; dall’altro lato, invece, posso dire che per quanto strampalata credo che un’idea del genere sia sempre più utile di quei televisori sparsi per la stazione di Venezia di cui non capisco l’utilità visto che spesso non sento nemmeno l’audio…

Stefano Guerra per Marketing Arena

MaratonArte

di Stefano Guerra · pubblicato il 18 Oct 2007
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Stefano Guerra

L’altra sera guardando la tv in seconda serata mi accorgo della presenza di Francesco Rutelli, attuale vicepresidente del consiglio e ministro per i beni e le attività culturali, su Rai Uno e mi soffermo pensando si parlasse di politica… in realtà più che di politica il noto programma di Bruno Vespa, a cui partecipava appunto il soprannominato ministro, si è riversato su argomenti storico – culturali di una certa rilevanza, e l’intera trasmissione ha girato attorno all’argomento della MaratonArte, un’iniziativa lodevole che, a parere di chi scrive, merita rispetto ed attenzione e per questo, malgrado la scarsa attinenza col taglio aziendalista che siamo soliti proporre in questa sede, oggi voglio portare la vostra attenzione su questo tema.

Ciccando sul sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali si può capire dettagliatamente di cosa si sta parlando, in linea generale tuttavia si potrebbe definire la manovra politica come un eccellente ed innovativo metodo di salvaguardia del patrimonio artistico e culturale dell’Italia: il nostro patrimonio ha un valore storico ed economico assoluto e non trova eguali nel mondo, tuttavia la sua manutenzione, che dovrebbe essere costante, ha dei costi altissimi… l’idea di Maraton Arte è quella di coinvolgere i cittadini, con un piccolo contributo economico ( si parte infatti da 2 euro), nel compimento di un’opera comune e fondamentale perché la fama del “Bel Paese” non venga messa ai margini e per mantenere altro il livello qualitativo dell’Italia nel mondo, almeno da un punto di vista culturale e storico.

Il ministro nel corso del dibattito, a cui hanno partecipato anche ospiti illustri, ha assicurato che nessun soldo verrà sprecato e che il cittadino avrà la possibilità di monitorare l’ammontare delle cifre spese ed investite, almeno questo è quello che ho potuto percepire dalla discussione…

Vi invito a visitare il sito http://www.beniculturali.it/ per saperne di più e, se vorrete, anche contribuire, mentre ora preferirei concentrarmi su alcuni aspetti critici del discorso.

L’iniziativa è indubbiamente lodevole, e merita secondo me molta attenzione, inoltre potrebbe rappresentare, attraverso un processo di presa di coscienza sociale, un buon metodo di riavvicinamento tra la politica e gli italiani (tema caldo in questo periodo), tuttavia c’è da tenere conto della responsabilità che in questo momento si sta assumendo il ministero: se si riuscisse a coinvolgere un gran numero di cittadini, come mi auguro sarà, basterà, a parere personale, anche una sola manovra sbagliata, di spreco di risorse pubbliche, o altro, per creare un effetto – onda spaventoso in termini di sfiducia degli italiani nei confronti del cittadino… quello che voglio dire è che se gli italiani, stanchi dei numerosi sprechi pubblici che appaiono su giornali e in televisione, ci credessero ancora una volta e poi dovessero rimanere delusi, allora la situazione, in termini di fiducia tra cittadini e politici, potrebbe mettersi veramente in crisi… quello che mi auguro è che gli italiani partecipino calorosamente all’iniziativa, ma che anche la politica rispetti rigorosamente i propri impegni…

Un’ultima riflessione economica, nata anche all’interno del dibattito televisivo: se rilanciamo i beni pubblici, lavorando sui prezzi, sull’accessibilità, sull’immagine all’estero del turismo italiano e sulle infrastrutture, potremmo veramente raggiungere risultati invidiabili in termini economici, e il primo passo da compiere è indubbiamente quello di valorizzare il nostro patrimonio storico, artistico e culturale… auguriamoci che questa iniziativa non sia soltanto una “meteora” ma un inizio per un cammino di collaborazione tra popolo e istituzioni e un’apertura significativa per la valorizzazione del settore turistico.

Ps: vi rinvio alla consultazione del sito http://www.maratonarte.it/ dove sarebbe bello proporre al ministro di divulgare la manovra anche tra i blogger o comunque nel mondo di internet, e non solo attraverso l’uso dei Media tradizionali come invece speso si tende a fare, in modo da cercare una visibilità e un impegno attivo maggiormente amplificato.

Stefano Guerra per MarketingArena

Fonti: http://www.beniculturali.it/

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