Aprire un blog con l’obiettivo di gua­da­gnare e niente altro è la cosa più sba­gliata che si possa fare. Il suc­cesso di un blog è qual­cosa di impon­de­ra­bile, dipende da tan­tis­simi fat­tori, serve un lungo cam­mino e soprat­tutto viene pre­miata l’originalità e la pas­sione. Tut­ta­via quasi tutti i blog­ger, arri­vate le prime col­la­bo­ra­zioni gra­tuite, e vedendo — magari — aumen­tare i fan di mese in mese, si chie­dono come poter guadagnare.

È vero lo si fa per pas­sione, ma se si vuol far della pro­pria pas­sione un lavoro per­ché uno non dovrebbe pro­varci. Tutti, let­tori, aziende, agen­zie ci dimen­ti­chiamo, a volte, di come gestire un blog di medio-alto livello diventi pres­so­ché un lavoro in ter­mini di tempo e di denaro.

Anche solo con­si­de­rando hosting, qual­che lavo­retto di gra­fica, pro­dotti acqui­stati (a casa vostra non credo che cuci­niate senza pro­dotti o senza gli stru­menti adatti, così come non credo usciate senza vestiti), gestire un blog costa.

Se a que­sto aggiun­giamo le ore e ore tra­scorse sui social net­work a gestire la pagina fan, il tempo dedi­cato alla scrit­tura del post, alla rispo­sta dei mes­saggi, alle modi­fi­che delle foto, capiamo che gestire un blog è un lavoro.

I blog­ger più famosi, soprat­tutto in set­tori come il fashion, gua­da­gnano in diversi modi. Dalla clas­sica pub­bli­cità di Goo­gle, alle col­la­bo­ra­zioni con agen­zie, a publi­re­da­zio­nali con le aziende.

Come gua­da­gnano?

Il blog­ger medio attra­versa tre fasi di “gua­da­gno”.

  • Gua­da­gno di visi­bi­lità: il blog appena nato accetta spesso e volen­tieri col­la­bo­ra­zioni gra­tuite per aumen­tare la sua visibilità.
  • Gua­da­gni copy: alcuni blog­ger scri­vono anche per quotidiani\riviste di settore
  • Gua­da­gno di pro­dotti: il blog­ger riceve uno o più pro­dotti da parte dell’azienda e li recensisce.
  • Gua­da­gno mone­ta­rio: è l’aspirazione ultima del blog­ger, essere pagati per scri­vere. Capita solo ai migliori, spesso iden­ti­fi­cati con cri­teri discu­ti­bili, e rag­giun­gere la vetta signi­fica aver attra­ver­sato e riat­tra­ver­sato più volte le prime due fasi.

Se prima le col­la­bo­ra­zioni tra blog  e aziende erano sot­ter­fugi da tener ben nasco­sti, per evi­tare epic fail, ora sono sem­pre più all’ordine del giorno. I Blog­ger sanno, le aziende sanno, i let­tori sanno. I blog­ger sanno che non pos­sono esa­ge­rare con le mar­chette, le aziende (non)sanno che la qua­lità e la visi­bi­lità spesso si paga , i let­tori sanno che spesso e volen­tieri se vedono un brand su un blog si tratta di una collaborazione.

Farsi o non farsi pagare?

Un blog­ger non deve sce­gliere in modo asso­luto se farsi pagare sem­pre o mai ma valu­tare di volta in volta le offerte, l’azienda e le pos­si­bi­lità. Scri­vere un post in ante­prima su una col­le­zione di un nuovo sti­li­sta vale in pro­spet­tiva ha un valore eco­no­mico poten­zial­mente ele­vato e non mone­tiz­za­bile subito: il blog­ger sarà quindi il primo a scri­verne, i suoi fan lo con­si­de­re­ranno un trend set­ter, aumen­tan­done la noto­rietà. Accet­tare pro­dotti in cam­bio di un visi­bi­lità non è una scelta a cui rinun­ciare a priori ma va valu­tata caso per caso: si può benis­simo gen­til­mente rifiutare.

Il giu­sto valore al blog e al blogger

Se a una food blog­ger offrite tre sca­tole di dadi da cucina pro­ba­bil­mente ve li tirerà die­tro, ma se le offrite un set di attrez­za­tura pro­fes­sio­nale, una for­ni­tura impor­tante di olio d’oliva o di un vino par­ti­co­lar­mente pre­giato potrà forse essere interessata.

Anche qui vale lo stesso discorso: se fun­zio­nale al blog, lo scam­bio merce può avere un valore impor­tante, se invece è fine a se stesso pro­ba­bil­mente può valer la pena rifiutare.

Un altro con­si­glio che posso dare ai blog­ger così come alle agen­zie è quello di fide­liz­zare il più pos­si­bile le figure pro­fes­sio­nali con cui col­la­bo­rate: rela­zioni di lungo sono le più for­tu­nate e pro­fit­te­voli.  Fatevi ricor­dare di voi seguendo alcune sem­plici regole: pro­fes­sio­na­lità, dispo­ni­bi­lità (non ecces­siva) e creatività.