Que­sta sto­ria nasce nel luglio 2011 gra­zie all’app Fli­p­board instal­lata sull’Ipad che mi ha pro­po­sto i feed di The99percent.com: insights on making ideas hap­pen. Bello, ma in fondo una delle tante cose inte­res­santi che pos­sono incon­trare le per­sone “digi­tal curiose”.

Poi sco­pro che annual­mente orga­niz­zano a New York una con­fe­renza sul loro tema.
Ok, qui comin­cio un po’ a esaltarmi…NYC è uno dei luo­ghi di rife­ri­mento per l’innovazione e la crea­ti­vità e la con­fe­renza pare essere vera­mente meri­te­vole: gli spea­ker degli anni pre­ce­denti sono stati di alto livello!
Poi sco­pro che la set­ti­mana suc­ces­siva avreb­bero messo in ven­dita i biglietti per la con­fe­renza 2012!!
Ed infine sco­pro che il costo del biglietto era sostenibile!!!

Ecco, per farla breve sono stata una dei primi (su 120) a com­prare la pos­si­biltà di andare alla con­fe­renza ben 10 mesi dopo e senza sapere chi avrebbe fatto gli inter­venti e cosa sarebbe suc­cesso. :-) Nel giro di 48 ore i biglietti sono stati esau­riti e la lista di attesa ai primi di mag­gio 2012 era arri­vata a oltre 800 per­sone.
Lo con­fesso, prima di par­tire (a fine aprile) il mio livello di entu­siamo era a livelli stel­lari, avevo anche rice­vuto via mail la Lista twit­ter dei altri par­te­ci­panti e dei rela­tori: desi­gner, visio­nari, esplo­ra­tori del mondo della crea­ti­vità, imprenditori.

Il 3 mag­gio, il mio pre-confereza è ini­ziato in IDEO: per loro si può pro­to­ti­pare tutto, anche i ser­vizi. Ci hanno fatto par­te­ci­pare a un labo­ra­to­rio pra­tico per com­pren­dere la loro filo­so­fia. E’ bastato lavo­rare in gruppo sulla costru­zione di aero­plani di carta secondo un eser­ci­zio ben strut­tu­rato per giun­gere a nume­rosi spunti e rifles­sioni, primo fra tutti che è pro­prio vero che si può pro­to­ti­pare tutto!
Le loro regole:

  • pensa con le mani
  • ini­zia fin da subito a fare test
  • rac­co­gli feed back dagli utilizzatori
  • evita attac­ca­mento men­tale alla tua idea
  • ini­zia a fal­lire fin da subito!

Nel primo pome­rig­gio è ini­ziata uffi­cial­mente la con­fe­renza in una loca­tion acco­gliente e lumi­nosa, il Times Cen­ter. Regi­stra­zione e con­se­gna della bella borsa della con­fe­renza, pra­ti­ca­mente un fan­ta­stico mul­ti­plo regalo di Natale, con il libro di Scott Bel­sky idea­tore dell’evento, la can­cel­le­ria dell’Action Method, le Moo cards con frasi ispi­ranti, vari sconti per i ser­vizi di Behance, Moo cards, sconti per il taxi…

E l’esperienza ha avuto ini­zio! Vi dico già il finale: è stata spet­ta­co­lare, per gli appren­di­menti, gli spunti, l’ottima strut­tu­ra­zione dell’evento, cof­fee break abba­stanza lun­ghi per fare net­wor­king, inter­venti ben bilan­ciati e spea­ker coin­vol­genti… In teo­ria il tar­get erano “crea­tivi”, la con­si­glio a tutti, ne va la pena!

La gra­fica e crea­tiva Rilla Ale­xan­der rac­conta che senza il fare sognare è inu­tile! Ci invita inol­tre a pre­stare atten­zione a non farsi “tra­viare” dalle nuove idee che giun­gono all’orizzonte, c’è il rischio di lasciare da parte le azioni che ci fanno por­tare a com­pi­mento l’idea pri­ma­ria. Azioni che neces­si­tano impe­gno e per­se­ve­ranza e soli­ta­mente meno affa­sci­nanti della gene­ra­zione di nuove idee.

Il neu­ro­scien­ziato Jonah Leher ci ricorda che: tutti i grandi arti­sti sono dei gran lavo­ra­tori e delle per­sone riso­lute e che l’importante è sce­gliere l’obiettivo giu­sto. Come rico­no­scerlo? Lui pro­pone il test delle mutande! Siamo tal­mente abi­tuati al nostro abbi­glia­mento intimo che non ci accor­giamo di averlo. Se anche il nostro obiet­tivo a lungo ter­mine è diven­tato un abi­tu­dine allora c’è qual­cosa che non va! Altra cosa impor­ta­tis­sima: tenere trac­cia dei pro­gressi fatti.

La pro­fes­so­ressa Teresa Ama­bile ha rac­con­tato di una ricerca che sta por­tando avanti all’Harvard Busi­ness School. Sono stati coin­volti 12000 tra mana­ger, pro­fes­sio­ni­sti e impren­di­tori con la richie­sta di tenere un dia­rio sulle loro gior­nate lavo­ra­tive. Ha indi­vi­duato 4 prin­ci­pali bene­fici: — si cele­brano le pic­cole vit­to­rie (aiuta a tro­vare pro­spet­tiva) — si pia­ni­fi­cano i passi suc­ces­sivi — si nutre la pro­pria cre­scita per­so­nale — si col­tiva la pazienza (facendo un passo indie­tro per riflet­tere).
Il pro­gresso incre­men­tale è il più potente moti­va­tore sul posto di lavoro.
Qui un link ad un arti­colo che rac­conta la ricerca.

Keith Yama­shita ha esor­dito dicendo “I team gran­diosi non si creano per caso, lavo­rano dura­mente per diven­tarlo e col­ti­vano spe­ci­fi­che abi­tu­dini” e “Per essere gran­diosi biso­gna tro­vare il pro­prio ritmo”. Ci ha par­lato anche di forze, super­po­teri e dell’importanza di pren­dersi dei momenti per lavo­rare in un duo crea­tivo. Ha con­cluso dicendo che la vera gran­dio­sità è sem­pre legata alla generosità.

Ale­xis Madri­gal ci invita a non chie­derci più quale sarà la next big thing ma di chie­derci quale sarà la next big cul­ture! Il mer­cato dei social net­work e delle mobile app è saturo, piut­to­sto che inven­tare cose che già esi­stono per­ché non inno­vare dal basso par­tendo pro­prio dalla strut­tura delle start up?

Ho “ado­rato” Jona­than Adler! Sot­to­ti­tolo: cosa ti può com­bi­nare un cera­mi­sta! Uno tra gli spea­ker che mi ha coin­volto di più. “A un punto di svolta della mia vita ho deciso che avrei fatto ciò che volevo fare (so fuck it).” Ha creato un busi­ness incre­di­bile nono­stante i feed back nega­tivi dei sui inse­gnanti e i licen­zia­menti (meri­tati). Si è reso conto che attra­verso le sue crea­zioni vuole inno­vare e comu­ni­care il suo spi­rito, il mes­sag­gio che c’è tra le righe. Non ha fatto stra­te­gia ma si è impo­sto di seguire la sua vision. E’ par­tito dalla cera­mica, poi cuscini, poi arre­da­mento per la casa. Adesso ha 18 negozi negli Stati Uniti. Ah, que­sto il suo manifesto!

E poi c’è stata una chiac­chie­rata tra il padrone di casa Scott Bel­sky, Neil Blu­men­tal e Jenn Hyman. Entrambi sono i tito­lari di due start up, in comune hanno fatto “a serious invest­ment in crea­ting a kil­ler custo­mer expe­rience”!
Alla domanda che dif­fe­renza c’è tra il ven­dere ser­vizi ed espe­rienze rispon­dono “Siamo pagati per ven­dere sogni” e “Stiamo demo­cra­tiz­zando il lusso”.
In entrambe le realtà il ser­vi­zio cliente è vera­mente al cen­tro per cui a Rent a run away hanno scelto che tutti i nuovi dipen­denti in fase ini­ziale pas­sano per custo­mer care e magaz­zini. La tito­lare stessa passa una gior­nata al mese al custo­mer care. In Warby Par­ker nono­stante l’acquisto finale si possa fare solo on-line ten­gono aperta la loro sede come show room per fare osser­vare ai dipen­denti come i clienti inte­ra­gi­scono con i loro pro­dotti e per rac­co­gliere dati ed infor­ma­zioni sulla UX.

Jason Gold­berg ci ha rac­con­tato di come è nato fab.com (e-commerce di pro­dotti di design sele­zio­nati ed in offerta spe­ciale) e ci ha mostrato il tova­glio­lino di carta (il back of the nap­kin in pra­tica) da cui tutto è (ri)partito! Di sicuro sono stati bravi anche a otte­nere un bel po’ di soldi da finan­zia­tori, ma non era certo scon­tato che in meno di un anno sareb­bero arri­vati a 165 dipen­denti con un giro di ven­dite incre­di­bile. Prima ave­vano un diverso busi­ness model ma quando hanno visto che non girava pur essendo una buona idea si sono messi nuo­va­mente a tavo­lino. “Smile, you are design to” è l’invito che fanno a loro clienti.. Il 40% del traf­fico sul loro sito arriva da mobile e il social share avviene entro i 2 minuti dall’acquisto. La loro ricetta? Foca­liz­zarsi su fare una sola cosa molto meglio degli altri, auten­ti­cità e la vision dei clienti sorridenti. :-)

La bril­lante e sim­pa­tica desi­gner Paula Scher ci ha rac­con­tato alcuni dei suoi pro­getti legati al design e delle rifles­sioni al riguardo. Ha aiu­tato i pro­pri clienti ad avere una visione più grande, pro­po­nendo tal­volta solu­zioni diverse dal brief ini­ziale, “a volte la que­stione non è legata al design, ma alle per­sone”. Ci ha anche rac­con­tato di come è stata coin­volta nella nascita della High Line che ora è tra le più impor­tanti attrat­tive turi­sti­che di NYC!

E poi Tony Fadell ovvero uno degli inno­va­tori della nostra epoca. Ha circa un cen­ti­naio di bre­vetti al suo attivo ed è di fatto il crea­tore di iPod e iPhone. La sua fonte di crea­ti­vità è la fru­stra­zione: curio­sità per come le cose fun­zio­nano, capire come sono state costruite e poi volere capire come pos­sano essere costruite in maniera dif­fe­rente e migliore. “L’ispirazione è alta­mente per­so­nale e impre­ve­di­bile, pre­fe­ri­sco basarmi su quello che mi cir­conda”.
Per lui la giu­sta com­bi­na­zione tra stra­te­gie a lungo ter­mine e agi­lità sta fra l’avere pas­sione e volere sem­pre impa­rare e defi­nire sem­pre mile­sto­nes. Nella sua espe­rienza tutti i pro­getti vanno con­se­gnati entro un anno altri­menti il team rischia di perdersi.

Altro mio nuovo mito è il desi­gner ed edu­ca­tore James Vic­tore che dice “Quando con­si­deri l il tuo lavoro come un dono que­sto cam­bia radi­cal­mente ciò che crei”.
Un aned­doto: alcune sue opere sono state espo­ste al MOMA, il museo d’arte moderna di NYC. Lui ha chie­sto se fosse prassi rice­vere una targa, un docu­mento, un “qual­cosa” in cui venisse data evi­denza di que­sto rico­no­sci­mento. La rispo­sta è stata no. Nel suo spi­rito “basta chie­dere” ha chie­sto alla cura­trice di scri­vere una let­tera indi­riz­zata alla madre in cui viene dichia­rato che le opere del figlio erano state espo­ste. Ovvia­mente la rispo­sta è stata un si! Just ask :-)
Cer­ca­telo su You­Tube, su twit­ter, è uno che ha molte cose da dire e non è facile da spie­gare in poche righe.

Ed infine Scott Bel­sky ha preso la parola per fare un rias­sunto sugli spunti e gli appren­di­menti.
Lascio in inglese, ren­dono di più!

  • Fall in love with buil­ding the capa­city of peo­ple. Truly great lea­ders love buil­ding the capa­city of peo­ple — and see every con­flict as an oppor­tu­nity to do so.
  • Pro­pose ideas without polish. Col­la­bo­ra­tion is a great buzz word, but it’s not pos­si­ble unless peo­ple are invi­ted to tam­per and ite­rate with your ideas. As per­fec­tio­nists, we often make this mistake.
  • Don’t sur­ren­der stra­tegy to exe­cu­tion. Effi­ciency is really bad if you’re hea­ded in the wrong direc­tion. So, carve out time, think about where you want to be, set direc­tion… and THEN execute.
  • The occa­sio­nal demon works won­ders. Espe­cially in the crea­tive world, our demons are part of what distin­gui­shes us. But we must be sure to face our demons before they face us. Get feed­back from anyone who will share it, and can­did self-appraisals. Do the per­so­nal work.
  • A labor of love ALWAYS pays off. Even “fai­lu­res” in the eyes of others are enri­ching for us. Every dead-end helps lead us in the right direction.

Ci sarebbe da dire ancora di più ma ormai il post ha finito il posto. Qui il link al sito uffi­ciale in cui tro­vare qual­cosa in più se la curio­sità è rimasta!

Merita andare a quella del 2013? La mia parte altrui­sta dice di si, anche per non essere l’unica ita­liana anche nella pros­sima occa­sione, quella egoi­sta dice no, alti­menti potre­sti acca­par­rarvi i pochi biglietti a disposizione!

Fol­low your vision and act!!