I nuovi media impli­cano una ricon­fi­gu­ra­zione delle oppor­tu­nità di media­zione cul­tu­rale a dispo­si­zione degli utenti, in quanto, in primo luogo, modi­fi­cano la strut­tura dell’interazione e obbli­gano i sog­getti ad adat­tarsi alla nuova situa­zione, e, in secondo luogo, rimuo­vono dall’interazione il corpo e i signi­fi­cati che que­sto porta con sé con­fe­rendo auto­no­mia al mes­sag­gio.

Se un nuovo medium è in grado di per­met­tere agli utenti di attuare le pro­prie inten­zioni e di com­pren­dere quelle degli altri inter­lo­cu­tori viene allora con­si­de­rato un’affor­dance.
L’affor­dance può essere defi­nita come l’insieme di azioni che un oggetto invita a com­piere su di esso.
Essa può essere di due tipi:

  • mediata, quando è il risul­tato di un’interpretazione che il sog­getto com­pie a par­tire dall’ambiente in cui si trova;
  • diretta, quando è il risul­tato diretto di un flusso di infor­ma­zione che l’ambiente for­ni­sce all’organismo.

L’avvento dei social e le nuove tec­no­lo­gie hanno cam­biato ine­vi­ta­bil­mente anche il modo di fare adver­ti­sing, pun­tando non tanto sulle qua­lità del pro­dotto quanto sul coin­vol­gi­mento del cliente, ren­den­dolo par­te­cipe o, addi­rit­tura, pro­ta­go­ni­sta.
Le varie tec­no­lo­gie creano biso­gni ma sono anche sin­to­ma­ti­che di essi in un con­ti­nuo dia­logo tra neces­sità avver­tite dal pro­fondo e desi­deri costruiti dall’esterno. Per cui non solo ci adat­tiamo al mondo ma è anche que­sto che si adatta a noi. E pro­ba­bil­mente il fatto che la comu­ni­ca­zione oggi sia più veloce e fun­zio­nale riflette un cam­bia­mento socio­lo­gico importante.

Un esem­pio di come la pub­bli­cità sia diven­tata social è quello delle scelte comu­ni­ca­tive decise da Fox­life per pro­muo­vere i nuovi pro­grammi della rete.
Coin­vol­gi­mento, emo­zioni, par­te­ci­pa­zione sono ingre­dienti nuovi, social, vin­centi poi­ché lo spot deve attrarre lo spet­ta­tore, incu­rio­sirlo, diver­tirlo, eccitarlo.

Biso­gna quindi creare un filo dop­pio con lo spet­ta­tore, andando oltre un biso­gno reale, e, come diceva Ari­sto­tele, nel suo trat­tato sulla reto­rica, le emo­zioni diven­gono influen­za­tori dei nostri pen­sieri e ne sono influen­zate.
Tutto ciò attri­bui­sce un enorme potere alle emo­zioni e alle con­vin­zioni (o cre­denze) raf­for­zate dalle emo­zioni. Sta a noi uti­liz­zare bene que­sto potere, vol­gerlo a nostro van­tag­gio anzi­ché ritor­cerlo con­tro di noi. Sta a noi uti­liz­zare le emo­zioni in modo poten­ziante anzi­ché farci pren­dere in ostag­gio da loro.
Emo­zio­nare quindi diventa la parola chiave di ogni buona pub­bli­cità social.