Tempo di crisi eco­no­mica, di tagli e risparmi. Tempo in cui le aziende meno accorte tagliano in pub­bli­cità per “rispar­miare”, entrando in un cir­colo vizioso peri­co­loso, tempo in cui i pri­vati e le ammi­ni­stra­zioni tagliano in spese per la manu­ten­zione del verde e per la sal­va­guar­dia del pae­sag­gio, tanto “la natura si occupa di sé”. Ma è dav­vero così o anche qui si cade in un cir­colo vizioso?

Nei doveri dell’uomo verso la natura, il pae­sag­gio rap­pre­senta uno dei doveri base, rico­no­scendo che la natura è madre e tutti dob­biamo rispet­tarla. Ancor più il pae­sag­gio è deter­mi­nante di cul­ture, tra­di­zioni, luo­ghi che diven­tano deter­mi­nanti per il valore di un posto, per lo svi­luppo di eco­no­mie e per la crea­zione di ambienti che tanto pos­sono influire sulla qua­lità della vita delle per­sone; pen­siamo solo al turismo.

Il signi­fi­cato pro­prio di un pae­sag­gio può rife­rirsi sia all’esito dell’attribuzione di valore a canoni este­tici di un pano­rama (che bella sco­gliera, costruia­moci un Hotel!), sia alle regole di tra­sfor­ma­zione pro­prie di una deter­mi­nata cul­tura mate­riale, palin­se­sto mate­riale, con­se­guenza delle pra­ti­che sociali nella inte­ra­zione con limiti e poten­zia­lità posti dalle con­di­zioni natu­rali in con­for­mità con valori e tec­ni­che (la disca­rica che vogliono costruire vicino a siti archeo­lo­gici di valore incommensurabile!).

Pae­sag­gio quindi come fine o come stru­mento.

In quest’ultima acce­zione emerge la poten­zia­lità del paesaggio-ecosistema come stru­mento sia di ana­lisi dell’esistente, che di pro­getto attra­verso diverse scale e a par­tire dalle sfide della contemporaneità.

Citando Beck (1992), il fat­tore uni­fi­cante delle società con­tem­po­ra­nee non è la pro­du­zione e distri­bu­zione di beni, quanto, piut­to­sto la pro­du­zione e distri­bu­zione di mali, cioè i così detti rischi costruiti che sono le con­se­guenze ina­spet­tate ed incerte dei pro­getti dell’uomo. Qual­che esem­pio? l’amianto, le emis­sioni radioat­tive, il cam­bia­mento cli­ma­tico, la crisi del petro­lio, la tur­bo­lenza dei mer­cati finan­ziari, il mani­fe­sto col­lasso quindi dei “saperi esperti” che poco pos­sono davanti alla “forza della natura”.

Lo sforzo di com­pren­sione delle inte­ra­zioni tra pro­cessi natu­rali, azioni eco­no­mi­che, ed intel­li­genza spa­ziale diventa quanto mai urgente. Guar­dan­dolo dal mero lato eco­no­mico, il pae­sag­gio è ele­mento sem­pli­fi­ca­tore dei pro­cessi azien­dali di quel caro Made in Italy che si spera ancora possa fare la dif­fe­renza. Il pae­sag­gio è cul­tura, di cui sono intrisi i nostri pro­dotti e le nostre best prac­tice, il pae­sag­gio è spa­zio ras­si­cu­rante e felice per rica­ri­care le menti creative.

L’Italia gode ancora di que­sti regali natu­rali ma il grido alla sal­va­guar­dia e all’attenzione è sem­pre più forte. Per­ché non acco­gliere allora la sfida di unire poe­sia (il pae­sag­gio è poe­sia) con tec­no­lo­gia, sapendo di dare alle nostre vite e ai nostri pro­dotti un mar­chio unico?