Men­tre da una parte si afferma sem­pre più l’idea che i social media rap­pre­sen­tano per le aziende uno stru­mento ad alto poten­ziale, una rete sociale capace di far cono­scere la pro­pria atti­vità, gene­rare fidu­cia e creare così un mag­gior coin­vol­gi­mento dei clienti, dall’altra c’è ancora chi con­ti­nua a soste­nere che i social non siano un’opportunità ma sol­tanto una per­dita di tempo.

La realtà impren­di­to­riale attuale ci dice che non esi­ste ancora una cul­tura dif­fusa sull’utilizzo dei social media. Molte imprese fanno molta fatica ad accet­tare l’idea di dover “scar­di­nare” un modo di fare comu­ni­ca­zione mediante mezzi, stru­menti e canali tra­di­zio­nali, a favore di una nuova oppor­tu­nità, che non dovrebbe sosti­tuire ma essere parte inte­grante della pre­ce­dente, ovvero quella di comu­ni­care attra­verso i social media.

Cer­chiamo di com­pren­dere quali sono gli studi e le ricer­che che con­fer­mano que­sta volontà, mani­fe­stata da parte di alcune imprese, di non volere aver niente a che fare con il mondo dei social.

  • Un recente stu­dio con­dotto da ICon­tact Cor­po­ra­tion, società del Nord Caro­lina che for­ni­sce ser­vizi di email e social mar­ke­ting alle imprese di medie e pic­cole dimen­sioni, dichiara che una pic­cola impresa su 4 odia i social media. Pro­prio per com­pren­dere le ragioni della scelta che porta un’impresa ad amare oppure odiare i social, lo stesso ICon­tact ha creato un video con­test nel quale le mede­sime imprese, schie­ran­dosi da una parte o dall’altra, illu­strano i motivi del pro­prio orien­ta­mento ad essere pre­senti o meno sui social. “I social sono per i per­denti che non hanno un con­tatto con la realtà e non rie­scono a com­pren­dere dove fini­sce il mondo vir­tuale e ini­zia quello reale”; ed ancora: “Aggior­nare la pro­pria pagina face­book è solo una per­dita di tempo, pur impie­gando 20 ore a set­ti­mana all’upgrade nes­suno con­si­dera la mia pagina”. Que­ste sono sol­tanto alcune delle affer­ma­zioni dei par­te­ci­panti al video con­test a sfa­vore dei social. Soprat­tutto la seconda dichia­ra­zione, mostra come l’inefficace uti­lizzo dello stru­mento possa gio­care un ruolo fon­da­men­tale nella deci­sione di amare o odiare i social network.
  • Gli allievi del Master in Social Media Marketing&Web Com­mu­ni­ca­tion della Scuola di Comu­ni­ca­zione IULM di Milano hanno svi­lup­pato una ricerca dal titolo “Il Social­Me­diaA­bi­lity delle Aziende Ita­liane”. I risul­tati mostrano come le aziende ita­liane sono deci­sa­mente poco social; anche quelle che pro­vano ad esserlo lo fanno senza seguire una stra­te­gia ben pre­cisa, ope­rando con la man­canza di una for­ma­zione sul tema e attuando una poli­tica di spe­ri­men­ta­zione (come se fosse un banco di prova), che può risul­tare molto rischiosa. Stando a un cam­pione di 720 aziende appar­te­nenti a sei diversi set­tori, i risul­tati mostrano come, in ordine decre­scente per per­for­mance e dina­mi­cità sui social, al primo posto tro­viamo le banche(53,8%), poi il set­tore moda (37%) e pub­blica ammi­ni­stra­zione (36,7%); segue il com­parto ali­men­tare (30,8%), l’hospitality (22,5%) e infine l’elettronica (14,1%). Le per­for­mance di ogni azienda sono state misu­rate in base ad un indice, il Social­Me­diaA­bi­lity, che valuta l’uso più o meno stra­te­gico dei Social Media secondo tre dimen­sioni: orien­ta­mento 2.0, gestione, effi­ca­cia delle azioni adot­tate. I risul­tati poco con­for­tanti atte­stano che su un Social­Me­diaA­bi­lity varia­bile da 1 a 10, la media di 720 aziende è stata di 0,69. (Nean­che 1 punto!)

Ma quali sono i motivi che por­tano le aziende ad odiare i social media?
Le prin­ci­pali moti­va­zioni che spin­gono le aziende a non avva­lersi dei social media come stru­menti di mar­ke­ting, sono essen­zial­mente legate alla paura di non saper uti­liz­zare il mezzo.
Fra le moti­va­zioni della ricerca della scuola IULM, vi è la scarsa cono­scenza sia delle oppor­tu­nità stra­te­gi­che che è capace di offrire il web 2.0, sia del con­creto uti­lizzo dei canali. Rite­nuta deter­mi­nante è anche la man­canza di una cul­tura interna: infatti sono gli stessi rap­pre­sen­tanti e dipen­denti azien­dali a non voler accet­tare que­sti nuovi canali sociali.
Altri motivi che spin­gono le imprese a non uti­liz­zare i social sono: il timore di “per­dere il con­trollo” sulla comu­ni­ca­zione e non saper affron­tare even­tuali discus­sioni, la scarsa misu­ra­bi­lità dei canali, la paura di dover soste­nere ecces­sivi costi di gestione (es. for­ma­zione risorse uomo, risorse tec­no­lo­gi­che etc.) e di con­se­guenza la neces­sità di dover con­te­nere le spese di marketing.

Chi si intende almeno un po’ di social media mar­ke­ting, non ha che da sor­ri­dere di fronte a que­ste dichia­ra­zioni, le quali, se lette sotto un’altra chiave, pos­sono rap­pre­sen­tare anzi i punti di forza su cui un’impresa può pun­tare, per affer­mare la pro­pria pre­senza all’interno dei social net­work. La paura di non saper rispon­dere ai com­menti dei clienti, le scarse cono­scenze delle oppor­tu­nità stra­te­gi­che, i timori di costi ecces­sivi di gestione e di con­te­ni­mento delle spese di mar­ke­ting, pos­sono essere col­mate con un mode­sto inve­sti­mento in ter­mini di for­ma­zione del per­so­nale addetto ai social, che cer­ta­mente darà dei buoni risul­tati nel lungo periodo.
Sono fer­ma­mente con­vinta, che anche chi attual­mente si oppone al loro uti­lizzo per pro­muo­vere l’attività azien­dale, sarà costretto a ricre­dersi; que­sto sulla base della con­sta­ta­zione che “non essere pre­senti sui social non signi­fica che non si parli dell’azienda”.
Ho notato inol­tre un altro par­ti­co­lare: coloro che nel video con­test di Icon­tact si sono schie­rati con­tro i social, non sono riu­sciti a tro­vare delle dichia­ra­zioni net­ta­mente a sfavore.

In fin dei conti, la scelta da parte di un’impresa di par­te­ci­pare ad un video con­test (il quale per otte­nere mag­giori voti e pun­tare a vin­cere, neces­sita di essere con­di­viso su un social net­work), non è una presa di posi­zione pro social?!
Con­cludo, ripor­tando una dichia­ra­zione pro­nun­ciata da Nick Earle, vice­pre­si­dente di Cisco Ser­vi­ces, società lea­der mon­diale del net­wor­king, il quale afferma che: “L’avvento del con­su­ma­tore sem­pre con­nesso sta modi­fi­cando sen­si­bil­mente lo sce­na­rio di mer­cato per le imprese, creando nuove forme di busi­ness ali­men­tate dalle per­sone, in cui il social net­wor­king e le tec­no­lo­gie, che per­met­tono di col­la­bo­rare, incre­men­tano la pro­dut­ti­vità in un modo senza pre­ce­denti, e cam­biano in modo radi­cale i modelli di lea­der­ship”.