Ispi­ran­domi libe­ra­mente ad una pre­sen­ta­zione con­di­visa da Mar­tin Walsh ( un gio­va­notto discreto che ha lavo­rato come diret­tore del digi­tal mar­ke­ting presso Micro­soft, tra le altre cose…), vi riporto alcune delle regole che il pro­met­tente digi­tal mar­ke­ter elenca per creare un evento 2.0.

Prima dell’evento

  1. Intro­durre l’argomento dell’evento tra­mite un video in cui sia visi­bile un volto da asso­ciare al media­tore delle discus­sioni e delle con­ver­sa­zioni che l’argomento com­por­terà. Per coloro che par­te­ci­pe­ranno all’evento (siano essi spet­ta­tori fisici o virtuali),associare la loro espe­rienza ad una per­sona “fisica” ren­derà più facile lasciarsi coin­vol­gere e rispet­tare il suo ruolo di mediatore.
  2. Usare forum, blog, Twitter,Facebook e Lin­ke­din per gene­rare gruppi di discus­sione sull’argomento pre­scelto e ren­dere con­ver­sa­zioni e com­menti visua­liz­za­bili su tutti i diversi canali su cui l’evento è pub­bli­ciz­zato (per capirci, quello che fa Gior­gio con i Tweet e i Like visi­bili alla fine di ogni post!)
  3. Inclu­dere un aggre­ga­tore di noti­zie che per­metta di rac­co­gliere video, imma­gini, blog sull’argomento, creando anche una ridotta gal­le­ria di imma­gini dell’evento in modo che i par­te­ci­panti pos­sano spe­ri­men­tare la pre­pa­ra­zione delle vento e sen­tirsi par­te­cipi della sua creazione.

Durante l’evento

  1. Met­tere a dispo­si­zione i video sia in strea­ming che on demand (su richie­sta). Coloro che guar­dano i video on demand in media rie­scono a guar­dare per circa 10–15 minuti in più rispetto a coloro che assi­stono in diretta. Quindi è fon­da­men­tale ren­dere il video di facile frui­zione e condivisibile.
  2. Creare coin­vol­gi­mento e inte­resse tra­mite domande inse­rite all’interno del video e magari intro­durre all’interno dello stesso (o comun­que nelle sue vici­nanze!) tutti quei link utili ai down­load che pos­sono incen­ti­vare lo spet­ta­tore a pro­se­guire nell’approfondimento.
  3. Inse­rire nel video “call to action” con­te­stuali, sia che si tratti di inviti a visiare il sito inter­net, sia col­le­ga­menti a video cor­re­lati o alle discus­sioni generate.
  4. Pub­bli­care una pagina wiki per aggiun­gervi le domande più fre­quenti e le rispo­ste migliori, i link ai down­load, case stu­dies… dimo­strando così la par­te­ci­pa­zione di altri utenti. Un con­te­nuto che abbia avuto un’alta con­di­vi­sione e molta atten­zione da parte di altre per­sone, ine­vi­ta­bil­mente cat­tura il nostro inte­resse (fosse solo per vedere per­ché altre per­sone ci per­dono del tempo!)
  5. Invi­tare a con­di­vi­dere, com­men­tare e pro­porre domande tenendo viva la con­ver­sa­zione e cer­cando anche durante l’evento di accre­scere il numero di par­te­ci­panti e l’attenzione del web.

Dopo l’evento

  1. Pub­bli­care tutto il mate­riale rac­colto su altri siti in cui sia incre­men­ta­bile il word of mouth, da Slide share a You Tube a quei blog che trat­ta­vano già quell’argomento. Ovvia­mente tutto ciò che è dispo­ni­bile online deve essere otti­miz­zato e indi­ciz­zato in modo da creare faci­lità nella ricerca tra­mite i motori.
  2. Coin­vol­gere coloro che non hanno par­te­ci­pato all’evento tra­mite “evan­ge­liz­za­tori” che rac­con­tino l’evento e che ne esplo­dano i con­te­nuti, man­te­nendo viva l’attenzione degli utenti.
  3. Creare bache­che che rac­col­gano i diversi tipi di mate­riale dispo­ni­bile inclu­dendo i buzz sull’evento, dai tweet ai blog alle recen­sioni . Le pos­si­bi­lità di con­di­vi­sione aumen­tano nel momento in cui s ren­dono dispo­ni­bili diversi “for­mati” di testo: breve (tweet), esau­stivo (recen­sioni) o meno “impe­gna­tivo” (tracce audio e/o video).

Infine l’evento non deve più pro­ve­nire dall’esterno per andare a cer­care i suoi par­te­ci­panti, ma deve esplo­dere dall’interno delle con­ver­sa­zioni degli utenti come una sua natu­rale con­ti­nua­zione. L’evento 2.0 deve essere prima di tutto una fonte di ispi­ra­zione … il resto, se la pro­get­ta­zione segue le regole elen­cate, sarà un gioco da utenti!