Avere un’idea? Facile. Avere una buona idea? Dif­fi­cile. Farla diven­tare un’azienda? Dif­fi­ci­lis­simo. Fare impresa è un’impresa, vediamo perché.

Respi­rare voglia di fare impresa non è cosa di tutti i giorni, que­sta sen­sa­zione è molto netta presso H Farm, una realtà che non ha biso­gno di pre­sen­ta­zioni con cui sto col­la­bo­rando negli ultimi tempi, il cui modello mi ha por­tato a riflet­tere parec­chio sul rap­porto tra impren­di­to­ria­lità, pro­ject mana­ge­ment e idee. Cosa per­mette di pas­sare dal con­cetto di idea a quello di impresa? Almeno 5 fat­tori:

Un pro­getto sca­la­bile: la prima cosa che rende un’idea inte­res­sante un pro­getto con­creto è senza dub­bio la pos­si­bi­lità di svi­lup­parne le poten­zia­lità su larga scala. Ci sono molto modi per caval­care il momento e svi­lup­pare pic­coli pro­getti di free riding, se una per­sona vuole però spen­dere “l’occasione della vita”, l’idea deve poter cre­scere rapi­da­mente supe­rando due tipo­lo­gie di bar­riere, quelle tec­no­lo­gi­che in caso di repen­tino aumento di risorse neces­sa­rie e quelle ter­ri­to­riali in caso di sbarco in mer­cati esteri

Un team solido con un pro­ject lea­der ben iden­ti­fi­cato: una delle cose che ho impa­rato è che i mag­giori inve­sti­tori che potreb­bero essere inte­res­sati alla nostra impresa embrio­nale osser­vano con atten­zione la carne più che lo sche­le­tro. Un buon pro­getto senza qual­cuno che ci mette la fac­cia non è un buon pro­getto. La moti­va­zione del team lea­der e la com­pe­tenza del team di sup­porto sono fon­da­men­tali, e qual­cuno che tra que­sti rico­pra il ruolo di impren­di­tori con gli onori ed oneri che con­se­guono è pro­ba­bil­mente la realtà discri­mi­nante tra quella che diverrà una grande impresa e quello che resterà solo un buon pro­getto sulla carta

Con­te­nuti di qua­lità: è sem­pre più dif­fi­cile fare qual­cosa di diverso, di più nuovo degli altri. Si diceva qual­che anno fa per i siti web che “con­tent is king” e la cosa non si smen­ti­sce nel momento in cui si vuole costruire un’impresa. Dallo sche­le­tro alla sca­tola il per­corso è breve, una buona piat­ta­forma più o meno social resta una bella mec­ca­nica se non c’è qual­cuno che la riem­pie, o qual­cuno che fa si che una com­mu­nity si pre­muri di riem­pirla, sce­na­rio que­sto più plausibile.

Un modello di busi­ness sen­sato e indi­pen­dente da una rete ven­dita 1.0: legato a dop­pio nodo al con­cetto di sca­la­bi­lità vi è il con­cetto di mar­ke­ta­bi­lity del pro­getto. Molto pro­ba­bil­mente ogni pro­getto può avere un modello di busi­ness, alcuni però sono più inte­res­santi, rapidi, adatti e sen­sati di altri. Ho notato che la neces­sità di una rete ven­dita tra­di­zio­nale (tipo gior­nali, pagine gialle) per far sca­lare il pro­getto rap­pre­senta una com­po­nente di ral­len­ta­mento in un mondo fatto di acce­le­ra­tori.

Occa­sioni di visi­bi­lità: siamo giunti quasi senza accor­ger­cene al modello di incu­ba­tore, oltre ai ser­vizi “di base” (ammi­ni­stra­tivi, con­ta­bili..) che que­ste realtà for­ni­scono, allet­tanti solo per chi non ha mai cono­sciuto il mondo delle imprese, ritengo che il vero plus di un luogo come que­sto risieda nella pos­si­bi­lità di garan­tire alle realtà ospi­tate delle occa­sioni di visi­bi­lità e net­wor­king impor­tan­tis­sime, tanto verso inve­sti­tori diver­sa­mente inter­cet­ta­bili, quanto verso lo svi­luppo di part­ner­ship poten­zial­mente vincenti

Che ne dite? Mi rendo conto di aver dise­gnato un mondo “ad uso e con­sumo” delle imprese digi­tali, ma mi pia­ce­rebbe par­tire da qui per poter pen­sare alle regole della nuova impren­di­to­ria­lità “nella nuvola”, a voi.