Leggo con inte­resse e par­ziale stu­pore un post di Robi Vel­troni su Offi­ci­na­tu­ri­stica, che a sua volta rilan­cia un inter­vento di Fran­ce­sco Astolfi che sostan­zial­mente mette in guar­dia dai deal hun­ter ma più in gene­rale richiama alber­ga­tori e con­su­ma­tori alle pro­prie respon­sa­bi­lità di fronte alla “scap­pa­toia” del digi­tal cou­po­ning. L’ennesima ten­denza di mar­ke­ting che andiamo osser­vando, ovvia­mente ampli­fi­cata dalla realtà digi­tale, raf­forza in me due convinzioni:

  • Siamo ancora alla ricerca di un’economia di rete con rela­tive regole e metri­che: Non mi con­vince la for­mula del MOL che Fran­ce­sco cita, cosi come non mi con­vince del tutto il cal­colo del social media ROI che noi stessi abbiamo tracciato.
  • Il con­te­sto è troppo com­plesso per rica­vare delle best prac­tice: il modello dello Yeld Mana­ge­ment, in qual­che modo (ma non del tutto) equi­pa­ra­bile o almeno para­go­na­bile al digi­tal cou­po­ning, ha por­tato indubbi e ogget­tivi van­taggi eco­no­mici alle com­pa­gnie aree che sono riu­scite a piaz­zare l’invenduto, l’unico che ci ha perso è l’ambiente per­ché le per­sone oggi viag­giano anche per noia e quando non hanno nulla di meglio da fare, primo tra tutti chi scrive. Dovremo quindi “ana­liz­zare e osser­vare”, soprat­tutto i numeri, per capire se “il gioco vale la candela”

Dopo aver stu­diato un po’ il modello Grou­pon ed aver effet­ti­va­mente com­preso che “non c’è trippa per gatti” in ter­mini di red­di­ti­vità credo sia lecito ipo­tiz­zare un “gioco a somma posi­tiva” per il sistema se:

  • le aziende riu­sci­ranno a spo­stare nel momento di con­tatto con il cliente il focus dal rispar­mio al pro­dotto, vivendo il cou­pon come un’occasione di comu­ni­ca­zione più che come una vendita
  • la piat­ta­forma di digi­tal cou­po­ning man­terrà il pro­prio data­base inte­res­sante e inte­res­sato e non si limi­terà ad aggre­gare quelli che un tempo erano “gli accat­toni dei bol­lini del supermercato”
  • gli utenti svi­lup­pe­ranno verso i pro­pri affari una posi­tiva pre­di­spo­si­zione che va oltre il “met­tere in scacco il mercato”

Il digi­tal cou­po­ning è un’occasione. Per tutti. Una sorta di elet­tro­choc per un mer­cato sopito e stanco, o per periodi par­ti­co­lari. L’azienda che cono­sce le regole del gioco, e del mar­ke­ting, potrà essere abba­stanza brava da inter­pre­tare la pro­pria atti­vità di co mar­ke­ting con i pos­ses­sori di una lista come un inve­sti­mento che porta un costo con­tatto irri­so­rio e non come un man­cato gua­da­gno su un pro­dotto che si sarebbe altri­menti ven­duto più caro. Un mio caro amico, com­mer­ciale nel digi­tal, dice che non importa la purezza del con­tatto o se que­sto viene dal tele­mar­ke­ting, ciò che importa è sedere davanti al cliente, “poi, Gior­gio, te la gio­chi”. Se que­sta cosa è vera una volta che il mio ospite avrà sog­gior­nato presso il mio hotel avrò l’occasione per dimo­strarmi tal­mente bravo da farlo tor­nare, oppure potrò svi­lup­pare atti­vità di upsel­ling o cross-selling sull’utente stesso. Il digi­tal cou­po­ning non può diven­tare come il turbo nelle auto di for­mula 1, è un’attività spot che non per forza va ripe­tuta, ma ne valu­te­rei i ritorni prima di demo­niz­zarla o addi­tarla a tec­nica di serie B. Alla fine, se ci pen­siamo, anche un pay per click o un direct mail su lista non pro­pria è un’attività che punta ad otte­nere un primo con­tatto, se anzi­ché pagare a goo­gle o a chi invia le mail un fee, lo stesso è inte­grato sotto forma di sconto sul pro­dotto non mi sem­bra un delitto.. anzi..

Segnalo due post di Evan Mil­ler, Gol­den Foot­balls and the eco­no­mics of Grou­pon e Is Grou­pon the next Google?

Cre­dits imma­gine: puzzadipiedi.com :-)