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E’ un mondo difficile, quello del web marketing. Ho recentemente chiacchierato nel corso di un momento formativo con alcune persone impegnate nel marketing e nello sviluppo di nuovi marketing per le rispettive aziende, le più diverse, sulle tematiche che riguardano la complessità del marketing on line con particolare focus sul social media marketing. Il risultato sono stati molti sorrisi imbarazzati, e questo non è un buon segno.

Uno dei concetti che chi scrive timidamente prova a portare avanti da tempo è legato alla preoccupazione per l’aumento del gap tra la competenza necessaria per muovere le leve del marketing on line e la competenza realmente presente in azienda. Un gap che aumenta di continuo alla luce della rapidità con cui si muove il marketing on line e della lentezza con cui reagiscono le aziende, un piccolo test provocatorio per fotografare potenzialmente le tendenze degli ultimi mesi: la nostra azienda è pronta per lo sviluppo di un’applicazione mobile o per i social network? Il sito web contiene un punto di conversazione a due vie con l’utenza? So se la fuori qualcuno sta parlando di me? Me ne preoccupo?

Non c’è ovviamente da stupirsi se molte delle aziende italiane non hanno ancora al proprio interno una cultura di marketing digitale, e nemmeno c’è da arrendersi di fronte ad un problema che ormai da troppo tempo affligge le nostre imprese, c’è semplicemente da prenderne atto. Mi chiedo, con una provocazione, se sia possibile appaltare la figura dell’on line marketing manager.

La mia idea è quella di un web ciclico in cui l’innovazione è dirompente ma solo poche grandi novità sono “killer app” da adottare senza indugio: non è twitter a fare la differenza, ma l’idea di entrare in relazione con i clienti; non è l’app per iphone ad essere fondamentale ma il fatto di sfruttare le tecnologie per facilitare il lavoro ai nostri commerciali o per migliorare la comunicazione. Per questo motivo è possibile, a mio avviso, portare congiuntamente:

    un cambiamento per step ogni 2-3 anni che preveda una forte ristrutturazione della comunicazione aziendale on line ad opera di un consulente che di lavoro fa il web marketer
    un cambiamento continuo operato da “un uomo interno” in sinergia con il consulente esterno che avrà opportunamente formato questa figura, quasi che la formazione ricevuta “coprisse” per un certo periodo l’assenza del superformato manager del web marketing, ora esternalizzato

Quali differenze con un mero e banale lavoro d’agenzia?

A mio avviso ha senso integrare una figura di temporary manager in maniera diversa rispetto alla consulenza, si tratta di un esperto che in questa condizione può seguire pochissimi clienti perchè per un certo periodo (6-8 mesi?) si dedica quasi in toto all’azienda, non solo offrendo e intermediando soluzioni ma cercando di diffondere anche in azienda quella cultura che abbiamo detto mancante per portare un vero cambiamento. In un certo senso l’on line temporary marketing manager è l’incubo delle agenzie perchè ha competenze d’agenzia ma sta in azienda, e con le agenzie si interfaccia. Oltre alla leva tempo è anche l’idea di profondità a differire rispetto al rapporto di consulenza classico, infatti il temporary manager dedicandosi “anima e corpo” all’azienda per un periodo non breve sarà di certo più formato sul settore e non diverrà più un fornitore ma, quasi, un dipendente, anche nei rapporti di lavoro e nei modelli di servizio. La flessibilità e la possibilità di lavorare per progetti completano il profilo di una figura intermedia che provocatoriamente propongo e sulla quale attendo curioso qualche feedback

15 commenti a “Il temporary manager del marketing on line: una figura necessaria?”

1Carlo ha detto:

Concordo su tutto. LA figura è necessaria e/o sarà un punto di arrivo. Il problema è che il 95% delle pmi non ben chiaro quale sia il compito di tale figura, soprattuto la dirigenza non sente necessario questo affiancamento e reputa la spesa di tale esigenza, superlfua e ingiustificata. Soprattuto quando a supportare la tesi dell AD vi è l’agenzia web che a pieno svolge ciò che l’AD chiede, ma che sappiamo non essere sempre ciò di cui l’azienda ha realmente bisogno. ( in chiave web ovviamente). Nel centro Italia, east adriatico, settore arredamento, meccanca, calzature, la figura del temp. Manager on line diverrà sicuramente un punto di riferimento, e sarà decisamente un new business job ricercatissimo. La domanda è … quando ciò averrà? Un saluto. Carlo. commerciale e consulente di web marketing.

Inserito il 6 April 2010 alle 10:06

2Margherita ha detto:

Ciao Giorgio,
Trovo molto interessante questa figura da te descritta… forse perchè ogni settimana mi sgolo con amici e colleghi, on-line ed off-line, su quanto le azeinde siano miopi sulle nuove tecnologie e sui nuovi, velocissimi cambiamenti per cui tutto “oggi è già tardi”.
E sempre di più, parlando proprio di SMM, ci chiediamo come sia possibile che un’azienda che offre anche servizio di SMM possa seguire tutti i profili di tutte le aziende in modo proattivo, approfondito e diffuso… forse si può solo avviare una consulenza iniziale con la formazione di qualcuno del personale da seguire negli step successivi?
Credo che i professionisti che tu descrivi sarebbero davvero utili ed efficienti… ma di sicuro finchè le aziende italiane non iniziano a capire anche solo il valore del web, queste figure rimarrano solo un punto interrogativo… speriamo che l’urgenza faccia cambiare alla svelta le cose!

Inserito il 6 April 2010 alle 11:34

3Lorenzo ha detto:

Mi sono imbattutto per caso in questa interessante riflessione, per l’appunto dopo aver letto questa nota di [mini]marketing:

http://www.minimarketing.it/2010/03/socialmedia_lavoro.html

Trovo infatti i due pezzi correllati, è un po’ il solito cerchio: le aziende non sono attente al web marketing (o lo sottovalutano) e di conseguenza chi fa il nostro lavoro ha difficoltà ad investire in risorse umane.

La cosa che un po’ mi preoccupa è che ha ragione l’amica Margherita quando dice che “oggi è già tardi”: purtroppo capita spesso che quando le aziende italiane arrivano a capire l’importanza di determinate attività queste ormai sono passate o comunuque non più innovative e si perde tutta la forza pionieristica di cogliere l’attimo.

Detto questo sono fiducioso, in quanto ritengo soprattutto i Social Media (sperando di non essere smentito), molto più di una moda e a differenza dei canonici canali di marketing offrono l’incredibile vantaggio di avere un contatto diretto con il proprio target!

Buon lavoroa a tutti

Inserito il 6 April 2010 alle 12:12

4Enrico Tonetto ha detto:

Giorgio,
condivido le considerazioni che fai.
La sostanza del problema, sottolineo non solo per il marketing on-line, è che le Pmi che vogliono competere devono assolutamente fare un salto di qualità per stare sul mercato nei prossimi anni.
E’ evidente.
Se siamo d’accordo sul fatto che i mercati premiano sempre di più le aziende che riescono meglio ad interpretare i loro bisogni, allora si pone la questione di come acquisire le competenze necessarie per farlo.
Ci sono due possibilità: agire da soli o affidarsi a qualcuno che indirizzi correttamente le iniziative e trasferisca/sviluppi le necessarie competenze all’interno dell’azienda.
Sembra una considerazione banalissima, eppure … Al giorno d’oggi, nessuno penserebbe di imparare a sciare senza rivolgersi a un maestro di sci, ma quando si tratta di marketing … beh, allora, come dici giustamente tu, ci si affida a un’agenzia che si limita a giocare un ruolo esecutivo (fa quello che gli si dice di fare) e che non fornisce alcun valore aggiunto. Cioè si parte dalla fine, dalle foglie e non dalle radici.
E poi, i tempi del “fare da soli” sono adeguati alle necessità di mercati che evolvono in modo sempre più veloce ?
Personalmente, nella mia esperienza professionale, ho trovato alcune aziende aperte e determinate ad affrontare le sfide che abbiamo di fronte, ma molte altre che volano basso, che si limitano a mettere in atto protezionismi vari, che si perdono in tatticismi, ecc.. A mio avviso è un salto culturale che le Pmi e il sistema-paese nel suo complesso devono ancora fare. Bisogna passare da un approccio orientato al prodotto a un atteggiamento di apertura al mercato: è questo il vero problema.

Inserito il 6 April 2010 alle 12:27

5Giorgio Soffiato ha detto:

Vi ringrazio per i commenti. L’unica cosa che posso aggiungere, anche se meriterebbe un post, è che oggi il consulente è nudo, cosi come lo è l’agenzia. E’ molto facile per le aziende misurare i ritorni diretti del marketing on line anche se non è banale interpretare quei dati un tempo disponibili. Dovremmo tornare un pò indietro, e calmarci. Purtroppo il mercato costringe molti a promettere cose che non si possono mantenere, non perchè non si sanno fare ma perchè andrebbero fatte pagare molto di più ma la corsa al ribasso (figlia dei free lance? dei mille consulenti improvvisati? Di informatici che vendono social media e markettari che vendono crm?) ha portato a questa situazione, è il momento di respirare e prendere coscienza delle possibilità.

Una giusta sfida a mio avviso sarebbe quella di legare parte dei compensi del temporary marketing manager ai risultati, di certo un modello azzardato che però potrebbe premiare chi lavora bene

Inserito il 6 April 2010 alle 12:36

6Gabriella ha detto:

Ciao Giorgio,
credo che molte aziende considerino il web come lo si faceva 10/6 anni fa:
uno strumento di comunicazione ad esenzione della propria brochure oppure come strumento di vendita tout cour che diventa magicamente miracoloso, grazie al moduletto e-commerce.
Altre aziende si lasciano investire dalla moda dei social network facendo proprie attitudini moderniste che definirei “da attempati manager con velleità ggiovini”.
Le aziende sono fatte da uomini, per cui in giro c’è di tutto.
Per quanto mi riguarda, ho voluto fare tabula rasa di alcune mie convinzioni ed affrontare un progetto partendo da un approccio di marketing classico per poi riesaminarlo in maniera web.
Come dici tu , le leve da utilizzare in un progetto web sono molto diverse dall’off line e vanno comunque integrate.
Sono d’accordo con te, un approccio di marketing piu’ strategico puo’ portare l’azienda ad accettare un cambiamento molto importante, in funzione di un ritorno di investimento calcolato nel lungo periodo che derivi soprattutto dalla relazione con il cliente. Le nuove tecnologie possono regalare alle aziende uno scambio diretto con i desideri del consumatore. Quale azienda rinuncerebbe ad un consumatore che le dice cosa vuole o cosa potrebbe migliorare nell’offerta?
Quindi,perfettamente d’accordo sull’inutilità di alcune applicazioni web o social per le aziende se non inserite in un piano piu’ ampio, direi strategico.
Fino a questo punto un manager illuminato puo’riuscire a gestire l’intera faccenda da solo, ma riesce a farlo se l’approccio verso il web si limita ad essere didascalico e non prevede il coinvolgimento ed il cambiamento degli attori interni all’azienda.
Se il manager vuole aprire l’azienda al mondo web pero’ non bastano le nozioni seo, sem o di web marketing, ci vuole un approccio da project illuminato che traghetti tutta l’azienda a scoprire i vantaggi della comunicazione a due vie.
Questo manager deve avere anche nozioni di informatica e di codice, avere le orecchie tese ad ogni cambiamento ed ad ogni sussurro del mondo parallelo..ma non deve essere un informatico. Inoltre deve essere riconosciuto e appoggiato da tutta l’azienda.
A questo punto non resta, al povero manager, che affidarsi alle agenzie. Ma le agenzie propongono 2 approcci: uno è solo di tipo informatico e l’altro è “chiavi in mano”. Credo che per un ‘azienda mediamente strutturata che voglia approcciare il web seriamente, questi approcci non vadano bene.
L’informatica è un mezzo e “il chiavi in mano” è un approccio da ignavi.
Il manager deve cambiare approccio e sporcarsi i polpastrelli ma ad oggi, almeno nelle aziende che conosco, non esistono professionalità che sappiano fare tutto dall’oggi al domani. Alcune aziende, soprattutto del turismo, invece che affidarsi all’IT o al marketing si sono affidate a dei Temporary manager per implementare servizi ed offerte sul web.
Credo sia un approccio corretto e forse una nuova professione, ma comunque una professione con competenze specifiche.
Le aziende, anche quella per cui lavoro, ritengono che il web sia semplice per chi ha anni di esperienza della comunicazione e ha un approccio easy con le nuove tecnologie. E’ tanta la distanza, e saper utilizzare facebook o l’Iphone non vuol dire essere un esperto; cosi’ come utilizzare il project management non significa essere in grado di fare un progetto web. Bisogna studiare e imparare; insomma iniziare a fare un altro mestiere! Che dire… o le aziende hanno al loro interno una figura dedicata che fa solo questo oppure il temporary facilitatore mi sembra l’unica soluzione per arrivare al punto di arrivo… chissà se lo capiranno! Resto ancora in attesa…
Un Saluto
Gabriella
Comunicazione Istituzionale Gruppo Camst e Web e tua alunna.

Inserito il 6 April 2010 alle 13:16

7Giorgio Soffiato ha detto:

Che dire Gabriella, parole sante :-)

Inserito il 6 April 2010 alle 13:32

8montanaripaolo ha detto:

E’ questione di tempo!
Anche se temo che legare la remunerazione al risultato sia difficile: il web marketing è nudo per chi ne “mastica”, per la PMI media è molto molto vestito..
Paolo, tuo ex alunno

Inserito il 6 April 2010 alle 14:57

9gluca ha detto:

E’ un po’ quello che sto facendo io. Anche se quanto temporary, poi, lo scopri dopo, magari l’azienda non vuole privarsi della tua competenza a quel punto unita anche alla conoscenza del proprio business.
ti so dire :)

Inserito il 7 April 2010 alle 13:10

10Giorgio Soffiato ha detto:

Fammi sapere Gianluca :-) secondo me dopo un pò non spetta più all’azienda la decisione.. nel senso che fare il temporary può essere più difficile che fare il web marketer “classico” perché devi reinventarti di continuo e comprendere sempre nuovi settori.. Però vuoi mettere quante cose nuove conosci? :-)

Inserito il 7 April 2010 alle 13:29

11gluca ha detto:

beh, il rischio del temporary management è quello di non trovare un altro posto, quindi all’azienda deve per forza costare piu’ di un dipendente (anche se forse meno di un’agenzia esterna di consulenza). una discussione interessante :)

Inserito il 7 April 2010 alle 13:36

12Alessandra ha detto:

Sono arrivata anch’io in questi ultimi tempi alla conclusione che molte aziende avrebbero bisogno proprio di una figura come questa. L’outsourcing totale non può funzionare, ma, d’altra parte, maturare all’interno le competenze (e l’approccio mentale) necessarie non è cosa che si improvvisa. Segnalo al riguardo l’interessante discussione stimolata da Valeria Maltoni su questo dilemma (http://bit.ly/cOeT5R).
La figura del temporary manager può essere la risposta giusta per molti (e, detto fra noi, dopo otto anni di agenzia è un tipo di sfida che mi interesserebbe molto affrontare).

Inserito il 7 April 2010 alle 13:58

13Barbara ha detto:

Interessante discussione che purtroppo verte su tematiche a me ben note…la mia esperienza di consulente mi dice che finchè le aziende non “sbattono il muso” sull’inconcludenza di certe campagne tradizionali preferiscono impiegare grossi budget, magari con roi miseri, piuttosto che stravolgere la mentalità dell’approccio di marketing. Quello che spaventa dei sm è l’incontrollabilità, meno la non padronanza del mezzo. Concordo con la lettura limitata del progetto “chiavi in mano”, assolutamente monco di una strategia fondante in azienda.

Complimenti a tutti, ottimi interventi!

Inserito il 8 April 2010 alle 14:17

14gianluca ha detto:

Beh, magari sono ripetitivo nelle mie cose ma leggendo Rifkin “L’era dell’accesso” tutto diventa chiaro lampante. La nostra epoca è l’era della conoscenza e sempre più si delegheranno ad esterni compiti non “core”. A cominciare dall’ufficio, nel mio caso. ;-)

Inserito il 4 May 2010 alle 12:17

15paolo pianezza ha detto:

ciao giorgio
Ho letto il tutto e lo trovo molto interessante.
ho un progetto pronto da mettere on line e necessita di
marketink internet.
Cerco un temporary manager che se ne occupi si può trovare?

Inserito il 1 July 2010 alle 18:01

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