Ho già parlato su questo blog di quello che qualche ora all’ikea può voler dire per chi mastica marketing, una serie di concetti continuamente riproposti che non possono non essere interpretati come spunti di riflessione molto chiari. Anche questa volta sono rimasto molto colpito dai messaggi chiari che ikea lancia ai propri clienti, su tutti una scelta molto forte in termini di marketing che potrei riassumere in “molto prodotto, poco servizio”. Gli inviti a sparecchiare per evitare il costo di una persona che lo faccia o portarsi a casa la roba direttamente senza costringere l’azienda a farlo (quasi controvoglia) palesano la scelta di puntare tutto sul design democratico e accessibile eliminando attività e servizi che potrebbero distogliere l’azienda da ciò che sa fare meglio: i mobili.
Ikea punta sulla qualità del prodotto e su un pacchetto concettuale che si fonda sulle basi del marketing senza troppi fronzoli, in particolare un brand forte, una location strategica ed un prodotto con grande appeal (senza dubbio un lovemark) compongono l’esperienza ikea, un’idea che vede nella comunicazione un supporto necessario ma a parere di chi scrive meno strategico rispetto ad altre aziende, provando a ribaltare il concetto se non esistessero più di colpo televisione e cartelloni stradali la Vodafone ci rimetterebbe di più rispetto all’Ikea.. (ma è un discorso molto ampio..).
La riflessione che vorrei condividere questa volta è sul marketing nel mondo del design: come si compone una spesa di 100 euro all’Ikea rispetto alla stessa spesa in un negozio di prodotti di design ricercati e contemporanei? La recente visita alla fiera macef suggerisce la mia risposta, che è però solo un’idea. All’Ikea l’acquisto “hard” (mobilio, divani, cucine, bagno, mensole, illuminazione) può essere una componente forte ma la mia sensazione è che l’up selling e il cross selling rappresentino le attività a maggior margine (borse pc, pupazzetti, lampade, complementi etc..), in un negozio specializzato invece è il prodotto stesso il “core business” e ritengo che un prodotto di Alessi o Kitchen Aid rappresenti un “bel colpo” per il dettagliante.. aspetto però opinioni da chi ha studiato il fenomeno meglio di me.. in proposito segnalo l’articolo di Marco sul ruolo del design nell’economia. Mi piace parlare di marketing design per quanto riguarda l’Ikea perché la sensazione è quella di un’azienda che impone un modello vincente, design marketing invece per il dettaglio di qualità visto che è la ricerca della tendenza e della moda del momento a fare la differenza, diciamo quindi che ikea fa moda a sé mentre i negozi devono rivendere prodotti di moda&design per continuare a prosperare, condivisibile?








Sarei quasi per estendere il concetto “all’usa e getta”. E’ vero questo è un paragone estremo ma parlando di qualità Ikea… laccature e laminati sono proprio ridotti al minimo. Ikea punta sulla quantità delle vendite con prodotti essenziali che gli permettono di tenere prezzi bassi. Pensa che sta, credo involontariamente, aprendo una nuova categoria di artigiani, quella degli adattatori. Sento sempre più spesso di artigiani che, d’accordo col cliente, comprano dei mobili per sfruttarne la ferramenta e gli elementi interni perché nonostante si debba comperare tutto, gli costano meno, poi rifanno tutto quel che si vede per sposare i gusti dei committenti adattando i mobili ai fuori squadro e alle altezze degli immobili. Quello che credo sia il punto di forza di Ikea, direi che sia il “non crearti vincoli”, puoi entrare nel punto vendita anche solo per fare un giro, negli altri posti ti senti sempre osservato dai venditori che “vorrebbero darti una mano”. Ciao.
Inserito il 11 September 2009 alle 16:34