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Archivo » Settembre 2009

Costa crociere e le economie di scala

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 30 Set 2009
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Giorgio Soffiato

Partiamo dalla fine: una vacanza bellissima. Detto questo proviamo a snocciolare alcuni punti interessanti sull’esperienza crocieristica che ho avuto la fortuna di poter fare con Costa Crociere la scorsa settimana, reduce da analoga vacanza lo scorso anno con la più internazionale Royal Carribbean.

Come ha detto il direttore di crociera “non esiste la crociera perfetta”, risulta però almeno strano che egli inviti a compilare il questionario tenendo conto che la compagnia è americana e per gli americani “buono” si dice “excellent” e quindi quando una cosa è “buona” possiamo tranquillamente rispondere “excellent”, mi chiedo quindi a cosa servano le voci “buono” e “molto buono” sul questionario, tranquillizzato però dal direttore stesso che mi informa che “buono” ha una connotazione negativa, che strani questi americani.. (soprattutto in ragione del fatto che sotto a “buono” esistevano altri due gradi di giudizio negativo). Detto del questionario l’osservazione principale che mi viene da fare, e sulla quale invito qualsiasi addetto marketing di Costa a riflettere è legata alle economie di scala: le scelte strategiche di molte compagnie crocieristiche sembrano puntare dritte all’ampliamento di spazi e locali con l’aggiunta a queste vere e proprie città galleggianti di divertimenti sempre più ingombranti, tecnologici ed estremi e con un occhio all’employer branding e servizi di eccellenza soprattutto per quanto riguarda le camere e la qualità del cibo. Resto però titubante di fronte a falle organizzative non direttamente legate all’aumento di costi, mi riferisco ad esempio all’assenza di regole e meccanismi prioritari nella gestione degli shuttle bus e l’inutilizzo di un potente mezzo come la “transenna” che per il popolo italiano civile risulta è imprescindibile e necessaria al fine di creare e mantenere l’astruso concetto chiamato “fila indiana”.

La spettacolarizzazione delle occasioni di acquisto merita un capitolo a parte, che non mancherà ovviamente nei prossimi giorni..Le voci lasciano il tempo che trovano ma se è vero che una signora ospite si è sentita rispondere, alla quinta crociera Costa, dal direttore “Signora, Lei doveva fare una scelta più oculata e cercare un altro periodo e una nave più piccola se non voleva questa confusione” la ricerca delle economie di scala ha prodotto come effetto negativo una diseconomia della confusione che rende, anche a causa dell’imprevedibilità del caos che ha voluto gli episodi negativi concentrati nell’ultimo giorno, la vacanza “bella ma…”. L’invito è quindi quello a non trascurare le piccole cose, anche e soprattutto all’aumentare delle dimensioni, non è un problema degli ospiti se per diventare grandi si “perdono i pezzi per strada”.. il cruise marketing ha ancora molto da fare..

fashion.jpgVolete sapere come funziona il Fashion System? Perché quest’anno tornano gli anni Ottanta con quelle orribili spalline? Chi crea le tendenze? Vi accontento subito! Ve lo ricordate “Il diavolo veste Prada”? E Miranda Priestly? Copia più o meno fedele della caporedattrice di Vogue, Anna Wintour? Bene! Nel film la direttrice di Runway, influente rivista di moda, ce lo spiega con queste parole: “Tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent se non sbaglio a proporre delle giacche militari color ceruleo. […] E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l’hai pescato nel cesto delle occasioni. Tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda quindi in effetti indossi un golfino che è stato selezionato per te dalle persone qui presenti… in mezzo a una pila di roba”.Così in effetti ha funzionato negli ultimi cento anni della storia dell’industria della moda. Persone come Miranda Priestly selezionavano, nella magia e nella suggestione delle catwalk di Parigi, Milano e New York, le proposte degli stilisti che sarebbero finite nei nostri armadi. Influenzando i retailers, consumer-oriented. E definendo di fatto, anno dopo anno, le tendenze. (Continua a leggere… )

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Chi ha ucciso la pubblicità?

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 16 Set 2009
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Giorgio Soffiato

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Non serviva di certo la penna acuta di Gianluca Diegoli, il minimarketer, per capire che la pubblicità “tradizionale” non attraversa un bel momento, il suo articolo su apogeo però ci dice qualcosa in più, in particolare Gianluca solleva due temi forti: il primo è legato al fatto che l’advertising on line non è poi cosi florido come sembra, il secondo riguarda invece l’assenza di un indirizzo preciso per brand e aziende che intendono migliorare la propria presenza sul mercato, anche con dei budget a disposizione.
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Design Marketing Vs Marketing Design

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 11 Set 2009
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Giorgio Soffiato

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Ho già parlato su questo blog di quello che qualche ora all’ikea può voler dire per chi mastica marketing, una serie di concetti continuamente riproposti che non possono non essere interpretati come spunti di riflessione molto chiari. Anche questa volta sono rimasto molto colpito dai messaggi chiari che ikea lancia ai propri clienti, su tutti una scelta molto forte in termini di marketing che potrei riassumere in “molto prodotto, poco servizio”. Gli inviti a sparecchiare per evitare il costo di una persona che lo faccia o portarsi a casa la roba direttamente senza costringere l’azienda a farlo (quasi controvoglia) palesano la scelta di puntare tutto sul design democratico e accessibile eliminando attività e servizi che potrebbero distogliere l’azienda da ciò che sa fare meglio: i mobili.
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