Da tempo viviamo un’affascinante suc­ces­sione di quan­tum leap che piano piano rivo­lu­zio­nano i para­digmi eco­no­mici e le cono­scenze che ci hanno accom­pa­gnato fino a qui. Que­sti salti inno­va­tivi sono soprat­tutto il frutto di un’attenta e sen­si­bile osser­va­zione della realtà e il risul­tato di radi­cali cam­bia­menti di pro­spet­tiva. La dimen­sione sociale entra pre­po­ten­te­mente nelle regole di mer­cato e diviene un impor­tante ele­mento cri­tico come mai prima. Ecco che Pro­duct, Price, Place e Pro­mo­tion non bastano più! Per dirla alla Seth Godin c’è biso­gno di una quinta P, quella di Pur­ple Cow! Ora vi spiego meglio.

Da circa una set­ti­mana mi sono tra­sfe­rita in Sviz­zera, paese comu­ne­mente noto per gli oro­logi, le ban­che, l’Emmentaler e … le muc­che! La prima volta che sono venuta qui ero rima­sta incre­di­bil­mente sor­presa dall’incredibile quan­tità di muc­che pre­senti in ogni angolo del ter­ri­to­rio sviz­zero. Ero quasi arri­vata a con­tarle come capita con gli alberi di Natale a dicem­bre (uhm … l’avete mai fatto?), in tutte le tele­fo­nate a casa rac­con­tavo sem­pre di quante muc­che ci fos­sero qui. Ora, dopo sva­riati viaggi in Sviz­zera, la cosa mi sem­bra asso­lu­ta­mente nor­male, non mi chiedo più per­ché mai in giar­dino certa gente tenga una mucca! Ma cosa acca­drebbe se in mezzo a que­ste sim­pa­ti­che muc­che mar­roni e nere a chiazze bian­che ne tro­vassi una viola (oppure un cigno nero)!? Beh, ve lo dico io! La fil­me­rei, la met­te­rei su You­Tube, ne scri­ve­rei un post che dif­fon­de­rei su Face­book e su Mes­sen­ger ne par­le­rei con i miei amici! Tor­ne­rei a con­tare le muc­che viola e ne par­le­rei con chiunque!

Tra­sfor­mare una mucca mar­rone in una viola è un po’ quello che devono fare le imprese con il loro brand e con i loro pro­dotti. Ed il mar­ke­ting, stu­diando la per­ce­zione di valore per il con­su­ma­tore e la sua gene­ra­zione, deve riu­scire ad indi­riz­zare l’impresa verso la crea­zione di nuove muc­che viola. Da più di qual­che anno, sulla scia di que­sta con­sa­pe­vo­lezza, pro­li­fe­rano tec­ni­che di mar­ke­ting alter­na­tivo. Il rap­porto tra l’impresa ed il con­su­ma­tore assume nuove pro­spet­tive e si arric­chi­sce di un’infinità di sfu­ma­ture nuove.

Ho deciso di met­tere un po’ di ordine e di pas­sare in ras­se­gna tutte le forme di mar­ke­ting non con­ven­zio­nale che mi ven­gono in mente! E voi mi aiu­te­rete vero!?!? Bene! Let’s start!

IL MARKETING da IMBOSCATA: L’AMBUSH!

Comin­cio con que­sto per­ché è quello che mag­gior­mente mi è rima­sto impresso lavo­rando alla Red Bull, che l’ha usato ma anche subito! Ambush mar­ke­ting è l’espressione comu­ne­mente uti­liz­zata nel mondo anglo­sas­sone per descri­vere un’associazione non auto­riz­zata di un brand ad un evento media­tico, pic­colo o grande che sia; in altre parole, quando il brand non appar­tenga ad uno degli spon­sor paganti. Si tratta di una moda­lità di comu­ni­ca­zione un tan­tino bor­der­line e sicu­ra­mente molto aggres­siva. Durante un evento di qual­siasi tipo­lo­gia, gene­ral­mente, per tute­lare gli spon­sor uffi­ciali è vie­tata la pre­senza di brand che, anche indi­ret­ta­mente, pos­sano trarre van­tag­gio in ter­mini di visi­bi­lità, senza pagare tasse sulle licenze o con­tri­buti di spon­so­ring agli orga­niz­za­tori. L’ambush mar­ke­ting ha, per­ciò, l’obiettivo di ero­dere l’efficacia cogni­tiva della per­ce­zione del brand uffi­cial­mente spon­so­riz­zato, garan­tita dall’esclusiva sull’evento. È impre­ve­di­bile, com­plesso e mute­vole, ed è per­ciò un feno­meno dif­fi­cile da regolamentare.

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Per chi lo subi­sce non è esat­ta­mente sim­pa­tico: il rischio, infatti, è che gli spon­sor vedano com­ple­ta­mente vani­fi­cati i pro­pri sforzi eco­no­mici e che gli orga­niz­za­tori, per l’effetto, siano giu­di­cati col­pe­voli di ina­dem­pi­mento con­trat­tuale e, per­tanto, con­dan­nati al risar­ci­mento dei danni (gene­ral­mente, in forza di “best endea­vour clause” con­te­nute all’interno degli “spon­sor­ship agree­ment”).
Un chiaro esem­pio di azione di ambush mar­ke­ting è, come vi accen­navo, l’infiltrazione di Fox Chan­nel ad un evento Red Bull in Por­to­gallo, il Red Bull Flug­tag. Si tratta di una mani­fe­sta­zione che vede com­pe­tere tra loro strani veli­voli con­ce­piti dalla fan­ta­sia umana dei con­cor­renti, sup­por­tati nella loro per­for­mance dal pub­blico con urla e frasi di inco­rag­gia­mento. Fox Chan­nel si è infil­trata all’evento for­nendo al pub­blico un mega­fono bran­diz­zato con cui fare il tifo. Un’idea dav­vero geniale e soprat­tutto low cost. Men­tre i main spon­sor pagano, altri brand si inven­tano i più sva­riati stra­ta­gemmi per sfrut­tare la visi­bi­lità dell’evento.
Un altro sim­pa­tico esem­pio è il caso della K-Swiss, noto brand di cal­za­ture spor­tive, che si è infil­trata, pro­prio per modo di dire, al Roland Gar­ros, pre­sti­gio­sis­simo tor­neo fran­cese di ten­nis. Cosa ha fatto la K-Swiss? Ha piaz­zato un po’ a forza una gigante palla da ten­nis bran­diz­zata sopra un’auto par­cheg­giata! Carino!

Per appro­fon­dire: l’ambush mar­ke­ting durante le olim­piadi in Cina