Di Clau­dia Fer­rari, salsagitale.net

Vi ricor­date quando entrando in Banca si vede­vano solo col­letti bian­chi e i vestiti blu scuro? La distanza tra le due parti della scri­va­nia o dello spor­tello sem­brava infi­nito. L’assetto orga­niz­za­tivo interno e il rap­porto Banca-Consumatore si è evo­luto ed è mutato gra­dual­mente subendo un’accelerazione negli ultimi 20 anni quando fusioni e rior­ga­niz­za­zioni hanno pro­dotto grandi gruppi e nuovi outsi­der dedi­cati ad un mer­cato gio­vane e tecnologico.

Gra­zie ai nostri ricordi pos­siamo dirci testi­moni di que­sta evo­lu­zione ma basta ana­liz­zare i mar­chi e gli spot degli isti­tuti di cre­dito per notare una trac­cia inde­le­bile delle mutate filo­so­fie di comu­ni­ca­zione. Qual­che esem­pio: Intesa San­paolo deriva dalla fusione, nel 2007, tra Banca Intesa e San­paolo IMI. L’attuale logo è un misto tra i due pre­ce­denti unendo il verde e la font dell’istituto Tori­nese con gli archi colo­rati di Intesa (). L’azione di comu­ni­ca­zione effet­tuata, in que­sto caso, è stata di far con­vi­vere due anime piut­to­sto dif­fe­renti ma il pas­sag­gio più capi­tale fu dal mar­chio CARIPLO, un rigido maiu­scolo blu scuro, all’arcobaleno di Banca Intesa: meta­mor­fosi avve­nuta nel 1998.

Cro­ma­ti­ca­mente il blu è il colore “isti­tu­zio­nale” per eccel­lenza. Come tona­lità fredda richiama una certa rigi­dità e distacco ma anche pre­ci­sione e serietà. Negli anni, la Cassa di rispar­mio delle Pro­vince Lom­barde si è anche abbel­lita dell’aran­cione pro­ba­bil­mente dopo il 1991 quando ini­zia­rono le revi­sioni socie­ta­rie a causa della legge Amato-Carli (ma è solo una mia sup­po­si­zione: non ho ancora tro­vato dati e rife­ri­menti sto­rici per soste­nerlo). L’arancione è solare, ener­gico, deciso e smorza la lon­ta­nanza del serioso blu. Da qui all’effetto mul­ti­co­lor, onni­com­pren­sivo di qual­siasi sen­ti­mento o effetto comu­ni­ca­tivo, il passo è breve.

La stessa Intesa San­paolo usa i “Mai dire” comici per cer­care di sdram­ma­tiz­zare, non sem­pre cor­ret­ta­mente, l’immagine del Mega isti­tuto di cre­dito. E che dire di Medio­la­num. La banca cir­co­lare, quella che ti acco­glie, ti cir­conda e ti per­mette di stare como­da­mente in pol­trona a par­lare di quanto sia bello pre­le­vare dal pro­prio conto corrente.

Veniamo ad oggi. Cono­sciamo già il Conto Aran­cio, nato per un nuovo tar­get: fles­si­bile, moderno, gio­vane e vir­tuale. Sulla scelta, quindi, del tono della comu­ni­ca­zione e del colore domi­nante mi sem­bra ci sia una coe­renza totale. Da poco è sbar­cata sul mer­cato Che Banca! (con il punto escla­ma­tivo, mi rac­co­mando!) gialla, vivace, solare, fatta di balli e can­zoni. Abbiamo abban­do­nato la neces­sità di fidu­cia verso l’ente che gesti­sce i nostri soldi per pre­fe­rire l’impatto casual, ami­cale, da pari. Tutto molto bello salvo poi esporre come garan­zia un old style-papale mar­chio blu di Mediobanca.

Gli ultimi scos­soni eco­no­mici hanno segnato un ulte­riore passo avanti. Lo vediamo dal nuovo, ma raro, spot di Medio­la­num insieme all’azione di mar­ke­ting volta al check up finan­zia­rio di Intesa San­paolo. Il pro­cesso verso un approc­cio empa­tico e la con­di­vi­sione di pro­blemi e punti di vista tra con­su­ma­tore ed ente finan­zia­rio è da con­si­de­rarsi con­cluso? Ma soprat­tutto, vista la situa­zione attuale, cosa ci aspet­tiamo come con­su­ma­tori: un ulte­riore rin­gio­va­ni­mento o un ritorno alla seriosa auste­rità?