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Crisi finanziaria e web 2.0

di Alessandra Luise · pubblicato il 16 Oct 2008
Archiviato in Web marketing e 2.03 commenti

Alessandra Luise

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Oggi ho ricevuto un input molto interessante, qualcosa che mi ha fatto riflettere a lungo e del quale vorrei discutere con voi, cari netcitizen! L’input sono le posizioni di due giornalisti in merito alla crisi finanziaria messa in relazione con l’innovazione digitale. Eccole:

VITTORIO ZAMBARDINI
Zambardini fa il funerale al Web 2.0. Parla di fine non intesa come fine del fenomeno sociale in Rete ma come cedimento della struttura finanziaria alla base dell’innovazione tecnologica e delle propulsione creativa di molte aziende. Sostiene che ci preoccuperà di più portare a casa il pane che scrivere su blog e fornire contenuti. Poi, personalmente, credo che la sua tesi un po’ si perda mettendo in relazione il blogging con la crisi finanziaria. Forse, se la prende un po’ troppo con i blogger e con l’informazione user-generated, d’altronde è un giornalista.

LUCA DE BIASE

Luca non è drastico e disfattista come Vittorio Zambardino. La crisi finanziaria porterà i suoi effetti oltre i suoi confini finanziari specifici, anche nel Web 2.0 dove le start-up solitamente prendono vita sulla base di un’idea, di un progetto pur non avendo un modello di business ben preciso. Ciò che dice De Biase, è che è venuto il momento di definire questi modelli di business per garantire un’informazione sincera sulle reali condizioni economiche delle aziende. Parla di piano anti-crisi concreto. Parla di trasparenza, di dati certi e di elaborazione di una strategia di lungo termine condivisa per dare fiducia al mercato.

Non sono un’esperta di finanza, ho solo qualche idea sulla base di ciò che ho letto nei giornali e nella blogosfera. Sono d’accordo con De Biase sulla la necessità di trovare modelli di business più solidi per il Web 2.0 e formulare un approccio più strutturato per un contesto che va definendosi sempre più complesso. Se ne discute da parecchio (segnalo questo articolo di qualche tempo fa che parla proprio dell’incapacità del Web 2.0 di auto-sostenersi economicamente). Ma credo che offrire trasparenza e chiarezza al mercato non sia un’urgenza solo del settore tech, è una necessità per tutti coloro che fanno affidamento al mondo delle banche.
Non credo assolutamente che sia la fine Web 2.0, anche perché l’economia globale gira grazie ad Internet e alle ICT. Penso anche che non sia la fine della creatività e dell’user generated contents. Sarà solo più difficile ottenere capitale, questo significa forse che solo le idee migliori ce la faranno. Questa non è certo la fine ma un inventivo ad un ulteriore miglioramento. Voi che ne pensate?

Per l’immagine: bastet.it

3 commenti a “Crisi finanziaria e web 2.0”

1Alex Benini ha detto:

Incuriosito, sono andato a leggere l’articolo di Zambardini, dove scrive: “Non siete migliori di noi, questo lo si è sempre saputo. E oggi siete anche muti.” riferito ai blogger.
Devo dire che se con De Biase sono d’accordo praticamente su tutto, con Zambardini non son d’accordo su nulla. Per prima cosa mi sembra un articolo nato da un rancore verso la categoria e non da un’analisi attenta della situazione… e questo mi dispiace perchè è tipico da blogger analizzare meno e sparlare di più!

Ritornando al tema finanza e web: ci fu un’altra crisi che coinvolse il settore tecnologico e web molto più di questa, avvenne nel 2000 quando si parlava di new economy. Il modello fallì perchè non stava in piedi, resistettero pochi (Google, eBay, ecc.) la old economy rimase piuttosto robusta. Sbollentati gli spiriti di euforia il mondo web ci ha regalato social network, servizi online, community, ecc..
Ora mi piacerebbe capire come una crisi nata nella finanza dovrebbe spazzare via blog e community.
Supponiamo per assurdo che le imprese che forniscono servizi di community e piattaforme per blog falliscano tutte, pensate che non si riesca a trovare un sistema alternativo?!

Inoltre, la possibilità di comunicare di oggi fino a pochi anni fa era impensabile! Per quale motivo la crisi dovrebbe danneggiare questo settore, con i vantaggi attuali e potenziali che porta con se! Se anche ci sarà un ridimensionamento dell’euforia non sarà certo come avvenne nel 2000.

Ritornando alla frase di chiusura dell’articolo di Zambardini. Non penso sia così facile ammutolire i blog di wordpress o di blogger. Non penso che le aziende si priveranno di strumenti di comunicazione moderni solo perchè avranno meno soldi da investire. I progetti vincenti continueranno ad esistere e il mondo dei blog (in quanto idea di successo) continuerà ad esistere. Piuttosto spetta ai giornalisti fare una profonda riflessione sul loro ruolo e su come il mondo dell’informazione cambia a fronte di questa rivoluzione.
Combattere i nuovi modelli per mantenere ostinatamente quelli vecchi mi fa tonare alla mente le vicissitudini di un certo G.Galilei!

Inserito il 16 October 2008 alle 13:45

2pippoferrante ha detto:

Punto primo, non sono d’accordo con Alex (scusa per il tu) sul fatto che la crisi del 2000 sia peggiore di questa. Non è vero e dalla reazione dei governi si vede. Per il resto concordo su tutta la linea con lui.
Punto secondo, certamente, ci sarà un reset su tutto quello che è finanza, finanziamenti, credito, etc. ma questo non è un male, anzi!
De Biase è sempre molto concreto nelle sue analisi ed esendo anch’io un “concreto” non si può che essere d’accordo.
A Zambardini, vorrei dire che, se ad esempio le banche avessero, in questi giorni, parlato con la loro comunità (noi) chiaramente, dando informazione con trasparenza e magari avviando, utilizzando, cercando strumenti comunicativi 2.0 magari lui (Zambardini) non metteva cosi in ridicolo la sua intelligenza, perchè quello che dice mi pare veramente fuori da ogni logica.

Inserito il 16 October 2008 alle 14:59

3Alex Benini ha detto:

@Pippo
Assolutamente d’accordo.
Il mio giudizio sulla crisi del 2000 si riferiva esclusivamente ai settori tecnologia e servizi web, perchè proprio questi erano i principalmente colpiti prima dall’euforia e dopo dalla sfiducia. Anchio penso che l’attuale crisi sia molto peggio. Il punto è che questa colpisce il settore tech ugualmente a quanto può colpire gli altri settori produttivi, al contrario del 2000 dove molte imprese vennero aperte e chiuse in 2 anni.

Inserito il 16 October 2008 alle 15:58

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