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Long Tail: una bolla?

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 14 Jul 2008
Archiviato in Web marketing e 2.010 commenti

Giorgio Soffiato

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Solo 10 anni fa dire “marketing” significava dire “Kotler”, oggi le cose sono molto cambiate tanto che noi come altri discutiamo con gioia teorie sempre nuove e valutiamo ex post l’efficacia di quelle che, a torto o a ragione, avevamo individuato come teorie ultime e che scopriamo invece…quantomeno dubbie.

Minimarketing commenta l’articolo dell’Harvard Business Review che mette in discussione la teoria della coda lunga, e lo riassume cosi:

In sintesi l’autrice dell’articolo rileva, dopo un’analisi quantitativa e qualitativa dei download di brani digitali e dei noleggi dei DVD:

1. che la testa (cioè la somma delle vendite dei pochi prodotti più venduti – di massa) è grossa, viva e vegeta, e anzi tende a ingrossarsi
2. che la coda (cioè i prodotti di nicchia, venduti in poche unità) è sì lunga, ma è sottile-sottile-sottile
3. gli acquirenti della coda sono power-user della testa, che a volte si inoltrano nell’oscurità dei prodotti della coda, e che nella maggior parte delle volte non danno valutazioni qualitative maggiori di quelle della ‘testa’, tutt’altro.
4. i light-buyer comprano solo dalla ‘testa’ (cioè comprando poco, comprano testa)

Il dibattito è aperto e il contributo che io vorrei dare è solo legato ad un’idea che ho da tempo: credo sinceramente che più che la lunghezza della coda la cosa interessante sia la “vitalità” che essa ha. Ho una sempre maggiore diffidenza verso tutto ciò che è virale, mi piace molto di più il termine “vitale”. La vera evidenza da notare è secondo la possibilità per chi sta (e in passato sarebbe stato) nella parte lunga e sottile della coda di vivere un upgrade che lo porta al successo, probabilmente è proprio la mobilità lungo la coda quello che va rilevato. L’idea di avere un trampolino di lancio verso la testa florida e rigogliosa potrebbe essere un motore per quei soggetti che vogliono provarci ed oggi hanno il modo per arrivare. Solo cantanti e scrittori o anche aspiranti imprenditori?

10 commenti a “Long Tail: una bolla?”

1Claudia ha detto:

Probabilmente sbaglio, ma credo che un autore, un artista, un cantante e, perchè no, un imprenditore, che scelga volontariamente di uscire dalla “nicchia” per farsi conoscere da un pubblico più ampio, stravolga inevitabilemente il suo essere.

Essere parte di un pubblico di 2-3000 persone ad un concerto può essere per uno spettatore molto più coinvolgente e gratificante di un San Siro gremito fino all’ultimo anello.
Sentirsi parte della coda rende a mio avviso il consumatore consapevole di apprezzare qualcosa che i più non sanno e/o non vogliono apprezzare. Voler diventare “testa” non significa secondo voi far perdere ai propri fruitori questo privilegio e, allo stesso tempo, perdere un po’ della propria identità?

Insomma il mio pensiero è che in alcuni casi la coda possa (e debba) rimanere tale. Del resto una coda vitale e guizzante è necessaria alla spinta propulsiva di cui il pesce ha bisogno, no?

Inserito il 14 July 2008 alle 13:11

2Giorgio Soffiato ha detto:

Claudia, credo che il tuo commento sia molto interessante perchè porta il discorso ad un bivio: guadagno o legittimazione? probabilmente il 100000000° libro in classifica può essere un volume di poco interesse o una “cosa per pochi” che l’autore ha volutamente scritto per sé prima che per gli altri (fregandosene delle classifiche). Questo ragionamento vale anche per un mobile o per una canzone, probabilmente però l’essere nella testa implica la monetizzazione dei propri sforzi e quindi una ricompensa che va al di la della legittimazione. Quando Gianluca di Minimarketing descrive google come “winner takes all” non posso fare a meno di pensare che senza una posizione di testa google non potrebbe esistere visto che l’attività di crowling ed i costi vivi che google sconta non avrebbero sosteniblità se esso fosse il 40° motore di ricerca, credo però che il modello long tail sia molto più interessante per il listato di siti che google indizza che per google stesso (la coda lunga si applica meglio ad amazon o ai libri in vendita su amazon?)

Inserito il 14 July 2008 alle 13:27

3pippo ferrante ha detto:

E se per caso la long tail fosse un metodo step dopo step per raggiungere la testa. Mi pare che lo stesso post voglia dire questo; o no?
Ho lasciato lo stesso commento sul post di minimarketing

Inserito il 14 July 2008 alle 16:45

4Giorgio Soffiato ha detto:

Se la tua ipotesi (mi permetto il tu) fosse vera dovrebbe esserci una sorta di selezione evolutiva lungo il percorso, mi sembra invece che l’idea di fondo della long tail sia che 10 = 1 + 1 + 1 …. cioè che tanti piccoli fanno più volume di un grosso, probabilmente sono vere entrambe le ipotesi solo che siamo di fronte ad una diversa interpretazione o ad un’evoluzione della long tail

Inserito il 14 July 2008 alle 16:50

5pippo ferrante ha detto:

Esempio concreto. Una azienda di impianti elettrici e tecnologici. In quindici anni di attività oltre a cambiare lampadien fulminate ha scoperto mercati “lunga coda” in ordine cronologico: Trasmissione dati, automazione, sicurezza, audit energetico, fotovoltaico, cogenerazione. Ma lo ha potuto fare perchè ha la “testa” Impianti elettrici industriali perchè, al contrario, non avrebbe potuto sopportare i costi. In questo caso è stato 1+1+1+1+6=10.
Però è un commento da approfondire.

Inserito il 14 July 2008 alle 17:03

6Giorgio Soffiato ha detto:

E’ unanime la convinzioni che la teoria di anderson funzioni in mercato con basse barriere all’ingresso e costi di transazione (se scrivo un libro e lo stampo su lulu.com i miei costi di ingresso e diffusione sono bassissimi) il caso che tu citi è interessante e dimostra appunto che la coda lunga è una struttura che va valutata caso per caso

Inserito il 14 July 2008 alle 20:06

7pippo ferrante ha detto:

D’accordo con te. Deve essere valutata caso per caso

Inserito il 15 July 2008 alle 09:09

8flavia85 ha detto:

La coda lunga: tanti piccoli che se sommati equivalgono ad uno grande. Il problema in effetti sono i costi d’accesso che quei piccoli dovrebbero riuscire a sostenere senza troppi problemi. Proprio per questo si parla di Internet come di quel terreno dove la coda lunga può sopravvivere quindi produrre buoni risultati. I mercati di nicchia sul web trovano il loro spazio. Naturalmente però questa logica non può essere applicata a tutti i prodotti.
Per rispondere a Claudia, essere parte della testa vuol dire anche essere apprezzati e non solo essere commerciali. Bisogna vedere come ci si arriva…

Inserito il 16 July 2008 alle 10:49

9ettore ha detto:

Ciao Giorgio,
mi piace molto la parola vitale perchè è proprio così che vedo la coda lunga.
Non è una cosa statica e non è nemmeno fatta solo di numeri.
E’ viva, si muove, è dinamica e come tale può essere cavalcata.
Dietro la coda lunga ci vedo una speranza, quella di realizzare magari i nostri sogni.
Ci vedo una possibiltà, quella che forse che non avevamo fino a poco tempo fà!
E chi se ne frega se non si riuscirà mai a far parte della testa!
Anche se per una singola persona magari saremo stati utili o importanti.
Di sicuro avremo mosso la coda, anche se per pochi!
Complimeti per il blog!

Inserito il 23 July 2008 alle 20:15

10Nyk ha detto:

Claudia ha tirato in ballo gli artisti che, probabilmente, sono stati i maggiori “utilizzatori” delle possibiltà che la teoria della long tail ha aperto loro.

Difatti se prima i costi di accesso al mercato editoriale erano molto alti e comportavano un impegno ed una dedizione alte (sia quantitativamente che qualitativamente) con la teoria della long tail tali costi si sono ridotti notevolmente, come già detto da Giorgio. Il problema, semmai, risede oggigiorno nel “farsi trovare” e non semplicemente nell’essere sul mercato; la famosa “vitalità” della coda lunga a cui accennava Giorgio.
L’ipotesi di “selezione naturale”, almeno in questo campo, di Pippo Ferrante trova quindi piena realizzazione in quanto non tutti i gruppi musicali, ad esempio, presenti su MySpace poi riescono a “sfondare”.

La soluzione migliore, comunque, è e rimane l’integrazione tra on ed off line, in questo caso tra MySpace (e simili) ed esibizioni live. La rivoluzione “digitalizzante” è lungi dal venire, almeno secondo me.

Inserito il 25 July 2008 alle 14:23

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