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La sfida Lancia: Ypsilon contro 500

di Gianluca Marconato · pubblicato il 31 Ago 2007
Archiviato in Marketing4 commenti

Gianluca Marconato

Ho spesso elogiato il marketing Fiat, per la qualità, l’innovazione e la freschezza delle idee, ritenendo questa divisione uno degli aspetti determinanti per la rinascita della Casa torinese.

Oggi parlo invece di Lancia, Casa automobilistica del gruppo Fiat, che sul marketing e la rete commerciale scommette ancora di più: Lancia infatti per circa un anno dovrà resistere alle offensive dei competitor, con 2 soli prodotti: Lancia Ypsilon e Musa, in attesa della Delta.

Phedra e Thesis infatti per ragioni differenti (la prima è ormai una monovolume da riprogettare, la seconda un autentico e prevedibile flop) non possono essere della partita, se non marginalmente.

Anche Musa a dirla tutta, nonostante sia leader del proprio segmento, in quanto prodotto di nicchia, è più utile per l’immagine che per i volumi totali di vendita. Resta solo la piccola Ypsilon in definitiva.

Olivier Francois, - 46enne parigino, ex Citroen, laureato in economia, finanza e marketing presso l’Université Dauphine di Parigi - dal febbraio scorso Ad di Lancia Automobilies, non si lascia intimidire dalla sfida e fin da subito ha messo in campo trovate, varie e intelligenti, per reggere la sfida.

Il problema principale per Lancia è in “casa”: la cugina Fiat 500 rischia infatti di cannibalizzare parte delle vendite della Ypsilon.

Convincere il cliente che la Ypsilon Sport MomoDesign è esclusiva più di una 500 è compito arduo: secondo Francois tuttavia la partita non è persa in partenza.

“Perché uno che vuole una piccola ammiraglia dovrebbe accontentarsi della nuova 500 quando con pochi soldi in più potrebbe averne una vera, con tanto di marchio nobile compreso nel prezzo?” (Olivier Francois, Autocar, Settembre 2007)

E ancora: “Oggi finalmente, si dà un peso enorme al value for money: nessuno, soprattutto chi ha un reddito alto, compra un oggetto se non riceve indietro un valore intrinseco equivalente” (Olivier Francois, Autocar, Settembre 2007)

Ho estrapolato solo i due concetti “forti” dell’intervista rilasciata da Francois al mensile di auto&lifestyle Autocar, tralasciandone altri degni di nota: Francois infatti parla della gamma colori come scelta distintiva, della pubblicità con Stefano Gabbana, della storia del marchio Fiat come brand spendibile e altri concetti di marketing&management.

Mi lascia perplesso il fatto che un cliente a target, identificato in giovane, attento ai trend e alle griffe, (happy hour generation) al momento della scelta dovrebbe scegliere la Ypsilon e non la 500 sulla base del “marchio nobile” e su differenze che non penso siano tali (a quanto si legge sulle riviste specializzate Fiat 500 ha una qualità costruttiva e cura nell’assemblaggio pari se non superiore a Lancia Ypsilon).

Altri motivi di perplessità:

  • 500 è nuova mentre la Ypsilon è già un restyling
  • 500 è personalizzabile al massimo, mentre Ypsilon lo è molto meno
  • Meccanicamente le due auto sono simili, alcuni motori in comune
  • Il marketing Fiat ha fatto un lavoro tale che quest’auto è diventata un’icona ancora prima di venderla
  • La storia di Fiat è più legata alla gente, mentre Lancia, anche rispetto ad Alfa Romeo è molto meno evocativo
  • La rete Fiat e Lancia è la stessa

Potrei continuare ma mi fermo. Non voglio dare per sconfitta Lancia in partenza, ma penso che la sfida sia davvero dura, e che svariati modelli in special edition della piccola Ypsilon difficilmente riusciranno a contrastare il fenomeno 500.

Sono entrambe vetture molto belle e personali: l’ultimo riuscitissimo restyling della piccola Lancia l’ha resa appetibile anche a una platea maschile.

Non so se possa bastare: forse si doveva anticipare un po’ i tempi per il lancio della nuova Delta, vettura che nelle intenzioni, dovrebbe differenziarsi a sufficienza dalla Bravo, (per evitare un nuovo “conflitto” interno) per non far cadere le sorti di un brand su un solo modello.\

Per l’immagine: motorpasion.com

Gianluca Marconato per Marketingarena.it

Internet? No grazie

di Thomas Longo · pubblicato il 29 Ago 2007
Archiviato in Web marketing e 2.02 commenti

Thomas Longo
Qualsiasi testo di marketing abbastanza recente mette in evidenza come internet sia diventato a tutti gli effetti uno strumento da inserire nel tradizionale (e in alcuni casi obsoleto), sistema del marketing mix.
Allo stesso tempo la maggior parte di coloro che si occupano di marketing tengono a sottolineare come la rete sia un mezzo complementare a quelli tradizionali, e che dunque non li va a sostituire e tanto meno a soppiantare.
In contro tendenza a questo pensiero di fondo scopro (su segnalazione di Paolo Zaccheo), il tour operator inglese Classic Collection Holidays che sembra rifiutare pienamente l’idea che internet possa fare la differenza nella gestione complessiva del rapporto con il turista.
Nell’affermare con fermezza questa politica lo stesso TO ha deciso di inserire una sorta di “manifesto” dal titolo don’t book your holiday on-line (http://www.dontbookyourholidayonline.com/) contro l’utilizzo delle prenotazioni on-line sostenendo una serie di ragioni per cui il consumatore dovrebbe preferire la prenotazione presso la tradizionale agenzia piuttosto che sulla rete.

Alla luce di ciò alcune considerazioni mi sorgono spontanee.
Innanzitutto la prima domanda che mi pongo è: per quale motivo un’impresa che opera nel settore turistico (che tra l’altro è uno dei settori principali per il quale il consumatore ricorre maggiormente alla rete per ricercare informazioni), vede internet come una minaccia piuttosto che come un’opportunità?
Secondo il mio punto di vista sembra che l’azienda sia intimorita dal crescente numero di turisti fai-da-te che anziché affidarsi al classico organizzatore di viaggi programmano scrupolosamente la loro vacanza attraverso le varie informazioni che reperiscono dal web.
Altro punto poi che mi lascia perplesso riguarda una forte contraddizione da parte del TO inglese.
La compagnia infatti, con questo sue dichiarazioni controcorrente, sembra disdegnare a pieno titolo la rete restando saldamente legata alle tradizionali logiche dell’off-line; tuttavia, lo stesso TO, ha un proprio sito aziendale nel quale è possibile reperire tutta una serie di informazioni circa la società, le destinazioni proposte, le offerte speciali, un interessante pagina dedicata a reperire informazioni da parte dei turisti che hanno viaggiato con l’azienda; insomma un sito davvero ben congeniato, adatto a chi crede nelle potenzialità di internet.
Ma la vera curiosità che fa riflettere è che, all’interno del sito, è presente una pagina dedicata alle prenotazioni on-line (il Booking Form http://www.classic-collection.co.uk/bookingFormOnline.aspx).
Ora viene da chiedersi: con quale logica si è deciso di inserire quel manifesto contro le prenotazioni on-line dal momento che la stessa società ne fa ricorso?
Si tratta di una politica un po’ bizzarra del tipo “che se ne parli bene o male l’importante è che se ne parli”?

Thomas Longo

Il brand calciatore

di Filippo Minelli · pubblicato il 27 Ago 2007
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Filippo Minelli

Secondo una ricerca promossa da Meta Comunicazione del Luglio 2007, per calcolare il vero valore di un testimonial del calcio esiste un quoziente di fedeltà: Quanto più e’ alto il quoziente, tanto più aumenta la richiesta del calciatore, da parte degli sponsor. “Per essere apprezzato - secondo quanto emerge dallo studio - il calciatore deve trasmettere valori (63%), fidelizzare il proprio pubblico (54% ) e trasmettere al prodotto e al brand che pubblicizza un’immagine positiva (49%). Il quoziente di fedeltà e’, dunque, determinato da un equilibrio tra vita professionale e vita privata . Ecco allora che i calciatori che oggi valgono di più per le grandi aziende sono quelli che sono riusciti a dare un’immagine di grande attaccamento alla propria squadra (minimo di cinque anni) e che nella vita privata si comportano in modo spontaneo (fondamentale per il 58% degli esperti), semplice (51%) e coerente (48%). Importanti i grandi risultati (45%), ma ancora di più la capacità di esprimere valori positivi (47%). Tra i grandi campioni italiani del calcio ad ottenere i quozienti di fedeltà più alti ci sono Totti, Del Piero (entrambi 9,7), Maldini (9,5) e Gattuso (8,9). “L’abbinamento calciatori e veline - spiega il presidente di Meta Comunicazione - vita sregolata e all’insegna degli eccessi non vale più. Perchè un personaggio valga veramente per un’azienda i canoni di valutazione non si limitano più alla notorietà, ma comprendono i valori che e’ in grado di esprimere e trasmettere al prodotto che pubblicizza. Ecco perchè abbiamo elaborato il quoziente di fedeltà, uno strumento che incrociando elementi che comprendono la vita sportiva e quella privata, e’ in grado di stabilire il valore in termini di immagine di un calciatore”.

Come è possibile, però, agire sul brand calciatore isolandolo dal brand della squadra di calcio di appartenenza? Parliamo ad esempio di internet: oggi quasi tutti i calciatori hanno un sito internet, ma è possibile per un calciatore aumentare la propria brand awareness agendo ad esempio sulla qualità dei contenuti? Se Ronaldinho – come dice la BBDO – è il calciatore maggiormente valutato commercialmente (47 milioni di euro), sarà anche il primo nella lista tra i siti dei calciatori visitati?

Soprattutto per alcuni calciatori, che “sbocciano” solo in alcuni momenti della carriera, lo sviluppo del brand legato a loro stessi può essere una delle chiavi del loro successo. Tralasciando gli eventuali business personali da imprenditore, è possibile pensare a un sito internet esclusivamente “vetrina” [dato anche il tipo di pubblico a cui si rivolge] o in futuro si potrà pensare a una gestione più accurata e ricca di questo strumento personale? Sembra, se andiamo a visitare i singoli siti, che lo sviluppo di questo strumento sia direttamente proporzionale
alla notorietà raggiunta, e non uno strumento parallelo per la crescita del marchio personale…

Filippo Minelli per marketingarena

Credits per l’immagine: sestaluna.com

Links:

http://www.alessandrodelpiero.com/ADP/doAction/site/ShowSite?siname=ADP [l’unico con una bella sezione “your ale” dedicata allo sviluppo di user generated content ]

http://www.ronaldinhogaucho.com/

http://www.francescototti.com/

http://www.paolomaldini.org/

Che polemica sulle wags!

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 26 Ago 2007
Archiviato in Moda - Lusso - fashionCommenta

Giorgio Soffiato

Chi possiede un sito web, più o meno inconsciamente, ha sempre a cuore le visite alla propria creazione. Non deve essere molto diverso per i responsabili del sito del ministero degli esteri inglese che si trovano bersagliati dalle polemiche da una parte, ed invasi dalle visite dall’altra.

L’oggetto del contendere è la “guida on line per le vacanze da wag” scritta dalla 22enne Charlotte Meares, moglie di Jermain Defoe, attaccante della nazionale di Sua Maestà. La guida, ospitata nel sito del ministero degli esteri, è una delle “attrazioni” del portale, tanto che un portavoce del ministero ne conferma il successo. Le polemiche montano probabilmente a causa dei contenuti della guida: dai consigli legati all’imperativa presenza di un centro estetico in hotel (“può sempre accadere che le tue extencion diventino verdi dopo un bagno in piscina”) alle pillole sull’assicurazione medica (”un ruzzolone dal tavolo di un bar con le vostre scarpe di Jimmy Choo vi potrebbe costare 20mila sterline del denaro stanziato per lo shopping, per saldare il conto dell’ospedale”) per finire con i “tip” burocratici (“il numero del consolato è fondamentale se perdi il passaporto o finisci nei guai con la polizia dopo un party”).

In Gran Bretagna c’è chi bolla la cosa come “frivolo spreco di denaro pubblico” ma il ministero si difende definendo “ironico e divertente” il tono con cui la guida viene pubblicata. E intanto tra i mariti calciatori qualcuno borbotta, l’irlandese Keane ad esempio dice: “Un giocatore doveva venire da noi al Sunderland, pero’ mi ha detto che sua moglie non vuole rinunciare allo shopping. Per me non e’ possibile che nel calcio a decidere siano la geografia e i gusti delle donne. Bene, io questi tipi non li voglio nemmeno vedere. Sono uomini deboli e molli”. Invidia per la ribalta rubata?

Foto: gazzetta.it

Saluti da Peppe

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 24 Ago 2007
Archiviato in Non convenzionale2 commenti

Giorgio Soffiato

Sembra che abbia raggiunto il Paradiso dei sensi…andate a vederlo su ZOOPPA

Grandi polemiche attorno alla rivoluzione (rivoluzione?) skebby, osannata dai giornali, meno dai blog, ad esempio:

Ringraziando proprio Matteo Moro per aver raccolto i link qui riportati, segnalo il tema perchè in linea col post del giorno di Luca (che trovate qui sotto) e soprattutto perchè apre la disussione sui temi:
- quanto contano ancora i mass media? (sembra tantissimo)
- comunicare l’innovazione è meno importante che innovare? (sembra di no)
- Se i giornali osannano e i blogger attaccano, cosa significa?
Io ho detto la mia qui.

Il black out di Skype

di Luca Crivellaro · pubblicato il 23 Ago 2007
Archiviato in Tecnologia e innovazione1 commento

Luca Crivellaro
Non è tutt’oro quel che luccica. Sembrava troppo bello che i programmi internet che permettono operazioni di chiamata o di messaggeria funzionassero così perfettamente. Aveva fatto scalpore la notizia del black out di qualche giorno fa di Skype, azienda fondata nel 2003 da Niklas Zennstrom e Janus Friis e comprata da Ebay nel 2005. 220 milioni di utenti sono rimasti letteralmente tagliati fuori dall’interruzione del servizio che ha mandato in vacanza forzata Skype. La società che ha sede in Lussemburgo fa sapere tramite un comunicato che l’interruzione è avvenuta in seguito ad un riavvio generalizzato dei computer degli utenti di tutto il mondo in un breve periodo di tempo per via di un aggiornamento di “Windows Update”. Questa massa di richieste di connessioni ha generato un disastroso effetto a catena, non prevedibile e non riparabile immediatamente dal sistema di autoriparazione del programma voip.

La notizia ufficiale pertanto tranquillizza, almeno parzialmente, gli utenti circa le voci di attacco hacker e di attività illecite in generale che si erano diffuse nelle ore immediatamente successive al black out. Già si cominciava a parlare di impossibilità, anche nell’infinito mondo del web, di una gestione senza intoppi di un servizio per un così alto numero di utenze. In realtà la causa del crash è stato, come abbiamo visto, molto più banale rispetto alle aspettative, anche se, su stessa ammissione della dirigenza Skype, si riconosce come questa interruzione non abbia pari in termini di impatto e durata. Sottolineano peraltro come qualunque tecnologia o rete di comunicazione sia soggetta naturalmente ad interruzioni del servizio.

Intanto, Telefono Blu Consumatori denuncia che anche Alice è in tilt. Il server Telecom infatti, già dal 14 Agosto non permette più l’invio di sms. La causa? Ancora ignota. Un Agosto burrascoso per i gestori di reti di comunicazione…
Nonostante il lieto fine comunque, sono stati giorni roventi per i responsabili di Skype, dato che non è stato immediato il riconoscimento della causa del tilt. E soprattutto, dal punto di vista dell’immagine, qualcosa si è inevitabilmente incrinato.

Luca Crivellaro
Per approfondire: voipcheap Vs skype

Credits immagine: tecnozoom.it

Una delle campagne che mi ha colpito di più negli ultimi giorni è quella corporate legata alla nuova realtà Hotpoint-Ariston

che nasce dall’acquisizione da parte italiana del numero uno degli elettrodomestici UK. Parafrasando l’A.D. Marco Milani, è possibile affermare che in termini di reputazione del brand, valori e politiche di comunicazione i due marchi sono molto simili, ecco perché non è stato difficile pensare all’abbinamento che unisce la forza internazionale del marchio Hotpoint e la tradizione di Ariston. (Fonte: wayelettrodomestici.net)

E’ interessante notare il trend che vede fusioni e acquisizioni di gran moda nel settore, come dimostra l’esempio recente Rex – Electrolux. Il discorso è quasi scontato: la globalizzazione e la concorrenza sui bassi segmenti impongono innovazione continua e design come driver per una produzione di successo in un settore che oltre alla normale concorrenza deve fronteggiare anche il problema della sostituzione per obsolescenza dei prodotti, che difficilmente vengono sostituiti per motivi estetici. A mio avviso la sfida sta tutta nell’innovazione della percezione. Riposizionare lavatrici e forni come “must” tecnologici in cui i bassi consumi e i computer interni migliorano la vita di tutti i giorni potrebbe essere la chiave del successo. Non dimenticherei però l’innovazione di quelle leve “brutto anatroccolo” come la distribuzione che spesso possono fare la differenza. Non spenderei mai 1000 euro per una lavatrice ipertecnologica sapendo cosa può succedere durante le fasi di trasporto&montaggio, forse li spenderei però per una lavatrice “finita” e incassata nel mio angusto spazio del bagno, con ovvio ritiro del vecchio elettrodomestico. Forse questo succede già, ma è ben comunicato? Perché ci dicono sempre che il frigorifero capisce quando il cibo diventa vecchio e nessuno ci dice che ci ritira il vecchio frigo? O che lo smaltisce in luoghi adatti? Comunicare l’innovazione è fondamentale. Voi che dite?

Il nuovo marchio è parte del gruppo Indesit (presidente Vittorio Merloni), i cui dati finanziari per il secondo trimestre 2007 indicano un fatturato in crescita del 4,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e utile in aumento del 48% con Italia, Polonia e Russia a trainare il mercato. Anche Indesit fa di innovazione e design i punti chiave per l’evoluzione verso un posizionamento da medio ad alto, numerosi premi internazionali per l’emblema di questa filosofia: la lavabiancheria moon (foto).

Sorridi.. e scatta la foto!

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 19 Ago 2007
Archiviato in Tecnologia e innovazioneCommenta

Giorgio Soffiato
A volte l’innovazione sorprende, quasi impaurisce. E’ di certo stupefacente il caso di nec dew, una micro fotocamera da portare al collo, un piccolo occhio che ha una particolarità molto interessante: riesce a percepire e immortalare i momenti belli della vita.

Dew è un prototipo, non ha pulsanti o altri comandi “espliciti”, funziona infatti con i soli movimenti della mano e, grazie a speciali sensori, analizza il tono di voce del proprio interlocutore e si attiva automaticamente (registrando o scattando) nei momenti di gioia. Una volta al pc, sarà possibile il download di questo specialissimo “album dei ricordi felici”.

Per ora è solo un prototipo ma sembra proprio che un pezzo di futuro sia in arrivo!

L’altra vacanza

di Stefano Guerra · pubblicato il 17 Ago 2007
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Stefano Guerra
In questi giorni di caldo afoso ho cercato nei più disparati posti della nostra bella Europa, e Italia, un luogo divertente, di mare, di città, di qualsiasi cosa in cui passare qualche giorno di vacanza e relax… Con tante ricerche non sono ancora arrivato ad una definitiva conclusione, infatti nel momento in cui una persona decide per il fai da te si trova di fronte ad una serie di imprevisti, rischi e, a volte, drammi decisionali di un rilievo per nulla indifferente… il povero consumatore di viaggi, che a tutti i costi vuole fare l’attivo, e declina di conseguenza l’idea del ricorso alla classica agenzia, anche se i motivi sono in realtà per lo più spesso di mero carattere economico, si trova a seguire percorsi tumultuosi e non poco rischiosi, andando spesso “a naso”, a pagerank o per sentito dire… non è facile riporre la fiducia in chi non si conosce, tuttavia la potenza del virale, come è già stato mostrato più volte in questo blog, può essere una forza unica e distruttiva, o costruttiva…
Alla fine, quello che mi interessa farvi notare non è tanto quanto io abbia fatto fatica o meno a decidere dove andare, ma quanto il fatto che in internet oggi esiste un’iper-offerta di prodotti di questo tipo: dall’albergo che si fa pubblicità al motore di ricerca per i viaggi, al comune che raccoglie informazioni sui propri hotels, all’agenzia od OT che ha la sua offerta on-line, ecc… le possibilità sono tantissime, i mezzi di pagamento sono più e meno accessibili a tutti e molto rapidi e le informazioni sono spesso molto di più di quelle che si possono trovare nelle varie agenzie; se non mi credete sulle informazioni maggiori vi faccio un esempio soltanto con le foto o con i video: se io volessi andare a Rodi in Grecia, ad esempio, e non sapessi com’è, sentito dire a parte, potrei accendere Google Earth e vedere le foto degli altri utenti, cercare delle foto su Flickr, cercare dei video su Youtube… le possibilità sono infinite, quello che conta è che in realtà io vedrei solo foto “vere”, amatoriali, non di mera pubblicità…
La mia riflessione sul tema: si potrebbe sviluppare l’argomento in molte direzioni ma a me interessa riflettere sul fatto che in questo momento il consumatore è potenzialmente avvantaggiato, almeno secondo il mio modesto parere, rispetto a chi invece offre questi prodotti… comunità e passa parola hanno rivoluzionato anche questo mercato, dominato fino a poco tempo fa dai non molti Tour Operator… ma forse oggi il consumer è anche troppo avvantaggiato, inoltre la possibilità di scelta infinita mette in luce la criticità di scelta e la conseguente nascita, in gran parte ancora potenziale, di nuovi operatori, virtuali, di carattere amicale e virale, che facciano da tramite tra chi compra e chi vende… delle vere e proprie “agenzie personalizzate”.
Internet ha cambiato la nostra vita in tutti i sensi, e penso la cambierà ancora, questo è solo un altro esempio. Mi chiedo se le vecchie agenzie e vecchi Tour Operator sono destinati a scomparire. Personalmente penso che se sanno fare bene il loro mestiere non spariranno dalla scena ma si evolveranno in qualcosa di più adeguato ai tempi.

Stefano Guerra per Marketing Arena

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